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Vecchio 08-05-04, 21:11   #1 (permalink)
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Lui

"Gli uomini temono il pensiero più di ogni altra cosa al mondo-più della rovina e persino più della morte. Il pensiero è sovversivo e rivoluzionario, distruttivo e terribile; il pensiero è spietato nei confronti del privilegio, delle istituzioni e delle comode abitudini; il pensiero è anarchico e senza legge, indifferente verso le autorità, incurante dell'ormai collaudata saggezza dei secoli passati. Il pensiero guarda nella voragine dell'inferno, ma non ha paura... Il pensiero è grande, acuto e libero, la luce del mondo, e la più grande gloria dell'uomo. Se il pensiero non è bene di molti, ma soltanto privilegio di pochi, lo dobbiamo alla paura. E' la paura che limita gli uomini-paura che le loro amate credenze si rivelino delle illusioni, paura che le istituzioni con cui vivono si dimostrino dannose, paura di dimostrarsi essi stessi meno degni di rispetto di quanto avessero supposto di essere".
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Vecchio 08-05-04, 21:15   #2 (permalink)
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"è impossibile istillare lo spirito scientifico nei giovani fino a che alcune proposizioni sono considerate sacrosante e non aperte a discussione. E' nell'essenza dell'atteggiamento scientifico il domandare la prova per qualunque cosa si deve credere, e seguire le testimoniannze senza riguardo alla direzione a cui portano. Appena vi sia un credo da sostenere, è necessario circondarlo di emozioni ed interdizioni, dichiarare con accenti vibranti di forte passione ch'esso contiene "grandi" verità ed erigere dei criteri di verità diversi da quelli della scienza, più specialmente i sentimenti del cuore e le certezze morali degli uomini "buoni". "
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Vecchio 08-05-04, 21:21   #3 (permalink)
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"I nuovi poteri che la scienza ha dato all'uomo possono essere usati senza pericolo solo da coloro che, o con lo studio della storia o con l'esperienza della loro vita, hanno acquistato un certo rispetto per i sentimenti umani e tenerezza verso le passioni che danno colore all'esistenza quotidiana degli uomini e delle donne".
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Vecchio 08-05-04, 21:25   #4 (permalink)
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L'eminente teologo dr. Taddeus sognò di morire e andare in paradiso. I suoi studi lo avevano preparato, e non ebbe alcuna difficoltà a trovare la strada. Bussò alla porta del paradiso e s'imbatté in uno scrutinio più attento di quanto si fosse aspettato. "Chiedo il permesso di entrare," disse, "perché sono stato un uomo giusto e ho dedicato la mia vita alla gloria di Dio." "Un uomo?" rispose il custode, "che cos'è? E come potrebbe una creatura buffa come te promuovere la gloria di Dio?" Il dr. Taddeus rimase sbalordito. "Non è possibile che non conosciate l'uomo. Dovete per forza sapere che l'uomo è l'opera più sublime del Creatore." "Quanto a ciò," disse il custode, "mi spiace ferire i vostri sentimenti, ma quello che voi dite mi giunge del tutto nuovo. Dubito che chiunque quassù abbia mai sentito parlare di questa cosa che voi chiamate 'uomo'. Comunque, dato che mi sembrate tanto sbalordito, vi concedo la possibilità di consultare il nostro bibliotecario."
Il bibliotecario, un essere globulare con mille occhi e una bocca, rivolse alcuni dei suoi sguardi verso il dr. Taddeus. "Che cos'è questo?" chiese al custode. "Questo," rispose il custode, "dice di essere un membro di una specie chiamata "uomo", che vive in un posto chiamato 'Terra". Ha questa strana teoria secondo la quale il Creatore nutre un particolare interesse per questo posto e per questa specie. Ho pensato che forse ci avresti potuto aiutare a chiarire la faccenda." "Dunque," disse gentilmente il bibliotecario al teologo, "forse mi potrete dire dove si trova questo posto che chiamate Terra." "Oh sì," disse il teologo, "fa parte del Sistema Solare." "E che cos'è il Sistema solare?" chiese il bibliotecario. "Oh," disse il teologo piuttosto sconcertato, "io mi occupavo del Sapere Sacro, e la domanda che mi avete fatto appartiene al sapere profano. Comunque, ne ho imparato abbastanza dai miei amici astronomi per sapere che il Sistema Solare fa parte della Via Lattea." "E che cos'è la Via Lattea?" chiese il bibliotecario. "Oh, la Via Lattea è una delle Galassie, le quali, mi hanno detto, sono qualche centinaia di milioni." "Appunto, appunto," disse il bibliotecario, "non potete certo aspettarvi che me ne ricordi una fra tante. Ma mi ricordo di aver udito la parola 'galassia' prima. Infatti, penso che ci sia uno dei nostri sotto-bibliotecari che sia specializzato in galassie. Andiamo a cercarlo per vedere se ci può aiutare."
