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Vecchio 24-03-11, 09:30   #1 (permalink)
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La verità sullo stato macroeconomico reale - i post di Bottarelli !!

FINANZA/ 2. I "salti" di Portogallo e Irlanda fan tremare l’Ue
Mauro Bottarelli giovedì 24 marzo 2011

Per oggi evitiamo di annoiarci con i retropensieri riguardo l’operazione Total contro la Libia e la volontà del Napoleone in sedicesimi di farsi rieleggere all’Eliseo attraverso il nuovo profilo di liberatore del Nord Africa e pensiamo alla nostra povera Europa e agli ancor peggio combinati Stati Uniti.

Il bond decennale irlandese, infatti, è ormai arrivato a pagare un rendimento del 10,19%! Siamo alla follia totale, soprattutto se uniamo questa situazione devastante al fatto che fino a martedì le Borse salivano, l’euro pure, mentre il dollaro continuava a languire (segnale, quest’ultimo, che ci indica come il biglietto verde sia verso la fine della sua gloriosa storia di moneta globale e bene rifugio): ieri, la temporanea inversione di tendenza, i mercati si sono resi conto che il Vecchio Continente rischia davvero di andare a gambe all’aria e si sono depressi, insieme all’euro.

Martedì pomeriggio un rumor di mercato - poi smentito - giustificava l’aumento dei tassi irlandesi con un default su alcune cedole di una delle banche nazionalizzate da Dublino, esattamente Allied Irish. Ma se la voce è stata prontamente smentita, perché lo yield ha raggiunto livelli mai conosciuti? O in Irlanda è nascosta una bomba atomica finanziaria che sta per scoppiare oppure Germania e Francia stanno tramando qualcosa. Delle due l’una: le tensioni sul debito irlandese potrebbero quindi essere una mossa deliberata favorita da Dublino per costringere l’Europa a rinegoziare gli aiuti europei oppure sono proprio le banche europee (tedesche in testa) a mettere sotto pressione il debito irlandese per costringere Dublino a nuove misure di austerità, alla garanzia del no all’haircut sul debito senior delle banche e, soprattutto, ad aumentare la corporate tax, oggi ancora al 12,5%.

Detto fatto, il cds sovrano irlandese è schizzato a 578,50 punti base: qualcuno sta giocando con il fuoco e rischia di far scoppiare davvero l’incendio alla vigilia del vertice europeo di oggi sull’allargamento del Fondo di salvataggio Ue. Un timing molto, molto sospetto. Tanto più che alla rinnovata crisi irlandese, ieri ha fatto seguito la quasi certa caduta del governo portoghese dopo la bocciatura del voto parlamentare sul pacchetto di austerity proposto per evitare il salvataggio di Ue e Fmi (a due ore dal voto finale, quando questo articolo veniva concluso, il sito del quotidiano Diario de Noticias dava per certo il “no” dell’assemblea e quindi le dimissioni di José Socrates da primo ministro e l’esponente dell’opposizione al governo di minoranza socialista, Francisco Louca, dichiarava che ormai «il Portogallo è a un passo dalla bancarotta»).


Rischiamo di ritrovarci, quindi, con un governo assente che vedrà il presidente lusitano, Anibal Cavaco Silva, costretto a rappresentare il suo Paese ad interim al vertice europeo di oggi, dove potrebbe dover presentare come credenziali la bocciatura del pacchetto economico del governo, la certa necessità di un bailout comunitario e rendimenti dei bond a 5 e 10 anni rispettivamente all’8,05% e 7,54%: default tecnico, in parole povere, visto che yields del genere non sono sostenibili. Ma l’ipotesi di crisi generale a Lisbona, però, causerebbe crolli bancari in Spagna, dove gli istituti sono pesantemente esposti sulla piazza lusitana e quindi un potenziale, quarto Stato a rischio salvataggio: a quel punto, nemmeno l’allargamento del Fondo formalmente deciso dai governi sarebbe sufficiente a colmare le necessità di rifinanziamento, ma la Germania ha già detto che non cederà di un centimetro in più.

Insomma, nuova ondata di crisi del debito, rendimenti alle stelle, cds e spreads in orbita e Borse votate al tracollo. Oppure, ritorno a più miti consigli della Merkel su indicazione diretta delle banche tedesche, anch’esse a forte rischio di perdite sull’esposizione ai Pigs. E mentre l’Europa affronta la sua prova di sopravvivenza più severa dalla nascita dell’euro, gli Usa cosa fanno? Tirano un sospiro di sollievo, ma dovranno comunque dar vita a una cura choc se vogliono restare in piedi.

