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Vecchio 27-07-04, 11:03   #1 (permalink)
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La rimozione

C'è una parte sommersa dentro di noi che, a nostra insaputa, anzi contro la nostra volontà, ci condiziona la vita facendoci fare talvolta brutte figure. È l'eterna lotta tra l'IO e l'ES, l'apparato esecutivo della mente (IO) e le pulsioni provenienti dalla parte inconscia (ES). Le fobie, gli attacchi di panico, certi comportamenti giudicati irragionevoli hanno come punto di partenza quella zona oscura.

Freud è stato il primo che ha studiato a fondo questi aspetti della nostra mente ed è su questi che ha fondato gran parte dei suoi studi; ma essendo le sue tesi praticamente non verificabili erano state viste, dalle neuroscenze in particolare, con ostilità e relegate nel campo della metafisica.

Ma le cose stanno rapidamente cambiando: neuroscienziati hanno dimostrato che ci sono alcune importanti funzioni del cervello per la formazione di ricordi espliciti che non si attivano durante i primi anni di vita (circa due). Ma quei primi ricordi rimangono; non vengono richiamati alla coscienza - costituiscono la memoria implicita - e sono pronti ad influire sui nostri comportamenti.

Anche da adulti, in alcuni casi di esperienze devastanti, il ricordo dell'evento viene relegato nella parte oscura della mente (rimozione), quindi invisibile a quella cosciente; sorprendentemente stimolando artificialmente una zona precisa del cervello il ricordo riaffiora prepotentemente.
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Vecchio 27-07-04, 11:58   #2 (permalink)
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Vecchio 27-07-04, 12:11   #3 (permalink)
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da http://www.liceoberchet.it/netday00/...arato_psic.htm


L'inconscio è il luogo del rimosso, di ciò che non può o non deve emergere alla conoscenza, il cui nucleo è costituito dalle esperienze sessuali infantili. E' costituito da un nucleo di contenuti psichici non verbalizzati e non razionalmente elaborati. E' la rimozione che lo produce, in quanto racchiude tutti i concetti che non possono essere esteriorizzati perché contrastanti con la società e l'etica morale. E' legato a ciò il concetto di rimozione, che interessa tutto ciò che appartiene alla sfera razionale, che per una serie di motivi si preferisce eliminare dal conscio, in quanto fortemente inadeguati o "proibiti"; essendo espresso in un linguaggio totalmente differente da quello della ragione, giungere alla consapevolezza del proprio inconscio è tutt'altro che semplice; pertanto la psicoanalisi adopera particolari tecniche interpretative per esplorarlo e comprenderlo a fondo. Venire a conoscenza dei propri desideri inconsci nella maggior parte dei casi risulta traumatico: è infatti difficile accettare concetti completamente contrastanti con quelli che sono imposti dalla società, o con la propria educazione. Si viene proiettati in una realtà senza tabù né inibizioni di sorta.

Il conscio viceversa è quella parte dell'apparato psichico che riceve informazioni sia dall'interno sia dall'esterno (tramite gli organi di percezione). L'interazione tra questi due elementi ne determina i contenuti, i quali soggiacciono al principio della realtà, il che non presuppone necessariamente che tutti i concetti che razionalmente si pensa di dominare, vadano presi alla lettera: il conscio è infatti un insieme di concetti direttamente influenzato dalle inibizioni imposte dalla società, e determinate dal contesto in cui il singolo individuo è situato, che molto spesso non corrisponde ai reali desideri e pensieri di un uomo, viceversa espressi dall'inconscio. E' esattamente per questo motivo che risulta tanto problematico confrontarsi con la realtà subconscia del proprio io.

