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Vecchio 10-11-11, 20:36   #1 (permalink)
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Quando la cucina cambiò la nostra evoluzione

L'introduzione della cottura dei cibi, e della carne in particolare, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel garantire la grande disponibilità energetica necessaria allo sviluppo corporeo e cerebrale dei nostri più antichi antenati. Una nuova ricerca ha mostrato infatti che la carne cotta fornisce all'organismo più energia di quella cruda, un risultato di interesse anche per la dietologia



La scoperta della cottura della carne avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’evoluzione dell’uomo. A sostenerlo è uno studio condotto da ricercatori della Harvard University che lo illustrano in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences", in cui si dimostra che la carne cotta fornisce più energia della carne cruda, e che la cottura ha avuto un ruolo chiave nell’indirizzare l'evoluzione dell'uomo.

Anche se i nostri antenati mangiavano carne già 2,5 milioni di anni fa, non avevano la capacità di controllare il fuoco, e la consumavano cruda, probabilmente dopo averla pestata con strumenti in pietra. Circa 1,9 milioni di anni fa, tuttavia, si verificò un improvviso e drastico cambiamento. Il corpo dei primi umani divenne più grande, il cervello aumentò di dimensioni e complessità e si manifestò un adattamento a percorrere lunghe distanze.

Finora la teoria generalmente accettata ipotizzava che questi cambiamenti fossero dovuti a un deciso aumento della carne nella dieta. Alcuni anni fa, tuttavia, Richard Wrangham della Harvard University aveva avanzato l’ipotesi che un ruolo di primo piano l’avesse avuto l'innovazione rappresentata dalla cottura. Ora, questo nuovo lavoro ha fornito prove concrete a sostegno dell’ipotesi.

Anche se studi precedenti avevano esaminato gli aspetti specifici di ciò che accade durante il processo di cottura, ha detto Rachel Carmody, prima firmataria dell’articolo, "sorprendentemente, non esisteva alcuna ricerca che ne avesse esaminato gli effetti netti: c’erano frammenti di studi che non si riusciva a integrare in modo uniforme. Sapevamo che diversi meccanismi potevano essere in gioco, ma non sapevamo come combinarli".

Per esaminare direttamente questi effetti, i ricercatori hanno nutrito per 40 giorni due gruppi di topi con una serie di diete a base di carne o patate dolci preparate in quattro modi: crudo e intero, crudo e pestato, cotto e intero, e cotto e pestato. Durante ciascuna dieta, i ricercatori hanno monitorato i cambiamenti di massa corporea di ogni topo e la quantità di esercizio che compiva. I risultati, ha detto le Carmody, hanno mostrato chiaramente che la carne cotta permette di ottenere una maggiore quantità di energia rispetto a quella cruda.

Il lavoro di Carmody non ha riflessi solamente sulla nostra conoscenza degli albori dell'evoluzione umana, ma mette in questione il ricorso alla mera indicazione delle calorie come strumento di valutazione del potere energetico di un cibo: "Questo sistema si basa su principi che non riflettono la disponibilità di energia in vivo", ha osservato la Carmody. "Anche se misura ciò che è stato ingerito, il sistema gastrointestinale umano comprende tutta una serie di batteri, che metabolizzano alcuni dei prodotti alimentari a proprio vantaggio. Il sistema non discrimina, cioè, tra il cibo che viene metabolizzato dall’uomo o dai batteri, e vi sono sempre più dati che suggeriscono che i batteri prelevano una porzione abbastanza signifiativa del cibo che mangiamo."

Quando la cucina cambiò la nostra evoluzione - Le Scienze
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Vecchio 11-11-11, 18:10   #2 (permalink)
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Da uno studio fatto sempre dall'università di Harvard
non parla molto bene specie sulla carne rossa.



