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Vecchio 23-02-11, 22:45   #1 (permalink)
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SANTE, MOGLI, AMANTI E ZOC.COLE. AGITARE PRIMA DELL’USO - di Francesco Floris

Stralcio una parte di un articolo , di ben più ampio respiro , ineccepibile quanto ad onestà.
Sempre più convinta che nessuno come un uomo, non sessualmente represso, felicemente sposato e da molto tempo, con delle figlie adulte, realizzato anche professionalmente e quindi non soggetto a tutta quella serie di frustrazioni che fungono da lente deformante della realtà che lo circonda, sia in grado di guardare all'universo femminile con obiettività, giusto distacco ed un linguaggio privo di tutta quella serie di orpelli e sovrastrutture dialettiche, che sono frutto di ampie e circonvolute seghe mentali.

________________________________________ ________________________

Ora, di parlar di prostituzione mi sono un po’ stufato. Qui non si conosce né l’italiano, né la fattispecie dei comportamenti umani.

Il meretricio, la prostituzione sono letteralmente intese come la più o meno brutale vendita, stile macelleria, del proprio corpo o parti di esso a fronte di un corrispettivo in denaro, una botta e via. E prevede che il cliente sia uno sconosciuto, come sconosciuta è la prestatrice d’opera.

Badate bene, a me neanche spaventa moralmente la prostituzione, un fatto della donna, se non c'è violenza e sfruttamento del magnaccia. Né voglio sanzionare offerta e domanda. Tutt'al più tassare.

Ma certamente diventa una altra cosa se la donna si fa mantenere dal maschio, sempre lo stesso o prevalentemente lo stesso. Ed allora è una mantenuta o cortigiana o amante o amica o fidanzata o addirittura una moglie.

E già. Che altro sono alcuni rapporti uomo donna, se non un do ut des, spesso nobilitato da una mostruosa impalcatura sovrastrutturale chiamata sentimento/passione/amore? Sono esattamente quel che ho detto io:
“mi piaci, te la do ma bada di fare qualcosa per me. Non fiori ma opere di bene. Sposami se puoi e se voglio, ti do pure dei figli. Bada però, l’utero è mio e ne faccio ciò che voglio io, sono femminista! Se no, stiamo assieme ma dammi sicurezza protezione un lavoro una casa, magari! Bada, se vuoi l’esclusiva la voglio anch’io da te, se l’esclusiva non la vuoi, va bene, mi dispiace e intanto mi guardo attorno. Non penserai di avere solo tu il diritto?”

Non tutti i rapporti sessuali sono così, ma sarete d’accordo che tanti siano proprio così. Ed infatti gli uomini ricchi hanno un appeal per le donne che i nulla tenenti si sognano. Chissà perché.

Aggiungo che anche i rapporti uomo donna, uomo uomo e donna donna sul lavoro funzionano sul principio del do ut des. Io do una prestazione professionale a te, tu dai un corrispettivo in denaro a me.

Se son furbo trovo anche qualche scorciatoia per avanzare: ti porto la borsa, sono mellifluo e adulatore, ti faccio le cortesie, regalo i fiori al tuo partner (così mi faccio un alleato!), te la (o te lo) do. Ovviamente, cerco di essere il più bravo del bigoncio. Ma non escludo, anzi sono certo, che qualcuno più bravo rimanga indietro rispetto al più furbo.

Ah! Quante studentesse promosse assistenti e poi diventate prof. nella stessa facoltà del pigmalione. Anche in Russia talvolta funziona così, lo dico per conoscenza diretta.

E so pure di un paio di maschi aitanti che sono stati promossi prof. dalle professoresse più anziane. Storie d’amore alla Romeo e Giulietta, certo! Ed un pizzico di do ut des.

Ed allora, che facciamo? Cataloghiamo come prostitute e gigolò molti della popolazione? O semplicemente impariamo a ragionare caso per caso con intelligenza ed umanità?

[.../...]

