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Vecchio 07-02-04, 14:44   #1 (permalink)
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positivismo-realismo-naturalismo.

Gustave Courbet, una delle figure più influenti dell'arte francese dell'Ottocento, fu il pioniere del Realismo, corrente che si opponeva all'arte convenzionale del Salon, e contribuì, con la sua pittura innovativa, a spianare la strada all'Impressionismo. Fautore della libertà creativa, sostenne l'autonomia dell'artista e incoraggiò lo sviluppo di mostre d'arte indipendenti. Courbet, che proveniva dalla regione del Giura nell'est della Francia, una zona agricola raffigurata spesso nei suoi dipinti, realizzò una serie di opere affascinanti nelle quali lo stile realistico adottato dall'artista sottolinea la durezza dell'esistenza dei contadini. Queste immagini forti turbarono i parigini, i quali sospettarono che contenessero messaggi rivoluzionari: paure che certo non si dissiparono in seguito al suo coinvolgimento in avvenimenti politici e alla disputa che si sviluppò con il governo. Nel 1871 Courbet prese parte alla Comune di Parigi, che portò al suo arresto e alla confisca dei suoi dipinti; fu poi esiliato in Svizzera dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
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Vecchio 08-02-04, 10:13   #2 (permalink)
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All'inizio del XX secolo, quando nulla faceva presagire lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'Europa agiata viveva un periodo di gaia spensieratezza denominato Belle Epoque. E' questo un periodo che parte attorno al 1870 e termina nel 1912-13, poco prima dello scoppio della guerra.

Le grandi scoperte scientifiche e lo sviluppo della tecnica avevano infuso ovunque una fiducia cieca nel progresso, inteso come un fenomeno senza limiti, destinato a risolvere tutti i problemi del mondo. In molte capitali europee ci fu un enorme incremento demografico; furono costruiti grandi viali e nuovi simboli architettonici, come la Tour Eiffel; per le strade sferragliavano i primi tram elettrici e i primi metrò.

La luce elettrica illuminava le strade e le vetrine ed entrava nelle case insieme al gas e all'acqua corrente. Si aprivano i primi cinematografi; la borghesia si pavoneggiava nei ristoranti di lusso, negli ippodromi, nei cabaret e nei café-chantant. La città pullulava di teatri, di circhi, di locali notturni.

Dietro la facciata luccicante, però, gli operai lavoravano ancora 14 ore al giorno e le fabbriche utilizzavano in gran numero bambini e ragazzi.

Per chi potè goderli, quelli furono gli anni in cui l'Europa, al culmine dell'espansione e della potenza, visse il suo momento migliore prima del declino e delle catastrofi del ventesimo secolo.
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Vecchio 08-02-04, 10:20   #3 (permalink)
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L'epoca di Lautrec viene definita la belle époque perché tra il 1880 e l'inizio della I Guerra Mondiale la Francia attraversò un lungo periodo di relativa stabilità economica. Naturalmente quell'epoca ha avuto significati diversi per le persone appartenenti a classi sociali dissimili. Nelle città, gli sconvolgimenti causati dalla rivoluzione industriale, cui fece seguito la crescita dei sindacati, portarono in alcuni casi ad un miglioramento delle condizioni lavorative e ad una riduzione dell'orario di lavoro. Tuttavia, la classe operaia urbana, costituita da manovali a giornata e soprattutto donne impiegate come lavandaie, modiste, commesse e prostitute (un'occupazione legale), lottava strenuamente per riuscire a provvedere alle necessità alimentari familiari. Il dissenso sociale e politico continuava ad esistere e talvolta veniva espresso sotto forma di attentati anarchici. Il ceto medio in ascesa aveva agiatezza sufficiente perché gli svaghi, la moda e l'arredamento assumessero per la prima volta rilevanza. In affetti, l'arte e la cultura indipendenti, i vestiti e l'arredamento elegante, in altre parole, le questioni legate al gusto, assumevano notevole importanza, mentre luoghi e modalità d'intrattenimento diventavano questioni di primario interesse. La vita era costituita da una successione di rituali significativi: biglietti da visita, matrimoni, funerali, corse ippiche, l'Opéra, vendite di beneficenza, mostre, gite in barca e fine settimana in campagna. Nel 1880 Parigi era diventata una "città nuova". Era stata ricostruita ed aperta negli anni '60 del XIX secolo in base al progetto rivoluzionario del Barone Georges Haussmann (prefetto del dipartimento della Senna durante il Secondo Impero) e dello stesso Imperatore Napoleone III, che aveva personalmente suggerito alcuni dettagli a Haussmann. Parigi si era trasformata da città medievale congestionata, caratterizzata da qualche sparuta località d'eccezione, in città aperta, attraversata da ampi boulevard alberati dalla prospettiva classica. Per la prima volta era possibile attraversarla agevolmente (anche dalle truppe, se necessario) e le ampie strade costituivano lo scenario ideale per l'andirivieni dei più agiati. Intanto, il resto della città circolava liberamente, vedendo gli altri ed essendo a sua volta visto. La città acquisiva la fama di capitale mondiale del piacere. Da tutto il mondo vi affluiva gente agiata e con sufficiente tempo libero per divertirsi e, una volta stancatisi dei loro stessi divertimenti, furono paradossalmente i ricchi ad iniziare ad invadere i quartieri più poveri, andando a vivere in quegli ambienti degradati insieme a sarte e commessi, nei cabaret e nei locali da ballo. I café-concert ed altri locali notturni divennero luoghi d'incontro tra meno fortunati e più agiati, che vi coesistevano gomito a gomito. Per tutte le classi sociali la belle époque è stata caratterizzata da consumi cospicui di beni materiali e notevole soddisfacimento delle passioni. Sia negli strati più alti che in quelli meno elevati della società, l'elemento di successo più convincente era lo stile.
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Vecchio 07-10-05, 19:13   #4 (permalink)
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