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Vecchio 04-07-11, 19:13   #1 (permalink)
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Quello che internet ci nasconde

Ho letto un articolo molto interessante (intitolato come questo topic) su Internazionale di questa settimana.

Vi riporto quello che a mio avviso è la parte saliente.

Citazione:
Il mondo digitale sta cambiando, discretamente e senza fare troppo chiasso. Quello che un tempo era un mezzo anonimo in cui tutti potevano essere chiunque - in cui nessuno sa che sei un cane, come diceva una famosa vignetta del New Yorker - ora è un modo per raccogliere e analizzare i nostri dati personali. Secondo uno studio del WSJ, i cinquanta siti più popolari del mondo, dalla Cnn a Yahoo! a Msn, installano in media 64 cookie e beacon carichi di dati su di noi. Se cerchiamo una parola come "depressione" su un dizionario online, il sito installa nel nostro computer fino a 223 cookie e beacon che permettono di inviarci pubblicità di antidepressivi. Se facciamo una ricerca sulla possibilità che nostra moglie ci tradisca, saremo tempestati di annunci sui test del dna per accertare la paternità dei figli. Oggi la rete non solo sa che sei un cane, ma anche di che razza sei, e vuole venderti una ciotola di cibo.
La gara per sapere il più possibile su di noi è ormai al centro della battaglia del secolo tra colossi come Google, Facebook, Apple e Microsoft. Come mi ha spiegato Chris Palmer dell'Electronic frontier foundation, "il servizio sembra gratuito, ma noi lo paghiamo con le informazioni su di noi. Informazioni che Google e Facebook sono pronti a trasformare in denaro". Anche se sono strumenti utili e gratuiti, Gmail e Facebook sono anche efficienti e voracissime macchine per estrarre informazioni, in cui noi riversiamo i dettagli più intimi della nostra vita. Il nostro iPhone sa esattamente dove andiamo, chi chiamiamo, cosa leggiamo. Con il suo microfono incorporato, il giroscopio e il gps, è in grado di capire se stiamo camminando, siamo in macchina o a una festa.
Anche se (finora) Google ha promesso di non divulgare i nostri dati personali, altri siti e applicazioni molto popolari non garantiscono nulla del genere. Dietro le pagine che visitiamo, si annida un enorme mercato di informazioni su quello che facciamo online. Lo controllano società per la raccolta dei dati poco conosciute ma molto redditizie, come BlueKai e Acxion. La sola Acxiom ha accumulato una media di 1.500 informazioni - dalla capacità di credito ai farmaci comprati online - su ogni persona nel suo database, che comprende il 96 per cento degli americani. E qualsiasi sito web, non solo Google e Facebook, ora può partecipare al banchetto.
Secondo i piazzisti del "mercato dei comportamenti", ogni clic è una merce e ogni movimento del nostro mouse può essere venduto, in pochi microsecondi, al miglior offerente. Come strategia di mercato, la formula dei colossi di internet è semplice: più informazioni personali sono in grado di offrire, più spazi pubblicitari possono vendere, e più probabilità ci sono che compriamo i prodotti che ci vengono mostrati. E' una formula che funziona. Amazon vende miliardi di dollari di merce provando a prevedere quello che può interessare a ogni consumatore e mettendo i risultati in evidenza nel suo negozio virtuale. Più del 60 per cento dei film scaricati o dei dvd affittati su Netflix dipende dalle ipotesi che il sito fa sulle preferenze di ciascun cliente.
Secondo la direttrice operativa di Facebook, Sheryl Sandberg, nel giro di tre, al massimo cinque anni l'idea di un sito non personalizzato sembrerà assurda. Uno dei vicepresidenti di Yahoo!, Tapan Bhat, è d'accordo: "Il futuro del web è la personalizzazione. Ormai il web parla con 'me'. La rete deve essere intelligente e fatta su misura per ogni utente". L'ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, dichiara con entusiasmo: "Il prodotto che ho sempre voluto creare" è un codice che "indovina quello che sto per scrivere". Google instant, che anticipa quello che vogliamo cercare mentre scriviamo, è uscito nell'autunno del 2010, ed è solo l'inizio. Secondo Schmidt gli utenti vogliono che Google "dica cosa devono fare dopo".
[...] Gli algoritmi che gestiscono le pubblicità mirate stanno cominciando a gestire la nostra vita. Come ha spiegato Eric Schmidt, "sarà molto difficile guardare o comprare qualcosa che in un certo senso non sia stato creato su misura per noi".
Il codice della nuova rete è piuttosto semplice. I filtri di nuova generazione guardano le cose che ci piacciono - basandosi su quello che abbiamo fatto o che piace alle persone simili a noi - e poi estrapolano le informazioni. Sono in grado di fare previsioni, di creare e raffinare continuamente una teoria su chi siamo, cosa faremo e cosa vorremmo. Insieme, filtrano un universo di informazioni specifico per ciascuno di noi; una "bolla dei filtri", che altera il modo in cui entriamo in contatto con le idee e le informazioni. In un modo o nell'altro tutti abbiamo sempre scelto cose che ci interessano e ignorato quasi tutto il resto. [...]
Dato che non abbiamo scelto i criteri con cui i siti filtrano le informazioni in entrata e in uscita, è facile immaginare che quelle che ci arrivano attraverso la bolla siano obiettive e neutrali. Ma non è così. In realtà, dall'interno della bolla è quasi impossibile accorgersi di quanto quelle informazioni siano mirate. Non decidiamo noi quello che ci arriva. E, soprattutto, non vediamo quello che esce.
Infine, non scegliamo noi di entrare nella bolla. Quando guardiamo Fox News o leggiamo The News Statesman, abbiamo già deciso che filtro usare per interpretare il mondo. E' un processo attivo, e come se inforcassimo volontariamente un paio di lenti colorate, sappiamo benissimo che le opinioni dei giornalisti condizionano la nostra percezione del mondo. Ma nel caso dei filtri personalizzati non facciamo lo stesso tipo di scelta. Sono loro a venire da noi, e dato che si arricchiscono, sarà sempre più difficile sfuggirgli.
video TED:
Eli Pariser: Attenti alle "gabbie di filtri" in rete | Video on TED.com
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