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Eyes Wide Shut
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Peacekeeping?
No, soltanto una sporca guerra...
Afghanistan, cinque soldati Usa sotto inchiesta: uccidevano civili per divertimento Al loro piano, pensavano da quasi un mese. Ne avevano discusso, valutato pro e contro; avevano lavorato sui particolari, sulle modalità di azione e sulle versioni da fornire. Da quando quel sergente, veterano del fronte di guerra, era arrivato e aveva fatto la sua proposta su come cambiare il corso della loro guerra, gli uomini del plotone Bravo si erano lentamente convinti che - dato le condizioni - potessero trasformarsi da soldati in assassini. Avevano deciso di uccidere per sport e prendersi come trofeo parti dei corpi delle loro vittime: inermi civili afghani. Le loro dita, o altro. In un caso, gli inquirenti pensano (ma non è certo) che uno di questi soldati si sia tenuto il teschio dell’uomo al quale aveva tolto la vita. Avevano deciso di trasformarsi in uno squadrone della morte. Per divertimento o per vendetta; a causa della perdita del senso morale o per colpa dello stress che, durante una guerra, può fare perdere tutte le coordinate esistenziali. L’America si guarda allo specchio e scopre - leggendo i giornali della domenica - che la guerra in Afghanistan può essere un conflitto dove i suoi soldati compiono atrocità. In realtà, la notizia era uscita da alcuni giorni sui più importanti media americani, ma il Washington Post è riuscito a ricostruire i particolari dell’intera vicenda. Che riguarda il terzo plotone della Compagnia Bravo della Quinta Brigata Combattente della Seconda Divisione di Fanteria in servizio in Afghanistan dal luglio del 2009. Cinque soldati sono stati incriminati per omicidio, mentre altri sette sono sotto inchiesta per averli coperti. E ora, molti si chiedono come sia possibile che tutto questo sia avvenuto senza che i superiori riuscissero a capirlo, senza che siano intervenuti per fermare la squadra della morte. La cui storia inizia lo scorso dicembre, quando il sergente Calvin Gibbs, 25 anni, di Billings in Montana, si aggrega al plotone di questa unità che da mesi si trova sul fronte afghano, nella zona più pericolosa, quella di Kandahar. Lui, veterano dal 2004 dell’Iraq, già esperto del conflitto nel paese dei Talebani, lancia l’idea: uccidere civili afghani. Perché la propone, non è chiaro. Perché gli altri la seguono, neppure. A ogni modo, il terreno è fertile. La prima occasione è in gennaio. Il plotone sta facendo la guardia nel villaggio di La Mohammed Kalay. Si avvicina un uomo. Jeremy N. Morlock (22 anni) tira fuori la granata e la lancia. Andrew H. Holmes (19 anni) spara contro il civile. Nel rapporto diranno che sono stati costretti a difendersi da un attacco (che loro stessi avevano simulato). Il piano, infatti, prevede questo. Che possano uccidere indiscriminatamente dicendo di aver scambiato le loro vittime per terroristi. Nel plotone c’è un soldato che non vuole partecipare a quel macabro gioco. Si chiama Adam Winfield. Il 14 febbraio chiama suo padre, un ex marine che ora vive in Florida. Durante la conversazione rivela che qualche cosa non va tra lui e il suo caposquadra, allude al fatto che ci siano state violenze gratuite, svela di essere stato minacciato dai compagni. Christopher Winfield riesce a farsi raccontare la situazione. Non ci mette molto a decidere che deve denunciare la vicenda. Alza la cornetta e chiama l’ispettorato generale dell’esercito Usa, ma nessuno gli risponde. Prova con la Procura militare, ma anche lì non va meglio. Alla fine riesce a parlare con un sottufficiale di turno al comando di Fort Lewis. Lascia nella sue mani quell’importante messaggio. Che infatti non arriverà ad alcuno, nelle settimane seguenti. Ad arrivare è invece la seconda