I commenti dei moralisti un tanto a mutanda, di destra e sinistra, sono di grande superficialità. Si identifica l'uso che alcune ragazze fanno del corpo con la prostituzione. Mi spiego e chiarisco.

La società dello spettacolo ha generato nuovi mestieri ed esistono le chiamate per partecipare allo show business, soprattutto di ragazze giovani e belle.

Indi i casting per gli spettacoli. Esistono i concorsi per miss e modelle, centinaia. Anche la TV di Stato ci marcia per settimane.

Ancora casting per film, pubblicità ecc. ecc.. Esistono le scuole di danza e recitazione, le agenzie e i fotografi che selezionano, fanno il book e gli imprenditori che allestiscono lo spettacolo.

[.../...]

Dicono i missionari: non regalate pesci, insegnate a pescare.

Se dispensi troppi regali, le favorite non si accontentano più, ne vogliono ancora e ancora, come i vitelli che succhierebbero la vita della vacca pur di non staccarsi dalla sua mammella. Non ci stanno a ruminare biada.

E il momento dello svezzamento è duro, qualcuna ci rimane male e si vendica.

Ci siamo dimenticati la storia dei tre milioni di euro al mese? molto significativa, non vi pare?

Bene, nello show business esistono migliaia di ragazze che si propongono, sfilano, sculettano, fanno l'occhiolino per essere scelte, le madri ansiose dietro le quinte. Mostrano le tette, se son poche sono scartate. Tornano siliconate.

Possiamo impedire che alcune trovino scorciatoie, si accompagnino con i promoter e accettino regali di varia entità? suvvia sappiamo che le cose vanno così, non per tutte ma per molte. Come sappiamo che tantissime si propongono e poche arrivano al successo. Ci vuole anche classe e qualità.

Lo show business lascia molti cadaveri dietro, alcolizzati depressi bisognosi della legge Bacchelli. Alcune fortunate si sposano in Brianza, un commendatore meno di Fabio Briatore, LCdM, Gianfry Fini. Altre temo che finiscano … bah chissà, speriamo bene.

E’ un mondo a cui non vorrei si avviasse nessuna persona cara ma, ripeto, è un lavoro come un altro e le ragazze promuovono se stesse come vogliono. Un fatto di libertà che ha niente a che fare con la prostituzione.

Certo sarebbe meglio, opinione personale, che i giovani investissero in preparazione e cultura, ma quando si è belle/belli si ha un atout in più, usare la bellezza per la conquista. E talvolta si ha solo questo atout.

Come ho detto, sono convinto che in qualsiasi lavoro, dalla politica, al giornalismo alla TV, si mettano in moto meccanismi di promozione di se stessi analoghi, non sempre legati all'uso del proprio corpo ma talvolta sì (Bel Ami insegna).

Ed allora, chi può essere definita prostituta e chi no?

Mi sono convinto che sia solo la donna ad aver diritto di definire se stessa. Già lo ha fatto. Ha cambiato il termine:

“sono escort, non put.tana. Accompagno gli uomini ricchi. Li posso rifiutare, se voglio. Oppure li prendo e li rivedo con continuità, ed accetto i loro regali. Tutto qui. Il corpo è mio e ne faccio ciò che voglio. Nessuno mi deve giudicare o insultare. Altri commerciano il loro cervello, io ho un diverso lavoro”

So già che direte: è sempre la stessa minestra, prostituzione. Immagino però che la ragazza si senta insultata se la trattate da prostituta, zoc.cola, put.tana, tr.oia.

Perché il termine nei secoli si è caricato di un enorme carica di disprezzo sociale, di dileggio, di offesa. “Putt.ana, tro.ia che non sei altro!”

E’ l’offesa che l’uomo rozzo rivolge ad una donna, lo sapete, via.

E l’offesa più infamante che una donna rivolge ad un'altra donna? Conoscete la risposta.

E d’altronde un omosessuale si offende se lo si chiama fro.cio, checca, buco, cula.ttone. Ti accusa di razzismo. Gli piace solo gay. Good As You. La escort lo stesso: she is good as all the other girls.