Dopo non molto tempo, il sotto-bibliotecario galattico fece la sua comparsa. Aveva la forma di dodecaedro. Era evidente che la sua superficie un tempo era stata luminosa, ma la polvere degli scaffali l'aveva resa fine e opaca. Il bibliotecario gli spiegò che il dr. Taddeus, nel tentativo di illustrare le sue origini, aveva menzionato le galassie, e si sperava che si potesse ricavare qualche informazione dalla sua specifica sezione della biblioteca.
"Bene," disse il sotto-bibliotecario, "suppongo che avendo del tempo sarebbe possibile avere qualche informazione, ma dato che ci sono cento milioni di galassie, e ognuna di esse ha un suo volume, ce ne vuole parecchio per trovarne una precisa. Qual è quella che questa strana molecola desidera che io trovi?" "E' quella della galassia denominata 'Via Lattea'," rispose esitante il dr. Taddeus. "Va bene," disse il sotto-bibliotecario, "se posso la troverò."
Dopo circa tre settimane tornò, spiegando che la straordinaria efficienza dell'archivio della sezione galattica della biblioteca gli aveva permesso di trovare la galassia sotto la collocazione numero QX 321.762. "Ci sono voluti tutti i nostri cinquemila impiegati della sezione galattica per trovarlo. Forse volete parlare con l'impiegato che si occupa specificamente della galassia in questione?" Mandò a cercare l'impiegato, che si presentò sotto forma di ottaedro, con un occhio in ogni faccia, e una bocca soltanto in una di esse.
Era stupito e stranito nel trovarsi in un luogo tanto luminoso, lontano dall'oscuro limbo dei suoi scaffali. Dopo essersi ricomposto, chiese, assai timidamente: "Cosa desiderate sapere sulla mia galassia?" Il dr. Taddeus disse: "Ciò che voglio è sapere qualcosa a proposito del Sistema Solare, un insieme di corpi celesti, che ruotano attorno a una stella chiamata 'Sole'." "Uhm," disse il bibliotecario della Via Lattea, è stato già abbastanza difficile trovare la galassia giusta, ma scovare proprio la stella giusta nella galassia è ancor più difficile. So che ci sono circa trecento miliardi di stelle nella galassia, ma neppure io sono a conoscenza di quello che potrebbe diversificare le une dalle altre. Credo, comunque, che una volta l'Amministrazione abbia ordinato di compilare una lista di tutti i trecento miliardi di stelle, e che deve essere ancora conservata nel sotterraneo. Se pensate che ne valga la pena, potrei incaricare del personale speciale dell'Altro Posto per cercare questa stella particolare."
Si convenne che, dato che la questione era stata sollevata, e che era evidente che la cosa facesse soffrire il dr. Taddeus, quella sarebbe stata la cosa migliore da fare.
Diversi anni dopo, un tetraedro molto stanco e provato si presentò al sotto-bibliotecario galattico. "Finalmente," disse, "ho trovato quella stella per la quale era stata fatta richiesta, ma non riesco proprio a immaginare perché abbia suscitato tanto interesse. E' molto simile a moltissime altre stelle di quella galassia. Possiede temperatura e dimensioni normali, ed è circondata da altri corpi celesti più piccoli chiamati pianeti. Dopo un'accurata indagine, ho scoperto soltanto che alcuni di questi pianeti hanno dei parassiti, e credo che quella cosa che ci ha fatto la richiesta sia uno di loro."
A questo punto il dr. Taddeus scoppiò in un disperato e appassionato lamento: "Perché, oh perché il Creatore ha nascosto a noi abitanti della Terra che non eravamo noi quelli che lo avevano spinto a creare i Cieli? Per tutta la vita mi sono messo al suo servizio, diligentemente, credendo che lui avrebbe notato i miei servigi, e mi avrebbe ricompensato con la Beatitudine Eterna. E ora, pare che Egli non sappia nemmeno che io sono esistito. Mi dite che sono un minuscolo microbo di un piccolissimo corpo celeste che ruota attorno a un membro insignificante di un insieme di trecento miliardi di stelle, e che quella stella non è che una dei milioni che compongono tale insieme. Non posso sopportarlo, e non posso più adorare il mio creatore." "Molto bene," disse il custode, "allora potete andare nell'Altro Posto."
A questo punto il teologo si svegliò ed esclamò: "Il potere che Satana ha sui nostri sogni è tremendo."
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Vecchio 09-05-04, 09:56   #5 (permalink)
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Vecchio 09-05-04, 10:33   #6 (permalink)
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Questo rivolgersi però alla matematica è stato soltanto per lui fonte di una grande delusione perché, sebbene la matematica sia stato il primo campo del quale Russell cercava di dare la fondazione, è stato anche quello di cui non è riuscito a dare una fondazione. Alla fine della sua vita, nei suoi Ritratti a memoria, riguardando il proprio passato, dice appunto:

