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Vecchio 19-08-10, 23:36   #1 (permalink)
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scrive per ore e ore fino a che gli occhi gli bruciano

Giorgio DeGiorgi10-10-06, 09:49
di libri che state leggendo e vi colpiscono.
Qui, proprio qui, in questo thread per farne partecipi tutti quanti che legghino questo pezzo di monitor.
Inizio io ma chi vuole può proseguire, naturalmente...ed è gratis.

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Giorgio DeGiorgi10-10-06, 10:02
"Si potrebbe allora concludere che noi siamo degli ossimori viventi, ma che ci è difficile prendere atto di questa nostra natura. L'idea che abbiamo del tempo ci inganna, poichè colloca le cose in successione, l'una dietro l'altra e ci impedisce di coniugare- per usare i versi di Eliot- il tardo novembre coi turbamenti di primavera. Siamo abituati all'ordine, che è la parola della civiltà, sino al punto di considerarlo la sostanza stessa del mondo anzichè una rete a maglie larghe che a esso si sovrappone e ce ne riporta un'immagine rassicurante. Solo i poeti e i folli sanno scardinare le nostre abitudini di pensiero e di vita e ridare dignità al paradosso."


da A spasso con Jung

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Giorgio DeGiorgi10-10-06, 10:29
"Ci sarà sempre tempo per farlo" così diceva una donna a proposito di qualsiasi cosa. Ella viveva dunque come se non dovesse mai morire, per così dire raggomitolata dentro un tempo illusorio come su di una pianura senza orizzonte, vuota e infinita. Finché un giorno disse: "Ho deciso che morirò". Con questa frase esprimeva finalmente la rinuncia a un'onnipotenza senza oggetto e l'intenzione di accedere al mondo della temporalità e delle sue delusioni. Decisione difficle, perché darsi al tempo significa accettare di consumarsi, riconoscersi limitati, esporsi allo scacco."

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alturia10-10-06, 10:31
"Ci sarà sempre tempo per farlo" così diceva una donna a proposito di qualsiasi cosa. Ella viveva dunque come se non dovesse mai morire, per così dire raggomitolata dentro un tempo illusorio come su di una pianura senza orizzonte, vuota e infinita. Finché un giorno disse: "Ho deciso che morirò". Con questa frase esprimeva finalmente la rinuncia a un'onnipotenza senza oggetto e l'intenzione di accedere al mondo della temporalità e delle sue delusioni. Decisione difficle, perché darsi al tempo significa accettare di consumarsi, riconoscersi limitati, esporsi allo scacco."

Splendida, soprattutto il finale.

Chi l'ha scritta questa?

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Giorgio DeGiorgi10-10-06, 10:39
Splendida, soprattutto il finale.

Chi l'ha scritta questa?

Stesso libro, A spasso con Jung, di Quaglino e Romano.

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Giorgio DeGiorgi10-10-06, 10:45
"Da bambino non era stato inziato ai misteri cristiani, e i genitori lo avevano anche fatto esonerare dall'insegnamento della religione. La chiave d'accesso all'universo mitico, cioè al luogo interiore in cui è possibile essere raccontati da una storia che ci trascende, essere personaggi di una vicenda universale in cui possiamo riconoscerci, era stata buttata via. Il bambino guardava con un'indifferenza che nascondeva l'invidia i compagni che restavano in classe durante l'ora di religione. Affiorava di quando in quando - soprattutto di sera, al momento di andare a letto- un sentimento di vuoto che sconfinava a volte nel timor panico. Finché una sera, come se fosse la cosa più naturale del modno, il bambino cominciò a parlare con il cuscino su cui posava il capo: gli raccontava le difficoltà e i successi, si confidava con lui, chiedeva consiglio e aiuto.Il cuscino era diventato il "dio cuscino". C'era in questo una grande serietà, una reinvenzione di riti, l'emergere di un mistero, che dovevano restare segreti. Quel segreto fu la forza nascosta che lo accompagnò per tutta l'infanzia."

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alturia10-10-06, 10:49
Grazie, lo comprerò.

Secondo me, paradossalmente, esporsi al tempo, riconoscersi limitati, è l'unico modo che abbiamo per accedere, anche se brevemente, all'infinito. Perchè porta in sè l'accettazione della morte e ci libera dal desiderio di rimuoverla: operazione inutile ma alla quale, la maggioranza di noi, dedica la vita intera.



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kalach10-10-06, 20:01
Secondo me, paradossalmente, esporsi al tempo, riconoscersi limitati, è l'unico modo che abbiamo per accedere, anche se brevemente, all'infinito. Perchè porta in sè l'accettazione della morte e ci libera dal desiderio di rimuoverla: operazione inutile ma alla quale, la maggioranza di noi, dedica la vita intera.




