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L'Immenso era Lei...
Data registrazione: Aug 2002
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Ricordando Truffaut...
RICORDANDO TRUFFAUT...
Gli parli mentre osservi una foto. Lui attorniato da decine di bambini sul set de Gli anni in tasca, che sorride e discute con i piccoli trattandoli da grandi. Gli parli e ascolti i suoi pensieri, la sua vita, la filosofia del suo cinema mentre in una qualsiasi sala buia si srotola una sequenza de I 400 colpi o di Jules e Jim o della Signora della porta accanto. Lui sembra ti stia vicino a suggerirti sogni, immagini. A chi ama François Truffaut nulla è vietato. Anche l'impossibile chiacchierata, oggi, davanti a un caffè in una splendida casa immaginaria sui tetti di Roma. Magari per ricordare, in modo surreale i venti anni della sua scomparsa, il 21 ottobre dell'84. Beve un sorso di caffè e mi parla della sua nostalgia: "Sì, sono un nostalgico, lo sono sempre stato. La mia ispirazione è costantemente rivolta verso il passato. Forse anche per questo, credo, i miei film, e in particolare Baci rubati, sono pieni di ricordi e si sforzano di risvegliare i ricordi di gioventù degli spettatori". Ma cos'è un film per Truffaut? "Dico sempre che è come un tragitto in treno: le scene si agganciano come vagoni le une alle altre, la storia avanza sui suoi binari, il pubblico-viaggiatore non abbandona il treno, si lascia trasportare dal punto di partenza al capolinea attraversando paesaggi che sono delle emozioni". E il cinema? Il cinema cos'è? Un sogno, il gioco di un folle o cosa? "Lei parla di sogni. Ecco, con il cinema io davvero realizzo i miei sogni" dice disegnando figure indecifrabili nell'aria - significa prolungare i giochi dell'infanzia". E quella parola, "infanzia", la pronuncia con la luce negli occhi. "Io non ho filmato bambini per capirli meglio, ma perché li amo". Impossibile allora non chiedergli del suo eterno bambino, quell?irraggiungibile Jean-Pierre Léaud che ha pedinato da I 400 colpi. Chi è per Truffaut? Un attimo di riflessione, poi François riprende: "Io e Antoine? Praticamente la stessa persona". Ci alziamo dal divano, Truffaut è incuriosito dalle notizie del tg che rimanda una tv accesa in un angolo. E sente parlare di guerra, degli scontri a Nassiryia, di un tragico attentato, di un 11 settembre... E' scioccato. Gli chiedo a bruciapelo cosa pensa della guerra: "La grande illusione, secondo me, è credere che questa guerra sia l'ultima". Mi viene in mente di chiedergli se nel fare cinema, il suo cinema, sia mai stato sfiorato dal dubbio: "Mi creda, il capolavoro è irrespirabile". E allora chi sono, per Truffaut, i maestri più ispirati del cinema? Non ci pensa due volte e snocciola nomi come se avesse pronta da sempre la risposta: "Chaplin, Renoir, Dreyer, Hitchcock, Bunuel, Bresson, Gance, Lang, Vidor, Cocteau e Rossellini". Un solo italiano? "Credo che Rossellini, insieme al critico André Bazin, l'uomo più intelligente che ho conosciuto. Mi ha insegnato che una buona sceneggiatura deve stare in dodici pagine - continua, mentre scarta un cioccolatino - che bisogna filmare i bambini con maggiore rispetto di qualsiasi altra cosa e ancora che la macchina da presa non ha più importanza di una forchetta". Mi fa cenno che deve andare. La nostra conversazione purtroppo si deve concludere. "Quanto tempo ci rimane?" gli chiedo. E lui con il suo solito sorriso malinconico: "Fosse per me non me ne andrei mai, lo capisce bene. Ma devo tornare...". Un attimo ancora. Truffaut srotola le maniche della camicia bianca candida interrotta dall'azzurro della cravatta, afferra la giacca, la poggia su una spalla. Mi stringe la mano, i suoi occhi fissano un punto lontano, indecifrabile, poi sorride di nuovo e mima con il movimento delle mani il giro di manovella di una macchina da presa. "Non sia triste, le assicuro che a mio modo continuo a girare i miei film. Mi spiace soltanto non poter vedere il cinema di domani...". Il film di domani. Ecco cosa non avevo ancora chiesto a François Truffaut. Come sarà, per lui e per tutti noi, il film di domani? "Il film di domani sarà un atto d'amore". E se ne va. E non ho neanche il tempo di abbracciarlo. Ha lasciato una foto sul divano. Sul retro, una frase: "La realtà è sempre fiabesca". Firmato François Truffaut.
