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MALVAGIO BANNATO
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Lercaro e il vietnam
interessante
dal corierùn Rivelati i retroscena della diplomazia vaticana: il cardinale di Bologna venne rimosso, nel ’68, per un intervento sui bombardamenti americani Paolo VI e Lercaro, una destituzione all’ombra del Vietnam Il libro sul cardinale Lercaro «Araldo del Vangelo » viene presentato oggi a Bologna presso la Fondazione Giovanni XXIII (via San Vitale 114), alle ore 17, da Pier Ugo Calzolari, Giovanni Nicolini, Paolo Pombeni e dal cardinale Achille Silvestrini. Non era mai accaduto che un cardinale venisse rimosso dalla sua sede episcopale su ordine del Papa. E provocò quindi un putiferio, il 12 febbraio 1968, la notizia che Giacomo Lercaro era stato destituito dalla carica di arcivescovo di Bologna per volontà di Paolo VI. All'epoca la decisione venne letta - con amarezza da alcuni, con sollievo da altri - come il segnale di una svolta restauratrice nel pontificato di Montini, dopo le aperture del Concilio. Solo oggi emergono retroscena legati a una difficile partita diplomatica. Ad accendere i riflettori sul contesto internazionale sono gli scritti di Alberto Melloni e Giuseppe Battelli contenuti nel volume Araldo del Vangelo (Il Mulino, pp. 313, 25), una raccolta di saggi su Lercaro curata da Nicla Buonasorte. Se ne ricava l'impressione di due uomini di Chiesa all'opera con i medesimi obiettivi di pace, ma in marcia su binari diversi e distanti, poi destinati a incrociarsi in modo traumatico. Da una parte procede Paolo VI, con il passo felpato della diplomazia, convinto che la Santa Seda debba contribuire all'apertura di una trattativa sul conflitto in Vietnam adottando una posizione neutrale. Si propone come mediatore al presidente Lyndon Johnson, ma si sforza di interloquire anche con Ho Chi Minh. E quando al suo inviato, Sergio Pignedoli, viene negato il visto per Hanoi, affida le sue proposte a una delegazione del Pci, guidata dal futuro segretario Enrico Berlinguer, che visita il Vietnam del Nord nel dicembre 1966. Nemmeno la ripresa dei bombardamenti americani, che riaccende la tensione subito dopo, induce Montini a darsi per vinto. Riprende anzi il suo impegno, fino alla decisione di celebrare il Capodanno 1968 come giornata mondiale della pace. Pochi giorni prima, il 23 dicembre 1967, riceve Johnson e gli chiede di poter parlare ai sovietici facendo il suo nome. Nel frattempo moltiplica i segnali di attenzione verso il Pci. Ben diverso lo stile di Lercaro: non è un diplomatico, ha semmai la vocazione del profeta. In precedenza è stato un fiero avversario dei comunisti emiliani, tanto da rifiutarsi per anni di stringere la mano al sindaco Giuseppe Dozza dopo l’invasione dell’Ungheria, ma ora coglie nel nuovo vertice del Pci bolognese un'interessante disponibilità al dialogo. Protagonista del Concilio sul terreno della riforma liturgica, finisce nel mirino degli ambienti curiali tradizionalisti, ma Paolo VI gli conferma la sua fiducia e nel settembre 1966 respinge le dimissioni da lui rassegnate per raggiunti limiti di età. Due mesi dopo, il cardinale riceve in municipio, dal sindaco comunista Guido Fanti, la cittadinanza onoraria. Ormai Bologna appare un laboratorio del dialogo fra cattolici e marxisti: non a caso l'ambasciata Usa invia sul luogo due funzionari, che sondano preoccupati gli umori antiamericani dell’ambiente ecclesiastico e in particolare di don Giuseppe Dossetti, l'ex leader della sinistra democristiana che funge da vicario dell'arcivescovo. Lercaro è angosciato per il Vietnam, come Montini. Ma ha un approccio d’altro tipo: le terribili sofferenze inflitte ai civili dalla guerra aerea lo convincono che la Chiesa deve levare alta la voce. Così, nell'omelia in cattedrale per la giornata della pace di Capodanno, il cardinale va ben oltre la linea pontificia e condanna i bombardamenti americani come contrari al Vangelo, invocandone la sospensione unilaterale. Per la paziente tessitura avviata da Paolo VI è un'implicita sconfessione, che si traduce in un grave inciampo sul terreno negoziale: tutti gli sforzi per rassicurare Washington rischiano di andare a picco. Come nota Battelli, le ragioni della diplomazia e quelle della testimonianza si rivelano inconciliabili. Tocca a monsignor Luigi Civardi, inviato a Bologna dal Papa il 27 gennaio 1968, comunicare a Lercaro che deve lasciare la diocesi. Sedici giorni dopo, l'ultimo atto: il comunicato ufficiale parla di dimissioni per motivi di salute, ma la lettera d'addio del cardinale è una pura e semplice manifestazione di obbedienza, senza il minimo accenno a problemi fisici. Appare chiaro a tutti gli osservatori che si è trattato di una clamorosa destituzione. E fioccano le congetture sulle sue cause. Adesso ne sappiamo qualcosa di più. |
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