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Dulcinea11-10-06, 01:57
[...]Le sue mani sono macchiate di sangue e non lo ha dimenticato, forse è stato povero e senza dubbio cospiratore o assassino, sebbene anni e anni di dignità dell’incarico lo abbiano fatto diventare degno e sembrano essere riusciti a cancellare tutto in superficie, allo stesso modo in cui il principe cessa di essere dissoluto quando si trasforma in re, come se le nostre azioni e la nostra personalità determinassero in parte la percezione che si ha di noi, come se giungessimo a crederci altri rispetto a quello che credevamo di essere perché il caso e l’irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza esterna e il nostro apparire.
O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine. Crede la madre che avrebbe dovuto essere madre e la zitella nubile, l’assassino assassino e la vittima vittima, come crede il governatore che le sue azioni lo condussero sin dall’inizio a disporre di altre volontà, e si indaga l’infanzia del genio quando si sa che è un genio; il re si convince che gli toccava di essere re se regna e che gli toccava ergersi a martire del proprio lignaggio se non ci riesce, e quello che arriva alla vecchiaia finisce per ricordare se stesso per tutto il tempo come un lento progetto di anziano: vede la vita passata come una macchinazione o come un semplice indizio, e allora la falsifica e la deforma.


(da Domani nella battaglia pensa a me)

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alturia11-10-06, 08:45
E tuttavia piango,
perchè non dico addio
a qualcosa che conosco da poco
e che si può sostituire...

Forse ho ancora nella carne l'adolescenza
che si affeziona, più che alla vita stessa,
ai luoghi dove la vita si svolge!
Il mio pianto è qualcosa di più profondo: perchè
non è il mio cuore a perdersi, ma il momndo che lascio.

Eccolo laggiù -già ferocemente felice-
il mondo dove invece tu resti,
con tutti i tuoi, nell'ultimo sole polveroso...
Eccolo laggiù,
che si rimpicciolisce dietro di me
al mio passo che guadagna la campagna,
nell'ora in cui, invece, si fa ritorno.


P.P. Pasolini. Pilade.

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kalach11-10-06, 10:30
Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze di acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l'affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d'incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l'incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell'incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l'intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite..... Beh, siete fortunati.



Philip Roth - Pastorale americana

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alturia11-10-06, 11:14
Kalach, il brano che hai selezionato mi pare commovente nella sua umanità. Sempre ragionando per paradossi, al pari di quello di Giorgino, mi fa pensare che, solo l'accettazione dell'errore nostro e altrui, solo il riconoscimento dell'imperfezione e della vanità insite nei nostri giudizi sugli altri, ci aprirebbe l'accesso alla trascendenza del vivere. Ma, come dice Roth, per riuscire a farlo bisogna essere baciati dalla fortuna.

Ricambio l'inchino.

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Giorgio DeGiorgi12-10-06, 12:43
"Quel pomeriggio non avevo niente da fare. Beh, come tutti gli altri giorni. Non c'era mai niente da fare. In tasca mi erano rimasti solo cinque pesos. Mi sono seduto per terra, appoggiato allo stipite della porta. Erano giorni che non bevevo, che non avevo il becco d'un quattrino, che aspettavo. Aspettavo cosa? Niente. Aspettavo. Là tutti aspettavano. Un giorno dopo l'altro. Nessuno sapeva cosa aspettava. I giorni passavano. E il cervello si arrugginiva. E quello era un bene. Avere il cervello arrugginito serve a non pensare. Io a volte penso troppo e mi tormento. Un tempo studiavo, ero disciplinato, mi fissavo obiettivi per l'indomani e per l'anno successivo e mi lanciavo alla sfida del mondo. Poi è andato tutto in fumo e sono finito in quel letamaio."


Gutierrez, Sapore di me

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Giorgio DeGiorgi13-10-06, 10:31
"Gli innocenti si sforzano sempre di escludere da sè e di negare nel mondo le possibilità del male.Questa è la ragione del persistere del male- ed è il suo segreto. La funzione del male è dimantenere in movimento le dinamiche del mutamento. Cooperando con le forze benefiche, seppure in modo antagonistico, le forze del male contribuiscono alla tessitura dell'arazzo della vita; perciò l'esperienza del male , e in qualche misura questa esperienza soltanto, produce la maturità, la vita reale, il reale controllo dei poteri e dei compiti della vita. Il frutto proibito,- il frutto della colpa mediante l'esperienza, della conoscenza mediante l'esperienza- doveva essere inghiottito nel Giardino dell'Innocenza prima che la storia umana potesse avere inizio. Il male doveva essere accettato e assimilato, non evitato."

