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Vecchio 11-01-11, 13:30   #1 (permalink)
Casus belli.........
 
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Figli di un dio minore....

Aprile 2009

E sono 17.
Sei felice, e sei già proiettato al prossimo anno, quando sarai finalmente maggiorenne.
Stasera sorridevi, ed eri bellissimo, quando mi hai detto: tra un anno e un giorno avrò 18 anni.
Se ti fosse possibile, stasera vorresti addormentarti e risvegliarti il 25 aprile del 2010.
Hai fretta di prendere la patente, perché le automobili sono sempre stata la tua passione.
Che tu fossi una creatura un po’ speciale (no, non la uso la parola “diversa”, così come abbiamo cancellato dal nostro vocabolario la parola “normale”) la tua mamma l’aveva capito presto, prestissimo, quando avevi solo 7 mesi.
Ma loro, i dottori, quelli no… quelli si ostinavano a dire che era tutto a posto, che la mamma vaneggiava, che la mamma esagerava.
Intanto il tempo passava, e il tuo essere speciale si rafforzava sempre di più.
Mai un sorriso, mai un giocattolo che catturasse la tua attenzione, mai una notte serena, mai carezze o abbracci che venissero accettati da te.
Ma era tutto a posto, dicevano loro… quei sapientoni in camice bianco.
Quanti ne abbiamo visti eh?
Quanti ti hanno spulciato per bene, esami, analisi, eeg, test audiometrici, ma era sempre tutto a posto.
Dicevano.
Ma non era tutto a posto, nulla era a posto sotto i tuoi riccioli biondi.
Una mamma le sente queste cose, una mamma le capisce queste cose, e alla fine questa tua mamma si è arrabbiata di brutto, e ha iniziato a far da sé… mandando al diavolo tutti quei medici che ti/mi/ci stavano illudendo.
E una bella mattina la tua mamma ti prende in braccio, ti carica in macchina e ti porta dal Prof. Bollea in via dei Sabelli.
Tempo 10 minuti e la diagnosi era già fatta: autismo border-line.
Non che non lo avessi capito da un pezzo, ma sentirmelo dire è stato un dolore grande, grande, grande.
Un dolore talmente grande da lasciarmi senza fiato, un dolore sordo dentro il cuore, la testa, dentro l’anima.
Ricordo che quel giorno mentre uscivamo dalla stanza di Bollea mi girava forte la testa, volevo scoppiare in lacrime,ma ti ho stretto forte al seno, poi ti ho preso il visino tra le mani e ti ho fatto una promessa: ce la faremo cucciolo, ce la faremo, a tutti i costi.
E sono iniziate le terapie, le cure, i viaggi a Roma ogni mattina all’alba per portarti in day-hospital, le mattinate interminabili dietro a quella porta dove ti sentivo piangere e urlare, i confronti con gli altri genitori, le attese e le speranze.
Per mesi e mesi tutte le nostre giornate sono state così, la mattina eri ancora addormentato quando ti mettevo sul seggiolino in macchina, ma ogni chilometro che facevamo insieme era un passo verso la luce.
Poi un giorno ti ho visto sorridere, e hai iniziato a parlare con me.
Per la prima volta.
Mi sentivo scoppiare il cuore per la felicità, mi guardavi finalmente negli occhi, mi sorridevi, MI PARLAVI!
E poi tutti gli anni seguenti, avanti e indietro a macinare chilometri sull’asfalto per andare a fere le terapie.
I tuoi piccoli, piccolissimi progressi, giorno dopo giorno.
Ma anche i periodi di regressione, quelli che mi facevano tremare, perché vedevo vacillare tutto il lavoro svolto fino ad allora.
Quante umiliazioni vero amore mio?
Quelle mamme al parco che ci guardavano con pietà, quelle mamme davanti all’asilo che parlottavano tra loro dicendo “poverino”, quei bambini che ti prendevano in giro perché solo a tre anni stavi iniziando a parlare.
E quella volta al parco che Andrea per poco non spezza le gambe a quei ragazzini che ti avevano chiamato “deficiente”.
Già… tutti che associavano la parola “autismo” al concetto di “poco intelligente”.
Ma che ne sapevano loro dei tuoi test cognitivi strepitosi?
Che ne sapevano quei figli str.onzi di madri str.onze che il tuo profilo cognitivo a tratti si allineava a quello di ragazzini di 12 anni, quando tu ne avevi solo 3?
