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Swinburne
Di piccola statura e corporatura goffa, dalla voce sgradevolmente acuta, dall'atteggiamento dimesso, Swinburne era apparentemente quanto di più lontano dall'ardimento espresso dai suoi rivoluzionari versi; per contro, aveva un'insospettabile forza fisica (fu tra l'altro il primo a scalare Culver Cliff nell'Isola di Wight). Possedeva, per giunta, un carattere altamente eccitabile, al quale si dovevano occasionali accessi enfatici, durante i quali declamava versi a gran voce, abbandonandosi a gesti spropositati. Alcuni accessi morbosi avuti in pubblico, per quanto molto rari, diedero a pensare che fosse epilettico. Peggiorava il tutto il suo alcolismo, a causa del quale molto spesso doveva essere ricondotto a casa, alle ore piccole, a forza di braccia.
Aveva pubblicato solo pochi componimenti su rivista quando diede alle stampe il poema drammatico (destinato però alla sola lettura) Atalanta in Calydon (1865), a cui arrise un successo eccezionale. Solo un anno dopo gli scandalosi versi di Laus Veneris e Poems and Ballads gli diedero fama di poeta immorale, scatenando una campagna diffamatoria secondo molti perfettamente inutile: molte delle perversioni descritte da Swinburne erano un fatto puramente letterario. Secondo altri, aveva imparato a Eton tecniche erotiche sadomasochiste come, in particolare, la flagellazione; e gli sono attribuite almeno due relazioni omosessuali, con Richard Monckton Milnes, che gli fece scoprire il De Sade, e con il viaggiatore Richard Francis Burton. Sarebbe stato proprio Dante Gabriel Rossetti a tentare di convertirlo all'eterosessualità facendolo incontrare con l'artista circense Adah Menken; costei, rinunciando, avrebbe detto: "Non riesco a fargli capire che mordere non serve a niente". Le chiacchiere sul suo conto, ben lungi dall'avvilirlo, lo spronarono ad assumere atteggiamenti sempre più provocatori, fino a lasciar correre su di sé voci che lo volevano pederasta, e persino amante di una scimmia. Secondo Oscar Wilde, come si è detto, nulla di tutto ciò era vero; secondo lui, Swinburne era solo "un fanfarone, riguardo ai propri vizi, che ha fatto tutto il possibile per convincere il mondo della sua omosessualità e della sua bestialità quando non era né omosessuale né bestiale".
Nel 1868 Swinburne affittò con un amico una casa a Étretat, dove ricevette una visita del giovane Guy de Maupassant. Lo scrittore francese rimase vivamente impressionato dalla presenza di ossa umane su un tavolo, strane pitture alle pareti e una bertuccia vestita di tutto punto. Jean Lorrain si sarebbe ispirato a questo racconto. Edmond de Goncourt, nel suo romanzo La Fausta (1881) ispira il suo personaggio di Georges Selwyn, il sadico amatore di ragazzine, a Swinburne così come appare dal racconto di Maupassant.
Di là dalla leggenda, fu abbastanza sregolato da patire, nel corso degli anni, di varie sofferenze fisiche, finché ebbe un tracollo psicofisico. Nel 1879 fu preso in cura dall'amico Theodore Watts Dunton, che lo accudì nella propria villa di The Pines, Putney, nei pressi di Londra, fino alla fine dei suoi giorni. Questa crisi lo indusse a smettere gli atteggiamenti giovanilmente ribelli e ad assumere una certa rispettabilità sociale. Il suo isolamento si accentuò in séguito all'insorgere della sordità; morì d'influenza.
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