E’ la fiera del politically correct. Vero e non l’ho inventato io. Siamo entrati col benessere in una società in cui il diritto individuale fa aggio su tutto, una società guidata dalla libertà assoluta del sé, che non tollera la discriminazione, the entitlement society la chiamano in USA.

E chi decide di essere stato discriminato, insultato? Nessun altro se non chi pensa di subire il torto, e la sensibilità generale, se subito si mobilita in difesa del più debole.

E quindi non appelliamo più nessuno con termini quali handicappato, mongoloide, minorato, subnormale, becchino, iettatore. Neanche spazzino, cieco, stagnaro, serva, vanno bene. Abbiamo sinonimi per tutto, più eleganti. I termini razza negro muso giallo sono scomparsi dai testi.

Non mi piace, ne vedo l’ipocrisia. Mi adeguo però. Per un fatto di rispetto. Alcuni termini sono sinonimi di ruoli socialmente dequalificati, sono sentiti come offensivi, insultanti, degradanti.

Ma ci siamo evoluti col welfare.

Tutti i ruoli e lavori sono egualmente qualificati. Se no, chi li fa? E siamo stufi di extra-comunitari intorno.

Tutti i comportamenti vanno bene, sono consentiti, se non fanno del male ad altri. Siamo tolleranti, un nostro vanto.

In passato la donna era l’ultimo gradino della sofferenza umana. Perché anche il più disperato ne aveva una a casa su cui sfogare le proprie frustrazioni, in modo manesco. Temo che sia ancora così in alcuni ambienti e popoli.

Gentili amici belli, che facciamo? vogliamo continuare ad insultare, discriminare, perquisire, punire, umiliare, condannare, sfrattare le ragazze che decidono di promuovere se stesse col loro corpo? Comprendiamo tutti, il trans e l’omosessuale, il cocainomane e il poligamo ma quando si tratta di escort, di cagnoline che sottraggono l’osso (De Andrè) sbaviamo di rabbia e godiamo a farci rotolare in bocca l’insulto: put.tana, zoc.cola!

Basta! Nessuna donna deve essere più marcata con la lettera scarlatta! Facciano i capperi che vogliono!

E quindi cari amici, e soprattutto care amiche di destra e di sinistra, leghiste e PD-ine, Popolo della Libertà e no, femministe e anti-femmine, abbiamo cacciato l’umiliazione della donna dalla finestra, non fatemela tornare dalla porta col vostro osceno godimento..
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Vecchio 24-02-11, 01:50   #2 (permalink)
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Esiste un uccello tessitore in natura, la cui femmina nel periodo degli amori si mette su un albero e inizia a cantare. Attira una ventina di maschi, che si mettono freneticamante a costruire nidi... non dormono, non mangiano, avendo un metabolismo rapido, molti muoiono per la fatica...
Al termine, la femmina ispeziona i nidi uno per uno... e si accoppia con il maschio che ha costruito il nido migliore...
L'uccella tessitrice non è una pu.ttana... segue l'istinto della natura per la sopravvivenza della specie...
Noi non siamo diversi, l'uomo è un costruttore di nidi... la femmina, salvaguardia la specie, con ogni mezzo...
Esistono differenze, ma sono da considerarsi devianze dalla natura.
Solo quando riconosceremo di essere animali come gli altri, saremo in pace con noi stessi e con la natura
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Vecchio 24-02-11, 08:59   #3 (permalink)
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« FAUST: Ma quella chi è?

MEFISTOFELE: quella è Lilith

FAUST: Chi?