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L'Immenso era Lei...
Data registrazione: Aug 2002
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GLI ANNI IN TASCA
A Thiers, villaggio dell'Alvernia, quando l'anno scolastico è già oltre la sua metà, il Direttore della scuola media inferiore affida a una insegnante Julien Leclou, misterioso gitano, che nasconde la sua situazione domestica persino a Patrick, il ragazzetto che per primo l'avvicina. Il 13enne Patrick, del resto, annaspa nei primi fervori sentimentali: si innamora della mamma di un compagno; riceve lezioni di gallismo da un ragazzo più grande e non ne sa approfittare; finisce per dare un maldestro bacio a una ragazzina quando si trova nella colonia mista d'estate. Altri bambini e bambine vivono i loro piccoli drammi: Grègory che cade dalla finestra e rimane incolume; Sylvie che si fa castigare per un capriccio e chiede aiuto al caseggiato; i fratelli Deluca che, decisi a guadagnarsi qualche spicciolo, rapano maldestramente un compagnetto. Il caso di Julien viene alla ribalta quando una dottoressa, incaricata di visitare gli alunni della scuola, scopre che il fanciullo viene abitualmente seviziato dalla madre e dalla nonna che finiscono in carcere mentre il Leclou viene affidato alla pubblica assistenza.
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#3 (permalink) |
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Misericordia..
Data registrazione: Mar 2004
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E' un film dolcissimo... semplici storie di fanciulli e piccoli gesti che agli adulti sfuggono, ma non a Francoise. Tutto raccontato con grande rispetto e geniali intuizioni.
Truffaut il mondo dei bambini lo conosce bene e ce l'ha dimostrato anche coi "Quattrocento colpi". E se pensiamo al parallelismo che c'è tra l'età dell'infanzia e l'età primitiva, non possiamo non ricordare il "Ragazzo selvaggio", altro film che indaga il pensiero del bambini, per giunta primitivo... e dove ci insegna che, troppo spesso diamo sfogo alla nostra prepotenza, cercando di imporre agli altri la nostra 'civiltà', in quanto la crediamo migliore.
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#4 (permalink) |
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Entanglement
Data registrazione: Apr 2000
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Un ricordo di Truffaut attraverso la storia autobiografica nei I 400 colpi un vecchio film del 59 visto in DVD. Una storia gentile e delicata di un ragazzo quattordicenne, di cui gli adulti ignorano completamente i reali bisogni.
La fuga commovente verso il mare, visto come simbolo di libertà, ma la corsa si arresta nella linea di confine…..una pagina di intensa poesia, scritta col tratto leggero, da un regista che aveva grande sensibilità. ![]() ![]()
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#5 (permalink) |
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Honestas Supra Omnia
Data registrazione: Mar 2001
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Struggente
![]() Al funerale del quarantenne Bertrand Morane ci sono solo donne, tutte le donne che il defunto ingegnere ha amato nel corso della sua vita: i particolari dei vari incontri amorosi sono contenuti nel libro che Bertrand ha terminato in ospedale, prima di morire, nel tentativo di toccare le gambe dell'infermiera. |
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#7 (permalink) |
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Honestas Supra Omnia
Data registrazione: Mar 2001
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Naturalmente l'immagine del manifesto non è stata scelta a caso: come non ricordare la scena di "Vivement Dimanche", quando Trintignant, dal sottoscala, osserva le gambe della Ardant.
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#8 (permalink) | |
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L'Immenso era Lei...
