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Sanguisughe.
INPS INPS HURRà! - LA MOGLIE DEL NEMICO DI ROMA LADRONA, TALE BOSSI, CIUCCIAVA ANCORA IL BIBERON E GIà RISCUOTEVA IL VAGLIA DELLA PENSIONE! A 39 ANNI, IN ITALIA, SI PUò! – MARIO GIORDANO NEL SUO ULTIMO LIBRO “SANGUISUGHE” SCODELLA UNA LISTA DI BABY-PENSIONATI CHE COMPRENDE CELENTANO, DE BENEDETTI, CESARE ROMITI, RAFFAELLA CARRÀ, SOPHIA LOREN, CARLO CALLIERI - POI C’È IL CASO DEL DISGRAZIATO MORTALE, CHE TRA TRATTENUTE E SALDO PRENDE 0,78 CENTESIMI…
C'è il pensionato Inps più ricco d'Italia: 90mila euro al mese. L'onorevole che è stato in Parlamento un solo giorno e potrà contare per tutta la vita su una pensione da deputato. L'ex premier che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una da 31mila euro al mese. L'ex capo di Stato che, oltre al vitalizio, incassa 4766 euro al mese come ex magistrato, pur avendo svolto questa attività per soli 3 anni. E poi le baby pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple pensioni: è la casta dei pensionati d'oro, per i quali la legge viene applicata con sorprendente rapidità, mentre centinaia di comuni cittadini devono attendere anni per veder riconosciuti i loro diritti previdenziali. In Sanguisughe (Mondadori, 176 pagg, 18,50 euro), in libreria dal 5 aprile, Mario Giordano ci guida nel labirinto degli scandali della previdenza italiana: un buco nero che grava sulle spalle dei contribuenti e mette a rischio il loro futuro. La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca. La notizia è questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby pensionata. Proprio così, avete letto bene. La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall'insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po' meno da quello dell'opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l'altro pure contro i parassiti di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l'ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader. Eppure nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta ("Sanguisughe), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l'indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni. Il libro di Giordano (sottotitolo: le pensioni d'oro che ci prosciugano le tasse) però ha un attacco folgorante. Ed è la riproduzione dell'estratto conto di una pensione di 78 centesimi. Una incredibile "busta paga" autentica che nasce così: "Pensione lorda 402,12 euro, trattenute Irpef 106,64 euro, saldo Irpef 272.47, addizionale regionale 23.00, arrotondamento 0.78. Scrive Giordano: "Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni regalati a qualche burocrate d'oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente". Allora, forse, si può leggere questo libro saltando da un assurdo all'altro. Dalla "pensione centesimale" a quella della signora Marrone in Bossi, che è - in Italia - non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell'agenzia NewsMediaset, "che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant'anni di età". Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava "la palude romana" e chiedeva di cambiare. "Come no? - chiosa Giordano - Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però". Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, siciliana d'appartenenza attraverso il nonno Calogero "che arrivò a Varese come impiegato dell'anagrafe e finì deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare" custodì Bossi nella convalescenza dopo l'ictus e favorì l'ascesa del figlio Renzo. "Fra le attività che ha seguito con più passione - annota Giordano - la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel 1998, ‘la scuola della tua terra', che educa i bambini attraverso la scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende, fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali. E sarà un caso che nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento, (800 mila euro) proprio alla Bosina?". Tutto sembrerebbe fuorché un caso. La signora Bossi, d'altronde, ha molto tempo libero perché riceve un vitalizio regolarmente. "Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni mese, ha diritto a percepire l'assegno, che in effetti incassa regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in triciclo, anziché andare in carrozza al consiglio regionale" (Già, perché se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da quasi trecentomila euro a zero). Ma Manuela non è sola: il corposo capitolo sui baby pensionati si apre con la storia di Francesca Z., che si è messa a riposo nel 1983, quando aveva appena 32 anni ("L'ex collaboratrice scolastica ha già ricevuto dallo Stato 280 mila euro, cioè 261 mila euro più di quanto abbia versato in tutta la sua carriera - si fa per dire - lavorativa"). E prosegue con i casi di Carlo De Benedetti (in pensione a 58 anni), Cesare Romiti (2.500 euro a 54: ai tempi della marcia dei quarantamila, nel 