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Vecchio 09-06-10, 22:10   #1 (permalink)
Eyes Wide Shut
 
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Smile Mala tempora currunt.

Sono sempre più convinta che esitano legami tra i pensieri delle persone che , per quella cosa inspiegabile che si chiama affinita’ intellettiva piu’ o meno casualmente si incontrano; che ci sia un ricircolo d' idee, di sensazioni e sentimenti fra le medesime che, in apparenza, non ha spiegazioni logiche.
Viviamo immersi dentro una realtà che non abbiamo il tempo di assimilare da quanto va di fretta, sconcertati da fatti per i quali non riusciamo a trovare giustificazioni plausibili, e che attribuiamo ad un Dio nel quale non crediamo, almeno quando tutto va per il verso giusto.
Tutto ciò che ci circonda, va ben oltre la nostra comprensione di piccoli esseri che si lasciano tediare da bisogni futili, salvo poi svegliarsi al rumore assordante di un tuono, minaccioso nella notte, dentro i nostri letti, nelle case ordinate, nei piccoli villaggi mentali che ci costruiamo per riuscire a sopravvivere.
In certi momenti, perdo completamente la fiducia nel nostro essere razionali, in quell' impasto d' amore e comprensione che muove o dovrebbe muovere le azioni di ciascuno; in certi sguardi vuoti, in certi discorsi senza senso, in certi gesti che di spontaneo hanno ben poco, io scorgo un futuro che non è mai stato così incerto, così in bilico sul baratro, perché, se è vero che siamo gli artefici del nostro destino, è pur vero che fare la cosa giusta, sempre più spesso, è la strada più difficile da seguire..
Volenti o nolenti viviamo a contatto stretto con altre persone che, per comodità, cultura, non-educazione e fini personali, o molto più grettamente, per ignoranza, rimangono abbarbicati ad una concezione di narcisismo primario e di onnipotenza, incapaci di "mettersi nei panni altrui" e valutare l' impatto sociale delle proprie azioni, convinti che tutto gli sia dovuto, in ragione di non ben spiegati diritti di nascita, o condizione di figli o genitori, o, ancora peggio, in funzione di millantate superiorità culturali.
Personalmente non credo nel concetto di tolleranza, così come viene inteso oggi, perché il marcio sta nella stessa parola, tollerare è sinonimo di accettazione passiva di uno stato di cose che, in fondo non condividiamo (e questo può essere giusto o meno e non sta a me giudicarlo) e accettiamo solo in virtù, o meglio, in forza di situazioni contingenti che non hanno nulla a che vedere con un' azione attiva di evisceramento e comprensione della "diversità".
Ma, in fondo, a quale diversità ci stiamo riferendo? La diversità è un concetto, prima di essere un termine, che dovrebbe indicare l 'altro che non è noi, l 'essenza che sta al di fuori di noi, e come tale, NOI STESSI, in quanto diversi per l' altro..ma come si può giudicare DIVERSO, in accezione negativa, qualcun' altro, quando non abbiamo la più pallida idea di chi siamo noi, per primi?
Perchè il bandolo della matassa, sta tutto qui. Io credo in una strada che parte dalla conoscenza intima di quello che c'è dentro di me, per quanto difficile o sconvolgente, un' autocoscienza che si risolve, poi, nel contatto col diverso da me stessa, tentando la via dell' umiltà, che non sempre mi riesce di percorrere, proprio a causa di questo bisogno atavico di sopraffazione, che sta tutto dentro il mio basta.rdo istinto di sopravvivenza.
Io sono debole, in quanto incompleta e risento della mancanza di situazioni pregresse che mi sono state o mi sono negata.
Ci penso spesso, se mio padre mi avesse detto a 12 anni e non a 25, che mi ritiene una persona intelligente, forse mi sarei risparmiata tante brutture, tante nottate a piangere per una considerazione che mi veniva negata, per la paura di non essere abbastanza, perchè, in fondo, si cerca considerazione dalle persone che abbiamo vicino, nulla di più o di meno, solo l'attestazione di esseri pensanti, per se stessi e non in qualità di legami di sangue o affettivi.
E penso spesso, anche, che non so se sia meglio crescere con un certo tipo di genitori, o non avere questa possibilità, che ti segna, in modo negativo o positivo, a seconda di come la si guarda.
Non me ne vogliano gli amici che nella vita, non hanno potuto scegliere, non arriverò a comprendere cosa significhi vivere senza una persona così importante, e, alla fine, ognuno descrive e vive la sua personale esperienza, dico solo che ci sto ancora riflettendo e non è detto che riesca ad arrivare ad una conclusione, perchè non so se siano compatibili le riflessioni su una scelta compiuta ed una che non è stata concessa.
Perché siamo come dei diamanti, tutti, l'unica differenza è nel taglio e nell 'incisore, alcuni diamanti hanno poche sfaccettature, altri, ne hanno talmente tante che che neanche riesci a vederle e la verità non sta mai da nessun lato, è l' insieme che conta.
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Ultima modifica di cicomendez : 09-06-10 alle ore 22:15
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Vecchio 09-06-10, 22:36   #2 (permalink)
..restless
 
