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#11 (permalink) |
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Comfortably numb
Data registrazione: Mar 2002
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L'impossibilità e la paura
Una notte le chiede perché sia venuta al suo tavolo nel caffè in riva al mare. Perché abbia accettato il contratto delle notti bianche.
Lei riflette. Dice: “Perché non appena siete entrato in quel caffè nello stato in cui eravate, in quel dolore tranquillo, ricordate: avevate voglia di morire, a mia volta ho voluto morire in quel modo teatrale ed esteriore. Volevo morire con voi. Mi sono detta: mettere il mio corpo contro il suo corpo e aspettare la morte. Come certo immaginate, ho alle spalle un’educazione che avrebbe dovuto farmi credere che voi eravate un poco di buono e bisognava che io avessi paura di voi, ma voi piangevate, ho visto solo questo e sono rimasta. E’ stato al mattino, su quella strada statale, quando avete detto che volevate pagarmi, che vi ho guardato tutto. Ho visto gli abiti da clown e il khol blu intorno agli occhi. Allora ho saputo che non mi ero sbagliata, che vi amavo perché, contrariamente a quello che mi avevano insegnato, non eravate né una canaglia né una assassino, eravate uscito dalla vita.” Lui crede di cogliere nel sorriso lo spasmo delle lacrime, l’assenza e, nello sguardo, la nuova ipocrisia, quella che sopravviene quindici giorni dopo l’inizio delle cose. Ne è spaventato. Lei dice: “Non vi conosco. Nessuno può conoscervi, mettersi al vostro posto, non sapete dove trovare un posto. Per questo vi amo e per questo siete perduto.” |
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#12 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
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Divagazione sul sentimentalismo
----------------------------------------- Ero lì… in un’orgia, in mezzo a della gente che conoscevo poco e che non era molto attraente. Ero lì in un’orgia ma… non ci avevo voglia e allora me ne stavo un po’ in disparte, per rappresaglia. "No grazie, senza complimenti, il genere non mi interessa; oh Dio se proprio insiste, se dice che è una scommessa…". Ero lì in un’orgia facevo qualche cosa ma non mi ricordavo una serata così noiosa. "No mi creda mi diverto molto, così sono solo un po’ in soggezione, però mica le dispiace se accendo la televisione?". Ero lì in un’orgia e per primo mi fermo ma man mano anche gli altri sono distratti dal teleschermo, e così tutti nudi sul secondo canale vediamo un film d’amore un po’ vecchiotto ma niente male, bello sì. "A me piace perché alla fine i due si sposano." "Ah sì anch’io sono per il lieto fine, mica come quei film moderni lì, che non si capisce mai niente, in fondo sono un sentimentale… scusi avvocato ha mica visto le mie mutande per caso?" |
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#13 (permalink) |
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Comfortably numb
Data registrazione: Mar 2002
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In nessun luogo andai
per niente ti pensai e nulla ti mandai per mio ricordo. Sul bordo m'affacciai d'abissi belli assai. Su un dolce tedio a sdraio amore ti ignorai invece costeggiai i lungomai. M'estasiai, ti spensierai m'estasiai eeeh e si spostò la tua testa estranea che rotolò. Cadere la guardai riflessa tra ghiacciai sessanta volte che cacciava fuori la lingua e t'abbracciai Di sangue m'inguaiai Tu quindi come stai Se è lecito che fai in quell'attualità che pare vera. Come stai? Ti smemorai ti stemperai eeeh e come sta la straniera? Lei come sta? Son le cose che pensano ed hanno di te sentimento esse t'amano e non io come assente rimpiangono te Son le cose prolungano te. La vista l'angolai di modo che tu mai entrassi col viavai di quando sei dolcezza e liturgia orgetta e leccornìa. La prima volta che ti vidi non guardai da allora non t'amai tu come stai? Aaah come stai? Rimpiangono te son le cose, prolungano te certe cose. |
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#14 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2001
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Un'emozione.