1980, era pensionato da tre anni!). Ma non mancano i grandi moralisti. Adriano Celentano è in pensione da quando aveva 50 anni. Oppure le artiste: Raffaella Carrà e Sophia Loren (in pensione da quando avevano 53 anni) e i duri come Carlo Callieri (l'ex uomo forte della Fiat) che prende la bellezza di 5 mila euro al mese da quando aveva 57 anni. Ecco perché, in mezzo a questa selva di nomi il consiglio è di non leggere i capitoli sulle pensioni onorevoli, sulle pensioni d'oro, e sulle pensioni truffa. Vi incazzereste troppo. senza vergogna - Un moralizzatore in pen¬sione a 44 anni? di pietro (circa 2mila euro al mese) - La moglie di Bossi? a 39 anni - Il banchiere d’oro: Rainer Masera in pen¬sione a 44 anni (prende 18mila euro) - Marrazzo a 52 anni: solo 2000 euro al me¬ INPS INPS HURRà! - LA MOGLIE DEL NEMICO DI ROMA LADRONA, TALE BOSSI, CIUCCIAVA ANCORA IL BIBERON E GIà RISCUOTEVA IL VAGLIA DELLA PENSIONE! A 39 ANNI, IN ITALIA, SI PUò! – MARIO GIORDANO NEL SUO ULTIMO LIBRO “SANGUISUGHE” SCODELLA UNA LISTA DI BABY-P |
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#2 (permalink) | |
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Towanda
Data registrazione: Dec 2008
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che dire dipiù anzi non si può dire di + o foese si potrebbe cominciare! ![]() ma è difficile sia di re che fare.... comunque cico hai fatto bene a piazzarlo qui sto 3d almeno dura qualcosina in + ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
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#4 (permalink) | |||
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Italialand
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#5 (permalink) |
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V for violation
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Beh, almeno questa è una delle poche questioni, forse la sola, che li mette tutti d'accordo.
Compatti! Vogliamo abolire i privilegi, la casta di oppone | Video ovviamente notizia, sul finire dello scorso anno, passata in sordina. |
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#6 (permalink) | |
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Towanda
Data registrazione: Dec 2008
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![]() ![]() ![]() ![]() ![]() oh straquadagno ai livelli di bondi e lupi |
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#8 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jan 2008
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di Mario Giordano sempre, su Panorama..... aggiungiamoci pure questi. Non solo vip, l'Italia è il paese dei furbi.... lo sport nazionale
![]() Di fronte a tanti falsi ciechi, beh, non resta che aprire gli occhi. E, in effetti, l’italico campionario abbonda di situazioni che potrebbero perfino strappare un sorriso, se non nascondessero un vizio tragico: a Palermo una sorda viene assunta come centralinista; a Roma un paraplegico fa il maratoneta; ad Avellino un paralizzato ara i campi; a Bari uno senza mani guida il camion… A Monteforte Irpino è stata scoperta una donna di 62 anni che, stando ai documenti di invalidità, non avrebbe potuto nemmeno alzarsi dal letto: ogni mattina, invece, andava a zappare i pomodori nell’orto, poi tornava a casa, si metteva la tuta e cominciava a fare jogging. Peccato che la marcialonga, per lei, sia finita in caserma. Con tanto di doccia fredda. Nel maggio 2009 a Genova è stato fermato un ladro acrobata: si arrampicava sui cornicioni, volava sui tetti, saltellava fra le ringhiere dei balconi. Hanno scoperto che era invalido al 75 per cento. «Avete ragione, ma la pensione non mi basta» ha provato a scusarsi lui. Gli hanno dato sei anni. A Ponzano Veneto nel febbraio 2011 viene scoperto un cinquantasettenne falso paralitico: risultava affetto da tetraparesi e invalido al 100 per cento, ma tre volte alla settimana andava a ballare la rumba e la salsa al circolo delle danze sudamericane. Il giochetto è costato alle casse previdenziali 170 mila euro (…). Ad Arzano (Napoli) nel 2005 è stata beccata una famiglia, 20 persone, tutte con la pensione d’invalidità Inps: il marito, la moglie, i tre figli, le due nuore, il genero, due zie, la nonna, i consuoceri, quattro cugini e altre due cognate. Nessuno di loro, ovviamente, risultava in possesso dei requisiti: il capofamiglia, presunto cieco, guidava l’automobile; uno dei suoi familiari, presunto paralitico, è stato fotografato mentre camminava trasportando sulle spalle enormi pacchi. La procura ha stimato il valore del raggiro: 3.770.000 euro. Solo per una famiglia? Possibile? Ma sicuro: i magnifici 20, infatti, oltre che il mensile, si erano fatti pagare anche tutti gli arretrati. E se la famiglia non vi basta, ecco il quartiere dell’inganno: a Napoli, infatti, nel gennaio 2010 è stato scoperto un intero rione popolato di falsi pazzi. Siamo al Pallonetto di Santa Lucia, nella zona di via