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Esopianeti: avere due soli non è un'anomalia

A pochi mesi dalla scoperta di un pianeta che orbita attorno a due stelle simili al Sole, il telescopio spaziale Kepler ne ha individuati altri due, confutando l'idea che il nostro sistema solare rappresenti il prototipo di tutti gli altri. I dati raccolti hanno anche permesso di determinare diverse caratteristiche di questi (per noi) singolari pianeti, che oltre a essere giganti gassosi avrebbero condizioni climatiche estreme, con oscillazioni di temperatura violente



Lo scorso settembre, la scoperta di Kepler-16b, un pianeta in orbita "circumbinaria" attorno a una coppia di stelle simili al Sole, ha suscitato un certo scalpore, riportando alla mente immagini di romanzi e film di fantascienza, ma anche la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di sostanzialmente anomalo, individuato per un colpo di fortuna. In fondo abbiamo sempre coltivato l'idea che il nostro sistema solare costituisse il prototipo di tutti gli altri eventuali sistemi solari esistenti. A quanto pare, però, la natura ha deciso di smantellare quella che, ancora una volta, si è dimostrata una convinzione "provinciale".

Come viene riferito in un articolo pubblicato su "Nature", il telescopio spaziale Kepler, grazie alla sua capacità di osservare e misurare l'intensità della luce di 160.000 stelle simultaneamente, ha infatti scoperto due altri pianeti, chiamati Kepler-34b e 35b, che orbitano attorno a due soli.



Considerate le dimensioni del campione esaminato, scrivono gli autori, e "dato che il 2,6 per cento di tutte le stelle simili al Sole della nostra galassia si trova in sistemi stellari binari simili a quelli qui discussi, una stima conservativa porta a milioni di pianeti circumbinari approssimativamente complanari nella galassia".

"Un tempo si riteneva che l'ambiente intorno a una coppia di stelle fosse eccessivamente caotico perché potesse formarsi un pianeta, ma ora che abbiamo la conferma dell'esistenza di tre pianeti di questo tipo sappiamo che è possibile, se non probabile, che ce ne siano milioni nella Galassia ", ha detto William Welsh della San Diego State University, primo firmatario dell'articolo.

Entrambi i sistemi si trovano nella costellazione del Cigno, rispettivamente a 4900 (Kepler 34) e 5400 anni luce dalla Terra (Kepler 35), rendendo questi pianeti due dei più lontani finora scoperti.

Kepler-34b orbita attorno alle sue due stelle, simili al Sole, ogni 289 giorni, e le stelle stesse orbitano l'una attorno all'altra, occultandosi a vicenda, ogni 28 giorni. Dall'analisi dei dati i ricercatori hanno anche potuto stabilire che il pianeta ha una massa pari al 22 per cento di quella di Giove (ossia 69 masse terrestri) e un raggio pari al 76 per cento di quello di Giove (8,6 volte il raggio terrestre).

Kepler-35b ruota invece attorno a una coppia di stelle più piccole, dotate di una massa pari rispettivamente all'80 e all'89 per cento della massa del Sole, ogni 131 giorni, occultandosi a vicenda ogni 21 giorni. Anche il pianeta è più piccolo, con una massa pari al 13 per cento e un diametro pari al 73 per cento di quelli di Giove (corrispondenti rispettivamente a 41 volte e 8,2 volte quelli della Terra). Ciò significa che i due nuovi pianeti hanno una densità leggermente più bassa di quella di Kepler 16b e sono comunque pianeti giganti gassosi.

A causa del complesso moto orbitale, le distanze tra il pianeta e le stelle sono in continuo cambiamento, con cambiamenti paralleli e verosimilmente molto drastici nella quantità di radiazione solare ricevuta dal pianeta: "Questi pianeti possono avere climi veramente pazzeschi, come nessun altro tipo di pianeta", ha osservato Jerome Orosz, della San Diego State University e co-autore dello studio. "Si possono attraversare le quattro stagioni molte volte all'anno, con sbalzi di temperatura enormi."

"Gli effetti di queste oscillazioni climatiche sulle dinamiche atmosferiche, e in ultima analisi l'evoluzione della vita su eventuali pianeti circumbinari abitabili - ha concluso Welsh - è un argomento affascinante che stiamo appena cominciando a esplorare"

Esopianeti: avere due soli non è un'anomalia - Le Scienze
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