Data registrazione: Aug 2002
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Citazione:
Il film, tratto dalla famosa memoria de medico parigino Jean Itard, è palesemente ispirato al pensiero pedagogico del filosofo ginevrino Rousseau. Nel 1798, alcuni contadini catturano, nei boschi dell'Aveyron, in Francia, un ragazzo dell'apparente età di undici anni. Abbandonato molto tempo prima dai suoi genitori il bimbo, salvatosi per chissà quale circostanza, è cresciuto nella solitudine e nella paura; non ha, nell'aspetto, quasi più nulla d'umano; cammina come gli animali e si esprime soltanto mugolando. Avuta notizia di questo ritrovamento, un medico parigino, il dottore Jean Itard (che si occupa di ragazzi sordomuti) riesce a farsi affidare il "ragazzo selvaggio", che tutti i medici da cui era stato fino ad allora visitato, avevano giudicato come irrecuperabile. Rifiutandosi di condividere una diagnosi così sommaria e affrettata, Itard si prende cura del ragazzo da lui chiamato Victor e lo conduce nella sua villa di campagna. Con metodo e pazienza inizia la sua "cura" che si protrae per settimane, registrando progressi insignificanti. Una notte, il ragazzo fugge per tornare libero nei boschi, ma imprevedibilmente ritorna e il dottore può riprendere la cura e riuscendo a risvegliare in lui la divina scintilla dell'intelligenza. Film di grande lirismo che testimonia dell'amore del regista per l'infanzia e della sua fredda disapprovazione dei metodi educativi invasivi. ![]()
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#9 (permalink) | |
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L'Immenso era Lei...
Data registrazione: Aug 2002
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Antoine Doinel è un bambino che vive con la giovane madre e il patrigno. Ha poca voglia di studiare e si diverte ad andare al cinema, a marinare la scuola, a compiere piccoli furti, oppresso da una famiglia che pensa troppo a se stessa e lo relega a buttare via la spazzatura o ad andare a comprare il latte, lasciando ai compagni di scuola il compito di accompagnarlo all'adolescenza. Sorpreso a rubare una macchina da scrivere nell'ufficio del patrigno, Antoine viene messo in una casa di correzione: i genitori sono lieti di potersi liberare di lui e della responsabilità che loro spetta per il suo comportamento. Nell'istituto il ragazzo è costretto a umilianti esperienze, finchè un giorno decide di evadere. Approfittando di un rallentamento della sorveglianza, riesce a fuggire, ma non torna a casa. Prima di affrontare l'ignoto, egli vuole soddisfare un desiderio che da molto tempo nutre nel segreto dell'animo: vedere il mare. Si dirige così verso la spiaggia, non lontana dalla casa di correzione, finalmente libero e forse, per la prima volta, felice. Manifesto della Nouvelle Vague francese, il primo film di Truffaut è un inno alla libertà dell'infanzia, in parte autobiografico, che disegna e descrive le vicende di un bambino, nel quartiere in cui il regista è nato. La forma filmica è immediata, viva, realista, strizza l' occhio a Rossellini, e rappresenta i volti e le vite dei piccoli uomini nelle strade parigine, nelle sue sfaccettature più intime, nei discorsi fra amici che condividono gli stessi luoghi. La poesia dei primi anni dell' esistenza risulta apparentemente rotta dalla coercizione del riformatorio, insieme di rigide regole che dovrebbero indicare la retta via; è però nell' ultima magica sequenza, mostrata secondo dopo secondo nel più classico stile della Nouvelle Vague, in quella corsa di Doinel verso il mare, che i capelli possono finalmente seguire il vento, e lo sguardo finalmente perdersi senza paura verso gli anni dell' età adulta. Un tuffo nel mare della vita. ![]()
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#10 (permalink) | |
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L'Immenso era Lei...
Data registrazione: Aug 2002
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Bertrand Morane, impeccabile ingegnere di Montpellier, quando stacca alla sera diviene irreperibile per tutti coloro che lo conoscono professionalmente o che, in un certo senso, gli sono amici. Infatti, le sue sere sono dedicate alle donne per le quali ha una insopprimibile attrattiva. Se lo colpiscono, egli le segue; inventa scuse per avvicinarle e per stare con loro. La sua collezione è interminabile: Delphine, Hèlène, Martine, Bernadette, Fabienne, Denise, Nicole, Uta, Liliane, Juliette, Vera... Eppure non è nè un play-boy, ne un casanova o un dongiovanni. Un giorno, quasi per parlare con se stesso, fissa le sue memorie in uno scritto che qualcuno gli consiglia di far pubblicare. Un editore, grazie alle intuizioni della acuta Geneviève, accetta l'impresa. Bertrand non conosce ancora il volto di Aurora, la telefonista che lo chiama ogni mattina e che più di ogni altra è penetrata nei suoi segreti, quando una sera, alla vigilia del Natale '76, distratto da una donna, attraversa maldestramente la strada e viene investito. La serie delle "sue donne" sfila accanto alla tomba ancora aperta... |
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