Cosa ne sapevano loro del lavoro che stavamo facendo noi, insieme?
E la lotta con la dislessia, la disgrafia, le guerre con la scuola, dove si doveva andare a mendicare quel che ci spettava di diritto.
Ora ci ridiamo su, ma quegli occhi puntati addosso a noi, quegli occhi carichi di pietà quanto ci indispettivano eh?
Ed ora sei qui, grande, cresciuto, alto.
E bello.
E non dico che sei bello perché sei mio figlio, tu sei proprio bello, caro il mio tenero picchiatello.
Ora va meglio, e sei fiero del tuo essere speciale.
Mi piace quando ti trovo al pc che mentre crei le tue storie che poi monti in video e lanci su quel tritacarne di YouTube.
Mi piace quando mi racconti la tua giornata, mi piace quando torni da scuola e mi dici “Lo so che devo lavarmi le mani!”.
Mi piace l’ironia che ti sta germogliando dentro da un po’ di tempo a questa parte, un po’ diversa da quella di tuo fratello, perché la sua è amara e cinica, mentre la tua mi punge con allegria.
Mi piace quando mi prendi in giro, dicendomi che sono stordita e pasticciona.
Mi piace quando sei in macchina con me e mi dici di abbassare la radio perché hai sentito un rumore strano nel motore e vuoi capire cosa c’è che non va.
Mi piace quando mi parli dei tuoi progetti lavorativi, dell’officina e dell’autosalone che vuoi aprire.
Mi sei piaciuto stasera quando ti sono venuta a prendere all’officina dove stai facendo lo stage e sei salito in macchina con orgoglio, dicendomi che i titolari ti avevano voluto premiare per il tuo impegno di questo mese e che avevi guadagnato i tuoi primi 50 euro (tu non te ne sei accorto perché eri sotto la doccia, ma io mi sono fatta un bel pianto sai?)
Mi è piaciuto il tuo volto felice quando accarezzavi quella banconota che non ti aspettavi da parte di due estranei che in questo mese hanno saputo apprezzare le tue qualità e la tua passione per i motori.
Mi piacerai quando il mese prossimo tornerai a scuola e racconterai ai tuoi professori tutte le cose che hai imparato nello stage.
Mi piace quando ti trovo sul letto che leggi i tuoi fumetti.
Mi piace quando sono fuori e mi mandi gli sms.
Mi piace quando mi lasci i bigliettini sul tavolo della cucina.
Mi piace quando mi chiedi un consiglio, un parere.
Mi piace guardarti dormire il sonno dei giusti.
Mi piace la tua forza che hai imparato a sovrapporre alla tua fragilità.
Mi piace la tua risata, sempre forte e coinvolgente.
Mi piace quando diventi rosso se ti becco in flagrante se combini qualche guaio.
Mi piace quando torni da scuola e lasci i quotidiani sul mio tavolo da lavoro, vicino al pc, perché sai che mi fa piacere trovarli quando torno a casa.
Ti amo tanto tenero picchiatello, e vorrei tanto che la vita la smettesse di costarti sempre il doppio, perché ne hai passate tante, e per te vorrei davvero una vita xxxxxxx (vedi, non la uso quella parola!), vorrei che la vita ti riservasse solo discese adesso, dopo tutte le montagne che abbiamo scalato insieme.
Vorrei che tu non avessi più bisogno di me, ma forse un figlio non smette mai di aver bisogno dei genitori, e questo al di là dell’essere o meno un ragazzo speciale.
Vorrei che il tuo cielo fosse sempre sgombro da nubi, ma poiché questo non sarà mai possibile del tutto, vorrei almeno che le giornate di sereno siano sempre maggiori di quelle nuvolose.
Voglio che tu e tuo fratello vi vogliate sempre bene, e voglio che il vostro legame sia sempre più forte.
Voglio per te tutto il bene del mondo, perché te lo meriti, perché hai sofferto tanto, perché tutti i progressi che hai fatto te li sei sudati con fatica.
E vorrei (ma questa è un’illusione, lo so) che il mondo la smettesse di considerare i ragazzi speciali come te dei figli di un dio minore.
Sei speciale Alberto, sei una creatura preziosa.
Non lo dimenticare mai, neanche quando tutto ti sembrerà troppo difficile da affrontare.
Le mie mani sempre sul tuo cuore.
Sempre!
Mamma.


