Si intitola People and Possibilities in a World of 7 Billion il rapporto annuale dell'UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, diffuso in coincidenza con la data - lunedì 31 ottobre - in cui un bambino nato in qualche parte del globo farà scattare la fatidica cifra: sette miliardi di persone sul pianeta Terra.
La data, naturalmente, è solo una stima; nessuno può stabilire con esattezza dove e quando nascerà l'essere umano numero sette miliardi, anche se tutte le probabilità puntano verso l'Asia, dove oggi vive il 60 per cento della popolazione mondiale, attribuendo al continente un primato che però manterrà solo in questo secolo.
Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, infatti, gli abitanti dell'Asia raggiungeranno un picco intorno al 2052, con 5,2 miliardi di persone, per poi iniziare a scendere lentamente, mentre gli incrementi maggiori riguarderanno l'Africa, dove i tassi di fertilità, pur essendo in calo, rimangono i più elevati del pianeta (il record spetta al Niger, con 7,2 figli per donna in età fertile). Il ritmo di crescita della popolazione africana è del 2,3 per cento all'anno, contro l'uno per cento dell'Asia; le proiezioni prevedono quindi un aumento degli abitanti del continente da un miliardo nel 2011 a tre miliardi nel 2100. Il resto del mondo - Americhe, Europa e Oceania - dovrebbe invece conoscere un leggero aumento solo fino al 2060, passando da 1,7 miliardi di persone di oggi a circa 2 miliardi, e poi declinare. L'Europa però si fermerà prima: le stime prevedono il raggiungimento di un massimo storico di 740 milioni di abitanti nel 2025, seguito da una progressiva diminuzione.
Quanti saremo per la fine del secolo? Il divario tra le proiezioni è molto ampio: si va da poco più di 10 miliardi a quasi 16 miliardi di abitanti del pianeta, un margine incertezza dovuto al fatto che una variazione anche piccola nella fertilità, specialmente nei paesi più popolosi, può portare a risultati molto diversi.
Un elemento importante del quadro demografico globale sottolineato dall'UNFPA è l'aumento della longevità e della speranza di vita. Oggi, riferisce l'agenzia, 893 milioni di persone nel mondo hanno almeno 60 anni, ma entro il 2050 il loro numero salirà a 2,4 miliardi. La speranza di vita media, che era di 48 anni nel 1950, oggi è salita a 68, un dato strettamente collegato al trend relativo alla mortalità infantile, che da 133 morti per ogni 1000 nati vivi negli anni cinquanta, è calata a 46 per 1000 negli anni 2005-2010. In termini di rapporto tra popolazione attiva e anziani, questi dati si traducono, in proiezione, con la presenza di tre persone in età lavorativa per ogni persona oltre i 65 anni entro il 2050: un secolo prima, il rapporto era 12 a uno.
Secondo i responsabili dell'UNFPA, questi numeri potrebbero racchiudere insieme il problema e la sua soluzione. Sette miliardi di persone possono diventare sette miliardi di opportunità, avvertono, se saranno implementate politiche che affrontino le cause di fondo dell'incremento demografico: la povertà diffusa, le disuguaglianze sociali e di genere, i problemi ambientali legati ai consumi e alle tecniche di produzione non sostenibili. Povertà, disuguaglianza e crescita demografica sono gli elementi di un circolo vizioso che può - e deve - essere spezzato attraverso investimenti sulle donne, sui giovani e sullo sviluppo sostenibile. Fare oggi gli investimenti giusti nelle persone, conclude l'agenzia, darà loro il potere di compiere scelte positive non solo per se stesse ma per il bene comune globale. (red)
Sette miliardi di esseri umani | Le Scienze