I principali detentori scaricano dollari dalle loro riserve e comprano metalli fisici: solo a febbraio la Cina ha importato 245 tonnellate di argento, tramutando in metallo parte delle sue riserve in biglietti verdi, ma anche l’Iran sta riducendo la sua esposizione al dollaro attraverso massicci acquisti di oro: Teheran già detiene 300 tonnellate di oro, a fronte delle 168,4 del 1996 e continua a comprare. La stessa Libia di Gheddafi, dal canto suo, può già contare su circa 143,8 tonnellate d’oro (ma si pensa siano molte di più), un controvalore di circa 6,5 miliardi di dollari al prezzo corrente di quasi 1440 dollari l’oncia (i timori sul voto parlamentare portoghese ieri hanno messo il turbo ai bullions) e quindi sufficienti a comprarsi eserciti interi di mercenari per combattere fino alla fine. La Libia è tra i primi 25 detentori di oro al mondo e tutto il metallo fisico è detenuto dalla Banca Centrale libica sul territorio nazionale (prima della crisi a Tripoli, ora a Sebha, città al confine con Ciad e Niger), non a Londra come fanno le banche centrali di molti paesi. Stati Uniti ed Europa hanno sì congelato gli assets libici in dollari, ma non l’oro: il quale, se trasportato fuori dalla Libia, può essere facilmente venduto attraverso uno swap visto l’appetito di molti governi verso il bene rifugio per antonomasia: il valore dell’oro, infatti, non dipende dalla stabilità dei governi come accade invece per obbligazioni, assets e titoli. Dollaro in testa.


E che dire della Russia e del suo programma di acquisto di oro e valute estere che non siano il biglietto verde oppure dell’India, primo importatore mondiale di oro nonostante il prezzo record all’oncia? E quando non sono le nazioni ad acquistare oro e argento fisico, ci pensano i loro cittadini sempre più spaventati: l’argento fisico è terminato sia alla zecca statunitense che a quella canadese, in compenso ne circola il triplo della produzione mondiale sottoforma di contratti futures! Gli stessi stipulati da JP Morgan Chase e Hsbc durante il mega-corner sul prezzo, fissato nelle loro scommesse a 20 dollari l’oncia contro i quasi 37 dollari di ieri!

Insomma, per la prima volta dal secondo Dopoguerra, nel pieno di una crisi dalle tre facce (terremoto in Giappone, guerra in Libia, boom delle commodities), il dollaro non si comporta più da moneta rifugio e, anzi, scende ai minimi storici contro tutte le altre valute. Ecco il grande capolavoro di Barack Obama e della Fed prima ancora che dei furboni di Wall Street: gli Stati Uniti hanno perso la loro forza di rifugio mondiale per la finanza, un evento epocale che segna la fine del “soft power” economico e che porterà con sé, come reazione, il possibile aumento dell’hard power militare, visto che il ridimensionamento dell’impegno in Libia è solo prodromico all’attacco contro l’Iran quando questo muoverà contro l’Arabia Saudita sulla scorta della crisi sciita in Bahrein.

Cosa accadrà? Per salvare sé stessi e il dollaro, gli Usa dovranno fare un bagno di umiltà, leggersi qualche buon libro di Von Mises o Von Hayek e accettare la stessa cura cui si sta sottoponendo l’Europa, ovvero rigore di bilancio e fine immediata della monetizzazione dei debiti, altro che parlare di QE3, ovvero terzo scaglione di quantitative easing monetario. Le conseguenze sul breve periodo potranno essere negative per le Borse e probabilmente ci sarà un altro periodo di recessione, ma l’alternativa è un devastante rischio iperinflattivo e la fine del dollaro come moneta di riferimento: non è un caso che ieri Richard Fisher, governatore della Fed di Dallas, abbia dichiarato che «dopo giugno non si riscontra più necessità di ulteriori programmi espansivi, tanto più che la quantità di liquidità che circola nel sistema sta facendo registrare una straordinaria attività speculativa negli Stati Uniti. La Fed ha fatto abbastanza, ora tocca al Congresso».

