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#1 (permalink) |
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Data registrazione: May 2002
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Duemila anni fa, a Roma, tra l'1 a.C. e l'1 d.C., il poeta Ovidio suscitò scandalo presso il tirannico princeps Augusto, ma ebbe molto successo in società (la sua società), pubblicando un libretto erotico-didascalico, in cui si proponeva di insegnare ai siori e alle siore le tecniche per sedurre, conquistare, possedere, mantenere, non annoiare (e non annoiarsi).
"Ars amatoria", era il titolo: un corso per aspiranti seduttori. La breve opera si compone di tre parti: le prime due sono dedicate agli uomini, la terza alle donne. Tecniche di seduzione, come far durare una relazione, come consentire alle donne di "combattere" ad armi pari con i maschi, come poter piacere agli uni e alle altre, come muoversi, scodinzolare ecc. ecc., sono alcuni dei contenuti. L'Ars amatoria non piacque, appunto, ad Augusto, che condannò, nell'8 d.C., il poeta all'esilio, in una località situata sul Mar Nero. Le cause della condanna non sono chiare, ma Ovidio stesso, in alcune sue lettere, dice di essere stato rovinato da due "colpe", una delle quali è indicata col termine "carmen" (poesia). La poesia cui fa riferimento è con ogni probabilità quella dell'Ars amatoria, per la quale il poeta era stato appunto accusato di essersi fatto "maestro di osceno adulterio". O tempora, o mores! L'inizio dell'operetta suona così: Se qualcuno tra questa gente non conosce l'arte di amare, legga quest'opera e, dopo averla letta, ami da intenditore". Continua-
Ultima modifica di Anita : 27-08-04 alle ore 12:48 |
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: May 2002
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Per gli uomini: come approdare infallibilmente alla conquista dell'agognata.
Secondo il sciùr Ovidio, la prima fatica dell'aspirante cucador è la ricerca della donna da amare: cercare, cercare, muoversi! Ella infatti non potrà cader dal cielo nelle braccia di lui, ma sarà lui a doverla cercare ben bene, aguzzando la vista. Per trovare la propria donna, non bisognerà andare in capo al mondo, ma va più che bene la propria città, insomma, le mogli e i buoi si trovan facilmente nei paesi tuoi. Nella propria città c'è di tutto: Ovidio afferma che se il màsculo aguzza la vista, nella sua città potrà trovare sia qualche fanciulla intatta, se desidera anni teneri, sia le donne giovani, se le vuole un poco più grandi, che troverà a migliaia. Se poi le vuole mature, già fatte esperte, Ovidio ci dice che ne troverà "eserciti". Alùra, dove si va per cuccare? Facile: si fanno le vasche per le vie del centro, sotto i portici, si bazzica nel Foro, si passeggia con nonchalance davanti ai templi, ma soprattutto si va a teatro, dove, secondo l'Ovidio, si possono trovare e donne "per una sola volta" e donne "che val la pena mantenere". Insomma la donna è là dove la folla è densa, e il poeta dice che spesso lui per primo non sa chi scegliere, tanta è la varietà. Ma momento e luogo privilegiati per attaccar bottoni e ganci e uncini sono..... le corse dei cavalli. Ne posson succedere di cotte e di crude. Continua- |
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#6 (permalink) | |
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Data registrazione: May 2002
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Citazione:
Solo un anticipo: Ovidio consiglia, dopo essersi seduti coscia a coscia di fianco alla signore, se si vede un granello di polvere che si posa sul grembo della donna concupita, di coglierlo prontamente con le dita, e, se non vi è nulla, di coglierlo lo stesso.
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#8 (permalink) | |
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Data registrazione: May 2002
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Citazione:
E ad Ovidio toccarono l'esilio e la tristezza.
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#9 (permalink) |
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Data registrazione: May 2002
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Dunque, a teatro, a vedere le corse dei cavalli, si è costretti a stare seduti l'uno accanto all'altro, anche se lei non vuole: il luogo in sé fa sì che l'uomo tocchi la donna.
Che deve far poi l'omo in 'sto frangente? Deve subito attaccar bottone: chiedere alla donna di chi sono i cavalli nella pista, toglierle il granello di polvere dal grembo, anche se il granello non c'è, mostrarsi sempre gentile. Se la veste della signora striscia per terra, l'omo deve chinarsi a sollevarla, perché non si sporchi, e così potrà dare un'occhiata alle gambe di lei, senza che lei si arrabbi. Deve poi stare attento che nessuno spettatore prema coi ginocchi le spalle di lei. Sono infatti "le piccole cose a conquistare testoline leggere": disporre per lei un cuscino, metterle uno sgabello ai piedi, farle aria. Mille occasioni di "aggancio" sono date poi dai banchetti e dalle cene: in quei casi, complice è il vino. Ma attenzione! Il vino e la poca luce della sera nuocciono al giudizio della vera bellezza. Ovidio lancia l'allarme: le donne, al buio, appaiono tutte belle! Nella notte i difetti sfumano, infatti: ecco allora il poeta che insegna a valutare la bellezza di una donna alla luce del giorno, senza fidarsi della luce incerta delle lucerne.
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#10 (permalink) |
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Data registrazione: May 2002
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Ora, dopo avere trovato la "preda", come farla propria? Ovidio sprona i màsculi all'ottimismo: "non c'è donna al mondo che non possa divenire tua", purché tu sappia tendere i tuoi lacci. La donna, infatti, vuole ciò che vuole l'omo, solo che nasconde meglio le sue brame. Avanti tutta, quindi, ogni uomo può sperare d'avere per sé tutte le donne che vuole! Ed aggiunge, il fetentone: "Una potrai trovarne, a mala pena, tra molte, che si neghi. Solo che, prima di cedere, amano essere pregate".
Come avvicinarsi alla preda scelta? Mah, si può tentare con l'abbordare e il conoscere anzitutto la sua ancella più fidata (oggi potremmo dire l'amica del cuore). L'amica del cuore saprà anche rivelare al cacciatore quando sia il momento in cui la vera preda è più disposta al corteggiamento. Sorge ora un quesito: è opportuno per il predator trombar.si l'ancella? Ovidio tentenna, dapprima: vi sono ancelle che dopo essere state possedute, diventano più servizievoli, altre che invece diventano possessive e ostacolano allora la caccia. Quindi, ci si comporti così: se l'ancella piace, la si trom.bi pure, ma solo dopo avere posseduto la donna agognata. Insomma, "ogni tuo nuovo amore non cominci mai dall'ancella".
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