Harvard: i numeri (rischiosi) della bistecca con patatine

Il rischio per la salute associato a due diversi stili alimentari,
uno denominato 'altamente prudente' (basato cioè su un elevato
consumo di verdure, frutta, legumi, carne di pesce e pollame,
cereali integrali) l’altro 'altamente occidentale' (carni rosse,
insaccati, cereali raffinati e patate fritte), è stato messo a confronto
in uno studio condotto dal Dipartimento per la alimentazione e
l’epidemiologia della scuola di sanità pubblica di Harvard.
È una delle prime volte che gli effetti delle diverse diete
vengono statisticamente correlati con le principali cause di
mortalità vascolare o da altre malattie croniche come il diabete.
E i fatti acquisiti finora empiricamente trovano, affermano gli
autori della ricerca, una conferma precisa.
Il campione analizzato è piuttosto vasto e comprende oltre 72 mila
soggetti di sesso femminile selezionati tra individui privi di patologie
come l’infarto, l’angina pectoris, interventi alle coronarie, ictus,
diabete mellito o tumore.
Lo studio si è protratto lungo un intervallo di tempo di quasi 20 anni,
dal 1984 al 2002. In questo arco di tempo sono stati registrati
oltre seimila decessi, di cui circa 1.150 per morte cardiovascolare
e circa 3.140 casi di tumore. L’analisi ha rivelato un rischio di
morte cardiovascolare del 28% più basso (margine ridotto al 17%
in meno considerando ogni tipo di decesso) in caso di alimentazione
salutare, contro un rischio nettamente più elevato associato alla
dieta occidentale (22% di rischio per i decessi cardiovascolari,
16% per i decessi da tumore e 21% di rischio di mortalità complessiva).
La conclusione è del tutto evidente: un soggetto inizialmente sano corre
più rischi seguendo una dieta troppo ricca di proteine della carne e grassi.
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Vecchio 11-11-11, 18:15   #3 (permalink)
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Mangiare carne, ha detto Marguerite Yourcenar, è come “digerire le agonie di altri esseri viventi”.
Un’immagine forte come il pensiero di Umberto Veronesi che con il giornalista del Corriere della sera Mario Pappagallo firma Verso la scelta vegetariana - Il tumore si previene anche a tavola (Giunti). Un libro controcorrente in epoca di regimi iperproteici. Nonostante il trend verso un’alimentazione senza carne sia in crescita costante, nel mondo occidentale il vegetariano è ancora una mosca bianca, guardata talora con diffidenza.
Vani sono i riferimenti a una genealogia intellettuale composta da personalità eminenti nella storia del pensiero – da Pitagora a Leonardo da Vinci, da Pierre Gassendi a Montaigne, da Voltaire a Lev Tolstoij e naturalmente a Gandhi, da Rudolf Steiner a Piero Martinetti. Umberto Veronesi è l’ultimo anello di una tradizione medica inaugurata dallo svedese Linneo (1707-1778). La scelta vegetariana del celebre oncologo si lega a motivazioni connesse con la sua professione e quindi la salute, ma poggia le basi su un’etica individuale che privilegia la nonviolenza, il rispetto per ogni forma vivente e il principio della sostenibilità ambientale.

Poiché tuttavia non c’è cosa più odiosa che veder trasformata in ideologismo una filosofia di vita, dirò subito cosa mi piace di questo libro: non giudica, non scalda gli animi, non strilla il giusto e lo sbagliato. Non chiama a raccolta i fan, per esempio la schiera delle star eco-animaliste (Bob Dylan e Paul McCartney, Sting e Michael Stipe, Leonardo di Caprio e Natalie Portman). Addirittura fra le ricette ve ne sono alcune con pesci e crostacei. Veronesi si espone agli strali degli integralisti, armato del proverbiale buon senso: è sensato che il passaggio a una diversa alimentazione avvenga in maniera graduale, per questo “è diffuso il principio che si possa essere sostanzialmente vegetariani pur mantenendo un limitato consumo di pesce”.

Perché mangiamo gli animali? Come nel scioccante Se niente importa di Jonathan Safran Foer, il fine non è fare proseliti a una causa ma provare a rispondere in modo consapevole. Connesse all’iper consumo di carne sono questioni cruciali come l’equilibrio dell’ambiente, lo spreco delle risorse, la siccità e il dissesto agroalimentare, la fame e l’obesità, la pace e la guerra: in due parole, la sopravvivenza dell’essere umano. A margine delle crudeltà verso animali divenuti ormai “macchine di trasformazione” (dalle proteine vegetali a quelle animali), il miliardo e 400 milioni di bovini allevati nei cinque continenti bruciano risorse preziose per la Terra, a cominciare dal suo bene più prezioso: l’acqua. È noto che una riduzione anche piccola del consumo di carne a livello mondiale avrebbe “conseguenze positive a fronte di pochi sacrifici”.