A mio avviso, se l’acuirsi della crisi europea non riuscisse a mantenere artificialmente in vita il dollaro e questo dovesse repentinamente crollare, l’attuale piano di allentamento monetario (QE2) verrà bloccato anzitempo. A questa situazione macro, poi, si uniscono quotidianamente notizie tutt’altro che incoraggianti. Ecco quella di ieri: record negativo per il settore immobiliare americano. Le vendite di case nuove sono crollate in gennaio del 16,9% a quota 250mila, il dato riportato dal Dipartimento del Commercio è nettamente peggiore delle attese degli analisti che si attendevano un rialzo del 2,1% a quota 290mila: su base annua la flessione è addirittura del 28%. Nel mese, inoltre, il prezzo medio di una nuova casa è sceso a 202.100 dollari, il 13,9% in meno rispetto ai 234.800 dollari di un solo mese prima. Si tratta del maggior declino su base mensile mai registrato, tale da aver portato i prezzi medi ai livelli del dicembre 2003.

Come ben vedete, la crisi libica altro non è se non un accidente della Storia, l’ultimo disperato tentativo del Napoleone in sedicesimi di non essere battuto al primo turno alle presidenziali. I guai sono ben altri. E di ben altra entità: Usa e Ue non possono sopravvivere entrambi in queste condizioni e con questi assetti, uno dei due dovrà soccombere al fine di garantire il futuro dell’altro. Temo che sarà Washington a scamparla e la Germania, per prima, porrà fine all’Unione come la conosciamo: se qualcuno deve staccare la spina, sarà il più forte. Non certo i più deboli.
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Vecchio 24-03-11, 18:32   #2 (permalink)
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leggo: il dollaro scende ai minimi storici.
A me hanno insegnato che se la bilancia commerciale
è negativa..il cambio dovrebbe scendere.
Gli Usa hanno la bilancia commerciale negativa da anni...
che c'è di strano se il dollaroscende ????
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Vecchio 25-03-11, 09:00   #3 (permalink)
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leggo: il dollaro scende ai minimi storici.
A me hanno insegnato che se la bilancia commerciale
è negativa..il cambio dovrebbe scendere.
Gli Usa hanno la bilancia commerciale negativa da anni...
che c'è di strano se il dollaroscende ????

Il problema nasce nel fatto che esiste un legame forte fra dollaro e materie prime: il deprezzamento del dollaro porta inesorabilmente alla crescita dei prezzi delle commodities , già oggetto della speculazione per la situazione generale di instabilità politica di cui tutti sappiamo.
Quindi un binomio di negatività che sta generando inflazione a fronte di una crescita economica stagnante.
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Vecchio 25-03-11, 09:01   #4 (permalink)
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FINANZA/ E ora la Merkel farà affondare l’Europa?
Mauro Bottarelli venerdì 25 marzo 2011

Et voilà, la terza - e probabilmente definitiva - ondata di crisi del debito europeo si è materializzata nell’arco di due giorni. Prima il picco dei rendimenti dei bonds irlandesi dovuto alla diffusione di una falsa notizia riguardo il default su un cedola di Allied Irish Bank, poi lo showdown al Parlamento portoghese che ha visto l’opposizione mandare sotto il governo di minoranza sul pacchetto di austerity concordato con Ue e Fmi e costretto il premier José Socratos alle dimissioni proprio alla vigilia del vertice europeo apertosi ieri e destinato al raggiungimento di un accordo sul fondo salva-Stati.

E proprio il patatrac di Lisbona potrebbe compromettere non poco l’accordo sul pagamento da parte dei paesi membri, con la Germania intenzionata a chiedere una dilazione su cinque anni dei 22 miliardi che è chiamata a devolvere, per evitare scossoni alle prossime elezioni regionali e ora costretta a fare i conti con un potenziale default lusitano che innescherebbe un domino mortale per il sistema bancario. A Bruxelles hanno già fatto i conti, tanto che due funzionari dell’Ue interpellati dal Financial Times quantificavano in 70 miliardi di euro i contributi necessari al Portogallo per superare la crisi, mentre Royal Bank of Scotland alza il conto di 10 miliardi a quota 80: per Jacques Cailloux, economista di Rbs a Londra, «un salvataggio portoghese è pressoché inevitabile a questo punto. Il mercato, infatti, si deteriorerà in assenza di misure che tamponino la situazione; c’è poi un ovvio rischio di ulteriori downgrades, i quali saranno anticipati dai mercati e si trasformeranno in una profezia auto-generante».

