![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|||||||
| Registrazione | Blog | FAQ | Gruppo sociale | Calendario | Cerca | I messaggi di oggi | Segna i forum come già letti |
![]() |
|
|
Strumenti discussione | Valuta discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jan 2010
Messaggi: 3,414
Popolarità: 42949675 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Perché i patiti dell’oro non amano più le miniere d’oro
CONIARE l’oro è stato sempre considerato un segno di buona sorte. Possederlo, invece, è il segnale che ti aspetti il peggio. Alcuni comprano quella roba gialla perché pensano che sia graziosa, in verità. Ma il patito dell’oro per antonomasia è un investitore che si aspetta che tutte le monete di carta stiano per collassare insieme alla civilizzazione.
L’oro non è come le altre materie prime. La domanda del ferro dipende da cose pratiche, come quante travi di ferro vengono usate dai costruttori cinesi. La domanda di oro dipende da considerazioni speculative, come ad esempio credere che Barack Obama sia o meno l’Anticristo. Non tutti quelli che investono in oro ammassano i fucili e le scatolette in rifugi nascosti, naturalmente. Non tutti sono fans di Glenn Beck, un esperto americano che spera nel collasso e spinge i suoi ascoltatori a comprare oro. Ma molti sono d’accordo che il mondo stia diventando un posto spaventoso. L’eurozona sta barcollando, il deficit degli Stati Uniti crea allarme e l’inflazione incalza. Simili paure hanno fatto schizzare il prezzo dell’oro fino all’incredibile quotazione di 1.545 dollari l’oncia, un rialzo di quasi sei volte in un decennio. E le azioni delle compagnie di estrazione non sono riuscite a stare al passo. Questa è una cosa nuova. L’oro e le azioni delle aziende estrattrici salivano e scendevano a passo di marcia. Negli ultimi cinque anni, invece, il prezzo dell’oro si è triplicato mentre il valore delle aziende del settore si è solo raddoppiato. Gli investimenti fatti sulle aziende che spostano, rompono e processano le rocce sono più stabili, sembra, di quelli che investono sui lingotti. Quando le miniere invecchiano, estrarre l’oro diventa più difficile e costoso. Il minerale grezzo contiene meno metalli, i livelli medi di rendimento sono caduti del 30% dal 1999 secondo i dati di GFMS, una società di consulenza. E bisogna scavare sempre più a fondo. I carburanti sono più cari. E anche il lavoro e le attrezzature da quando il boom della domanda dei minerali ha fatto innalzare la domanda di miniere e di perforazioni. Dieci anni fa il costo medio di estrazione di un’oncia d’oro era poco al di sopra dei 200 dollari. Nel 2010 ha raggiunto i 857, secondo il GFMS, anche se questo dato dipende in parte dal prezzo dell’oro. Quando l’oro era a 200 dollari l’oncia, le pepite la cui estrazione ne costava 800 rimanevano sotto terra. Trovare nuovi filoni per rimpiazzare quelli in via di esaurimento sta diventando sempre più difficile. Metals Economics Group, una società di consulenza del settore minerario, stima che nel 2002 i minatori dell’oro spendevano 500 milioni di dollari in esplorazione. Nel 2008 ne hanno spesi 3 miliardi trovando molto meno materiale. Tutto l’oro facile è già stato estratto. Le grande aziende estrattrici hanno iniziato a fare acquisizioni per innalzare le loro riserve. Lo scorso anno in Australia la Newcrest ha comprato un rivale, Lihir Gold, per 8,7 miliardi. Sempre nell’ultimo anno il 31% degli scambi in valore del settore minerario ha riguardato l’oro, secondo i dati del ramo di consulenza di PwC. Le aziende che si fondono cercano di tagliare i costi, e spesso riescono a spendere meno nelle esplorazioni di quanto facessero quando erano separate. Ma ciò rende anche meno probabile che riescano a trovare più oro di prima. Le compagnie estrattrici hanno portato alla luce 2.689 tonnellate d’oro lo scorso anno. Stupendo, un record. Ma, nonostante il grande aumento degli investimenti, si tratta di briciole in più rispetto al totale di dieci anni fa. Gli investimenti nell’estrazione dell’oro comportano rischi non collegati al prezzo del metallo. Le fusioni possono non avere il successo sperato. E siccome le riserve facilmente estraibili scarseggiano nelle zone stabili come il Nord America e l’Australia, i minatori sono costretti a operare in quelle più problematiche, come l’America Latina e l’Africa. Enormi investimenti possono dare ritorni insoddisfacenti se le miniere promettenti contengono meno oro di quanto previsto. I patiti dell’oro, per definizione, scommettono che il prezzo dell’oro salga sempre di più. Le aziende minerarie qualche volta fanno l’opposto. Molti assicurano i loro beni, vendendo l’oro per assicurarsi flussi di cassa costanti per avere il denaro per scavare ancora più miniere. Tutto questo potrebbe sembrare troppo prudente. Ed è una cosa che non piace ai patiti dell’oro e, quando il prezzo dell’oro sale ancora di più, limita i profitti delle aziende estrattrici. Barrick Gold, la prima compagnia che opera nel settore, e AngloGold Ashanti, la terza più grande, hanno speso entrambe miliardi in protezioni assicurative negli ultimi due anni. I patiti dell’oro spesso sono allergici agli altri metalli. Quelli che estraggono l’oro no. Molti producono anche il rame, dato che spesso si trova negli stessi filoni di minerale grezzo dell’oro. In aprile Barrick ha offerto 7,7 miliardi di dollari ha rischiato, superando un’offerta cinese per rilevare Equinox, un azienda estrattrice di rame australiana. La forte domanda cinese e la scarsa fornitura globale dell’“oro rosso” ha dimostrato quanto la mossa di Barrick fosse sensata. Ma i patiti dell’oro l’hanno detestata. Le azioni di Barrick sono scese drasticamente dopo che quest’offerta fu rivelata. La cosa più dannosa per il matrimonio tra i patiti dell’oro e le aziende minerarie è stata l’arrivo di un nuovo seducente strumento finanziario. Gli Exchange-traded fund (ETF), basati sull’oro fisico, offrono agli investitori uno strumento che dipende dal prezzo dell’oro senza alcuna influenza dalle quotazioni delle aziende estrattrici. Sono diventati molto popolari: in meno di un decennio gli ETF sono passati dallo zero fino a detenere qualcosa come 2.200 tonnellate d’oro, quasi l’intera produzione annuale. Se il mondo va in malora, i patiti dell’oro diranno: “Ve l’avevo detto.” Ma se gli investitori si svegliano e comprendono che quel metallo giallo è un po’ più utile dei tulipano, i patiti dell’oro verranno bruciati. Le aziende minerarie, meno. **************************************** ***************** Fonte: Mining: The wacky world of gold | The Economist |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||