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luiginio14-10-06, 11:47
conoscevo male le donne a quell'epoca, le conosco sempre male del resto, anche gli uomini, anche gli animali, quel che conosco meno peggio sono i miei dolori, li penso tutti i giorni, il pensiero va veloce, ma non vengono tutti dal pensiero, sì ci sono delle ore, soprattutto il pomeriggio, in cui mi sento sincretista, del resto li conosco male anche quelli, i miei dolori... deve derivare dal fatto che non sono soltanto dolore, allora me ne allontano fino allo stupore, fino all'ammirazione, raramente ma questo basta... ve li dirò comunque un giorno se ci penso e se ce la faccio i miei strani dolori nei particolari per maggiore chiarezza... vi dirò quelli dell'intelletto, quelli del cuore o affettivi, quelli dell'anima, molto carini quelli dell'anima e poi quelli del corpo, quelli interni prima e poi quelli superficiali, cominciando dai capelli e scendendo senza fretta fino ai piedi, sedi di calli crampi duroni unghie incarnite geloni trenchfoot e altre bizzarrie... e a quelli che saranno così gentili da ascoltarmi nella stessa occasione dirò gli istanti in cui senza essere drogato né ubriaco né in estasi non si sente niente... così naturalmente lei voleva sapere che cosa intendevo con di tanto in tanto, ecco a cosa ci si espone quando si apre la bocca... le dissi di venire meno spesso molto meno spesso di non venire più del tutto se possibile e se no di venire il meno spesso possibile... del resto l'indomani abbandonai la panchina non tanto a causa di lei quanto a causa della panchina, la cui situazione non rispondeva più ai miei bisogni peraltro modesti, perché i primi freddi cominciavano a farsi sentire e poi per altre ragioni di cui sarebbe ozioso parlare a dei cogliòni come voi...

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Giorgio DeGiorgi14-10-06, 14:43
conoscevo male le donne a quell'epoca..... perché i primi freddi cominciavano a farsi sentire e poi per altre ragioni di cui sarebbe ozioso parlare a dei cogliòni come voi...


chi è?

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luiginio14-10-06, 15:56
beckett

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Giorgio DeGiorgi14-10-06, 16:08
beckett

titolo?

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luiginio14-10-06, 17:52
primo amore edizioni einaudi 1971 lire 2500

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luiginio14-10-06, 19:30
solo molto più tardi gli diverrà chiaro con quanta decisione si fosse allora prefisso di non amare mai, per non porre nessuno nella situazione terribile d'essere amato. Anni dopo gli viene in mente e come altri propositi anche questo è stato impossibile. Poiché egli ha amato e amato ancora nella sua solitudine con sperpero di tutta la sua natura e con indicibile angoscia per la libertà dell'altro. Lentamente ha imparato a trasparire con i raggi del suo sentimento attraverso l'oggetto amato anziché consumarlo con essi e si è affinato nel rapimento di riconoscere attraverso la figura sempre più trasparente delle amate gli spazi che essa apriva alla sua infinita volontà di possesso. Come poteva allora per notti intere piangere dal desiderio di essere lui stesso attraversato da simili raggi! Ma un'amata che cede non è ancora un'amante. O notti sconsolate in cui riceveva indietro in pezzi i suoi doni crescenti come marea, pesanti di caducità! Come pensava allora ai poeti che nulla temono di più dell'essere esauditi!

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alturia15-10-06, 09:43
Padre, nella tua prescienza conosci tutto prima che sia
e quando è
lo guardi essere con il tuo sguardo imperscrutabile.
Quanto è lontana da te l'angoscia che mi opprime.
L'angoscia che mi leggi in viso
e nel cuore è quella del presentimento.
Tutto ti è comprensibile: anche questo;
eppure dubito talora che questa sofferenza ti arrivi
poi subito di questo mi ravvedo perchè so la tua misericordia.
Padre, che sta per accadere che per te non sia già stato?
Cos'è questo sgomento?
C'è nel tempo qualcosa che mi affligge,
il tempo è degli umani, per loro lo hai creato,
e a loro hai dato di crearne, di inaugurare epoche, di chiuderle.
Il tempo lo conosci ma non lo condividi.
Io dal fondo del tempo ti dico: la tristezza del tempo è forte nell'uomo, invincibile.


La Passione di Mario Luzi

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alturia15-10-06, 10:24
Eccezion fatta per lunghi brani, forse interi capitoli, della ricerca di Proust, questo pezzo, tratto da La montagna incantata di Mann è perfetto, ai vertici della mia personale classifica da almeno una ventina di anni.

Questo è il punto nel quale, il protagonista, Giovanni Castorp, nel sanatorio dove è andato con l'intenzione di fare visita al cugino Gioachino -all'interno del quale, invece, rimarrà per anni scoprendosi malato anch'esso- osserva la radiografia della propria mano.

