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Figlio di una guardia di finanza, diventato poi proprietario del Pastificio Moderno a Torre Annunziata, e di una titolare di un negozio di farine, fratello di Luigi De Laurentiis e zio di Aurelio De Laurentiis, Dino inizia a lavorare da adolescente come piazzista per il pastificio di famiglia. Poi, al termine degli studi di ragioneria, si trasferisce a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia, seguendo di corsi di recitazione.
Inizia a fare la comparsa all'età di 17 anni, recitando in: Orologio a cucù (1938) di Camillo Mastrocinque, accanto a Vittorio De Sica; Batticuore (1939) e Grandi magazzini (1939) di Mario Camerini. Intanto comincia a muovere i suoi primi passi nella produzione: è il 1941 e lui finanzia L'amore canta di Ferdinando Maria Poggioli. L'anno successivo, viene convocato da Guido Maggiorino Gatti, direttore della Lux Film di Roma, che lo assume come produttore esecutivo. Immerso totalmente a Cinecittà, verrà disgraziatamente richiamato alle armi e costretto a partire per la Croazia. Fermatosi a Trieste, organizza spettacoli per le truppe, ma dopo l'armistizio dell'8 settembre 1934, fugge via dal capoluogo friulano e arriva fino a Roma, assieme al regista Mario Soldati. Da lì cercherà di raggiungere la famiglia, che era stata sfollata nell'Irpinia. Raggiunge Capri con i registi Steno e Riccardo Freda e lo scrittore Leo Longanesi e lì riescono a sopravvivere vendendo per un dollaro cadauna le bottigliette di ginger-ale riempite con le acque della Grotta Azzurra.
Rientrato nella capitale, nel 1944, conosce Bianca Maria De Paolis, figlia di un direttore di banca, che sposa l'anno successivo. Con lei si trasferisce a Torino dove, con Luigi Rovere, produce Il bandito (1946) di Alberto Lattuada (che era stato suo testimone di nozze). Malauguratamente, il matrimonio con la De Paolis non è destinato a terminare con la felicità: divorzieranno in Svizzera e la Sacra Rot,a nel 1966, annullerà il matrimonio. Separatosi poi da Rovere, fonda la Dino De Laurentiis, che si accosterà alla LUX. In quegli anni, De Laurentiis fa grande i nomi di: Mario Camerini, Riccardo Freda, Duilio Coletti e soprattutto Mario Mattoli. Importantissima nella sua vita la produzione della pellicola drammatica Riso Amaro (1949) di Giuseppe De Santis, che gli farà conoscere la sua seconda moglie: l'attrice Silvana Mangano. La Mangano, sposata civilmente, darà al consorte ben quattro figli: Veronica (attrice), Raffaella (produttrice), Federico (morto in un incidente aeronautico in Alaska) e Francesca. Ma quella che all'apparenza sembra una famiglia felice e distinta non lo è affatto. Silvana continuerà a chiamare suo marito per cognome e vorrebbe mettere da parte la sua carriera di attrice, soprattutto dopo la morte del figlio Federico, desiderio che non verrà mai esaudito. Silvana è una delle più grandi attrici del cinema italiano e come tale deve restare. Deve continuare a recitare. Ma lei non ne ha più il cuore. Vuole rimanere sola, nascondersi dal mondo, da tutti, perfino dal marito. È ormai incapace di vivere. Nel 1987 Dino chiede il divorzio, ma nel 1989, a Madrid, Silvana gli concede solo la morte.
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