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Vecchio 22-12-11, 00:07   #1 (permalink)
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La storia del fuoco e dei nostri antenati "piromani"

Uno studio ha ricostruito la storia della capacità di controllo del fuoco della nostra specie e dell'uso che ne ha fatto per modificare l'ambiente, scoprendo che l'imponente contributo che danno oggi gli incendi di origine antropica all'emissione di gas serra non raggiunge comunque il picco prodotto fra 40.000 e 4000 anni fa dai nostri lontani antenati



ncendi e disboscamenti sono all'origine di una quota significativa - si stima il 20 per cento circa - delle emissioni globali di gas serra, quota di cui è quasi totalmente responsabile, tanto per cambiare, l'uomo. Una ricerca appena pubblicata sui "Proceedings of the National Academy of Sciences" suggerisce però che - almeno per quanto riguarda le emissioni da incendi e alterazioni del paesaggio - non sia la prima volta che la nostra specie scatena sconvolgimenti planetari. Sembrerebbe anzi che i nostri antichi antenati siano riusciti a fare di peggio, almeno in Africa

Questo risultato emerge da una ricostruzione, condotta da ricercatori del Council for Scientific and Industrial Research del Sud Africa e della Princeton University, della storia della gestione umana del fuoco fin dalla più remota antichità.



Per portare a termine il loro studio, i ricercatori hanno sviluppato un modello dei regimi degli incendi (ossia delle modalità e dei tempi con cui si sviluppano e propagano) che integra le informazioni sulla fisica della propagazione del fuoco, l'effetto degli esseri umani sulle diverse componenti di propagazione del fuoco, e dati paleo-ecologici, concentrandosi su quanto è avvenuto in Africa, il continente con la più lunga storia continua di uso umano del fuoco.

Gli autori - Sally Archibald, A. Carla Staver e Simon A. Levin - hanno studiato in che modo i cambiamenti nella densità della popolazione, nella possibilità di creare il fuoco e nell'espansione delle culture agro-pastorali, hanno alterato la portata e la distribuzione stagionale degli incendi da quando l'uomo si è presentato sulla scena e ha iniziato a diffondersi nel continente africano.

Nelle ricostruzioni finora proposte, l'enfasi maggiore era stata posta sugli effetti della densità demografica sulla frequenza di accensione dei fuochi, ma il modello sviluppato dagli autori suggerisce che questo fattore sia stato meno importante dei cambiamenti che sarebbero avvenuti quando gli esseri umani impararono ad accendere fuochi nella stagione secca, quando cioè non vi sono i fulmini temporaleschi. e a trasformare il paesaggio per utilizzare il suolo a fini di pascolo e agricoltura.

In particolare i ricercatori hanno distinto sei fasi di cambiamento nei regimi degli incendi.


Le sei fasi, o stadi, dell’evoluzione dei differenti regimi degli incendi. La stagionalità indica il livello di capacità dell’uomo di appiccare incendi al di fuori della stagione dei temporali. La connettività ecologica indica il livello di alterazioni del paesaggio che ne possono facilitare la diffusione. (Cortesia PNAS)

Nella prima fase, che si può datare a prima di un milione e mezzo di anni fa, l'unica forma di accensione del fuoco disponibile era la caduta dei fulmini. In una seconda fase (da 1,5 milioni a 300.000 anni fa), i nostri antenati hanno probabilmente migliorato la capacità di gestione del fuoco e aumentato la frequenza degli incendi, pur continuando a far uso dei fulmini come fonte primaria per l'accensione, senza però alterare la "stagione della combustione", ossia il periodo dell'anno in cui si manifestano incendi di origine naturale.

Nella terza fase, fra 300.000 e 70.000 anni fa, avrebbero invece iniziato a modificare la stagione della combustione grazie all'acquisita capacità di produrre il fuoco indipendentemente dai fulmini. La quarta fase, da 70.000 a 4000 anni fa, è quella in cui si assiste a un'espansione della popolazione umana e al conseguente aumento di accensioni durante tutto l'anno.

La quinta fase, fra 4000 e 200 anni fa, si caratterizza per la diffusione in Africa dell'agro-pastorizia, quando gli esseri umani hanno alterato sia la massa combustibile (attraverso il pascolo) sia le aree in cui questa massa era distribuita (attraverso la coltivazione). Questo effetto si è amplificato nel corso della sesta fase e ultima fase, per effetto della rapida espansione della popolazione.

Stando alla modellizzazione e ai dati raccolti sul paleo-carbonio, nella sesta fase, che arriva fino a oggi, si è assistito a un deciso aumento della superficie bruciata di savane e foreste in Africa, nonché della quantità di anidride carbonica emessa, stando alla modellizzazione e ai dati raccolti sul paleo-carbonio. Tuttavia, il picco di emissioni e di alterazioni sarebbe stato raggiunto ben prima, vale a dire in un periodo compreso fra i 40.000 e i 4000 anni fa.

La storia del fuoco e dei nostri antenati "piromani"* - Le Scienze
frankyone non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-12-11, 08:46   #2 (permalink)
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Cioè meno emissioni adesso che 20000 anni fa??




Altra spiegazione: civiltà atlantidea, che faceva un casino di emissioni, e forse è scomparsa per quello
xForse_ è_mejo non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-12-11, 17:58   #3 (permalink)
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umh. non penso che sia questa la causa della scomparsa di Atlantide. Io trovo molto convincente la tesi di Flavio Barbiero. ne sapete nulla?
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