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Invia un messaggio via MSN a Alex.
ciao
Sembra che dentro questo "contenitore" si trova il tempo per tutto, anche per delle riflessioni come le tue.
Purtroppo o per fortuna in questi ultimi anni, abbiamo sostituito le nostri primordiali necessità, quale poteva esser la fame (vera e propria)... con altre minkiate.(che ci hanno fatto perder forse il vero senso della vita).
sorry
Alex. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 09-06-10, 23:02   #3 (permalink)
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le minkiate, come le chiami tu, (nelle quali mi ci perdo anche io), alla lunga mi annoiano.
mi annoiano i soliti teatrini triti e ritriti
mi annoia la leggerezza portata all'estremo e che alla lunga tracima in stupidità

ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole...

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Vecchio 09-06-10, 23:21   #4 (permalink)
zyx
ciao :)
 
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Sono sempre più convinta che esitano legami tra i pensieri delle persone che , per quella cosa inspiegabile che si chiama affinita’ intellettiva piu’ o meno casualmente si incontrano; che ci sia un ricircolo d' idee, di sensazioni e sentimenti fra le medesime che, in apparenza, non ha spiegazioni logiche.
frammenti della stessa anima in corpi differenti, li chiamo così in modo forse un po' troppo poetico ma non saprei come altro definirli. a me è successo solo con persone che ho amato e anzi, forse il veicolo idoneo è proprio un sentimento molto forte come l'amore
zyx non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 09-06-10, 23:53   #5 (permalink)
Un passo alla volta
 
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Sono sempre più convinta che esitano legami tra i pensieri delle persone che , per quella cosa inspiegabile che si chiama affinita’ intellettiva piu’ o meno casualmente si incontrano; che ci sia un ricircolo d' idee, di sensazioni e sentimenti fra le medesime che, in apparenza, non ha spiegazioni logiche.
vero ma l'affinità dura spesso solo per periodi, perchè si cambia, per scelta, per obbligo, per convenienza, per sovravvivenza

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Viviamo immersi dentro una realtà che non abbiamo il tempo di assimilare da quanto va di fretta, sconcertati da fatti per i quali non riusciamo a trovare giustificazioni plausibili, e che attribuiamo ad un Dio nel quale non crediamo, almeno quando tutto va per il verso giusto.
Tutto ciò che ci circonda, va ben oltre la nostra comprensione di piccoli esseri che si lasciano tediare da bisogni futili, salvo poi svegliarsi al rumore assordante di un tuono, minaccioso nella notte, dentro i nostri letti, nelle case ordinate, nei piccoli villaggi mentali che ci costruiamo per riuscire a sopravvivere.
E questa realtà è così complessa, alienante, quasi impossibile da comprendere e da reggere soprattutto se il contingente ti strangola e ti toglie qualsiasi fiducia nel futuro che ormai per ognuno è una questione di forza interiore, è un diritto averla come non averla.