Quale emozione. Ancora il solito "me" fuori di "me", con la mia corporatura, con la mia presenza. Un grande specchio che indifferente mi duplica. La voce somigliante, il volto tremendamente uguale al mio. E allora vedi. Un viso che è la tua caricatura. Una voce che è la tua scimmiottatura. Una idiozia che è la tua arroganza. Le parole stupide che sono le tue. E stranamente, rimani fisso a guardare. Enig Mistico P.S. Chiedo scusa per le citazioni a tratti improprie, selvagge e sforbicianti. Io non appartengo a niente, figuriamoci all'amore... Il mio amore è solamente quello che ti do... A volte cresce il mio bisogno d'inventare, ma come faccio a tirar fuori quello che non ho? Un'emozione non so che cosa sia, ma ho imparato che va buttata via... Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me, da tanto tempo non soffro grazie a te. Un'emozione, lo so, esiste ancora, ma ho imparato che può non esser vera... Un'emozione sicura che sia dentro di noi, per ritrovarsi e crescere con lei. Una mano, una mano di donna appoggiata sul viso... Il mio viso è fermo, la pelle di una mano... Con dentro piccole vene intrecciate... La mano lunga bianca della donna che amo... La bocca, la bocca si fa più vicina per un contatto, controllo il gesto ed ora siamo sul letto... Una spallina che cade da sola... E nel silenzio solo i nostri corpi in contatto... La mia mano, meccanica, con gesti un po' studiati, si muove più in fretta, ed ora siamo attaccati. Si è stabilita un'intesa perfetta... Controllo il mio corpo e studio l'entusiasmo, l'amore, l'orgasmo... l'orgasmo... Un'emozione non so che cosa sia, ma ho imparato che va buttata via... Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me, da tanto tempo non soffro grazie a te. |
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#15 (permalink) |
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Comfortably numb
Data registrazione: Mar 2002
Messaggi: 14,812
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Sforbiciate :)
Benvenuto il luogo delle confusioni
dove i conti non tornano mai ma non si ha paura delle contraddizioni, dove esiste il caos ma non come condanna, dove si ride per come è strana la donna. Ad essere sincero io non so se esistono le cose, non so se vanno male o bene se tutto è un'illusione. Ad essere sincero io non so nemmeno se anche le persone coi loro sentimenti e la ragione esistono davvero. Io non so niente, ma mi sembra che ogni cosa nell'aria e nella luce debba essere felice. Io non so niente, ma mi sembra che due corpi nel buio di una stanza debba essere esistenza. E gli alberi e le spiagge e i cani e i gatti e strani oggetti che cito alla rinfusa, il pendolo, la stanza, la mia poltrona rosa, le carte dei tarocchi e poi gli eterni scacchi, il vecchio libro Cuore e un acquarello di mia madre col solito fiore e poi lo specchio rosso su cui splende un'illusoria aurora chissà se è mai esistito, chissà se esiste ora. Io non so niente, ma mi sembra che ogni cosa nell'aria e nella luce debba essere felice. Io non so niente, ma mi sembra che due corpi nel buio di una stanza debba essere esistenza. |
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#16 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2001
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Intervallo di leggerezza.
Enig Mistico -------------------------------------------------------- The guilty undertaker sighs, The lonesome organ grinder cries, The silver saxophones say I should refuse you. The cracked bells and washed-out horns Blow into my face with scorn, But it's not that way, I wasn't born to lose you. I want you, I want you, I want you so bad, Honey, I want you. The drunken politician leaps Upon the street where mothers weep And the saviors who are fast asleep, They wait for you. And I wait for them to interrupt Me drinkin' from my broken cup And ask me to Open up the gate for you. I want you, I want you, I want you so bad, Honey, I want you. Now all my fathers, they've gone down True love they've been without it. But all their daughters put me down 'Cause I don't think about it. Well, I return to the Queen of Spades And talk with my chambermaid. She knows that I'm not afraid To look at her. She is good to me And there's nothing she doesn't see. She knows where I'd like to be But it doesn't matter. I want you, I want you, I want you so bad, Honey, I want you. Now your dancing child with his Chinese suit, He spoke to me, I took his flute. No, I wasn't very cute to him, Was I? But I did it, though, because he lied Because he took you for a ride And because time was on his side And because I . . . I want you, I want you, I want you so bad, Honey, I want you. |
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#18 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jul 2002
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l'uccello
con gli occhi rossi e stordito come me l'uccellogiunse in volo dal lontano Egitto alle 5 del mattino, e Maria quasi inciampò sui tacchi a spillo: cos'era, un razzo? e andammo di sopra. riempii due bicchieri di porto e aspettammo che le campane stanassero gli sgobboni dai loro miserabili nidi poi Maria andò dentro ad annaffiare il vaso e io rimasi là seduto a strofinarmi la barba di tre giorni pensando a quel matto di un uccello e questo è il risultato: tutto ciò che davvero contava era andare in qualche posto quanto più in fretta tanto meglio era perché restava meno da aspettare per morire. Maria uscì e tirò giù le coperte e io mi tolsi il vestito macchiato m'infilai sotto le lenzuola sudate, chiudendo gli occhi al suono e alla luce, e la sentii sfilarsi i tacchi aguzzi e i suoi piedi gelati mi calcarono i polpacci e io battezzai quell'uccello Mr. America e poi rapido mi addormentai. |
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#19 (permalink) |
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Comfortably numb
Data registrazione: Mar 2002
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Infine aprì l’ombrello e rimase un momento perplesso pensando: “E adesso dove vado ? Giro a destra o a sinistra ?” perché Augusto non camminava, ma passeggiava nella vita. “aspetterò che passi un cane” si disse “e prenderò la direzione che lui prenderà”.