......
Gennaio 2011

Tra qualche mese Alberto compirà 19 anni.
E’ sempre più bello.
E’ sempre più forte.
E’ sempre più allegro.
Ed è sempre il dono più grande che mi ha fatto il cielo, insieme a suo fratello Andrea.
Non me ne frega niente se per seguire lui ho rinunciato ad essere una donna in carriera, non me ne frega niente se per stargli vicino ed accompagnarlo in ogni suo passo ho messo da parte me stessa.
Quel che mi importa, e molto, è vederlo stare meglio, è sapere che per lui la vita costerà sempre il doppio ma che ora ha tutte le risorse emotive necessarie per affrontare le brutture del mondo.
Quel che mi importa, adesso, è sentire dentro di me l’orgoglio di avere avuto la fortuna di avere un figlio come lui.
Perché non esiste uomo, o lavoro, o ricchezza, in grado di eguagliare la gioia che mi dà ricevere il suo sorriso e il suo bacio ogni mattina.

......

Ho aperto questo thread perché mi piacerebbe confrontarmi con voi sul tema della diversità (dio che brutta parola…).
Vorrei sapere se tra di voi ci sono altri genitori che hanno seguito il mio stesso percorso, se hanno avuto difficoltà con i medici, con la scuola, con la gente.
Vorrei sapere se anche voi, a tratti, avete dovuto combattere con i sensi di colpa che inevitabilmente hanno fatto capolino durante il tragitto.
Insomma… aiutatemi a capire se anche voi avete dovuto combattere contro i mulini a vento, contro la burocrazia, contro la stupidità della gente.

Chiedo scusa per la lunghezza del mio intervento, ma non sapevo proprio come riassumere in poche parole la mia storia e quella di mio figlio Alberto.

Un saluto a tutti.

Ultima modifica di Apogea : 11-01-11 alle ore 13:45
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Vecchio 11-01-11, 13:47   #2 (permalink)
giullare-pierrot
 
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Intanto benvenuta tra noi!

Con più calma leggerò (ed interverrò) in quello che sembra essere un interessante argomento, nella speranza che il mio pensiero sia condiviso anche da altri amici di Amaca


Gaia
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Vecchio 11-01-11, 14:06   #3 (permalink)
STRINGIAMCI A COORTE
 
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So poco dell'autismo e proprio l'altro giorno rivedendo il film Rain man " ne parlavo con mio foglio che diceva come fosse una " malattia " se cosi' puo' definirsi di difficile risoluzione.

la tua descrizione è commovente e se sei riuscita a tanto non c'è che da essere sbalorditi di tanta abnegazione ma soprattutto dalla tua capacita' di far uscire tuo figlio dalla sua gabbia mentale .