MEFISTOFELE: La prima moglie di Adamo, Sta in guardia dai suoi bei capelli Da quello splendore che solo la veste. Fai che abbia avvinto un giovane con quelli, E ce ne vuole prima che lo lasci. »


Faust - Goethe


Lilith è il demone femminile della religione mesopotamica associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. Lilith compare nell'insieme di credenze dell'Ebraismo come un demone notturno, ovvero come una civetta che lancia il suo urlo nella versione della cosiddetta Bibbia di Re Giacomo. Secondo la tradizione della cabala, è il nome della prima donna creata, prima compagna di Adamo e precedente ad Eva. La sua figura, delineata nel Medioevo, risale a miti e leggende antiche della Mesopotamia. Nell'immaginario popolare ebraico è temuta come demone notturno capace di portare danno ai bambini di sesso maschile e dotata degli aspetti negativi della femminilità: adulterio, stregoneria e lussuria.

Alla fine dell'800, in parallelo alla crescente emancipazione femminile nel mondo occidentale, la figura di Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile e, rivalutata nelle religioni neopagane, viene posta a fianco di simboli come quello della grande Madre.

In tempi recenti Lilith è assurta al simbolo della femminilità schiacciata dalla prepotenza della cultura patriarcale maschilista. C'è una leggenda secondo cui Lilith fu la prima donna creata, la prima compagna data da Dio ad Adamo. Ma Dio la cacciò dal paradiso terrestre perché rifiutava di sottomettersi ad Adamo, anche in ambito sessuale, rifiutando che fosse sempre e solo lui a possederla. Una volta scacciata Lilith vagò sulla terra e generò con Satana (qui simbolo della ribellione) le passioni umane.

Potremmo dire che è affetta da Sindrome di Lilith quel tipo di donna seduttrice e fatale, che usa tali armi anche con l'intento di distruggere le figure maschili.

Dott. Roberto Cavaliere
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Vecchio 24-02-11, 09:33   #4 (permalink)
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io, mi sono sempre chiesto se una donna dopo qualche anno di vagabondaggio sessuale, sia ancora capace di amare. Almeno di quell'amore che intendo io, che può scaturire solo da una profonda ingenuità.
In fondo, come esseri umani, abbiamo barattato la possibilità di elevarci a semi-dei, in cambio di un pragmatismo funzionale alla sopravvivenza.
La bellezza è altrove.
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Vecchio 24-02-11, 11:34   #5 (permalink)
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Mhà... a me pare che ci siamo costruiti gabbie per scontarci un ergastolo a vita... la famiglia, la religione, il lavoro, la cultura, la società e le sue convenzioni, la morale... anche il rapporto con le femmine è regolato all'interno di queste gabbie...
All'inizio dei tempi si attiravano nella caverna con gli avanzi di cibo, come fa ogni innocente animale... e nessuno ci trovava niente da dire...
Adesso, si cavilla... si cavilla... in chiesa, nella strada, al bar, nel supermercato, nei tribunali, in TV e sui giornali...
Possiamo solo sfuggire a qualche gabbia, ma restiamo prigionieri delle altre... o delle loro conseguenze contrattuali e legali...
Penso al “buon selvaggio” di Rousseau... ma tanto è morto da tempo...lui e il suo autore.
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Vecchio 24-02-11, 13:52   #6 (permalink)
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Esiste un uccello tessitore in natura, la cui femmina nel periodo degli amori si mette su un albero e inizia a cantare. Attira una ventina di maschi, che si mettono freneticamante a costruire nidi... non dormono, non mangiano, avendo un metabolismo rapido, molti muoiono per la fatica...
Al termine, la femmina ispeziona i nidi uno per uno... e si accoppia con il maschio che ha costruito il nido migliore...
L'uccella tessitrice non è una pu.ttana... segue l'istinto della natura per la sopravvivenza della specie...
Noi non siamo diversi, l'uomo è un costruttore di nidi... la femmina, salvaguardia la specie, con ogni mezzo...
Esistono differenze, ma sono da considerarsi devianze dalla natura.
Solo quando riconosceremo di essere animali come gli altri, saremo in pace con noi stessi e con la natura
L'evoluzione del linguaggio, peculiarità della nostra specie, ha portato come conseguenza una ristrutturazione delle dinamiche del branco, prima fra tutte la necessità della convivenza all'interno del gruppo stesso di più individui di sesso maschile ( cosa unica fra i mammiferi).
Da qui la monogamia, che non è nata come estrinsecazione di chissà quali elevati parti della mente, ma come necessità.
Nel corso dell'evoluzione a questo si sono aggiunte tutta una serie di condizionamenti sociali, morali, culturali e religiosi che hanno fatto della fedeltà e della monogamia un valore etico.
Discutibile quanto ci pare, ma pur sempre una realtà.
Così ci garantiamo la sopravvivenza dell'individuo nella nostra limitatissima nicchia ecologica che è la coppia, incapaci di renderci conto che siamo parte di un ecosistema più ampio ... gli altri animali in questo sono decisamente più avanti anteponendo la continuità della specie a quella del singolo.
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Vecchio 24-02-11, 13:59   #7 (permalink)
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Faust - Goethe