In quell’istante passò per la strada non un cane, ma una graziosa ragazza, e seguendo i suoi occhi, Augusto se ne andò come magnetizzato e senza accorgersene. E così per una strada ed un’altra ed un’altra ancora. “Ma quel ragazzino” si diceva Augusto, che più che pensare parlava con se stesso, “cosa farà lì, lungo disteso per terra ? Starà a guardare qualche formica, certo ! La formica, bah, uno degli animali più ipocriti ! Non fa altro che passeggiare e ci fa credere che lavori. E’ come quel vagabondo là che va a passo di carica dando di gomito contro tutti quelli che incontra, e sono certo che non avrà niente da fare ! Che cos’ha da fare perbacco, cos’ha da fare ! E’ uno sfaccendato, uno sfaccendato come…. No, io non sono uno sfaccendato. La mia fantasia non riposa. Gli sfaccendati sono loro, quelli che dicono di lavorare e non fanno che stordirsi e soffocare il pensiero. Perché, vediamo: quello sgorbio di cioccolataio che si mette là, dietro a quella vetrina, a maneggiare il matterello perché lo si veda, quell’esibizionista del lavoro, cos’è se non uno sfaccendato ? Ed a noi che importa se lavora o no ? Il lavoro. Il lavoro ! Ipocrisia ! E’ lavoro quello di questo povero paralitico che passa trascinandosi. Ma, che ne so io ? Scusi , fratello – questo lo disse a voce alta - Fratello. Fratello in cosa ? In paralisi ! Dicono che tutti siamo figli di Adamo. E questo Giovannino è anche lui figlio di Adamo ? Ciao, Giovannino ! Caspita, e adesso l’inevitabile automobile, rumore e polvere ! Si progredisce forse, sopprimendo così le distanze ? La mania di viaggiare deriva dalla topofobia e non dalla filotopia ; chi viaggia molto, fugge da ciascun luogo che lascia e non cerca ciascun luogo a cui giunge. Viaggiare…, viaggiare….. Che oggetto noioso è l’ombrello ! … Taci, che c’è ?”. E si fermò alla porta di una casa in cui era entrata la graziosa ragazza, che lo aveva guidato magnetizzandolo con i suoi occhi. Ed allora Augusto si rese conto che l’aveva seguita. La portinaia della casa lo guardava con occhietti maliziosi, e quello sguardo suggerì ad Augusto ciò che doveva fare in quel momento.. “Questa Cerbera aspetta” si disse “che le domandi il nome e le condizioni della signorina che ho seguito, e certamente questo è ciò che capiterà adesso. Sarebbe un’altra cosa lasciare il mio inseguimento senza coronamento, ma questo no, le opere devono essere finite. Odio l’imperfezione !”. |
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#20 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2001
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Le "Domande Consuete"
------------------------------------------------------------- Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente come se il tempo per noi non costasse l'uguale, come se il tempo passato ed il tempo presente non avessero stessa amarezza di sale. Tu non sai le domande, ma non risponderei per non strascinare le parole in linguaggio d'azzardo; eri bella, lo so, e che bella che sei; dicon tanto un silenzio e uno sguardo. Se ci sono non so cosa sono e se vuoi quel che sono o sarei, quel che sarò domani... non parlare non dire più niente se puoi, lascia farlo ai tuoi occhi alle mani. [...] Rimanere così, annaspare nel niente, custodire i ricordi, carezzare le età; è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente del diritto alla felicità? Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perché? Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani? Esser tutto, un momento, ma dentro di te. Aver tutto, ma non il domani. [...] E siamo qui, spogli, in questa stagione che unisce tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove; non so dire se nasce un periodo o finisce, se dal cielo ora piove o non piove, pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene" a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?" Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme? Fuori c'è ancora una città? |
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