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avrò pochi eredi
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http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/11/07/news/il_tragico_incidente_di_via_solar
senza sponsor, nè coppe da vincere, senza migliaia di fan che piangono.
Pochi lo sanno ma è morto anche lui. ![]() Il tragico incidente di via Solari accende la rabbia del quartiere - Milano - Repubblica.it |
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avrò pochi eredi
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scritto qualche tempo fa
In bicicletta a scuola Pubblicato da mostarda il 27 Settembre 2008 Perchè quella portiera aperta? Dov’è la pazienza, la speranza? Come siamo s.tronzi e fragili. Senza la distanza la sicurezza è vaga. Doppie frecce in doppia fila casseforti a quattro ruote. E bianchi furgoni noncuranti diventano neri carri funebri, Dentro ci sono, ci siamo. Fuori qualcuno guarda. E impara come si uccide impara come si muore. Aprendo la portiera, andando in bicicletta. |
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avrò pochi eredi
Data registrazione: Nov 2007
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tratto da corriere.it
Giacomo, duemila ai funerali «Vittima della città frenetica» Commozione per l' addio al ragazzino travolto dal tram Un piccolo cuscino di margherite di campo. Piccole che quasi scompaiono nei rami verdi che sembrano cadere dalla bara di legno chiaro portata a spalla dagli educatori dell' oratorio del Rosario. C' era un pezzo di Milano ai funerali di Giacomo, un pezzo grande che con i suoi 12 anni non aveva ancora conosciuto. Ma neppure la sorella Anna, il papà Davide e la mamma Giovanna potevano aspettarsi così tanti volti, tanti occhi lucidi, tante mani che si segnavano una croce sul viso al passaggio di quella bara. «Hai dato un volto ad una città spesso anonima. La tua storia ha strappato il tempo alla nostra fretta per ascoltare il nostro cuore», ha detto don Fausto Gilardi, il parroco della chiesa del Rosario nella sua omelia. Perché la tragedia del ragazzo travolto in bicicletta da un tram in via Solari una settimana fa è diventata la tragedia di una Milano che s' è scoperta ancora una volta più fragile. Una giungla dov' è bastata una portiera aperta all' improvviso per fermare la corsa di Giacomo Scalmani che con la sua bicicletta tornava a casa dopo la lettura della Bibbia in oratorio. Ieri mattina nella chiesa di Santa Maria del Rosario c' erano quasi duemila persone. Don Fausto ha deciso di aprire anche l' auditorium dell' oratorio dove, sul grande schermo del cineforum, è stata proiettata la messa funebre. Ma non è bastato anche quello spazio a contenere tutti. C' erano l' assessore alla Mobilità, Piefrancesco Maran, e il presidente del Consiglio comunale, Basilio Rizzo, nessuna auto blu, nessuna fascia tricolore. Fuori dalla chiesa una corona dell' amministrazione comunale, accanto una di fiori bianchi dei ragazzi e dei genitori della scuola media Carlo Porta. I compagni di Giacomo erano tutti in chiesa. Uno al termine della messa ha letto un messaggio degli amici della seconda F: «Ciao Giacomo, ci mancherai, ti sapremo ascoltare con il cuore». Stretto nelle mani un foglio con i canti della messa e le letture. Sopra la foto di Giacomo Scalmani e la riproduzione di un quadro dell' artista francese Arcabas. Lo stesso ricordato da don Fausto durante l' omelia. C' è un angelo su una bicicletta che sembra uscire dalla tela: «Ora quell' angelo in bicicletta ha per me un nome: il tuo - ha detto il sacerdote -. Corri, Giacomo, angelo del Signore, corri, con la tua bicicletta, sulle strade del cielo: nulla ti potrà far male». Prima di lasciare l' oratorio il 12enne aveva letto alcune pagine del profeta Geremia: «Una coincidenza davvero misteriosa ha bloccato la tua biciclettata. Siamo corsi in tanti, incuranti della pioggia e della notte che incombeva», ha ricordato il parroco. In prima fila la mamma di Giacomo, con la sorella, la nonna e poco più in là il papà, che ora vive in Spagna. Poi l' ultimo viaggio verso il cimitero di Cedrate, una frazione di Gallarate. E mentre la chiesa si è svuotata, il via vai verso il civico 32 di via Solari e quell' albero dove sabato scorso c' era il corpo del piccolo Giacomo coperto da un telo. E dove c' era la Toyota Yaris dalla quale stava scendendo una ragazza di 28 anni. Il tronco è coperto per quasi due metri dai fiori e dai messaggi lasciati dagli amici, dai compagni di classe, dai ciclisti di passaggio: «Non ti dimenticheremo piccolo angelo». Cesare Giuzzi RIPRODUZIONE RISERVATA Giuzzi Cesare Pagina 2 (13 novembre 2011) - Corriere della Sera |
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