Potremmo dire che è affetta da Sindrome di Lilith quel tipo di donna seduttrice e fatale, che usa tali armi anche con l'intento di distruggere le figure maschili.

Dott. Roberto Cavaliere [/B]
Affascinante teoria...

Ma il libero mercimonio è solo una compravendita, un do ut des nel quale non entrano in gioco altre dinamiche, e nulla credo abbia a che fare con il fascino e la capacità seduttiva ( tra l'altro non necessariamente legati ad una oggettiva bellezza). Nel gioco dei ruoi di chi si vende e di chi compra non c'è alcun intento di distruzione, semplicemente trarre un profitto economico da una parte e di appagamento sessuale dall'altro... poi è pur vero che vicende recenti hanno anche dimostrato che in alcuni casi si scade nel patologico...


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Vecchio 24-02-11, 14:05   #8 (permalink)
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io, mi sono sempre chiesto se una donna dopo qualche anno di vagabondaggio sessuale, sia ancora capace di amare. Almeno di quell'amore che intendo io, che può scaturire solo da una profonda ingenuità.
In fondo, come esseri umani, abbiamo barattato la possibilità di elevarci a semi-dei, in cambio di un pragmatismo funzionale alla sopravvivenza.
La bellezza è altrove.
Quel tipo di amore, per come lo intendi tu, credo che sia un patrimonio che ci portiamo dietro e dentro per come ci viene trasmesso nel contesto familiare in cui cresciamo.

E che poco ha a che fare con il libertinaggio dei costumi sessuali... c'è gente incapace di amare perfino all'interno di una coppia, ma che pensa che siccome si è coppia allora necessariamente c'è anche amore.


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Vecchio 24-02-11, 14:06   #9 (permalink)
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Vecchio 24-02-11, 15:35   #10 (permalink)
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Canis lupus

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l'evoluzione del linguaggio, peculiarità della nostra specie, ha portato come conseguenza una ristrutturazione delle dinamiche del branco, prima fra tutte la necessità della convivenza all'interno del gruppo stesso di più individui di sesso maschile ( cosa unica fra i mammiferi).
da qui la monogamia, che non è nata come estrinsecazione di chissà quali elevati parti della mente, ma come necessità.
nel corso dell'evoluzione a questo si sono aggiunte tutta una serie di condizionamenti sociali, morali, culturali e religiosi che hanno fatto della fedeltà e della monogamia un valore etico.
discutibile quanto ci pare, ma pur sempre una realtà.
così ci garantiamo la sopravvivenza dell'individuo nella nostra limitatissima nicchia ecologica che è la coppia, incapaci di renderci conto che siamo parte di un ecosistema più ampio ... Gli altri animali in questo sono decisamente più avanti anteponendo la continuità della specie a quella del singolo.
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Ricordo un'interessante lezione del prof. Mainardi sui lupi, un mammifero meraviglioso, monogamo per antonomasia... non dovrebbe essere lui un canide, ma il cane un lupide...

Non so perchè, ma le lupe mi affascinano... o forse lo so...... grazie a loro esiste Roma...
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