Le spiegazioni scientifiche secondo cui siamo ciò che mangiamo, da cui la tesi che una buona alimentazione vegetariana è direttamente correlata con la salute (intesa come prevenzione delle malattie ma anche come “buon vivere”), sono affidate al saggio di Mario Pappagallo. I dati parlano da sé: un tumore su tre è direttamente collegato all’alimentazione, non meno del 22 e non più del 42% delle morti per cancro sarebbero evitabili mutando abitudini alimentari. Illuminante è la disamina degli alicamenti e dei nutraceutici, quei preziosi cibi-medicamenti che possiedono principi attivi naturali di comprovata efficacia e funzionano come antinfiammatori naturali, veri e propri salvavita dell’organismo.
cicomendez. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-11-11, 18:45   #4 (permalink)
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Il vegetarismo è assai diffuso anche tra gli artisti
contemporanei alcuni tra i quali:


Paul Mc Cartney, Red Ronnie, Sting, Pat Boone,
Bob Dylan, John Lennon, Edoardo de Filippo,
Giorgio Albertazzi, Greta Garbo, Sidney Poitier,
Brigitte Bardott, Michael Jackson, Peter Tosh,
Madonna, Celentano, Gianni Morandi, Jovanotti,
Michelle Hunziker, Catherine Spaak, Eleonora Brigliadori...
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Vecchio 11-11-11, 18:48   #5 (permalink)
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Primati di vegetariani in gare atletico sportive:

Miles, campione del mondo di tennis per 10 anni.
Paavo Nurmi., record mondiale di marcia su strada
Emil Deriaz, record mondiale del tiro alla fune.
Zbysko e Cyganewitch, polacchi, campioni di lotta libera.
Francois Paradis, canadese, campione. mondiale di lotta, pesi leggeri
Newmann e Pfleiderer, inglesi, vegetariani fin dalla nascita, campioni di marcia.
Dose, tedesco, resosi famoso perché, unico vegetariano fra i 16 partecipanti, nelle gare di Lipsia fu primo con 30 minuti di anticipo sull'orario previsto.
Karl Mann, vinse la Dresda-Berlino di 202 km in 26 ore e 52' .arrivando 2 ore prima del secondo concorrente.
Nella Hadley-Buckden, 97 miglia, solo i due partecipanti vegetariani teminarono la gara.
Maurizio Zanella, scalatore di montagne senza attrezzi.
Piero Ventursto, due volte campione mondiale di tutte le categorie di culturismo, oltre che sette volte campione italiano e cinque europeo.
Alex Habassa, portoghese, ha compiuto un'impresa record: 32.000 km di marcia in 500 giorni. circa.
L'elenco potrebbe continuare...
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Vecchio 11-11-11, 18:51   #6 (permalink)
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Pro o contro?

Accusa: i vegetaliani e i vegani si privano di nutrienti importanti. Nei bambini, anche appena nati, sono prevedibili carenze di vitamina B12 e di ferro, ponendoli a rischio anemia, cioè poca emoglobina nel sangue, con l'ossigeno male utilizzato, minore produzione di energia e problemi per la crescita e per lo sviluppo del cervello.
Inoltre i vegetali possono contenere degli “antinutrienti”, sostanze che ostacolano l’assorbimento di sali minerali e vitamine, e inibenti l’azione degli enzimi digestivi.
Uno studio è stato condotto in Kenya su 544 bambini di sette anni. Ad alcuni sono stati dati 60 grammi di carne al giorno: in due anni avevano un tono muscolare migliore, mostravano uno sviluppo delle capacità mentali sorprendente, erano più attivi, giocavano di più. Secondo alcuni nutrizionisti nella fase dello sviluppo l’apporto da proteine di origine animale dev’essere adeguato. Nessun vegetale possiede tutti gli aminoacidi essenziali insieme. La dieta vegana è rischiosa e difficile da seguire senza l’aiuto di un medico.
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Vecchio 11-11-11, 19:34   #7 (permalink)
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Pro o contro?