Anche perché, realisticamente, a Lisbona non potranno tenersi elezioni anticipare prima di maggio e in assenza di un supporto europeo per calmare i mercati, gli investitori difficilmente garantiranno un mese e mezzo di pace al Paese. Basti guardare i valori dei rendimenti obbligazionari che ieri prezzavano la crisi politica: il bond biennale pagava uno yield del 6,914%, il quinquennale dell’8,3485 e il decennale al livello record del 7,912%. Tanto più che in Portogallo, al netto della bocciatura parlamentare di mercoledì sera, sono già in atto innalzamenti delle aliquote fiscali e la politica di tagli alla spesa pubblica più draconiana da trent’anni a questa parte senza che questo abbia minimamente calmato i mercati negli ultimi tre mesi.

Lo spread tra i decennali portoghesi e il Bund tedesco è salito di 15 punti base a quota 439, molto vicino alla quota record di 444 punti base raggiunto lo scorso 11 novembre. «Questa crisi è comparsa nel peggiore dei momenti possibili per il Portogallo», ha dichiarato il dimissionario José Socrates. «Il problema principale nel breve termine è che in Portogallo non c’è nessuno con l’autorità politica per trattare un piano di salvataggio, questo rende incerto qualsiasi tipo di negoziato e deluderà le attese dei mercati per una soluzione già nel corso di questo weekend», conferma Paul Donovan, economista alla Ubs.


Nei fatti, le dichiarazioni del presidente portoghese, Anibal Cavaco Silva, hanno fatto intendere a Nicola Mai di JP Morgan Chase che «Socrates, in realtà, è ancora al potere visto che presenzia al vertice europeo in corso». Insomma, confusione totale. Per Mai, «Socrates potrebbe accelerare i tempi cercando un accordo per un pacchetto di salvataggio internazionale oppure negoziare con Cavaco Silva un governo di coalizione d’emergenza o un governo tecnico che piloti la crisi»: le consultazioni del presidente con i vari partiti cominceranno già questa mattina.

Per Pedro Passos Coelho, leader dei Socialdemocratici portoghesi, «il nostro Paese ha già affrontato momenti difficili in passato e li ha sempre superati», ma il timing della crisi appare di quelli pericolosissimi: il Portogallo in aprile e giugno affronterà le prime maturazioni di bond dell’anno, per un totale sulle due scadenze pari a 9 miliardi di euro. Altre maturazioni ci saranno in luglio, agosto, ottobre e novembre in base al piano annuale di collocamento di almeno 20 miliardi di bond per finanziare il budget e coprire le maturazioni del debito. Non a caso il 15 marzo scorso Moody’s ha tagliato il rating di credito portoghese di due notch a livello A3, quattro notch dallo status di “junk” e con outlook negativo.

Ora occorrerà vedere come e se la Bce intenderà nuovamente scendere in campo per tagliare i rendimenti stellari che Lisbona si trova a dover corrispondere per collocare il suo debito: dallo scorso maggio, Francoforte ha già acquistato bonds lusitani per 20 miliardi di euro sul mercato secondario e Gilles Moec, economista alla Deutsche Bank a Londra, si dice certo che «l’intervento della Bce sarà ovviamente richiesto per evitare un aggravamento a breve della crisi». E nonostante Angela Merkel, giungendo al vertice europeo, abbia definito «deplorevole» il fatto che il parlamento portoghese non abbia approvato il pacchetto di austerity, la Cancelliera sa che dovrà cedere ancora - ed entro pochi giorni - poiché il default lusitano farebbe molto più male alle banche tedesche che una sconfitta elettorale alle regionali al suo governo. Per Par Magnusson di Rbs Global Banking, «il salvataggio del Portogallo sarà tra i temi principali del vertice europeo e penso che riusciranno a ottenere un prestito molto in fretta. Ovviamente, ora che la Grecia è andata, l’Irlanda è andata e il Portogallo è andato, la prossima vittima in attesa sulla linea è la Spagna. E questo penso che preoccuperà parecchio molta gente».



