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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Jan 2004
Messaggi: 2,031
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Brevi cenni sulla sessualità nella storia.
IL MONDO ANTICO.
Disponiamo di moltissime conoscenze sulla sessualità nel mondo della Grecia classica dei secoli VI, V e IV a.C. In modo non diverso da noi, i Greci vedevano il piacere sessuale come qualcosa di positivo; così come il dio Ares sovrintendeva alla guerra, il sesso era l’area affidata alla dea Afrodite. Ad un’analisi più ravvicinata risulta tuttavia chiaro che tutti i concetti chiave dell’economia morale della sessualità nella Grecia classica erano completamente diversi dai nostri. Oltre a dividere il genere umano tra coloro che avevano il ruolo attivo e coloro che avevano il ruolo passivo nell’atto sessuale, i Greci vedevano una seconda grande distinzione tra chi controllava i propri appetiti e praticava il sesso con moderazione e chi era incontinente o soggetto alla furia orgiastica. Questo canone era fondato su considerazioni relative alla buona salute, alla virtù morale e al valore militare. La nostra distinzione moderna tra eterosessuali e omosessuali era riconosciuta in certi ambienti, ma non svolse mai quella funzione fondamentale che ebbe poi nelle successive società cristiane. La cultura sessuale dei cittadini greci di sesso maschile del V e IV secolo a.C. era atipica perché, oltre all’accettazione della bisessualità come norma (il termine aphrodìsia si riferiva sia al rapporto sessuale eterosessuale che a quello omosessuale), essa teneva in grande considerazione una forma idealizzata di pederastia. Il legame tra un uomo libero e un ragazzo egualmente libero nell’età della pubertà era visto nei circoli intellettuali dell’élite come la forma di amore più alta e pura. |
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#2 (permalink) |
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Data registrazione: Jan 2004
Messaggi: 2,031
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L’idealizzazione della pederastia elitaria propria della Grecia classica era comunque sottoposta a vincoli piuttosto rigidi, a tabù d’ogni sorta. I rapporti anali e orali erano giudicati rudi e volgari, e il contatto sessuale avveniva faccia a faccia, tra le cosce del ragazzo, obbligando così l’uomo a rannicchiarsi in una posizione scomodissima. Se il ragazzo acconsentiva al rapporto anale, si riteneva che perdesse il proprio diritto di cittadinanza. In secondo luogo, non era previsto che il ragazzo provasse piacere sessuale durante il rapporto. Terzo, era disonorevole per un adolescente di buona famiglia essere pagato per i propri servizi, anche se sicuramente egli si aspettava di ricevere ricchi doni.. Quarto, il ragazzo avrebbe concesso il suo corpo solo a un corteggiatore di valore, a qualcuno che ammirasse, in grado di offrirgli una conversazione colta, un’educazione culturale e un appoggio morale.
Non sorprende, quindi, che molte pitture vascolari raffigurino un candido adolescente che respinge vivacemente le avances non troppo fini di un uomo barbuto, effigiato in genere mentre carezza con una mano il viso imberbe del giovane e con l’altra i suoi genitali nudi (il pene non è eretto). |
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#5 (permalink) | |
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IO SONO INVINCIBILE
Data registrazione: Mar 2002
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: Jan 2004
Messaggi: 2,031
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Ciao Mimmo, ciao Alturia (che vuol farmi arrossire
). In effetti ero indeciso circa la collocazione ideale di ‘sto thread. Arena o Incontriamoci? Ho optato per Incontriamoci perché mi pare che questa sezione del FOL stia pian piano acquisendo una sua specifica identità, e si presti bene a ospitare questo genere di thread “seriali”, “a puntate”, miranti a un andamento più lento e meno convulso rispetto a quello che potrebbero assumere in Arena. Tutto ciò in linea anche con il progetto di Wild Weaesel, il quale (mi pare di aver letto da qualche parte) ha in mente di fare di “Incontriamoci” una sorta di “terza pagina”, o pagina culturale, del FOL. A domani
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#7 (permalink) | |
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Entanglement
Data registrazione: Apr 2000
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Ciao
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#9 (permalink) |
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Data registrazione: Jan 2004
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Quella greca era una società di certo non esclusivamente omosessuale, bensì bisessuale, in cui gli innamorati si sposavano ed avevano figli come in qualsiasi altra epoca. Ma le donne erano rigidamente confinate a casa, mentre uomini e ragazzi bighellonavano impettiti e mezzi nudi per le strade assolate, dedicandosi con entusiasmo ai flirt pederastici nel ginnasio. Era una costruzione culturale fondata su basi fragili, limitata ai cittadini maschi nati liberi e appartenenti alle classi superiori, e delimitata da rigide convenzioni.
I filosofi, soprattutto Platone, erano assai incerti sul tema dell’omosessualità, e la loro opinione sulla sua legittimità etica era oscillante. A Platone va ascritta l’idea dell’amore omosessuale sublimato, resa in forma simbolica dall’episodio in cui il vecchio Socrate resiste vittoriosamente alla tentazione di coricarsi col bell’Alcibiade, destando lo stupore di quest’ultimo. Aristotele è più prudente, e molto attento a stabilire se la pratica dell’omosessualità sia o meno contro natura in quanto non procreativa. |
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#10 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jan 2004
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Ma cosa si può dire delle donne di Atene, delle mogli trascurate, delle etère predilette, e delle schiave sottoposte allo sfruttamento sessuale? Non c’è dubbio che nella Grecia classica sia accaduto qualcosa di molto strano riguardo alla sessualità. Nell’arte si riscontra un’enfasi ripetitiva sul fallo eretto che risulta ossessiva se confrontata con gli standard di qualsiasi altra società avanzata.
Ci hanno insegnato a guardare all’Atene di Pericle come alla culla di molte tra le cose più ammirevoli della civiltà occidentale. La professoressa Keuls la vede però in modo del tutto diverso (E.C. Keuls, Il regno della fallocrazia, Milano 1988), Nella Grecia classica si assiste al dominio di “fallocrati” maschilisti e sessuomani, che mitizzavano lo stupro, sfruttavano sessualmente gli schiavi di entrambi i sessi, sequestravano in casa le proprie mogli disinteressandosi di loro, e concedevano il proprio affetto soltanto agli amanti e alle etère. Secondo lei, il trattamento inflitto dagli ateniesi ai ragazzi, agli schiavi e alle donne, improntato a crudeltà e sfruttamento, non era solo simile nella sostanza, ma anche collegato causalmente a quello riservato alle altre città-stato. Ebbri di potere maschile e dell’aggressività imperialista che accompagna un sistema di valori come il loro, i fallocrati ateniesi perpetrarono prima il genocidio degli abitanti di Melo, che chiedevano soltanto di rimanere neutrali alla guerra del Peloponneso, e poi determinarono la rovina di Atene con una sconsiderata avventura militare: l’infausta spedizione in Sicilia. La tesi è sostenuta col ricorso a 343 illustrazioni, che mostrano per la maggior parte dei falli eretti. Insomma, secondo la Kelus, la Grecia di Pericle, culla delle conquiste più mirabili della nostra civiltà (alfabeto, arte, architettura classica, filosofia, ecc. ecc.), è una società brutalmente maschilista che trattava le donne e gli schiavi in modo particolarmente abominevole e che poi colò a picco a causa del proprio avventurismo militare. |
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