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Arrow "Toro scatenato", trent'anni fa il film che salvò Martin Scorsese

"Toro scatenato", trent'anni fa
il film che salvò Martin Scorsese

Il capolavoro con Robert De Niro fu decisivo per la vita e la carriera del regista. Che lo girò al culmine di una vita spericolata fatta di alcol, droghe, depressione. Convinto che sarebbe stato il suo ultimo film

di IRENE BIGNARDI


Robert De Niro nel film
nei panni di Jake La Motta

UN FILM può salvare una vita? A quanto pare sì, almeno secondo quello che ha sempre raccontato Martin Scorsese a proposito del suo capolavoro, Toro scatenato 1, di cui a cavallo di quest'anno si celebra il trentesimo anniversario. La vita in questione era proprio quella di Martin Scorsese. Che raccontando l'ascesa e la caduta di Jake La Motta, l'ex campione di pugilato diventato un modesto performer di cabaret dopo una carriera segnata dagli alti e bassi di un temperamento violento e paranoide, ha trasformato il film, per sua stessa ammmissione, in una sorta di opera di redenzione.

Tutto era cominciato durante la lavorazione di Alice non abita più qui, quando Bob De Niro, alter ego e amico del cuore di Scorsese, gli mise in mano il libro Toro Scatenato, che Jake La Motta aveva scritto assieme a Peter Savage e a Joseph Carter. Scorsese, anche se trovava il libro troppo assolutorio nei confronti del temperamento violento di Jake La Motta, decise che avrebbe fatto il film.

Ma i due anni e mezzo che seguirono l'insuccesso di New York, New York, e la lavorazione di The Last Waltz furono pieni di problemi: un divorzio (il secondo) e un uso smodato di droghe. "Vivevo al limite e mi distrussi quasi completamente", racconta Scorsese in Il bello del mio mestiere. "Arrivai al punto che quattro giorni su sette restavo a letto, malato, a causa della mia asma, della coca, delle pillole". Pesava

quarantanove chili. Soffriva di emorragie interne. Ma "subito prima di toccare il fondo" chiese a Paul Schrader, il suo amico che aveva scritto per lui Taxi Driver, di pensare una nuova versione della storia di La Motta. E Bob De
"Lo girai come un kamikaze. Ce l'avevo messa tutta. E pensavo che sarebbe stato il mio ultimo film"
Niro andava a trovarlo in ospedale e insisteva con lui, cercando di sottrarlo alla sua china rovinosa, per fare il film. Finché, uscito dall'ospedale, Scorsese, seguendo il consiglio dell'amico, se ne andò in Italia a trovare il suo nuovo amore, Isabella Rossellini, che stava girando Il prato con i fratelli Taviani( si sarebbero sposati il 30 settembre 1979, durane la lavorazione di Toro scatenato) per poi ritornare a immergersi assieme a De Niro, in un'isoletta dei Caraibi, nella scrittura della sceneggiatura del film.

Il film venne girato in due blocchi, a distanza di quattro mesi, per consentire a De Niro la mostruosa performance di metter su trenta chili così da poter dare corpo a Jake La Motta invecchiato. Mentre De Niro ingrassava a forza di torte e di spaghetti in Italia, Scorsese e Thelma Schoonmaker montavano i materiali già girati e cominciavano a comporre quello che sarebbe diventato il capolavoro che è Toro scatenato: la storia di una redenzione, "la storia di qualcuno che aveva superato prove terribili, che aveva sofferto e aveva fato soffrire quelli che gli erano vicini, e che... era arrivato a una sorta di pace con se stesso e con il mondo - scriverà Scorsese - quel film parlava di me. Era stato fatto alla maniera di un kamikaze: ce l'avevo messa tutta e pensavo che sarebbe stato il mio ultimo film".

Grazie al cielo non fu così. Invece di partire per Roma a girare documentari sulla vita dei santi, come fu tentato di fare per un attimo, Scorsese si godette il controverso successo di Toro scatenato e l'Oscar per il suo amico De Niro, e proseguì con Re per una notte verso la consacrazione di Quei bravi ragazzi. Grazie a quel film che gli aveva salvato la vita.

(04 gennaio 2011)
"Toro scatenato", trent'anni fa il film che salvò Martin Scorsese - Repubblica.it


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Doveroso tributo

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