Tanto più che proprio ieri Moody’s ha tagliato il rating sul debito senior e sui depositi di trenta piccole banche spagnole, nonostante gli sforzi del governo per mantenere solvibili le cajas, le casse di risparmio divenute potenziali focolai di una nuova crisi subprime, soprattutto in caso di rialzo dei tassi da parte della Bce visto che l’80% dei mutui da esse erogati sono variabili. Ma l’agenzia di rating ha reso inoltre noto, attraverso Alastair Wilson, che a breve porrà in essere «una serie di revisioni nazione per nazione del sistema bancario», senza voler però citare quali saranno i paesi interessati. Confermati i rating Aa2 a Banco Santander e Bbbva, oltre che a La Caixa, tutti però con outlook negativi. I mercati hanno reagito vendendo, con l’indice Ibex interessato da cessioni sui titoli bancari, nonostante il fatto che, «pur essendo innegabile che alcuni istituti spagnoli abbiano problemi, nella nostra opinione oltre il 70% del sistema bancario spagnolo è altamente solvibile», stando alle dichiarazioni di Pablo Garcia, capo dell’equities alla Oddo Sociedad de Valores a Madrid.

Lo scorso 10 marzo, poi, la stessa Moody’s aveva tagliato il rating del credito nazionale ad Aa2, proprio nella previsione che i costi per stabilizzare il sistema bancario supereranno le stime del governo: per la società di rating, gli istituti spagnoli necessitano di almeno 50 miliardi di euro di ricapitalizzazione, un dato non poco discordante da quello della Banca di Spagna che parla di 15,2 miliardi di euro per i dodici principali istituti. Stranamente, il cds sovrano spagnolo si è mosso pochissimo al rialzo, toccando i 222,5 punti base a fronte del record di 368 punti base registrato da Cma lo scorso 30 novembre. Qualcuno pensa che Moody’s sia intervenuta non tanto per la contemporaneità del vertice europeo ma per “spronare” gli istituti spagnoli a dire la verità, visto che le banche a corto di liquidità hanno fino al 28 marzo per presentare i propri piani di ricapitalizzazione alla Banca di Spagna, la quale avrà fino al 14 aprile per valutarli e approvarli o cassarli.

Per Inigo Lecubarri, gestore di un portafoglio da 200 milioni di dollari all’Abaco Financial Funds di Londra, «l’operato di Moody’s è la diretta conseguenza del downgrade sovrano ed è normale»: certo, un po’ di ottimismo in giorni simili non può che fare bene, ma personalmente preferisco essere realista e guardare in faccia la realtà. Esattamente come Warren Buffett, il guru di Omaha, secondo cui, «per moltissima gente il collasso dell’euro è qualcosa di impensabile. Beh, io penso che sia tutt’altro che impensabile». E la Germania, prima con lo stop al nucleare poi con il “nein” alla missione in Libia, ha già inviato chiari segnali di distanziamento dall’Unione europea: vedremo come agirà Angela Merkel durante questo vertice su Portogallo e fondo salva-Stati. E, forse, capiremo quanto è distante o vicino il giorno del possibile collasso.
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Vecchio 25-03-11, 09:55   #5 (permalink)
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la situazione è assai complessa...i paesi periferici son messi molto, ma molto male e la merkel ha preso 2 batoste elettorali e sabato rischia la terza nel bw che è governato dalla cdu da oltre 50 anni...
il punto è che i cittadini tedeschi non vogliono pagare per gli altri e probabilmente se facessero un referendum oggi voterebbero per uscire dall'euro, peccato però che pochi in germania abbiano spiegato che il 60% delle esportazioni sono ancora verso i paesi ue e che le banche tedesche sono pesantemente a rischio sui paesi periferici europei...un bel pò di problemi insomma... penso che dopo il voto di sabato la merkel dovrà decidere molte cose che avranno ricadute pesantissime sulla ue
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Vecchio 25-03-11, 10:20   #6 (permalink)
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giovedì, marzo 24th, 2011 | Posted by FunnyKing
RIFLESSIONE: Cosa è Diventato l’Euro?


La stretta attualità di Grecia, Irlanda e Portogallo, nazioni che da tempo non sono in grado di emettere sul mercato debito pubblico a tassi sostenibili, ci distrae dal tema principale che riguarda tutti i cittadini europei e in particolar modo noi Italiani che purtroppo abbiamo una posizione debitoria tutt’altro che tranquilla.

Il tema è appunto che cosa sia diventato l’Euro? (oppure cosa è sempre stato?)