"Ho speso tutta la mia vita per cercare di far mantenere in piedi quest'elefante vacillante, ho cercato nella mia vita di costruire una tartaruga per sostenerlo, mi sono accorto che anche la tartaruga non ce la faceva e quindi, tutto sommato, la mia vita è stato un fallimento".

E' molto interessante leggere la sua autobiografia, lui racconta questa esperienza molto strana che però in un certo senso che riassume in un qualche modo il suo atteggiamento verso la filosofia. Russell tra l'altro ha perso i genitori e la sorella a quattro anni ed è stato allevato da suo nonno Lord Russell, che è stato primo Ministro inglese, in una famiglia, quindi, in un certo senso molto potente in Inghilterra. Aveva studiato fino a una certa età in casa e non in scuole pubbliche. Mentre studiava in casa c'era suo fratello, poco più grande di lui, che aveva cominciato da solo a studiare gli Elementi di Euclide e Russell, che allora aveva undici anni, vedendo il fratello che studiava gli Elementi di Euclide gli ha chiesto: "aiutami un po’, voglio capirci qualcosa anch'io" e il fratello gli disse: "studiamo insieme". Lui racconta che però quando il fratello gli disse:

"se vuoi studiare gli Elementi di Euclide devi partire da questi assiomi e devi accettarli altrimenti non possiamo andare avanti" egli dice: "fu questa la più grande delusione della mia vita, perché io credevo che, perlomeno nella scienza, si partisse da qualcosa che non dovessi concedere e invece dovevo concedere qualcosa dall'inizio e questa (dice Russell) è stata una fonte di delusione che accettai momentaneamente perché volevo sapere cos'era la geometria. Questo senso di insicurezza però che mi è nato allora nel vedere che nessuna conoscenza era fondata su qualcosa di assoluto, per me è stata fonte di una grande incertezza che, da allora, mi sono portata appresso tutta la vita."
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Vecchio 10-05-04, 12:01   #7 (permalink)
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Scritto da watson
L'eminente teologo dr. Taddeus sognò di morire e andare in paradiso. I suoi studi lo avevano preparato, ....
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A questo punto il teologo si svegliò ed esclamò: "Il potere che Satana ha sui nostri sogni è tremendo."
Interessante
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Vecchio 10-05-04, 23:17   #8 (permalink)
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Bertrand Russell. Perché non sono cristiano (titolo originale: Why I Am not a Christian, 1957).
Traduzione di Tina Buratti.
Tea editrice 1999, £ 15.000.
Uno dei pochi geni ancora «universali» del secolo ventesimo, paragonabile forse ad Einstein e Freud per ricchezza e varietà di intuizioni, Bertrand Russell affronta globalmente il discorso sull’etica e sulla fede in quest’opera, che è tra le sue più note, più polemiche e tuttora attuali, sintetizzando la sua ferma e battagliera posizione di libero pensatore, nel senso più radicale e universale del termine, contro ogni dogma e ogni inutile rinuncia.

Liberi pensatori fra i cattolici e i protestanti
Io sono fermamente convinto che tutte le religioni, come sono dannose, così sono false. [...] Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano (Prefazione).

Gli argomenti speculativi non spingono gli uomini a credere in un Dio: molti vi credono solo perché non sanno liberarsi dagli insegnamenti appresi nell’infanzia: nell’uomo c’è il desiderio di credere in Dio per bisogno di sicurezza e di protezione (11).

Possiamo constatare che, in ogni epoca, l’intensità della fede religiosa è andata di pari passo con inaudita crudeltà e scarso benessere (15).

Il timore, fondamento della religione. In principio, dunque, fu la paura: paura dell’occulto, paura dell’insuccesso, paura della morte. La paura porta alla crudeltà, ed è per questo che crudeltà e religione stanno bene insieme (17).

La religione ha contribuito alla civiltà? Non credo ci sia un solo santo, in tutto il calendario, la cui santità sia dovuta ad opere di vera utilità pubblica (25).

Il cristiano moderno è divenuto certamente più tollerante, ma non per merito del cristianesimo. Questo addolcimento del costume è dovuto a generazioni di liberi pensatori che - dal Rinascimento ad oggi - hanno provocato nei cristiani un senso di sana vergogna per i loro tradizionali pregiudizi (27).

È palese che alla base della religione c’è la paura poiché - ogni qualvolta accade una disgrazia - si rivolge il pensiero a Dio: guerre, pestilenze, naufragî e cataclismi promuovono la religione. Ma la religione solletica anche la vanità, l’orgoglio, la presunzione (31).

La superstizione influisce negativamente non soltanto sui metodi educativi, ma anche sulla scelta degli insegnanti (Il mio credo, 51).

La fede in una vita futura non nasce da argomenti razionali, bensì da emozioni. Fra queste, la più importante è la paura della morte, istintiva e biologicamente utile. Se davvero credessimo nella vita futura, il pensiero della morte non ci spaventerebbe affatto. [...] (Sopravviviamo alla morte? (70)

In senso lato, si potrebbe dire che ai protestanti piace essere buoni, ed hanno inventato la teologia per mantenersi tali, mentre ai cattolici piace essere cattivi, ma hanno inventato la teologia per mantenere buono il prossimo...

Di qui il carattere sociale del cattolicesimo e il carattere individuale del protestantesimo.
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