Ultima modifica di gherardino : 11-01-11 alle ore 14:10
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Vecchio 11-01-11, 14:49   #4 (permalink)
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Intanto benvenuta tra noi!
Con più calma leggerò (ed interverrò) in quello che sembra essere un interessante argomento, nella speranza che il mio pensiero sia condiviso anche da altri amici di Amaca
Gaia
Grazie Gaia
Ero già intervenuta in questa sezione del Forum nei primi giorni della mia iscrizione.
Apogea non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 14:55   #5 (permalink)
Casus belli.........
 
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So poco dell'autismo e proprio l'altro giorno rivedendo il film Rain man " ne parlavo con mio foglio che diceva come fosse una " malattia " se cosi' puo' definirsi di difficile risoluzione.
la tua descrizione è commovente e se sei riuscita a tanto non c'è che da essere sbalorditi di tanta abnegazione ma soprattutto dalla tua capacita' di far uscire tuo figlio dalla sua gabbia mentale .
Il film "Rain man" è splendido, come saprai è ispirato alla storia di Kim Peek.
Il suo è stato un caso estremo, molto molto più complicato da quello patito da mio figlio che fortunatamente, seppur attraversando mille difficoltà, è riuscito ad aprire grandi varchi nella sua gabbia mentale.
La gabbia resta, ma la porticina è ormai spalancata.
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Vecchio 11-01-11, 15:16   #6 (permalink)
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é commovente