Accusa: i vegetaliani e i vegani si privano di nutrienti importanti. Nei bambini, anche appena nati, sono prevedibili carenze di vitamina B12 e di ferro, ponendoli a rischio anemia, cioè poca emoglobina nel sangue, con l'ossigeno male utilizzato, minore produzione di energia e problemi per la crescita e per lo sviluppo del cervello.
Inoltre i vegetali possono contenere degli “antinutrienti”, sostanze che ostacolano l’assorbimento di sali minerali e vitamine, e inibenti l’azione degli enzimi digestivi.
Uno studio è stato condotto in Kenya su 544 bambini di sette anni. Ad alcuni sono stati dati 60 grammi di carne al giorno: in due anni avevano un tono muscolare migliore, mostravano uno sviluppo delle capacità mentali sorprendente, erano più attivi, giocavano di più. Secondo alcuni nutrizionisti nella fase dello sviluppo l’apporto da proteine di origine animale dev’essere adeguato. Nessun vegetale possiede tutti gli aminoacidi essenziali insieme. La dieta vegana è rischiosa e difficile da seguire senza l’aiuto di un medico.
esistono varie forme di approccio al vegetarianesimo. certo, quelli che eliminano ogni forma di derivato animale , sulla lunga distanza possono avere problemi nn indifferenti, ma ci sono regimi vegetariani meno rigidi.

ps nei paesi del cosiddetto terzo mondo nn si mangiano legumi, il cui apporto proteico in alcuni casi è addirittura maggiore di quello della carne stessa.

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Vecchio 11-11-11, 20:21   #8 (permalink)
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Accusa: i vegetaliani e i vegani si privano di nutrienti importanti. Nei bambini, anche appena nati, sono prevedibili carenze di vitamina B12 e di ferro, ponendoli a rischio anemia, cioè poca emoglobina nel sangue, con l'ossigeno male utilizzato, minore produzione di energia e problemi per la crescita e per lo sviluppo del cervello.
Inoltre i vegetali possono contenere degli “antinutrienti”, sostanze che ostacolano l’assorbimento di sali minerali e vitamine, e inibenti l’azione degli enzimi digestivi.
Uno studio è stato condotto in Kenya su 544 bambini di sette anni. Ad alcuni sono stati dati 60 grammi di carne al giorno: in due anni avevano un tono muscolare migliore, mostravano uno sviluppo delle capacità mentali sorprendente, erano più attivi, giocavano di più. Secondo alcuni nutrizionisti nella fase dello sviluppo l’apporto da proteine di origine animale dev’essere adeguato. Nessun vegetale possiede tutti gli aminoacidi essenziali insieme. La dieta vegana è rischiosa e difficile da seguire senza l’aiuto di un medico.
Infatti, chi ha dei figli piccoli e meno piccoli, non applichi su di loro una selezione alimentare dettata da vincoli etici sul consumo della carne.
La carne è importante e deve essere consumata perchè fornisce anche nutrienti importanti per l'emoglobina, indipendentemente dal fatto che un pasto di pasta e legumi possegga tutti gli aminoacidi per costruire le proteine di cui necessita l'organismo.
Una alimentazione vegana poi, per quello che mi riguarda, è semplicemente stupida a qualunque età, ed è dettata solo da ottusità ideologica.
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Vecchio 11-11-11, 21:56   #9 (permalink)
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Il naturismo alimentare

Il “naturismo” non è un regime alimentare,
ma una filosofia che vede nella vita condotta
nel rispetto della natura e dei suoi limiti, una
difesa dai rischi della vita condotta in un
ambiente innaturale come quello proprio
della nostra civiltà e una azione risanatrice
verso l’organismo malato, riconoscendo alla
terapia medica una funzione ausiliaria e di supporto.
Il naturismo comprende: l’igienismo, l’alimentazione
naturale, tutte le medicine naturali, l’agricoltura
biologica, l’autosufficienza, l’anticonsumismo,
l’ecologia, l’educazione del corpo, il nudismo, etc.
Il naturismo alimentare è la riscoperta di cibi
naturali e di tradizioni ancora valide.
Il naturismo, che non coincide con l’alimentazione
vegetariana, raccomanda comunque moderazione
nel consumo dei prodotti animali.
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Vecchio 12-11-11, 01:59   #10 (permalink)
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ps nei paesi del cosiddetto terzo mondo nn si mangiano legumi, il cui apporto proteico in alcuni casi è addirittura maggiore di quello della carne stessa.
Quazzate. La qualità delle proteine della carne è inarrivabile. Con buona pace dei vegani, deficitari anche in termini intellettivi (non è un'offesa, è solo una naturale conseguenza delle privazioni a cui si sottopongono, scientificamente provata) oltre che fisici, l'uomo NON E' un essere nato per nutrirsi di soli vegetali.
Al di là delle seghe mentali tipiche della nostra epoca, DOBBIAMO mangiare carne e pesce. Ovviamente nelle giuste quantità...

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