Chiatamone, subito alle spalle dei grandi alberghi della città: qui, su poche migliaia di abitanti, sono stati individuati ben 400 malati di mente con assegno di invalidità al seguito. Stando ai dati ufficiali, dunque, quelle strade dovrebbero pullulare di psicopatici, con una concentrazione impressionante di schizofrenici, paranoici e nevrotici, roba che al confronto il manicomio è un’oasi di razionalità. Ma vi pare? In realtà basta scavare un po’ per scoprire che nello stesso quartiere, poco tempo prima, era stato individuato un giro di malaffare fondato sui falsi ciechi: 53 persone arrestate. Che i dispensatori di pensioni truffa abbiano solo pensato di cambiare specialità? Ma, se è così, perché concentrarsi proprio sulla follia? Che sia un segno dei tempi? Nel febbraio 2011, nel quartiere Chiaia, viene fuori invece il filone dei tumori inventati: per intascare la pensione d’invalidità si fingevano malattie incurabili e, con l’aiuto di medici compiacenti, si trasformavano semplici nei in cancri maligni. Come se la truffa all’Inps non fosse, già di per sé, un cancro abbastanza maligno. In effetti, sono almeno tre decenni che lottiamo contro i falsi invalidi. Senza grandi risultati, si direbbe. E pensare che verso la metà degli anni Ottanta, con l’ottimismo proprio dell’era craxiana, l’allora ministro competente, Gianni «balla balla» De Michelis, si diceva sicuro della vittoria finale. I giornali, in quel periodo, avevano sollevato la polemica sull’argomento, riempiendosi di grandi titoli a effetto: Invalida totale balla la mazurka; Cieco al 100 per cento vince il torneo di tennis; Zoppo vince la maratona; Anziana signora inabile al 70 per cento ottiene il porto d’armi; Sordo suona nella banda musicale; Sordomuto addetto al centralino… All’epoca diventò quasi mitico il paesino di Militello Rosmarino, fra Messina e Palermo, dominato dalla dinastia Lo Re, in particolare dal celebre Vincenzo detto «Lo Re delle Pustole», che era riuscito a far avere, in quel centro di 1.200 anime, oltre 500 pensioni di invalidità. Tutti sciancati a Militello, tutti monchi, accecati, tisici o poliomielitici, compresi un certo Biagio (invalido al 70 per cento per «reumatismo articolare e ipoacusia bilaterale di tipo trasmissivo») e un certo Giuseppe (invalido pure lui al 70 per cento per «ipoacusia trasmissiva bilaterale»), oltre che cieco («riduzione del visus») e storpio («artrosi lombosacrale»): Giuseppe e Biagio, però, nonostante questo carico di sciagure personali, ogni domenica sfidavano eroicamente il dolore per scendere in campo con la locale squadra di calcio. Che cosa non si fa per il pallone, eh? Fra l’altro, molti degli invalidi di Militello Rosmarino figuravano come domiciliati proprio a casa del «Re delle Pustole»: arrivavano da tutti i paesi del circondario e prendevano residenza lì. «Che cosa ci vuol fare, signor giudice?» disse Vincenzo quando fu portato in tribunale per spiegare l’anomala circostanza. «Lo sanno tutti che odio stare da solo…». Grazie a follie come queste le pensioni d’invalidità erano arrivate a livelli record. Pensate che fino al 1983 la legge non prevedeva nemmeno la possibilità di un controllo: sei un finto zoppo? Lo resti per tutta la vita. Sei un finto orbo? Nessuno ti toglierà la pensione. E qui arrivò il primo intervento dei governi socialisti, conditi di craxismo e ottimismo. «Le false invalidità? Un problema del passato» proclamò De Michelis nel 1984, come se il tema potesse essere seppellito per sempre. Illuso. In realtà, il numero dei vitalizi pagati in nome della lesione fisica permanente continuò a crescere e nel 1989 raggiunse il record assoluto: 4.568.000, quasi un invalido ogni 10 persone. Fu allora che venne varato un nuovo intervento, decisamente più severo. E gli effetti, questa volta, si videro davvero: otto anni dopo, nel 1997, le pensioni d’invalidità erano scese a quota 3.418.528, nel 2002 erano arrivate addirittura a 1.766.785, un quarto di quelle che venivano pagate 13 anni prima. |
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Member
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Mahhh....
![]() Secondo me la Vostra è tutta invidia ![]() Scommetto che nessuno di voi è riuscito a procurarsi una anche modesta pensioncina. Svegliatevi e ricordatevi che siete un Paese di navigatori: "Si salvi chi può", quindi. ![]() E smettete di scandalizzarvi: questo Paese, oramai, non lo cambierà più nessuno. ![]() Imparate a "navigare" piuttosto... e fateloprima che (inevitabilemnte) la barca affondi. ![]() ((Poi) non paingere per me, o Argentina.... )P.S. No, io la pensione non la ho....(ancora)ma in futuro...hai visto mai...
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Towanda
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p.s. step by step anzi mattone su mattone ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() : hic:![]() ![]()
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