Pochi minuti dopo si trovò lui stesso alla berlina in mezzo alla tempesta, mentre Gioachino, col corpo ridivenuto opaco, si vestiva. Il Consigliere tornò a scrutare attraverso la lastra dalla trasparenza lattea questa volta all'interno di Giovanni Castorp e dalle sue espressioni a mezza voce, tronche imprecazioni, e modi speciali di dire, parve che il risultato dell'esame corrispondesse alle sue aspettative. Fu poi tanto gentile da permettere al paziente, dietro sua viva insistenza, di osservare attraverso la lastra la sua propria mano. Giovanni Castorp vide allora quello che mai s'era aspettato di vedere e che mai avrebbe immaginato di poter vedere: la sua propria tomba. Il successivo processo di putrefazione veniva eliminato dalla forza della luce, la carne in cui egli ambulava, dissolta, distrutta, ridotta a una nebbia. In mezzo a questa si tendeva lo scheletro tornito della sua mano destra sulla falange del cui anulare l'anello a sigillo, ereditato dal nonno, sembrava un cerchietto nero sospeso nel vuoto, duro oggetto di questa terra con cui l'uomo orna il suo corpo destinato a dissolversi sotto di esso, rendendosi libero di passare a un'altra carne che lo porterà anch'essa per un dato periodo di tempo. Con gli occhi di quell'antenata della famiglia Tienappel, Castorp vide un membro noto del suo corpo, lo vide con sguardi penetranti e profetici, e per la prima volta capì che doveva morire. Fece allora un viso come sapeva fare precisamente quando ascoltava la musica: piuttosto stupito, assonnato e compunto; chinò il capo verso la spalla, aperse a metà la bocca. Il Consigliere disse: - Fantastico, vero? Eh sì, un certo che di magia non si può disconoscere. - E sospese l'azione delle forze. Il pavimento si acquetò, svanirono i lampi, la finestra magica si avvolse di nuovo nel buio. La lampada al soffitto venne riaccesa......

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luiginio15-10-06, 22:48
Aveva una voce stonata ma piacevole, sentivo l'anima che s'annoia presto e non conclude mai nulla che di tutte forse è la meno scocciatrice, anche della panchina presto ne aveva avuto abbastanza e quanto a me le era stato sufficiente uno sguardo. In realtà era una donna estremamente tenace, ritornò l'indomani e il doman l'altro e furono scambiate alcune parole. Il giorno seguente pioveva e io mi credevo tranquillo ma mi sbagliavo, le domandai se rientrava nei suoi progetti venire a disturbarmi tutte le sere. La disturbo? disse lei. Mi guardava senza incertezze. Non doveva vederci un granché. Credevo che stessimo bene, disse.
Lei mi disturba, dissi, quando c'è lei non posso allungarmi. Parlavo nel bavero del cappotto e lei mi sentiva lo stesso. Ci tiene così tanto a allungarsi? disse. Il torto che abbiamo è di rivolgere la parola alle persone. Non ha che da appoggiarmi i piedi sulle ginocchia, disse. Io non mi feci pregare, sentivo le sue cosce paffute sotto i miei poveri polpacci. Si mise a carezzarmi le caviglie. Se le tirassi un colpo di talloni nella fi.ca... mi dissi.
Uno parla di allungarsi e loro vedono un corpo disteso. La cosa che interessava me, re senza sudditi, quella di cui la disposizione della mia carcassa non era che il più lontano e futile dei riflessi, era la supinazione cerebrale, l'assopimento dell'idea di me e dell'idea di quel piccolo residuo di quisquilie velenose che chiamano il non-io o anche il mondo, per pigrizia. Ma a venticinque anni si rizza ancora all'uomo moderno anche fisicamente di tanto in tanto, è il destino d'ognuno, io stesso non facevo eccezione, se quello si può chiamare rizzarsi...

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kalach16-10-06, 09:29
Ad Albert Einstein



Bandol (Var), 15 maggio 1933

Stimatissimo professore,
diversi cambiamenti di residenza hanno fatto si che il mio grazie per la Sua cara lettera si sia protratto sino ad oggi.
E' stato il più onorevole messaggio che io abbia avuto non solo in questi tristi mesi, ma forse in tutta la mia vita; ma esso mi loda di una condotta che mi riuscì naturale e che pertanto non merita elogi. Ben poco naturale, certo, è invece la situazione in cui, per quel mio contegno, sono venuto a trovarmi; sono troppo un buon tedesco, infatti, perchè il pensiero di un esilio permanente non abbia per me un accento assai grave, e la rottura col mio paese, che è quasi inevitabile, mi opprime e mi angoscia parecchio: segno appunto, che non si adatta bene alla mia natura, più improntata a una tradizione goethiana e rappresentativa che non fatta, di sua natura e vocazione, per il martirio. Perchè mi vedessi costretto a entrare in questa parte dovevano accadere, veramente, cose oltremodo false e cattive, e falsa e cattiva, infatti, secondo la mia più profonda convinzione, è questa "Rivoluzione tedesca". Le mancano tutte quelle qualità che alle vere rivoluzioni, per cruente che fossero, hanno attirato la simpatia del mondo. Essa, per sua natura, non è una "sollevazione" , checché vadano dicendo e strillando i suoi esponenti, ma odio e vendetta, gusto di uccidere e meschinità spirituale piccoloborghese. Non ne può venire nulla di buono, non lo crederò mai e poi mai, né per la Germania né per il mondo, e l'aver messo in guardia, fino all'ultimo, contro le forze che hanno portato questo disastro morale e spirituale, costituirà certo un giorno un titolo d'onore, per noi, titolo d'onore che forse sarà la nostra rovina.

Il Suo devotissimo
Thomas Mann



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Ultima modifica di sorluviggi : 20-08-10 alle ore 11:23
sorluviggi non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 19-08-10, 23:53   #2 (permalink)
Cògnard r.i.p.
 