vittima del plotone della morte. Il 22 febbraio, un altro membro della squadra, Michael S. Wagnon, uccide una persona poco fuori la base operativa avanzata della Quinta Brigata nei pressi di Kandahar. Gli inquirenti pensano che il soldato si sia tenuto il teschio della vittima. In marzo, il terzo omicidio, mentre il perverso patto tra gli adepti si rafforza e aumentano le minacce nei confronti di chi, invece, vorrebbe che la storia finisse al più presto. Il Mullah Adahdad - un clerico - viene assassinato in maggio. L’ultima vittima della squadra. Che non riesce a compiere altri omicidi perché viene fermata prima. In modo quasi fortuito. Il plotone, come tanti altri, è sotto osservazione da parte della Polizia Militare per questioni di droga. Uno dei soldati viene interrogato sul tema. Al ritorno, riceve un vero e proprio pestaggio da parte degli altri. Impaurito, invece che stare zitto, torna dai poliziotti e non si limita a dire quello che sa della droga, ma rivela l’esistenza della squadra della morte. I cinque accusati di omicidio rischiano la pena capitale o l’ergastolo. Gli altri, condanne più lievi. Gli ufficiali della Quinta Brigata non hanno rilasciato dichiarazioni sulla vicenda. Si sono limitati a dire che i loro soldati erano stati addestrati nel modo migliore possibile. Destinata in un primo tempo all’Iraq, questa unità combattente è stata ridispiegata in Afghanistan nel momento più difficile per l’esercito americano. In pochi mesi, 35 suoi uomini sono stati uccisi in combattimento, mentre alcune decine sono rimaste ferite. Sono soldati da prima linea. Sottoposti a tensioni e stress fortissimi. I giornali americani citano l’episodio che qualche mese fa vide protagonista un ex sergente della Quinta Brigata. Si presentò armato con un fucile, due pistole e centinaia di munizioni in un grande albergo di Salt Lake City. Venne ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia. Sembrava normale, tornato dal fronte. Ma non lo era. Non lo era più. La squadra della morte aveva deciso di condurre la sua piccola, personale e atroce guerra contro i civili afghani. Per sport o per vendetta. |
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Eyes Wide Shut
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Video choc, soldato Usa confessa:
sparai per gioco sui civili in Afghanistan ROMA (27 settembre) - «Abbiamo lanciato una granata. Poi il sergente ci ha urlato: “uccidi quel ragazzo, uccidilo...”». È uno dei passaggi più terribili del video-choc pubblicato dalla Abc, in cui Jeremy N. Morlock, un soldato di 22 anni, in maglietta e pantaloncini confessa a un ufficiale militare l'uccisione da parte della sua pattuglia di almeno tre civili afghani, innocenti e disarmati, colpiti così per sport, scelti in modo casuale, per ingannare il tempo. La vicenda risale al periodo tra gennaio e maggio di quest'anno. Morlock, nato a Wasilla, in Alaska, la stessa città di Sarah Palin, è uno dei sette militari indagati per i loro crimini in Afghanistan. I militari facevano parte della quinta brigata di combattimento, seconda divisione di fanteria. Secondo gli investigatori, il gruppo faceva ampio uso di droga. In più collezionavano resti umani e foto di altri soldati che mostravano corpi di afghani come trofei di caccia. L'accusa a loro carico è di omicidio premeditato. Morlock racconta che il loro capo, il sergente Calvin Gibbs, dopo l'attacco, mise una granata di produzione russa accanto ai corpi delle sue vittime, in modo da simulare che fossero loro gli aggressori. Aggiunge Morlock: «Dopo aver aperto il fuoco il nostro sergente s'è avvicinato ai cadaveri e ha raccolto alcune dita, come ricordo». Quindi ha raccontato che Gibbs si vantava di aver fatto lo stesso anche in Iraq e che nessuno lo aveva mai beccato. |
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