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In certi momenti, perdo completamente la fiducia nel nostro essere razionali, in quell' impasto d' amore e comprensione che muove o dovrebbe muovere le azioni di ciascuno; in certi sguardi vuoti, in certi discorsi senza senso, in certi gesti che di spontaneo hanno ben poco, io scorgo un futuro che non è mai stato così incerto, così in bilico sul baratro, perché, se è vero che siamo gli artefici del nostro destino, è pur vero che fare la cosa giusta, sempre più spesso, è la strada più difficile da seguire..
... ognuno vive dentro i suoi egoismi vestiti di sofismi, e ognuno costruisce un suo sistema, di piccoli rapporti irrazionali, cosmi impersonali, scordando che alla fine tutti avremo, due dita di terreno .....
Così recitava Guccini 35 anni fa, in canzone di notte N.2 Ma allora quei piccoli villaggi mentali erano soprattutto una scelta egoistica, oggi è sempre di più un'obbligo per sopravvivere, per non impazzire.
Non condanno nè la vigliaccheria nè la fragilità, conosco le mie che vivo una situazione almeno in parte protetta, figuriamoci se non capisco quella degli altri che se la passano peggio. La capisco, quello che non perdono sono le cattiverie, l'ipocrisia e la sopraffazione gratuite di chi si crede chissà chi.

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Volenti o nolenti viviamo a contatto stretto con altre persone che, per comodità, cultura, non-educazione e fini personali, o molto più grettamente, per ignoranza, rimangono abbarbicati ad una concezione di narcisismo primario e di onnipotenza, incapaci di "mettersi nei panni altrui" e valutare l' impatto sociale delle proprie azioni, convinti che tutto gli sia dovuto, in ragione di non ben spiegati diritti di nascita, o condizione di figli o genitori, o, ancora peggio, in funzione di millantate superiorità culturali.
Personalmente non credo nel concetto di tolleranza, così come viene inteso oggi, perché il marcio sta nella stessa parola, tollerare è sinonimo di accettazione passiva di uno stato di cose che, in fondo non condividiamo (e questo può essere giusto o meno e non sta a me giudicarlo) e accettiamo solo in virtù, o meglio, in forza di situazioni contingenti che non hanno nulla a che vedere con un' azione attiva di evisceramento e comprensione della "diversità".
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Ma, in fondo, a quale diversità ci stiamo riferendo? La diversità è un concetto, prima di essere un termine, che dovrebbe indicare l 'altro che non è noi, l 'essenza che sta al di fuori di noi, e come tale, NOI STESSI, in quanto diversi per l' altro..ma come si può giudicare DIVERSO, in accezione negativa, qualcun' altro, quando non abbiamo la più pallida idea di chi siamo noi, per primi?
Perchè il bandolo della matassa, sta tutto qui. Io credo in una strada che parte dalla conoscenza intima di quello che c'è dentro di me, per quanto difficile o sconvolgente, un' autocoscienza che si risolve, poi, nel contatto col diverso da me stessa, tentando la via dell' umiltà, che non sempre mi riesce di percorrere, proprio a causa di questo bisogno atavico di sopraffazione, che sta tutto dentro il mio basta.rdo istinto di sopravvivenza.
Io sono debole, in quanto incompleta e risento della mancanza di situazioni pregresse che mi sono state o mi sono negata. .
La conoscenza di sè è il tema centrale della psicanalisi e della parte più sana di ogni religione che si rispetti. Entrambe ci insegnano che ciò che non accettiamo o non vediamo o non rispettiamo nell'altro è spesso ciò che non vogliamo accettare, non vedere e non rispettare in noi stessi.
Ciò che vediamo nell'altro è spesso ciò che vogliamo vedere, le nostre negatività che è meglio vedere negli altri che in noi stessi (il moralista che vede il male ovunque ma mai in se stsso), la nostra fragilità che non riusciamo a proteggere e ci porta a vedere ovunque persone da salvare, a volte a torto, ecc.
Per vederle in noi stessi le negatività vanno prima accettate. Mica per niente non le vediamo. E' un cammino lungo, dura tutta la vita, e fa male

