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Vecchio 27-01-05, 10:38   #1 (permalink)
Tutto non è che fumo
 
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Post L'interminabile treno del ferro

L'interminabile treno del ferro

E' il più lungo del mondo, viaggia dall'interno alla costa della Mauritania
STEFANO LIBERTI
INVIATO A NOUADHIBOU (Mauritania)

Il serpente d'acciaio è in attesa, immobile sul binario in mezzo al deserto. I suoi 150 vagoni sono pieni fino all'orlo, colmi di minerali ferrosi. In testa, le tre motrici sembrano già agitarsi, lanciando sbuffi di fumo e trasmettendo continui strattoni che equivalgono ad altrettante false partenze. In coda, la vettura passeggeri accoglie il suo quotidiano carico umano, accalcato su due lunghe panche di legno. Anche oggi, come tutti i giorni, il «treno più lungo del mondo» attraverserà la Mauritania, dalla città-miniera di Zouérat, nell'estremo nord del paese, fino a Nouadhibou, il porto sull'Oceano atlantico al confine con il Sahara occidentale, dove i minerali estratti saranno imbarcati alla volta dell'Europa e degli Stati uniti. Principale risorsa della Mauritania - insieme alla pesca e al petrolio scoperto di recente -, il ferro di Zouérat viene convogliato lungo questi 659 chilometri tre volte al giorno: tre serpentoni d'acciaio solcano quotidianamente il deserto mauro verso l'oceano, mentre altri tre tornano indietro vuoti, pronti a nuovi carichi. Ogni giorno, uno di questi tre treni viene usato anche per il trasporto viaggiatori, in una sorta di carro bestiame dall'aspetto poco rassicurante. Tempo di percorrenza: tra le 15 e le 24 ore, se tutto va bene, con poche fermate in avamposti sperduti in mezzo alla sabbia per far salire e scendere i passeggeri.

Andata e ritorno

Oggi il convoglio destinato alle persone è quello della mattina. Ora prevista per la partenza: le 12:30. In coda, insieme al carro-bestiame passeggeri, un cosiddetto vagone vip, appannaggio dei funzionari della Snim, la società a partecipazione statale che gestisce l'estrazione del ferro di Zouérat. L'estemporaneo quanto casuale incontro con un ingegnere che lavora alla miniera ci spalanca le porte di questo paradiso: cuccetta con materasso largo, acqua corrente, persino una doccia con miscelatore. Avendo preso qualche giorno fa il vagone normale in senso inverso, abbiamo modo di misurare la differenza. A dire il vero, sono tre le modalità in cui si può salire a cavallo del serpente d'acciaio: il vagone vip, gratuito e riservato a pochi e sceltissimi eletti; il vagone-passeggeri, al costo di 1000 ouguiya (3 euro) o 2500 ouguiya (7 euro) a seconda dei casi (quello meno caro è dotato di panche, quello più caro di scompartimenti); infine, i vagoni dei minerali, in cui è possibile accucciarsi per tutto il viaggio. È quest'ultima opzione quella più gettonata: ogni giorno, frotte di umani approfittano della possibilità di questo trasporto gratuito.

Durante il tragitto, arriviamo a contare almeno settanta persone che montano sul treno di straforo. La dinamica si ripete con una precisione scientifica: a ogni rallentamento, piccole figure si affiancano furtive ai vagoni, lanciano in alto i propri bagagli, poi salgono rapidi sulla scaletta laterale e si rannicchiano in mezzo ai minerali. Hanno teli e coperte, per sfidare il freddo della notte sahariana. Alcuni dispongono anche di un fornelletto per il tè, sorta di appendice irrinunciabile per ogni mauro che si rispetti. Quando arriveranno a Nouadhibou - o alle loro rispettive destinazioni - saranno sfiancati dal gelo e completamente coperti di sabbia e polvere ferrosa, in un miscuglio esiziale che causerà loro una tosse secca e incessante.

Dall'alto del nostro vagone vip, osserviamo gli altri passeggeri ammucchiarsi nello scompartimento normale: sono almeno sessanta, e altri saliranno a Choum, sette ore più a sud, principale snodo ferroviario di questo paese disastrato. Il treno è in effetti l'unica linea di comunicazione tra il nord e la costa: non ci sono strade asfaltate e la pista di sabbia è praticabile solo per guidatori di Land Rover particolarmente esperti. Non che a sud la situazione sia migliore: l'asfalto in Mauritania è una rarità, i trasporti erratici, gli spostamenti caotici. La capitale economica Nouadhibou e quella politica Nouakchott sono collegate da una strada che è stata asfaltata (e solo per due terzi) negli ultimi due anni: prima bisognava transitare in jeep sulla spiaggia, impiegando circa 24 ore per coprire i 500 chilometri che separano le due città. Oggi, ci vogliono teoricamente otto ore, ma tutti sanno che bisogna metterne in conto almeno tredici. Per chi ha fretta, c'è sempre il quotidiano volo dell'Air Mauritanie, che però viene spesso annullato all'ultimo momento per mancanza di passeggeri. In questo contesto desolante, il serpente d'acciaio Zouérat-Nouadhibou rappresenta una certezza incrollabile: caschi il mondo, tre treni andranno ogni giorno verso nord e tre verso sud, due dei quali dotati di vettura-viaggiatori. L'unica incognita sono i deragliamenti: solo il mese scorso, ce ne sono stati quattro.