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Aprile 2009

E sono 17.
Sei felice, e sei già proiettato al prossimo anno, quando sarai finalmente maggiorenne.
Stasera sorridevi, ed eri bellissimo, quando mi hai detto: tra un anno e un giorno avrò 18 anni.
Se ti fosse possibile, stasera vorresti addormentarti e risvegliarti il 25 aprile del 2010.
Hai fretta di prendere la patente, perché le automobili sono sempre stata la tua passione.
Che tu fossi una creatura un po’ speciale (no, non la uso la parola “diversa”, così come abbiamo cancellato dal nostro vocabolario la parola “normale”) la tua mamma l’aveva capito presto, prestissimo, quando avevi solo 7 mesi.
Ma loro, i dottori, quelli no… quelli si ostinavano a dire che era tutto a posto, che la mamma vaneggiava, che la mamma esagerava.
Intanto il tempo passava, e il tuo essere speciale si rafforzava sempre di più.
Mai un sorriso, mai un giocattolo che catturasse la tua attenzione, mai una notte serena, mai carezze o abbracci che venissero accettati da te.
Ma era tutto a posto, dicevano loro… quei sapientoni in camice bianco.
Quanti ne abbiamo visti eh?
Quanti ti hanno spulciato per bene, esami, analisi, eeg, test audiometrici, ma era sempre tutto a posto.
Dicevano.
Ma non era tutto a posto, nulla era a posto sotto i tuoi riccioli biondi.
Una mamma le sente queste cose, una mamma le capisce queste cose, e alla fine questa tua mamma si è arrabbiata di brutto, e ha iniziato a far da sé… mandando al diavolo tutti quei medici che ti/mi/ci stavano illudendo.
E una bella mattina la tua mamma ti prende in braccio, ti carica in macchina e ti porta dal Prof. Bollea in via dei Sabelli.
Tempo 10 minuti e la diagnosi era già fatta: autismo border-line.
Non che non lo avessi capito da un pezzo, ma sentirmelo dire è stato un dolore grande, grande, grande.
Un dolore talmente grande da lasciarmi senza fiato, un dolore sordo dentro il cuore, la testa, dentro l’anima.
Ricordo che quel giorno mentre uscivamo dalla stanza di Bollea mi girava forte la testa, volevo scoppiare in lacrime,ma ti ho stretto forte al seno, poi ti ho preso il visino tra le mani e ti ho fatto una promessa: ce la faremo cucciolo, ce la faremo, a tutti i costi.
E sono iniziate le terapie, le cure, i viaggi a Roma ogni mattina all’alba per portarti in day-hospital, le mattinate interminabili dietro a quella porta dove ti sentivo piangere e urlare, i confronti con gli altri genitori, le attese e le speranze.
Per mesi e mesi tutte le nostre giornate sono state così, la mattina eri ancora addormentato quando ti mettevo sul seggiolino in macchina, ma ogni chilometro che facevamo insieme era un passo verso la luce.
Poi un giorno ti ho visto sorridere, e hai iniziato a parlare con me.
Per la prima volta.
Mi sentivo scoppiare il cuore per la felicità, mi guardavi finalmente negli occhi, mi sorridevi, MI PARLAVI!
E poi tutti gli anni seguenti, avanti e indietro a macinare chilometri sull’asfalto per andare a fere le terapie.
I tuoi piccoli, piccolissimi progressi, giorno dopo giorno.
Ma anche i periodi di regressione, quelli che mi facevano tremare, perché vedevo vacillare tutto il lavoro svolto fino ad allora.
Quante umiliazioni vero amore mio?
Quelle mamme al parco che ci guardavano con pietà, quelle mamme davanti all’asilo che parlottavano tra loro dicendo “poverino”, quei bambini che ti prendevano in giro perché solo a tre anni stavi iniziando a parlare.
E quella volta al parco che Andrea per poco non spezza le gambe a quei ragazzini che ti avevano chiamato “deficiente”.
Già… tutti che associavano la parola “autismo” al concetto di “poco intelligente”.
Ma che ne sapevano loro dei tuoi test cognitivi strepitosi?
Che ne sapevano quei figli str.onzi di madri str.onze che il tuo profilo cognitivo a tratti si allineava a quello di ragazzini di 12 anni, quando tu ne avevi solo 3?