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Vecchio 20-08-10, 11:26   #3 (permalink)
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luiginio16-10-06, 15:02
Ma io sono peggiore del signor Ash, un uomo che io una volta conoscevo e salutavo appena. Una sera correndo lo urtai sul ponte. Soffiava il vento, forte, nevicava anche, forte. Io gli feci un cenno, veloce. Invano. Tenendomi fermo con una mano si tolse dall'altra con la bocca due paia di guantoni di pelle, svolse la pesante sciarpa di lana, si sbottonò successivamente e gettò da parte cappotto, giustacuore, giacca, due gilè, camicia, maglietta e canottiera, riuscì a cavare da un borsellino di pelle lavabile che gli pendeva in compagnia di un crocifisso, immagino dal collo, un orologio a doppia cassa di bronzo da cannoni, ne aprì di scatto la calotta, se lo portò agli occhi, riprese con una serie di operazioni inverse il proprio aspetto originario, disse: le cinque e diciassette precise, Dio mi è testimonio, mi saluti sua moglie ( non ne ho mai avuta una ), lasciò andare il mio braccio, si levò il cappello e se ne andò di fretta. Un momento dopo Big Ben scoccò le sei. Questo è il tipo di ogni informazione qualunque essa sia, spontanea o richiesta. Se vuoi una pietra, chiedi un pasticcio, se vuoi un pasticcio, chiedi una scatola di cioccolatini...

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luiginio17-10-06, 19:44
Mamma, tutta la mia vita è un tentativo di non imitare la tua, di non ripeterla, di non essere come te, e invece lo sono come te, lo sono comunque. Ho sempre preso in giro gli uomini, non li ho mai amati, non gli ho mai creduto, li ho sempre evitati, ho scherzato con loro, li ho sentiti dire ti amo e ho sorriso dentro di me sapendo che mentivano. Non ce la faranno mai a intrappolarmi.
Tua figlia ha distrutto il tuo mondo e adesso si nasconde come hai sempre fatto tu. Il mio io faticosamente costruito durante i lunghi anni di solitudine è andato in briciole, si è trasformato nella paura cieca che ho ereditato da te. Ho sempre sperato di convertirti, di portarti dalla mia parte, anche questa speranza se n'è andata, la mia fede è svanita e adesso sono un animaletto spaventato come te.

madame de la fayette: la princesse de clèves

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quiqueg17-10-06, 22:56
Mamma, tutta la mia vita è un tentativo di non imitare la tua, di non ripeterla, di non essere come te, e invece lo sono come te, lo sono comunque. Ho sempre preso in giro gli uomini, non li ho mai amati, non gli ho mai creduto, li ho sempre evitati, ho scherzato con loro, li ho sentiti dire ti amo e ho sorriso dentro di me sapendo che mentivano. Non ce la faranno mai a intrappolarmi.
Tua figlia ha distrutto il tuo mondo e adesso si nasconde come hai sempre fatto tu. Il mio io faticosamente costruito durante i lunghi anni di solitudine è andato in briciole, si è trasformato nella paura cieca che ho ereditato da te. Ho sempre sperato di convertirti, di portarti dalla mia parte, anche questa speranza se n'è andata, la mia fede è svanita e adesso sono un animaletto spaventato come te.

madame de la fayette: la princesse de clèves



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luiginio17-10-06, 22:59
vabbè... non si può scherzare?

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quiqueg17-10-06, 23:01
vabbè... non si può scherzare?

Non ce l'ho con te... ce l'ho con me

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luiginio18-10-06, 11:16
Ella giudicava tutti quanti i.dioti, ma nella conversazione, nella sua corrispondenza, si mostrava piuttosto inferiore alle persone che trattava con tanto disdegno. Del resto aveva un tale bisogno di distruzione che quando ebbe rinunciato quasi pienamente alla società, i piaceri che allora perseguì subirono, uno dopo l'altro, il suo terribile potere dissolvente. Dopo aver abbandonato le serate per i concerti, prese a dire: ma vi piace poi tanto ascoltarla questa musica? ah, mio Dio, dipende dai momenti, ma come può essere noiosa... ah, Beethoven... che barba...
Per Wagner, per Franck, per Debussy non si dava più la briga di dire: che barba... si accontentava di passarsi le mani sulle guance, come un barbiere. Ben presto, non ci fu niente che non fosse noioso... - son tanto noiose le cose belle...ah i quadri... c'è da ammattire, che noia, scrivere lettere...
Infine fu la vita stessa a venir definita da lei una noia insopportabile, senza che si sapesse bene dove prendesse il suo termine di paragone...

Sodoma e Gomorra marcel p.

