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Jasmin Noir
Data registrazione: Jan 2006
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La condizione della donna nel mondo di oggi
Afghanistan, partorisce la terza femmina, il marito la strangola
Partoriva solo figlie femmine e questo per il marito era una colpa inemendabile. Così, a pochi mesi dall’ultimo parto, è finita la vita di Estorai, 22 anni. La ragazza è stata trovata morta in casa da un vicino la scorsa settimana in un villaggio sperduto nella provincia settentrionale di Kunduz quando il marito era ormai già in fuga. L’uomo, Sher Mohammad, 30 anni, aveva già avvertito diverse volte la moglie alla terza gravidanza: “Questa volta deve essere maschio”. Alla nascita della terza bambina, tre mesi, fa Sher ha cominciato seriamente a pensare a come liberarsi dalla moglie come se fosse sua “la colpa” della mancata venuta al mondo di un erede maschio (la scienza tra l’altro ci insegna che è il seme dell’uomo a determinare il sesso del nascituro e non l’ovulo della donna). E in questo terribile progetto l’ha aiutato la madre. Perché, purtroppo, sempre in queste storie terrificanti che giungono dall’Afghanistan c’è spesso la complicità di un membro femminile della famiglia. All’inizio di quest’anno vi avevamo già raccontato la storia di Sahar Gul, una ragazzina di 15 anni, segregata e pestata a sangue dal marito e dalla sua famiglia per mesi perché non voleva prostituirsi. Sahar, per fortuna, è riuscita a salvarsi. Estorai, invece, è morta. In carcere, per ora, c’è solo la suocera della vittima mentre il marito omicida è riuscito a fuggire ed è tuttora latitante. Il capo della polizia del distretto, Sufi Habibullah, sostiene che il giovane ha trovato rifugio presso uno dei boss locali di nome Qadir, alla guida di un commando di 30 uomini armati. “Finchè sarà protetto da quell’uomo non potremo arrestarlo”, ha detto Habibullah. La responsabile del dipartimento per le questioni femminili, Nadera Gayah, ha definito l’uccisione di Estorai il peggior esempio di violenza contro le donne mai verificatosi nel Paese. Tuttavia episodi di questo genere non sono affatto rari in Afghanistan dove, come avevamo già raccontato in questo post, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, le donne sono trattate come bestiame. Molte sono costrette a nozze forzate quando sono ancora bambine e le famiglie in cui sono accolte le trattano come schiave. Chi si rivolge alla polizia spesso subisce ulteriori abusi, tra cui lo stupro e le molestie, prima di essere riconsegnata alla famiglia e dimenticata. Lo scorso novembre, nella stessa provincia dove è morta Estorai, una famiglia afghana che si era rifiutata di concedere la mano della figlia a un uomo ritenuto pericoloso è rimasta vittima di un’aggressione nella quale alcuni uomini hanno cosparso di acido marito, moglie e i tre figli. La polizia ha poi arrestato il «genero» mancato e tre suoi fratelli ritenuti responsabili del crimine. Ed è ancora impressa nella nostra mente la storia di Gulnaz, la ragazza stuprata che è stata condannata per adulterio ed è potuta uscire di prigione solo dopo aver scelto di sposare il suo stupratore. Nel “nuovo” Afghanistan, purtroppo, succede anche questo. E la situazione non migliorerà con il ritiro della forza internazionale. |
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#2 (permalink) |
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Jasmin Noir
Data registrazione: Jan 2006
Messaggi: 40,343
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Afghanistan, la sposa bambina torturata dal marito diventa un simbolo dei diritti umani
