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il 13 ottobre 1866 nasceva Georg Groddeck
Il neonato ha a sua disposizione soltanto pochi mezzi per esprimere il proprio risentimento verso il mondo esterno. Può piangere, può respingere il cibo e infine dare origine a sintomi di malattia per spaventare chi si prende cura di lui e spronano quindi a una maggiore cura. Il bambino si accorge molto presto che piangendo non può ottenere tutto e, anzi, che può far aumentare in molti casi la cattiveria del mondo esterno; impara quindi subito ad adoperare questo mezzo solo nei momenti e con le persone con cui esso può assicurargli il successo. Rifiutare il cibo è un sistema quasi irresistibile, ma in tal modo il bambino si danneggia e quindi se ne serve soltanto in casi di emergenza. Così gli rimane, per i casi in cui piangere non basta, il sintomo di malattia, e di tutti i sintomi di malattia quello più evidente e facilmente riproducibile è il sintomo della cattiva digestione: diarrea, vomito, stitichezza. Chi vuole curare i bambini, prima di servirsi del pesante apparato delle prescrizioni dietetiche e di altre misure mediche, dovrebbe prendere accuratamente in considerazione l’ambiente del bambino per ricercare che cosa potrebbe aver suscita il suo risentimento; conviene soprattutto curare lo stato d’animo della madre, dal momento che quasi tutte le malattie del lattante sono atti di vendetta contro di lei. Il sintomo più efficace, e anche di questo il bambino si accorge subito, è la diarrea, che può avere un effetto psicologicamente ancora maggiore su chi si prende cura di lui, se, eventualmente, è unita al vomito. Assai più comoda, anche se non altrettanto efficace, è la stitichezza, perché, oltre al suo effetto sul mondo esterno provoca anche sensazioni gradevoli nelle parti dispensatrici di piacere.”
”Il destino dell’infanzia è proprio questo: fin dai primi giorni di vita impariamo quanto l’esser malati possa avere un effetto irresistibile.”
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