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Vecchio 15-01-11, 01:55   #1 (permalink)
STRINGIAMCI A COORTE
 
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Lietta Tornabuoni

non ho visto oppure mi è sfuggito alcun post su di lei .

Era una grande giornalista e critica cinematografica.

Questo è l'incipit di un suo articolo scritto il giorno successivo alla morte di tenco

Gli indifferenti

Il grande sforzo di tutti, a Sanremo, è consistito nel dimostrare che il colpo di pistola con il quale si è ucciso Luigi Tenco non riguardava il Festival

Alle tre del mattino Lucio Dalla piangeva senza accorgersi di essere nudo (nello smarrimento e nella fretta drammatica s'era gettato addosso solo un corto giaccone di pelliccia bianca e nera), Nico Fidenco invocava la sospensione del Festival, cantanti melodici e protestatari gridavano "Assassini, lo avete ucciso voi" e volevano picchiare Zatterin. A mezzogiorno, arrivando puntuali alle prove, dichiaravano: "Era troppo puro, un idealista, un poeta" ai microfoni della radio bulgara o di radio Montecarlo, le uniche che volessero ascoltarli; dalla Rai-Tv era venuto invece l'ordine di far finta di nulla, a risolvere il caso spinoso avrebbe pensato come sempre Sergio Zavoli. Nei discorsi delle tre del pomeriggio l'idealista tendeva a mutarsi in esaltato, il poeta in visionario; alle cinque si faceva strada la certezza di un'inevitabile fatalità, "prima o poi l'avrebbe fatto comunque, tutto impasticcato com'era"; alle sette serpeggiava l'impazienza, "anche lui, benedetto figlio, che diamine andava cercando non lo so". Alle nove, sulle labbra di Mike Bongiorno abituate all'allegria fioriva inconsueta ma sbrigativa la parola mestizia; a mezzanotte il morto diventava un debole nevrotico, forse un vile. All'una tutti a letto e non se ne parla più. La fine di Luigi Tenco è stata per la gente del Festival un episodio imbarazzante e inopportuno, più che penoso. Una nota stonata: certo non l'unica a Sanremo ma la più stridente. Il cantautore suicida si confermava quel che era sempre stato, un guastafeste. Non se ne è parlato più: il cadavere ingombrante è stato chiuso nell'armadio, circondato dallo stesso silenzio ritroso e spietato con cui nelle famiglie si soffoca l'esistenza di figlie degeneri e cognati pazzi. Ad assolvere tutti, a liberare dagli scrupoli eventuali ostinati, ad alibi e giustificazioni c'era poi sempre la molto citata e ovviamente ferrea legge del teatro: lo spettacolo deve continuare.............................. ........................

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