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Ci penso spesso, se mio padre mi avesse detto a 12 anni e non a 25, che mi ritiene una persona intelligente, forse mi sarei risparmiata tante brutture, tante nottate a piangere per una considerazione che mi veniva negata, per la paura di non essere abbastanza, perchè, in fondo, si cerca considerazione dalle persone che abbiamo vicino, nulla di più o di meno, solo l'attestazione di esseri pensanti, per se stessi e non in qualità di legami di sangue o affettivi.
E penso spesso, anche, che non so se sia meglio crescere con un certo tipo di genitori, o non avere questa possibilità, che ti segna, in modo negativo o positivo, a seconda di come la si guarda.
vero, a volte riguarda genitori realmente inadeguati, a volte è solo la loro immagine interiorizzata in noi, non erano proprio così ma così li abbiamo vissuti. Però da una certa età in poi è un alibi, almeno così la penso, e invece di affrontarla si cerca un nuovo padre o una nuova madre nel proprio compagno/a e così facendo usandoli e non amandoli, perchè amare vuol dire prima di tutto vedere e rispettare una persona per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. Poi se mi dici che è difficilissimo sfondi una porta aperta

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Non me ne vogliano gli amici che nella vita, non hanno potuto scegliere, non arriverò a comprendere cosa significhi vivere senza una persona così importante, e, alla fine, ognuno descrive e vive la sua personale esperienza, dico solo che ci sto ancora riflettendo e non è detto che riesca ad arrivare ad una conclusione, perchè non so se siano compatibili le riflessioni su una scelta compiuta ed una che non è stata concessa.
Perché siamo come dei diamanti, tutti, l'unica differenza è nel taglio e nell 'incisore, alcuni diamanti hanno poche sfaccettature, altri, ne hanno talmente tante che che neanche riesci a vederle e la verità non sta mai da nessun lato, è l' insieme che conta.
l'armonia jazz è quanto di più vario e complesso esista, è la pratica quotidiana di improvvisazione sullo strumento che ti consente di esplorarla sempre di più
Vedere la complessità nell'altro è un'arte che si affina di giorno in giorno, e dipende da quanto rispetto riesci a provare per chi è diverso da te, e ti piace farlo soprattutto se godi ad immergerti in questa complessità
A me riusciva bene fino a dieci anni fa, adesso faccio sempre più fatica a farlo, rispetto ancora l'altro, credo, ma vedo sempre meno cose, sono sempre più stanco, pigro, chiuso, soprattutto nella vita reale, nel virtuale lo vivo di meno

Vivere in questi tempi, in cui puoi perdere tutto da un momento all'altro, in cui non esistono più le famiglie allargate in cui ciascuno può contare sul gruppo e viceversa, è dura, ti uccide ogni giorno, affina solo il tuo bisogno di sopravvivere.
E con questo che faremo sempre di più i conti, è questo che ci uccide
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Vecchio 10-06-10, 10:09   #6 (permalink)
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vero ma l'affinità dura spesso solo per periodi, perchè si cambia, per scelta, per obbligo, per convenienza, per sovravvivenza
giusto ma, almeno per me, quando viene meno questo presupposto viene meno tutto .


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E questa realtà è così complessa, alienante, quasi impossibile da comprendere e da reggere soprattutto se il contingente ti strangola e ti toglie qualsiasi fiducia nel futuro che ormai per ognuno è una questione di forza interiore, è un diritto averla come non averla.
a volte ho come la sgradevole sensazione che siamo noi a complicarci la vita più di quanto essa non lo sia di suo.
spesso ho modo di confrontarmi con realtà molto diverse dalla mia e mi rendo conto di quanto si perda di vista il piacere delle cose semplici, di quanto quelli che reputo i miei problemi in realtà siano niente di fronte a ben altre cose.
un sano ridimensionamento degli egoismi personali non la reputo una cosa non fattibile e soprattutto credo che, alla lunga, porti qualche giovamento, quantomeno in termini di serenità interiore.