Sahar Gul è una ragazzina afghana di 15 anni che ha quasi rischiato di essere uccisa dal marito perché non voleva prostituirsi. La scorsa settimana è arrivata in un ospedale di Kabul nelle condizioni che vedete nella foto qui sopra. Gli occhi talmente gonfi di botte da essere semi-chiusi, il collo tumefatto, un orecchio bruciato da un ferro da stiro, il corpo così debilitato da essere costretto su una sedia a rotelle, le mani ricoperte di croste nere al posto delle unghie strappate dai suoi torturatori. Sahar era stata data in sposa sette mesi fa al soldato Gulam Sakhi che, con la complicità della sua famiglia, ha reso la sua vita un inferno. Quattro mesi fa la sposa-bambina era riuscita a fuggire ed aveva chiesto aiuto a dei vicini di casa: “Se siete dei musulmani dovete dire alle autorità quello che mi sta succedendo – aveva detto disperata -, vogliono farmi prostituire”. La polizia di Puli Khumri, la città nella provincia di Baghlan dove è avvenuto il fatto, è stata avvisata ma non ha fatto altro che restituire la povera ragazza alla famiglia torturatrice dietro la promessa che gli abusi non sarebbero più continuati. Invece, come da copione, è accaduto l’esatto contrario. Sahar è stata chiusa in un seminterrato dove è stata picchiata e affamata per altri tre mesi finché un parente lontano arrivato a far visita non ha fatto scoppiare lo scandalo. Ma anche allora le autorità hanno cercato di trovare un accordo con il marito per evitare che la vicenda finisse sulla stampa. Un comportamento che, purtroppo, non è una novità in Afghanistan dove, come avevamo già raccontato in questo post, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, le donne sono trattate come bestiame. E chi si rivolge alla polizia spesso subisce ulteriori abusi, tra cui lo stupro e le molestie, prima di essere riconsegnata alla famiglia e dimenticata. Questa volta però il volto gonfio di botte della piccola coraggiosa Sahar Gul ha fatto il giro del mondo destando condanna o orrore unanime. Tanto che il presidente afghano Hamid Karzai ha ordinato una commissione d’inchiesta e il ministro della Sanità è corso in ospedale per portare la sua solidarietà alla giovane. Il marito torturatore è ora ricercato e il resto della famiglia è agli arresti. Le orribili immagini di Sahar sono, dunque, servite a rendere visibile il tragico destino delle donne nel nuovo Afghanistan, dieci anni dopo la caduta dei Talebani. “Rompiamo il silenzio mortale sullo stato delle donne” titolava qualche giorno fa l’Afghanistan Times. Nonostante la recente ‘approvazione di una legge che per la prima volta punisce la violenza domestica le tradizioni più bieche sono dure a morire e Kabul è al sesto posto nella classifica dei Paesi in cui le diseguaglianze tra i generi sono più accentuate. Ma forse qualcosa si sta muovendo. Soltanto qualche anno fa un caso come quello di Sahar non sarebbe venuto alla luce. Ne è convinta Fawzia Kofi, deputata e capo della commissione parlamentare sulle questioni delle donne: “Penso che ora ci sia un maggiore senso di consapevolezza dei diritti delle donne – ha detto all’Associated Press -. La gente sembra voler cambiare e parla di questi temi”. Ma fermare gli abusi è una sfida grandissima in una società patriarcale dove l’altra metà del cielo viene considerata ancora merce di scambio e il delitto d’onore è una prassi consolidata. E le associazioni dei diritti umani temono che anche i piccoli progressi fatti sin qui possano sparire con il ritiro delle truppe internazionali. “Se i Talebani torneranno nella società tutto questo non ci sarà più” dice all’Ap l’attivista Sima Natiq. Noi tifiamo per Sahar Gul e per tutte le ragazzine come lei che hanno subito abusi pesantissimi. Il ministero della Sanità ha fatto sapere che la giovane “si sta riprendendo fisicamente ma siamo molto preoccupati – ha aggiunto – per le sue condizioni mentali perché è stata torturata per un periodo molto lungo”. Speriamo che il suo caso spinga il governo a intervenire più prontamente in futuro. . |
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giullare-pierrot
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Ciao tesora...come sempre quando leggo queste notizie resto di sasso ammutolita, senza parole.....mi pare di tornare indietro di 10 mila anni (culturalmente parlando)...e il mio pensiero va sempre a questo 3D
![]() Un mondo rosa...al quale troppo spesso qualcuno cambia colore! Mai titolo fu più azzeccato
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#4 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Mar 2010
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