Cosa ne sapevano loro del lavoro che stavamo facendo noi, insieme?
E la lotta con la dislessia, la disgrafia, le guerre con la scuola, dove si doveva andare a mendicare quel che ci spettava di diritto.
Ora ci ridiamo su, ma quegli occhi puntati addosso a noi, quegli occhi carichi di pietà quanto ci indispettivano eh?
Ed ora sei qui, grande, cresciuto, alto.
E bello.
E non dico che sei bello perché sei mio figlio, tu sei proprio bello, caro il mio tenero picchiatello.
Ora va meglio, e sei fiero del tuo essere speciale.
Mi piace quando ti trovo al pc che mentre crei le tue storie che poi monti in video e lanci su quel tritacarne di YouTube.
Mi piace quando mi racconti la tua giornata, mi piace quando torni da scuola e mi dici “Lo so che devo lavarmi le mani!”.
Mi piace l’ironia che ti sta germogliando dentro da un po’ di tempo a questa parte, un po’ diversa da quella di tuo fratello, perché la sua è amara e cinica, mentre la tua mi punge con allegria.
Mi piace quando mi prendi in giro, dicendomi che sono stordita e pasticciona.
Mi piace quando sei in macchina con me e mi dici di abbassare la radio perché hai sentito un rumore strano nel motore e vuoi capire cosa c’è che non va.
Mi piace quando mi parli dei tuoi progetti lavorativi, dell’officina e dell’autosalone che vuoi aprire.
Mi sei piaciuto stasera quando ti sono venuta a prendere all’officina dove stai facendo lo stage e sei salito in macchina con orgoglio, dicendomi che i titolari ti avevano voluto premiare per il tuo impegno di questo mese e che avevi guadagnato i tuoi primi 50 euro (tu non te ne sei accorto perché eri sotto la doccia, ma io mi sono fatta un bel pianto sai?)
Mi è piaciuto il tuo volto felice quando accarezzavi quella banconota che non ti aspettavi da parte di due estranei che in questo mese hanno saputo apprezzare le tue qualità e la tua passione per i motori.
Mi piacerai quando il mese prossimo tornerai a scuola e racconterai ai tuoi professori tutte le cose che hai imparato nello stage.
Mi piace quando ti trovo sul letto che leggi i tuoi fumetti.
Mi piace quando sono fuori e mi mandi gli sms.
Mi piace quando mi lasci i bigliettini sul tavolo della cucina.
Mi piace quando mi chiedi un consiglio, un parere.
Mi piace guardarti dormire il sonno dei giusti.
Mi piace la tua forza che hai imparato a sovrapporre alla tua fragilità.
Mi piace la tua risata, sempre forte e coinvolgente.
Mi piace quando diventi rosso se ti becco in flagrante se combini qualche guaio.
Mi piace quando torni da scuola e lasci i quotidiani sul mio tavolo da lavoro, vicino al pc, perché sai che mi fa piacere trovarli quando torno a casa.
Ti amo tanto tenero picchiatello, e vorrei tanto che la vita la smettesse di costarti sempre il doppio, perché ne hai passate tante, e per te vorrei davvero una vita xxxxxxx (vedi, non la uso quella parola!), vorrei che la vita ti riservasse solo discese adesso, dopo tutte le montagne che abbiamo scalato insieme.
Vorrei che tu non avessi più bisogno di me, ma forse un figlio non smette mai di aver bisogno dei genitori, e questo al di là dell’essere o meno un ragazzo speciale.
Vorrei che il tuo cielo fosse sempre sgombro da nubi, ma poiché questo non sarà mai possibile del tutto, vorrei almeno che le giornate di sereno siano sempre maggiori di quelle nuvolose.
Voglio che tu e tuo fratello vi vogliate sempre bene, e voglio che il vostro legame sia sempre più forte.
Voglio per te tutto il bene del mondo, perché te lo meriti, perché hai sofferto tanto, perché tutti i progressi che hai fatto te li sei sudati con fatica.
E vorrei (ma questa è un’illusione, lo so) che il mondo la smettesse di considerare i ragazzi speciali come te dei figli di un dio minore.
Sei speciale Alberto, sei una creatura preziosa.
Non lo dimenticare mai, neanche quando tutto ti sembrerà troppo difficile da affrontare.
Le mie mani sempre sul tuo cuore.
Sempre!
Mamma.