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... ognuno vive dentro i suoi egoismi vestiti di sofismi, e ognuno costruisce un suo sistema, di piccoli rapporti irrazionali, cosmi impersonali, scordando che alla fine tutti avremo, due dita di terreno .....
Così recitava Guccini 35 anni fa, in canzone di notte N.2 Ma allora quei piccoli villaggi mentali erano soprattutto una scelta egoistica, oggi è sempre di più un'obbligo per sopravvivere, per non impazzire.
Non condanno nè la vigliaccheria nè la fragilità, conosco le mie che vivo una situazione almeno in parte protetta, figuriamoci se non capisco quella degli altri che se la passano peggio. La capisco, quello che non perdono sono le cattiverie, l'ipocrisia e la sopraffazione gratuite di chi si crede chissà chi.
l'egoismo è una di quelle cose che mi fa paura a prescindere.
probabilmente perchè ho vissuto in un contesto familiare che non lo era.
probabilmente perchè io stessa, portatrice sana di una interminabile sequela di difetti, so di non essere affatto una persona egoista.
l'egoismo uccide la fantasia, la voglia di sognare, di sperimentarsi anche sbagliando, di intraprendere percorsi alternativi... insomma di provare a buttarsi nella vita. le persone egoiste che ho incontrato nella mia vita sono quelle che più di ogni altra mi hanno fatto del male, sono quelle che hanno cercato in ogni modo di smorzare i miei entusiasmi e la mia voglia di vivere anche facendo cazz.ate, sane e funzionali al mio modo di essere, sono quelle che mi tenevano coi piedi inchiodati per terra per paura che io volassi più in alto di loro, e non per paura di perdermi.


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la conoscenza di sè è il tema centrale della psicanalisi e della parte più sana di ogni religione che si rispetti. Entrambe ci insegnano che ciò che non accettiamo o non vediamo o non rispettiamo nell'altro è spesso ciò che non vogliamo accettare, non vedere e non rispettare in noi stessi.
Ciò che vediamo nell'altro è spesso ciò che vogliamo vedere, le nostre negatività che è meglio vedere negli altri che in noi stessi (il moralista che vede il male ovunque ma mai in se stsso), la nostra fragilità che non riusciamo a proteggere e ci porta a vedere ovunque persone da salvare, a volte a torto, ecc.
Per vederle in noi stessi le negatività vanno prima accettate. Mica per niente non le vediamo. E' un cammino lungo, dura tutta la vita, e fa male
Nel momento in cui ho preso coscienza di tutti i miei limiti (esercizio nel quale le mie performances sono al top, considerato che sono stata sempre molto dura con me stessa) ho smesso di trovare giustificazioni ai limiti degli altri. Posso scegliere di accettarli o meno, questo si ma, fatte salve reali situazioni contingenti che possano determinare problematiche esistenziali concrete, per il resto la drammaticità con cui certi personaggi recitano la loro vita, da nichilisti de noantri, è solo frutto della loro immaginazione.