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luiginio18-10-06, 23:07
Dioniso vagava per la Grecia alla ricerca di un'entrata dell'Ade, voleva accedere al regno sotterraneo per ricondurre alla luce sua madre Semele. Si trovò un giorno sulle rive del lago Alcionio e vide Polimno venirgli incontro, gli chiese la via dell'Ade, Polimno disse che gliel'avrebbe indicata se Dioniso si fosse lasciato prendere come una donna. Dioniso promise ma rimandò i loro amori al suo ritorno dall'Ade. Polimno gli indicò le acque in cui doveva tuffarsi per raggiungere l'Ade.
Tutti hanno taciuto sulla conclusione del viaggio di Dioniso nell'Ade eccetto un Padre della Chiesa, Clemente Alessandrino ha narrato la storia di come Dioniso sodomizzò se stesso:
" Dioniso agognava scendere nell'Ade e non conosceva la strada, quando un certo Polimno promette di indicargliela, ma non senza un compenso e quel compenso non era una cosa buona, ma fu buona abbastanza per Dioniso, riguardava i piaceri di Afrodite quel compenso, il dio accetta la richiesta, rafforzando con un giuramento la sua promessa.
Ma al ritorno non trova Polimno che era morto, deciso a tener fede al suo amante, Dioniso va verso la tomba di lui , pieno di voglia amorosa, taglia un ramo di fico e dopo avergli dato la forma del membro virile si infila su quel ramo, adempiendo la promessa al morto...

calasso le nozze di cadmo e armonia

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luiginio25-10-06, 15:33
Nella maggior parte dei casi l'amore non ha per oggetto un corpo se in esso non si fondano un'emozione, la paura di perderlo, l'incertezza di ritrovarlo. Ora questo tipo di ansietà ha una grande affinità per i corpi: conferisce loro un valore più importante della stessa bellezza. E' questa una delle ragioni per cui vediamo uomini indifferenti alle donne più belle amarne appassionatamente certune che ci sembrano brutte. A quegli esseri la loro natura e la nostra inquietudine danno le ali. La miglior prova di questa bellezza sta in ciò: che spesso per noi il medesimo essere è successivamente senza ali e alato. Se abbiamo paura di perderlo, dimentichiamo tutti gli altri, sicuri di conservarlo, lo paragoniamo agli altri che non tardiamo a preferirgli. E poiché questi timori e queste certezze possono avvicendarsi di settimana in settimana, un essere può vedersi sacrificare oggi tutto quel che ci piaceva e la settimana dopo venir sacrificato lui. Fenomeno incomprensibile, se non sapessimo per l'esperienza che ogni uomo ha fatto, almeno una volta nella sua vita, di aver cessato di amare e dimenticato una donna, quale misera cosa sia in sé un essere, quando non sia più o non sia ancora impregnato delle nostre emozioni.

ricerca vol.V

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locco6826-10-06, 02:31
Partitomi del bosco, io me ne vo a una fonte, et di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o un di questi poeti minori, come Tibullo, Ovvidio et simili: leggo quelle loro amorose passioni, et quelli loro amori ricordomi de’ mia: godomi un pezzo in questo pensiero.


Transferiscomi poi in sulla strada, nell’hosteria, parlo con quelli che passono, domando delle nuove de’ paesi loro, intendo varie cose, et noto varii gusti et diverse fantasie d’huomini. Vienne in questo mentre l’hora del desinare, dove con la mia brigata mi mangio di quelli cibi che questa povera villa e paululo patrimonio comporta. Mangiato che ho, ritorno nell’hosteria: quivi è l’hoste, per l’ordinario, un beccaio, un mugniaio, due fornaciai. Con questi io m’ingaglioffo per tutto dì, giocando a cricca, a triche-tach, et poi dove nascono mille contese et infiniti dispetti di parole iniuriose, et il più delle volte si combatte un quattrino, et siamo sentiti non di manco, gridare da San Casciano. Così rinvolto entra questi pidocchi traggo el cervello di muffa, et sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi.


Venuta la sera, mi ritorno in casa, ed entro nel mio scrittoio; et in su l’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango et di loto, et mi metto panni reali et curiali; et rivestito condecentemente entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio et che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro, et domandarli della ragione delle loro actioni; et quelli per loro humanità mi rispondono; et non sento per quattro ore di tempo alcuna noia, sdimenticho ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tucto mi transferisco in loro.


Niccolo' Machiavelli: lettera a Francesco Vettori dall'esilio in S.Andrea a Percussina

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luiginio03-11-06, 10:13
In genere quindi ero sempre solo.
A casa mi dedicavo soprattutto alla lettura. Volevo soffocare con sensazioni esteriori quello che ribolliva continuamente dentro di me. E le sole sensazioni esteriori che potessi procurarmi provenivano dalla lettura. Naturalmente la lettura mi era di notevole aiuto: mi commuoveva, mi deliziava, mi torturava. Ma certe volte anche mi annoiava terribilmente. Allora mi prendeva la voglia di muovermi e di tanto in tanto mi sprofondavo in una dissolutezza meschina, tetra, schifosa, sotterranea. Avevo ogni tanto crisi isteriche, con lacrime e convulsioni. A parte la lettura non avevo nessun'altra via di scampo, cioè non vi era nulla tra tutto ciò che mi circondava che meritasse il mio rispetto o che mi attraesse. Insorgeva in me una sete isterica di contraddizioni e di contrasti e così mi abbandonavo alla dissolutezza. Alla dissolutezza mi abbandonavo di notte, nascostamente, in modo abietto, con una vergogna che non mi lasciava neppure nei momenti più ripugnanti e che anzi proprio in quei momenti giungeva alla follia...