Trasporti particolari

I binari sono vecchi, spesso invasi dalla sabbia e a volte il treno esce dalle rotaie. In questi casi, rischiano soprattutto i viaggiatori clandestini saliti sui vagoni minerari, più pesanti e quindi più suscettibili di deragliare. In passato, ci sono stati alcuni morti sulla tratta.

Mentre aspettiamo la partenza, nel calore di mezzogiorno, dal finestrino della nostra vettura osserviamo il deserto spazzato dai venti. In alto, il capo-treno prepara il tè per tutti, nella sua cabinetta personale dotata di una radio-trasmittente e di un materassino in un angolo. Ogni tanto arriva uno strattone, ma la partenza effettiva non avverrà prima delle due e mezza: una botta più forte delle altre e il paesaggio inizierà a scorrere improvviso fuori dai finestrini. Mohammed, il capo-treno, ha l'espressione logora di chi conosce questo panorama come le sue tasche. «Dicono che questo è il treno delle tre elle: il più lungo, il più lento e il più lourd (pesante) del mondo. Per me è anche il più lassant (sfiancante)». Guardando il paesaggio al di là del vetro, non si riesce a dargli torto: una monotona distesa di sabbia senza dune, punteggiata da pochi cespugli rinsecchiti. A tratti, spunta improvviso qualche albero ripiegato su se stesso, che sembra implorare pietà a un cielo troppo avaro di acqua. La velocità media è di trenta chilometri orari, con diverse fermate improvvise in mezzo al deserto. Forse sono dovute a scali tecnici, forse a guasti. È impossibile saperlo: le locomotive sono lontane, a un chilometro e mezzo di distanza da noi. Solo l'esperienza del conducente permette di individuare le stazioni: sono punti nel nulla, una casupola dotata di radio e un doppio binario di scambio. Per il resto, il viaggio fluisce lento, con i passeggeri che pian piano familiarizzano, si scambiano impressioni, discutono principalmente delle proprie mansioni alla Snim. Rispetto al vagone passeggeri, la comodità è maggiore ma l'atmosfera certo più austera. Le sette ore che avevamo trascorso nell'altra vettura, da Choum a Zouérat, erano state una specie di festa collettiva, con giochi di carte, tappeti srotolati in terra per le preghiere, grandi mangiate di arachidi e biscotti. I viaggiatori vip sono ovviamente meno espansivi: sorrisi, frasi di circostanza, ma nulla a che vedere con quella gioiosa convivialità del vagone dei poveri. Passeremo la notte con Mohammed, condividendo con lui un pasto frugale e innumerevoli bicchieri di tè, osservando in alto il cielo impazzito di stelle e in lontananza le pallide torce dei viaggiatori clandestini sui vagoni dei minerali. Il capo-treno lavora qui da appena tre mesi: il suo contratto è annuale e non rinnovabile. «È la politica dell'azienda», ci spiega. «Ci sono stati diversi casi di silicosi tra i lavoratori del treno, dovuti alla polvere ferrosa. Per evitare gli indennizzi, ora fanno solo contratti a termine». Quasi a rafforzare la sua affermazione, Mohammed passa l'indice su un davanzale della sua cabina e ce lo mostra: è completamente intriso di polvere grigia.

Fine corsa

La mattina ci accoglie con una luce tenue frammista a una nebbiolina rada. La vicinanza dell'oceano rende l'atmosfera più umida. La sabbia continua a fluttuare nel cielo, coprendo il sole. Alle 7:00, ora prevista per l'arrivo, mancano ancora 120 chilometri alla meta. Il paesaggio rimane immancabilmente identico a se stesso. Incrociamo una jeep finita insabbiata. I passeggeri - turisti europei - guardano sconsolati il lungo serpente sfilare accanto a loro e dirigersi, sia pur a rilento, verso la stessa loro destinazione. All'interno del vagone, i vip si svegliano, preparano il tè, si lamentano del ritardo. Alcuni, per ammazzare l'attesa, provano la doccia. Due contabili belgi sono particolarmente inquieti: hanno un aereo prenotato per le isole Canarie all'una, e temono di perderlo. Sentendo le varie e difformi lamentele, Mohammed sorride. Quando il treno arriva infine al terminale di Nouadhibou, sono le 11 di mattina. I passeggeri scendono in fretta e si dirigono verso i taxi appostati in attesa, che li porteranno in città, a 10 chilometri di distanza. Scaricati gli umani, il serpente d'acciaio si appresta ad avanzare verso il porto per liberarsi del suo prezioso carico di ferro. Dopo aver trascorso quasi ventiquattro ore sul «treno più lungo del mondo», lo osserviamo ora scomparire all'orizzonte. Rimasto solo nel vagone vip, Mohammed ci fa un cenno con la mano e ci grida da lontano: «Ci rivediamo un'altra volta a bordo, insh'allah».

Fonte: il manifesto di ieri


Video del passaggio del treno



Ultima modifica di ~Qohèlet~ : 27-01-05 alle ore 10:47
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