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vero, a volte riguarda genitori realmente inadeguati, a volte è solo la loro immagine interiorizzata in noi, non erano proprio così ma così li abbiamo vissuti. Però da una certa età in poi è un alibi, almeno così la penso, e invece di affrontarla si cerca un nuovo padre o una nuova madre nel proprio compagno/a e così facendo usandoli e non amandoli, perchè amare vuol dire prima di tutto vedere e rispettare una persona per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. Poi se mi dici che è difficilissimo sfondi una porta aperta
quella frase sul padre è stata in realtà la linea di demarcazione tra il periodo della vita in cui non capivo ma accettavo, e quello in cui ho compreso e mi sono sentita libera di andarmene per il mondo ( in effetti a quell'età me ne sono andata di casa).
il rapporto con mio padre è di quelli che in molti mi invidiano, fatto di complicità, di grandi slanci di affetto ma senza troppi convenevoli .
tra questi non sono mai rientrate certe forme di gratificazione del mio ego, vuoi perchè io sono abbastanza refrattaria ai complimenti, vuoi perchè ho compreso col tempo che era il suo modo per farmi prendere coscienza delle mie capacità, indipendentemente dal giudizio degli altri, compreso il suo.
purtroppo l'essere cresciuta con una figura di uomo così forte, così indipendente ma al tempo stesso con un fortissimo senso della famiglia e dei valori, mi ha portata sempre ad avere accanto degli uomini intimamente deboli, aggressivi si, ma affatto uomini forti o con una forte personalità.
uomini che ho amato e rispettato per quello che erano, e che, anzichè fare altrettanto, sono entrati in competizione con me, cercando in ogni modo di fare a pezzi quello che io ero, che loro avrebbero voluto essere ma che non saranno mai ( ci sono voluti anni di terapia perchè arrivassi a queste conclusioni, perchè dovevo giustificare, giustificare, giustificare fino allo sfinimento gli altri, addossandomi colpe che non avevo, poco ci manca pure la crocifissione di cristo).

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l'armonia jazz è quanto di più vario e complesso esista, è la pratica quotidiana di improvvisazione sullo strumento che ti consente di esplorarla sempre di più
Vedere la complessità nell'altro è un'arte che si affina di giorno in giorno, e dipende da quanto rispetto riesci a provare per chi è diverso da te, e ti piace farlo soprattutto se godi ad immergerti in questa complessità
A me riusciva bene fino a dieci anni fa, adesso faccio sempre più fatica a farlo, rispetto ancora l'altro, credo, ma vedo sempre meno cose, sono sempre più stanco, pigro, chiuso, soprattutto nella vita reale, nel virtuale lo vivo di meno

Vivere in questi tempi, in cui puoi perdere tutto da un momento all'altro, in cui non esistono più le famiglie allargate in cui ciascuno può contare sul gruppo e viceversa, è dura, ti uccide ogni giorno, affina solo il tuo bisogno di sopravvivere.
E con questo che faremo sempre di più i conti, è questo che ci uccide

Mi ripeto, si può e si deve rispettare la diversità dell'altro.
Ma non si possono e non si devono trovare giustificazioni ad ogni costo , perchè dalla comprensione alla pietà, nell'accezione più negativa del termine, il passo è breve.

( non rileggo ... fare di questi discorsi di mattina, col caldo, per me non è il massimo. prendila così per come viene)
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Vecchio 10-06-10, 10:30   #7 (permalink)
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Non ho il tempo fisico e mentale di risponderti come vorrei, sto per uscire e sarò molto preso sia oggi sia domani, e può anche darsi che lo farò solo a fine settimana. Mi limito a due considerazioni:

Si può capire la fragilità dell'altro come un diritto dell'altro a essere fragile, senza farsene carico, caricarsela sulle spalle o provarne pietà, senza provarne fastidio o repulsione o altro.

Ne faccio un discorso generale, ci metto dentro di tutto, quindi non è riferito a te nello specifico. Con più tempo posso entrare nei particolari rispetto a quanto scrivi

L'egoismo di per sè è un diritto, soprattutto quando si hanno sempre meno energie, depressioni più o meno striscianti. Sono tempi questi che ucciderebbero un bisonte, materialmente ed emotivamente.

Con il passare degli anni mi sento sempre più corretto che altruista, e comunque sempre meno altruista, senza cattiveria, senza sopraffazione, ma tanto più calano le mie energie in rapporto a ciò a cui devo far fronte per me e per chi mi sta vicino e tanto meno ho spazio per gli altri
Non sono superman, non sono sempre bravo a semplificarmi la vita, nei suoi aspetti più pratici, anche burocratici.