ricordi dal sottosuolo

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quiqueg03-11-06, 11:45
In genere quindi ero sempre solo.
A casa mi dedicavo soprattutto alla lettura. Volevo soffocare con sensazioni esteriori quello che ribolliva continuamente dentro di me. E le sole sensazioni esteriori che potessi procurarmi provenivano dalla lettura. Naturalmente la lettura mi era di notevole aiuto: mi commuoveva, mi deliziava, mi torturava. Ma certe volte anche mi annoiava terribilmente. Allora mi prendeva la voglia di muovermi e di tanto in tanto mi sprofondavo in una dissolutezza meschina, tetra, schifosa, sotterranea. Avevo ogni tanto crisi isteriche, con lacrime e convulsioni. A parte la lettura non avevo nessun'altra via di scampo, cioè non vi era nulla tra tutto ciò che mi circondava che meritasse il mio rispetto o che mi attraesse. Insorgeva in me una sete isterica di contraddizioni e di contrasti e così mi abbandonavo alla dissolutezza. Alla dissolutezza mi abbandonavo di notte, nascostamente, in modo abietto, con una vergogna che non mi lasciava neppure nei momenti più ripugnanti e che anzi proprio in quei momenti giungeva alla follia...


ricordi dal sottosuolo

Non ci sono ancora arrivata, a queste pagine, ma avevo ragione in un modo incredibile

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luiginio03-11-06, 14:13
oh... Emanuela... per il tuo schiavo tu hai sempre ragione ancora prima di parlare...

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luiginio07-11-06, 15:18
Dopo Novalis s'è spesso ripetuto che ogni stimolo sessuale è affine alla crudeltà, tutto quanto è nato da donna deve perire, procreazione e morte stanno in relazione indissolubile e così anche il coito è omogeneo all'omicidio non solo come atto psicologico, ma anche dal punto di vista etico e filosofico-naturale: esso nega la donna e contemporaneamente anche l'uomo, nel caso ideale esso toglie la coscienza ad ambedue. Anche l'erotica più alta non solo il più basso stimolo adopera la donna non come scopo in in sé ma sempre come mezzo.
Perfino le opere di un artista non sono altro che il suo Io, che egli ha localizzato in questa o in quella donna, che non esiste che nella sua fantasia. La psicologia reale della donna amata viene sempre lasciata da parte, nel momento in cui un uomo ama una donna non la sa penetrare, nell'amore non si entra in quella relazione di comprensione che è l'unica morale. Non si può amare nessuno che si conosca completamente, perché in tal caso si devono scoprire le imperfezioni necessarie in ognuno, mentre l'amore vuole la perfezione. Non è dunque possibile amare una donna se non ponendo arbitrariamente al posto della sua realtà psichica una realtà del tutto differente. Il tentativo di trovare se stessi nella donna, premette necessariamente una trascuranza della persona empirica. Tale tentativo è dunque crudelissimo verso la donna e in ciò sta la radice dell'egoismo di ogni amore, come pure della gelosia che riguarda la donna come un possesso senza alcun rispetto per la sua vita interiore. Amore è omicidio.

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luiginio08-11-06, 18:58
Non è però assolutamente possibile comprendere come mai si possa ancora credere a un innato pudore femminile, vedendo la premura ingenua con cui tutte le donne, appena possono, si mostrano scollate, ma la prova assoluta dell'impudicizia femminile sta nel fatto che le donne quando sono tra loro si denudano completamente senza la minima vergogna, mentre gli uomini cercano sempre di nascondere agli altri le proprie nudità, ogni donna sveste sempre nel pensiero le sue compagne e dimostra così l'impudicizia universale del suo sesso.
Tutto ciò dipende da quanto comprende la donna sotto la parola Io, se le si domanda che concetto abbia del proprio Io, ella non sa rappresentarsi null'altro che il proprio corpo. Soltanto per colmare questo vuoto di dignità fu inventato il titolo di signora e la loro vanità si regola secondo ciò che appare loro il massimo valore, si rivolgerà dunque alla conservazione e all'aumento della bellezza corporale e a che venga riconosciuta. La vanità della donna è dunque un compiacimento ch'essa trova nel proprio corpo, una gioia che si manifesta anche nella fanciulla più brutta in un palpeggiarsi, nel contemplarsi davanti allo specchio. La vanità femminile è il bisogno di sentir ammirare e desiderare il proprio corpo dall'uomo.

sesso e carattere fratelli bocca editori

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luiginio09-11-06, 22:02
Negli appunti di Kraft-Ebing c'è molto materiale per chi abbia la fantasia inaridita: c'è quello che si piega su una sedia mentre una donna lo cavalca per tre quarti d'ora e gode sentendo la voce di lei che dà ordini, c'è quello che chiede a una donna di stare con un tacco sul suo occhio e con l'altro sul collo, un altro assume un cameriere a cui ordina di stare nella stanza mentre si intrattiene con una donna e di buttarlo poi fuori, c'è chi esige che una donna gli dia prima uno schiaffo per punizione e poi un panierino con pane e frutta dicendo che deve sbrigarsi ad andare a scuola, c'è chi desidera essere domato come un cavallo, poi uno che sogna di vivere come uno schiavo che non può mangiare altro che bucce di patate e ossi, c'è un altro che scrive una lettera: cara arrivo domani sera frusta con nodi cari saluti... molte di queste persone si accontentano della fantasia, per altri ci vuole l'azione... molti di quelli che cercano di realizzare la fantasia rimangono delusi.