......
Gennaio 2011

Tra qualche mese Alberto compirà 19 anni.
E’ sempre più bello.
E’ sempre più forte.
E’ sempre più allegro.
Ed è sempre il dono più grande che mi ha fatto il cielo, insieme a suo fratello Andrea.
Non me ne frega niente se per seguire lui ho rinunciato ad essere una donna in carriera, non me ne frega niente se per stargli vicino ed accompagnarlo in ogni suo passo ho messo da parte me stessa.
Quel che mi importa, e molto, è vederlo stare meglio, è sapere che per lui la vita costerà sempre il doppio ma che ora ha tutte le risorse emotive necessarie per affrontare le brutture del mondo.
Quel che mi importa, adesso, è sentire dentro di me l’orgoglio di avere avuto la fortuna di avere un figlio come lui.
Perché non esiste uomo, o lavoro, o ricchezza, in grado di eguagliare la gioia che mi dà ricevere il suo sorriso e il suo bacio ogni mattina.

......

Ho aperto questo thread perché mi piacerebbe confrontarmi con voi sul tema della diversità (dio che brutta parola…).
Vorrei sapere se tra di voi ci sono altri genitori che hanno seguito il mio stesso percorso, se hanno avuto difficoltà con i medici, con la scuola, con la gente.
Vorrei sapere se anche voi, a tratti, avete dovuto combattere con i sensi di colpa che inevitabilmente hanno fatto capolino durante il tragitto.
Insomma… aiutatemi a capire se anche voi avete dovuto combattere contro i mulini a vento, contro la burocrazia, contro la stupidità della gente.

Chiedo scusa per la lunghezza del mio intervento, ma non sapevo proprio come riassumere in poche parole la mia storia e quella di mio figlio Alberto.