Noi italiani abbiamo una visone distorta dell’euro perchè siamo stati oggetto dell’unico esempio di bailout europeo che sia pienamente riuscito. Vi ricordate in quali tragiche condizioni versava l’Italia prima che essa fosse accettata da Francia e Germania nei paesi con l’Euro?

Furono giornate drammatiche, in cui un governo tecnico (a guida Amato-Ciampi) impose una monvra finanziaria durissima compresa una patrimoniale sui conti correnti dei cittadini per raddrizzare i conti pubblici, succesivamente ci fu imposto un tasso di cambio Euro-Lira terribile che di fatto fece schizzare l’inflazione a valori stellari e impose una altra tassa occulta. Alla fine fummo accettati e i tassi sui nostri BOT scesero rapidamente dal 10-15% al 5%, rendendo sostenibile un debito pubblico che già allora era ben sopra il 100% del Pil. Il bailout funzionò anche per una volontà politica ferrea di Kohl e Mitterand sia per ragioni ideologiche sia perchhe essi vedevano nella moneta un enorme opportunità di crescita e di consolidamento di un egemonia continetale.

Ma torniamo all’Euro, che cosa è la moneta unica?

La moneta unica è uno scambio. Ciascun paese dell’unione ha scambiato una parte di sovranità nazionale dandola alla BCE e in cambio ne ha ricevuto o stabilità dei prezzi all’interno dell’unione e tassi di interesse bassi.

Ma questo è uno scambio equo?

Dipende. Per quello che riguarda l’Italia possiamo dire che lo sia certamente stato, al di la di come la si pensi l’Euro salvò davvero l’Italia da un fallimento collettivo e da un iperinflazione peggiore di quella che ci portò l’entrata in vigore dell’Euro stesso.

Oggi per Grecia, Portogallo e Irlanda è ancora uno scambio equo?

Siamo arrivati al nocciolo della questione, per me la risposta è a queste condizioni NO.

Le condizioni di cui parlo riguardano essenzialmente la solvibilità dei debitori. Non stà scritto da nessuna parte che uno stato dell’Euro zona o una banca dell’ Eurozona non possano mai falllire a nessuna condizione. Eppure l’Euro si è trasformato da strumento di stabilità per lo sviluppo a gabbia per tutelare gli interessi del sistema finaziario e bancario, il concetto base di TUTTA la politica della BCE è quello che nessun debitore, se stato o banca, deve poter fallire, ne consegue che a pagare il debito debba essere la collettività e poco importa se siano i cittadini dello stato o banca fallita o tutti gli europei attraverso il fondo salva stati (non penserete mica che lo paghi “qualcun altro” ).

Un’altro aspetto che stà emergendo sempre più chiaramente è che l’Euro è diventato uno strumento in mano a persono NON ELETTE per imporre scelte politiche a tutti i membri dell’Eurozona equindi ai loro cittadini. Il caso greco è la cartina di tornasole a quanto sto affermando, ci troviamo di fronte ad uno stato insolvente con banche insolventi, ogni trèemesi arriva una delegazione di banchieri (li chiamano “tecnici”, come odio quella parola) che controlla se Atene ha fatto i compiti a casa e poi danno nuove dirtettive per il trimestre successivo, fateci caso, la Grecia fa una finanziaria o una riforma economica ogni tre mesi SOTTO DETTATURA.

Tutto questo avviene sotto i nostri occhi, ogni giorno e ormai ci siamo abituati ad assistere a questo spettacolo come fosse normale. Ma non lo è, non lo è affatto. Ovviamente ci sono enormi corresponsabilità di intere classi politche autenticamente corrotte (altro che Berlusconi), secondo voi è più grave avere un premier che fa leggi pro domo sua o un premier che indebita i propri cittadini per generazioni allo scopo di conservare i privilegi e il potere dei banchieri (Irlanda)? Ci rendiamo conto di che abisso ci sia fra le due situazioni? Siamo sicuri che sia l’Italia a rappresentare un “anomalia” politica?

In conclusione, come accenavo ieri sera, l’Euro nascerà davvero solo quando (e se) cesserà di essere uno strumento in mano al sistema bancario e tornerà in mano alla politica, ovvero in mano a una classe dirigente eletta o legittimata dal voto dai cittadini.

Qualcosa in questo senso si stà muovendo, la scelta Irlandese di tenere una linea dura con l’Europa e il nuovo governo Portoghese potrebbero segnare una svolta e il riaffermarsi dell’interesse delle persone su quello delle banche, resto pessimista a rigurado ma sarei lieto di sbagliarmi.