Il preconscio funziona come una schermata tra i due elementi contrastanti, quali il conscio e l'inconscio. Le sue rappresentazioni sono fondamentalmente esternazioni che non sono soggette a rimozione pur essendo inconsce (processo secondario). La sua importante funzione è quella di regolare l'attività psichica del pensiero razionale, selezionando l'accesso delle rappresentazioni, senza deformarle né tentare di rimuoverle.
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Vecchio 27-07-04, 14:25   #4 (permalink)
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Scritto da allergia
da http://www.liceoberchet.it/netday00/...arato_psic.htm


L'inconscio è il luogo del rimosso, di ciò che non può o non deve emergere alla conoscenza, il cui nucleo è costituito dalle esperienze sessuali infantili. E' costituito da un nucleo di contenuti psichici non verbalizzati e non razionalmente elaborati. E' la rimozione che lo produce, in quanto racchiude tutti i concetti che non possono essere esteriorizzati perché contrastanti con la società e l'etica morale. E' legato a ciò il concetto di rimozione, che interessa tutto ciò che appartiene alla sfera razionale, che per una serie di motivi si preferisce eliminare dal conscio, in quanto fortemente inadeguati o "proibiti"; essendo espresso in un linguaggio totalmente differente da quello della ragione, giungere alla consapevolezza del proprio inconscio è tutt'altro che semplice; pertanto la psicoanalisi adopera particolari tecniche interpretative per esplorarlo e comprenderlo a fondo. Venire a conoscenza dei propri desideri inconsci nella maggior parte dei casi risulta traumatico: è infatti difficile accettare concetti completamente contrastanti con quelli che sono imposti dalla società, o con la propria educazione. Si viene proiettati in una realtà senza tabù né inibizioni di sorta.

Il conscio viceversa è quella parte dell'apparato psichico che riceve informazioni sia dall'interno sia dall'esterno (tramite gli organi di percezione). L'interazione tra questi due elementi ne determina i contenuti, i quali soggiacciono al principio della realtà, il che non presuppone necessariamente che tutti i concetti che razionalmente si pensa di dominare, vadano presi alla lettera: il conscio è infatti un insieme di concetti direttamente influenzato dalle inibizioni imposte dalla società, e determinate dal contesto in cui il singolo individuo è situato, che molto spesso non corrisponde ai reali desideri e pensieri di un uomo, viceversa espressi dall'inconscio. E' esattamente per questo motivo che risulta tanto problematico confrontarsi con la realtà subconscia del proprio io.

Il preconscio funziona come una schermata tra i due elementi contrastanti, quali il conscio e l'inconscio. Le sue rappresentazioni sono fondamentalmente esternazioni che non sono soggette a rimozione pur essendo inconsce (processo secondario). La sua importante funzione è quella di regolare l'attività psichica del pensiero razionale, selezionando l'accesso delle rappresentazioni, senza deformarle né tentare di rimuoverle.
Se Freud aveva ragione, allora il danno alle strutture inibitorie del cervello (dove risiede l'IO repressivo) dovrebbe liberare modalità illusorie e irrazionali di funzionamento della mente. Ed è esattamente ciò che è stato osservato in pazienti con un danno alla regione limbica frontale, deputata a controllare aspetti critici della consapevolezza di sé. I soggetti manifestavano una sindrome sorprendente, la psicosi Korsakoff: sono inconsapevoli di essere amnesici e perciò colmano i loro vuoti di memoria con storie inventate, meglio note come confabulazioni.
[…]Ciò che colpisce un osservatore casuale è la natura utopistica di queste false convinzioni un'impressione che Fotopoulou ha confermato in modo oggettivo analizzando quantitativamente una serie consecutiva di 155 confabulazioni. I falsi convincimenti del paziente non erano rumore casuale: erano generati dal principio del piacere, che come affermava Freud, era centrale nel pensiero inconscio. L'uomo aveva plasmato la realtà come aveva desiderato che fosse.
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Vecchio 31-07-04, 12:42   #5 (permalink)
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In un'intervista lo psichiatra Vittorino Andreoli sostiene che Annamaria Franzoni, condannata a 30 di carcere, ha rimosso completamente quello che per una madre è il peggiore dei delitti: l'uccisione del proprio figlio. Il dolore dato dalla consapevolezza di questo orrendo crimine sarebbe stata insopportabile.

Secondo lo psichiatra la donna potrebbe avere una personalità dissociata che l'ha portata a quel fatto, decisivi sono i rapporti affettivi - a lui sconosciuti - che ha avuto con la propria famiglia d'origine, e poi con il marito e i figli.

Critica la perizia psichiatrica che l'ha data sana di mente; soprattutto perché ad effettuarla sono state nove personei, un numero assurdo per un'analisi seria.
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