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Dulcinea11-11-06, 18:35
Proust ha l'abitudine di rincasare molto tardi. Generalmente al suo ritorno si mette a letto (gli cambiano le lenzuola tutti i giorni). Infila il pigiama e una maglia spessa di lana dei Pirenei, tenuti al caldo da una borsa dell'acqua calda.
Poi lavora fino alle sette del mattino e anche più tardi, se ha chiacchierato a lungo con la sua governante Céleste, riferendole le impressioni della serata. Sta seduto sul letto, appoggiato su un mucchio di maglie; le ginocchia gli servono da scrittoio. Posizione scomoda, ma Proust non si cura della sua salute, nè del suo comfort. In una lettera all'amico Louis de Robert racconta come, scrivendo a quel modo, appoggiato su un gomito, su fogli instabili, si sente morto di fatica dopo dieci righe. Scrive in fretta, con delle penne di marca Sergent Major. Sul tavolino ha una quindicin di penne a portata di mano (così se gliene cade una non ha da raccoglierla), due calamai in vetro da scolari, una pendola a buon mercato, materiale per le inalazioni.
Intorno al 1918 comincia a servirsi di diversi occhiali.

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luiginio11-11-06, 23:38
Si rinchiudeva nella modesta stanzetta mobiliata con i pochi freddi mobili, un grande tavolo coperto da innumerevoli foglietti, appunti, bozze da correggere ma senza mai un fiore, un ornamento, raramente un libro, quasi mai una lettera. In un angolo della stanza un tozzo e pesante baule di legno che rappresentava tutto ciò che possedeva, due vecchie camicie e il suo altro abito usato, all'infuori di questo soltanto libri e manoscritti e una quantità di boccette e flaconi e barattoli di pozioni: contro l'emicrania, contro i crampi di stomaco, contro il vomito spastico, contro la pigrizia dell'intestino e soprattutto i terribili medicamenti contro l'insonnia, uno spaventoso arsenale di veleni e di droghe, eppure l'unico aiuto nel vuoto silenzio di quella camera estranea, dove Nietzsche non riesce a ottenere che il breve riposo di un sonno artificiale. Avvolto nel cappotto, una sciarpa di lana attorno al collo, perché la misera stufetta non fa che mandar fumo senza scaldare, Nietzsche scrive con dita intirizzite dal freddo, le doppie lenti chine quasi a toccare il foglio. Siede lì e scrive per ore e ore parole che poi i suoi stessi occhi velati non riusciranno a decifrare. Scrive per ore e ore fino a che gli occhi gli bruciano.

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luiginio14-11-06, 15:01
Il sesso per la maggior parte degli uomini è fantasia. Leggete i cosiddetti libri sporchi, sia i classici, sia quella roba che viene venduta sottobanco. Tutti scritti da uomini. Pure fantasie, impossibili da realizzare e ridicole, nei loro giochi e nelle loro pazze pretese. Quando un uomo va con una put.tana è tutto speranzoso di realizzare qualcuna di queste fantasie, ma non succede mai. Non può succedere. Potrà essere eccitato, provocato, succhiato, manipolato, ma la maggior parte delle cose che ha in testa non si realizza mai. E' compito di una brava ragazza di casìno fargli godere una bella serie di giochi, una forte eccitazione delle terminazioni nervose e infine una bella eiaculazione. Se tutto questo suona poco romantico, la verità è che il sesso non ha niente di romantico. E' una cosa reale, fatta di corpi reali, è un imperioso bisogno di rilassamento, come la molla caricata di un orologio. E' un piacere animale. Quando si parla di sesso romantico, lo si confonde con l'amore, tutta quella pappa che scrivono i poeti non è che un modo elegante di masturbarsi e nient'altro. Il più grosso peccato a letto è di mandar vento a meno che l'altro non scorreggi per primo.

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terranovese710-02-09, 14:27
uppete
sorluviggi non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-11-11, 15:07   #4 (permalink)
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Le chiappe sono la parte meglio qualificata della natura, non solo per ricevere i calci, ma nello stesso tempo per farsi beffe di chi li dà, paradosso acutamente illustrato da Socrate, quando si ritirò dal consesso dei giudici con l'abolla sollevata fin sopra la vita.

Ultima modifica di sorluviggi : 13-11-11 alle ore 08:10
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