Ricordatevi,è interesse delle banche che NON CI SIA NESSUN DEFAULT non quello dei cittadini.
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Vecchio 26-03-11, 22:59   #7 (permalink)
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Un’altro aspetto che stà emergendo sempre più chiaramente è che l’Euro è diventato uno strumento in mano a persono NON ELETTE per imporre scelte politiche a tutti i membri dell’Eurozona equindi ai loro cittadini. Il caso greco è la cartina di tornasole a quanto sto affermando, ci troviamo di fronte ad uno stato insolvente con banche insolventi, ogni trèemesi arriva una delegazione di banchieri (li chiamano “tecnici”, come odio quella parola) che controlla se Atene ha fatto i compiti a casa e poi danno nuove dirtettive per il trimestre successivo, fateci caso, la Grecia fa una finanziaria o una riforma economica ogni tre mesi SOTTO DETTATURA.

In conclusione, come accenavo ieri sera, l’Euro nascerà davvero solo quando (e se) cesserà di essere uno strumento in mano al sistema bancario e tornerà in mano alla politica, ovvero in mano a una classe dirigente eletta o legittimata dal voto dai cittadini.
peccato che le persone "elette dai cittadini" han per anni falsificato i dati di bilancio o adottato politiche fiscali del tutto scriteriate. l'irlanda ha fatto per anni free riding rispetto agli altri paesi ue scegliendo di tassare le aziende al 12,5%, e questa sorta di ben godi ha dato alla testa a politici e banchieri. sulla grecia stendiamo un velo pietoso. se l'europa dovesse ragionare in modo miope, attenendosi strettamente ai numeri, potrebbe tranquillamente tagliare fuori, come rami secchi, questi due paesi, ed invece in un modo o nell'altro cerca di tenerli a galla. non sono spread troppo larghi oggi o domani che devono mettere in scacco il progetto europeo, e l'unico modo per andare avanti, volenti o nolenti, è aiutare chi è caduto a rialzarsi, a costo di lacrime e sangue. la lungimiranza dei paesi e delle istituzioni più forti passa anche nell'imporre scelte dolorose, oserei dire punitive, nei confronti di chi ha sbagliato, ma si tratta di durezza e punizioni necessarie.
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FINANZA/ C’è una banca americana pronta a fare crack
Mauro Bottarelli martedì 29 marzo 2011

L’eco di questa notizia in Italia non è arrivato, ma state certi che a breve, quando la bolla esploderà in un modo o nell’altro, verremo travolti dalle grida belluine degli indignati speciali: se andate su guardate questo video di YouTube (YouTube - MODERN DAY HUNT BROTHERS: Crash JP Morgan, Buy Physical Silver!) capirete cosa sta accadendo Oltreoceano nel silenzio generale. Ve lo riassumo brevemente: è una guida all’acquisto di argento fisico per mandare a gambe all’aria JP Morgan Chase e suoi sodali come la britannica Hsbc, autori di una politica manipolatoria sul prezzo del metallo prezioso.

Abbiamo già parlato di questo argomento, ma lo ritengo importantissimo: questo video, dimostra, come nel suo piccolo la gente possa ribellarsi allo strapotere dei giganti. Ovviamente è una battaglia persa, perché comunque la Fed - vera mandante della politica di manipolazione del prezzo dell’argento - sarà sempre pronta a intervenire in soccorso dei “too big to fail”, ma come diceva Brecht, anche un granello di sabbia può inceppare - almeno per un po’, facendo più danni possibile - il meccanismo più potente e sofisticato. Solo che qui, il meccanismo è veramente diabolico e spiega anche tante cose rispetto a quanto sta accadendo in Libia.

Andiamo con ordine e partiamo dalle novità sul fronte della battaglia per l’argento, fino a venerdì scorso sempre sui massimi, nonostante i tentativi della Fed e della Borsa in cui si trattano i metalli di rallentarne artificialmente la corsa. Pochi giorni fa si è scoperto che la Cina, nel solo mese di febbraio, ha importato 245 tonnellate di argento fisico, solo un poco meno di quanto ne aveva importato l’anno scorso nello stesso mese, ma al doppio del prezzo. In pratica, questo febbraio i cinesi hanno convertito il doppio di dollari in metallo sonante rispetto allo scorso anno. Con la zecca americana e quella canadese che hanno dichiarato esaurito l’argento fisico e il prezzo di quest’ultimo che si avvicinava al punto di rottura dei 40 dollari l’oncia, floor che potrebbe dar vita al rally vero e proprio, JP Morgan comincia a sentir davvero tremare la terra sotto i piedi.