Un saluto a tutti.
Sei una grande mamma...grazie per aver condiviso qui in questo forum questa parte della tua vita...
Baci Alberto con una mamma così potrai essere solo "speciale" in tutto quello che farai.

ps:sei riuscita a farmi diventare gli occhi lucidi
Tessa non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 15:29   #7 (permalink)
Odette Toulemonde
 
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Carissima Apogea....ora capisco perchè d' istinto hai rievocato in me la figura dell'Amazzone (..come da bollino!). Hai fatto una confessione bellissima e toccante sui tuoi sentimenti di madre sconvolti quel giorno, di qualche anno fa, dalla conferma di quella paura che il tuo sesto senso di madre aveva intuito . Ma la grinta di una madre trova forza in risorse sconosciute che riescono a sostenerla in quel lungo cammino al fianco del figlio più debole. Gli uomini spesso si allontanano impauriti...una madre no. Ti sei armata di scudo, lancia ed elmetto per difendere quel figlio speciale...hai nascosto le lacrime, anche se spero che qualcuno ti abbia offerto una spalla su cui piangere, non ti abbia negato degli abbracci quando ne avevi bisogno, quando proprio proprio non ce la facevi più e ti sentivi impotente e impaurita. Le sue conquiste sono anche meritatamente le tue....hai ben diritto di essere orgogliosa, di sorridere, gioire in quel modo unico che sanno fare solo le persone che hanno toccato con mano la tristezza più profonda e sanno che la vita non regala niente...Probabilmente non sono ancora finite le tue battaglie...la gente è strana e anche cattiva certe volte, ma quando trovi le persone che ti tendono una mano gentile ti si spalanca un mondo meraviglioso e capisci di non essere poi così sola e tu ritrovi energia per te e per i tuoi cari.
Spero che qualcuno possa sempre condividere con te i tuoi momenti di gioia e anche quelli in cui ti senti giù. Questo è il mio augurio più sincero e con il cuore.
maf@lda non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 15:53   #8 (permalink)
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Originalmente inviato da Tessa Visualizza messaggio
Sei una grande mamma...grazie per aver condiviso qui in questo forum questa parte della tua vita...
Baci Alberto con una mamma così potrai essere solo "speciale" in tutto quello che farai.
ps:sei riuscita a farmi diventare gli occhi lucidi
Buon pomeriggio Tessa
Non mi sono mai sentita una grande mamma, è l'essere mamma che, a mio avviso, è una cosa grande.
Nel lungo percorso che ho affrontato con Alberto, ho avuto la fortuna di partecipare a dei gruppi di sostegno con gli altri genitori che avevano i figli in cura in via dei Sabelli.
Erano incontri bi-settimanali dove ci confrontavamo sui progressi dei nostri figli e sulle problematiche che scaturivano dal nostro vivere quotidiano (in famiglia, tra la gente, nella scuola, negli ospedali).
Ci sono stati genitori che hanno avuto molte difficoltà ad accettare questo problema, ma il sostegno dei medici ha aiutato TUTTI a diventare più forti.
Ricordo un caso in particolare.
I nostri cuccioli erano impegnati al day hospital ogni giorno (sabato incluso) dalle 8.00 alle 14.00.
Un giorno alle 14.00 un genitore non venne a riprendere il figlio.
Il mattino dopo, durante la seduta di sostegno, quel genitore ci spiegò in lacrime cosa era accaduto: aveva "semplicemente" dimenticato di venire a prendere il figlio.
Non fu distrazione o superficialità, in quel caso.
Quel papà "dimenticò" il figlio semplicemente perchè dentro di lui, a livello emotivo, era saturo, la sua mente cercava una pausa da tutto quel dolore, fino a condurlo a dimenticarsi del bambino.
Ci vollero ore quella mattina per far smettere quel suo pianto disperato, perchè continuava a chiedere scusa ai medici, a noi, a tutti.
Fino a quando si riuscì a fargli capire che nessuno di noi era un genitore perfetto, che nessuno di noi era forte come l'acciaio, e che tutti noi, nessuno escluso, avevamo il SACROSANTO diritto di perdonarci qualche mancanza.
La sua era stata quella di aver voluto (seppur inconsciamente) staccare la spina per qualche ora.
Alla fine il clima si alleggerì molto, fino all'apoteosi finale di allegria quando ci fecero partecipare alla merenda dei bimbi.
Vederli tutti insieme che giocavano, che parlavano, che sorridevano, che INTERAGIVANO tra di loro fu bellissimo.
Io non sono in grado di esplicitare tutte le emozioni, ma ti assicuro che fu un qualcosa di straordinario.
Solo aver visto dei bambini che giocavano e che sorridevano?
Si.
Solo per quello
Apogea non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 16:02   #9 (permalink)
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Originalmente inviato da maf@lda Visualizza messaggio
Carissima Apogea....ora capisco perchè d' istinto hai rievocato in me la figura dell'Amazzone (..come da bollino!). Hai fatto una confessione bellissima e toccante sui tuoi sentimenti di madre sconvolti quel giorno, di qualche anno fa, dalla conferma di quella paura che il tuo sesto senso di madre aveva intuito . Ma la grinta di una madre trova forza in risorse sconosciute che riescono a sostenerla in quel lungo cammino al fianco del figlio più debole. Gli uomini spesso si allontanano impauriti...una madre no. Ti sei armata di scudo, lancia ed elmetto per difendere quel figlio speciale...hai nascosto le lacrime, anche se spero che qualcuno ti abbia offerto una spalla su cui piangere, non ti abbia negato degli abbracci quando ne avevi bisogno, quando proprio proprio non ce la facevi più e ti sentivi impotente e impaurita. Le sue conquiste sono anche meritatamente le tue....hai ben diritto di essere orgogliosa, di sorridere, gioire in quel modo unico che sanno fare solo le persone che hanno toccato con mano la tristezza più profonda e sanno che la vita non regala niente...Probabilmente non sono ancora finite le tue battaglie...la gente è strana e anche cattiva certe volte, ma quando trovi le persone che ti tendono una mano gentile ti si spalanca un mondo meraviglioso e capisci di non essere poi così sola e tu ritrovi energia per te e per i tuoi cari.
Spero che qualcuno possa sempre condividere con te i tuoi momenti di gioia e anche quelli in cui ti senti giù. Questo è il mio augurio più sincero e con il cuore.
Grazie Mafalda, fortunatamente ho potuto condividere ad affrontare tutto questo insieme ad una manciata di persone (poche ma buone....è così che si dice no..?), in primis il suo papà, che è stato sempre presente in tutto questo percorso. Lo scotto da pagare in tutto questo è stata la fine del nostro essere coppia, perchè per anni siamo stati costretti ad assumere solo ed unicamente il ruolo di genitori e quando abbiamo cercato di riannodare i fili della coppia, appunto, non ce l'abbiamo fatta.
Dal canto mio posso affermare a gran voce che è il miglior padre che potesse avere mio figlio e che la sua presenza quotidiana è essenziale al proseguimento del cammino.
Ogni tanto, quando mi sento giù e mi ritrovo da sola con lui, gli dico:
"Mi spiace di aver fallito con te"
Lui mi risponde che basta entrare nella camera dei nostri figli e guardarli per capire che NON abbiamo fallito.
Ma questa è un'altra storia
Apogea non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 16:26   #10 (permalink)
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ciao, volevo sapere:

è una malattia individuabile con l'amniocentesi ? Nel qualcaso, sapendo cosa significa, ti sentiresti di dire qualcosa ai futuri genitori di figli di un dio minore?

la domanda non è precisa perchè non m'aspetto una risposta precisa.
Glamour Evo. non  è collegato   Rispondi citando
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