Il perché è presto detto: la grande banca americana è short per 4 quadrilioni di dollari sull’alluminio e su 3,3 miliardi di once di argento al prezzo di 21 dollari l’oncia (ieri il valore dell’oncia era 36,46 dollari dopo aver toccato, la scorsa settimana, il record da 31 anni a questa parte a quota 38,13 dollari). Come fare quindi a evitare che il prezzo continui a salire? Detto fatto, per la sesta volta venerdì scorso il Cme - Chicago Merchantile Exchange, la Borsa dove si trattano i futures di oro e argento - ha alzato ancora una volta i margini iniziali e di mantenimento per trattare un contratto future sull’argento, portando il margine iniziale da 11.138 a 11.745 dollari e il mantenimento da 8.250 a 8.700 dollari. E non basta, l’annuncio dei nuovi margini è stato fatto a mercato aperto in modo da ottenere una discesa (temporanea) dei prezzi visto che in parecchi - soprattutto le “mani deboli” - si sono spaventati e hanno chiuso.


Ma siccome questo, come già detto, non è servito a sgonfiare il prezzo del metallo, in contemporanea JP Morgan Chase ha giocato su due tavoli. La banca d’affari, infatti, ha ottenuto in tempi record la licenza per detenere legalmente nei propri caveau oro e argento a garanzia di contratti futures trattati al Cme, la cosa strana - che sa di manovra disperata - è che normalmente per avere tale licenza sono necessari almeno 45 giorni per le verifiche dell’idoneità strutturale e contabile del richiedente: bene, Jp Morgan ha ottenuto la licenza in due giorni! Stranamente, in contemporanea scopriamo che il premio per comprare una quota dello Sprott Physical Silver Fund è ai massimi storici, chiaro segnale della fame di oro fisico fuori dai caveau degli istituti. Insomma, JP Morgan Chase, con ogni probabilità, stava per andare a zampe all’aria con le sue scommesse sull’argento.

Ma non solo JP Morgan è a forte rischio di default per i suoi contratti sull’argento, molto probabilmente anche l’ETF SLV - che ne replica fedelmente l’andamento del prezzo - è a corto d’argento, altrimenti il colosso bancario americano avrebbe preso il metallo di cui aveva bisogno proprio da lì: invece JP Morgan paga premi dal 50% all’80% ai suoi possessori di contratti sull’argento per non prendere la consegna! Insomma, c’è l’argento di carta ma non quello reale. Servirebbero un paio di avvenimenti, meglio se in contemporanea, per fare in modo che nel breve periodo l’argento continui a scendere di prezzo, facendo scottare acquirenti di materiale fisico e detentori occasionali di futures: un rafforzamento del dollaro e una buona quantità di metallo che torni disponibile sul mercato.

Veniamo quindi a come questa colossale macchinazione sull’argento, capace davvero di mandare in default la prima banca Usa, possa essere contestualizzata all’attuale guerra in Libia (a proposito, da domenica sappiamo che i ribelli detengono il petrolio e che sono pronti a commercializzarlo, ma guarda che strano!). Da mesi, i metalli preziosi sono sugli scudi e se non si tiene sotto controllo il loro prezzo, salta il banco: ovvero, non si ha più controllo sulla situazione, i tassi d’interesse diventano ingestibili, il sistema benefica più della fiducia di mercati e investitori e nemmeno la stessa valuta cartacea - il dollaro in questo caso - che potrebbe perdere definitivamente il suo ruolo di moneta rifugio, insieme ai bond in esso denominati.
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Vecchio 29-03-11, 12:31   #9 (permalink)
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ma questo sono 4 anni che annuncia l'apocalisse imminente.

non s'è stancato?
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Vecchio 29-03-11, 13:42   #10 (permalink)
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Originalmente inviato da Dunwich Visualizza messaggio
ma questo sono 4 anni che annuncia l'apocalisse imminente.

non s'è stancato?
Apocalisse direi che è eccessivo ,diciamo che si lascia prendere la mano , ma ho rilevato che almeno nell' 80% delle volte la previsione è rispettata.......
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