Non buttarsi nella vita è un diritto, lo è molto di meno, e su questo concordo, quando ti lanci in un rapporto a due e poi cerchi di tarpare l'altro come dici, quello si che è inaccettabile.

Piuttosto non inizi un rapporto. Ho letto però più volte, anche qui nel forum, che persone corteggiate che, consapevoli dei propri limiti, hanno sempre detto di no, alla fine non sono state rispettate nelle loro scelte, del tutto legittime, ma bollate dalla persona rifiutata (con cui ribadisco non era mai iniziato niente) nei modi peggiori.
E su questo la penso in modo diverso.
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Vecchio 10-06-10, 19:19   #8 (permalink)
zyx
ciao :)
 
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L'egoismo di per sè è un diritto, soprattutto quando si hanno sempre meno energie, depressioni più o meno striscianti. Sono tempi questi che ucciderebbero un bisonte, materialmente ed emotivamente.

Con il passare degli anni mi sento sempre più corretto che altruista, e comunque sempre meno altruista, senza cattiveria, senza sopraffazione, ma tanto più calano le mie energie in rapporto a ciò a cui devo far fronte per me e per chi mi sta vicino e tanto meno ho spazio per gli altri
Non sono superman, non sono sempre bravo a semplificarmi la vita, nei suoi aspetti più pratici, anche burocratici.
una mia amica tempo fa mi disse che nei confronti degli altri è sempre meno disponibile ma al contrario, molto più disponibile e paziente verso le persone della propria ristretta cerchia. resta da vedere se questa semi chiusura verso gli altri sia una fase autunnale della propria vita dettata dalle necessità contingenti oppure un cambiamento profondo e pertanto irreversibile. chissà, forse entrambe le cose
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Vecchio 10-06-10, 19:24   #9 (permalink)
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una mia amica tempo fa mi disse che nei confronti degli altri è sempre meno disponibile ma al contrario, molto più disponibile e paziente verso le persone della propria ristretta cerchia. resta da vedere se questa semi chiusura verso gli altri sia una fase autunnale della propria vita dettata dalle necessità contingenti oppure un cambiamento profondo e pertanto irreversibile. chissà, forse entrambe le cose
E' molto simile a quello che mi sta progressivamente accadendo da parecchi mesi, per quanto gli ultimi due anni tutto sono stati meno che tranquilli e normali .....

Come evolverà lo capirò nei prossimi anni ..... spero ....
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Vecchio 10-06-10, 20:52   #10 (permalink)
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una mia amica tempo fa mi disse che nei confronti degli altri è sempre meno disponibile ma al contrario, molto più disponibile e paziente verso le persone della propria ristretta cerchia. resta da vedere se questa semi chiusura verso gli altri sia una fase autunnale della propria vita dettata dalle necessità contingenti oppure un cambiamento profondo e pertanto irreversibile. chissà, forse entrambe le cose
appunto, io credo che ci sia una forma sana di egoismo, quello che in momenti in cui siamo vulnerabili ci impedisce di farci del male oltre. una sorta di istinto di sopravvivenza, che nulla da e nulla toglie a chi ci sta accanto, ma semplicemente fa tornare i conti in paro.

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Originalmente inviato da torre1 Visualizza messaggio
E' molto simile a quello che mi sta progressivamente accadendo da parecchi mesi, per quanto gli ultimi due anni tutto sono stati meno che tranquilli e normali .....

Come evolverà lo capirò nei prossimi anni ..... spero ....
ciclicamente succede a tutti.
pure a me.

il problema è e rimane che non riesco a fare i conti con l'egoismo che non ha ragione d'essere... ci sono persone che sono così per indole, per educazione o meglio ancora per malaeducazione.
ti assicuro che sono in genere persone che non hanno problemi di nessuna natura, nè economici nè di stress psicologici. le tipiche persone per le quali tutto è loro dovuto, ma che in cambio non sono capaci di dare nulla.
e non alludo a cose materiali o chissà quali dimostrazioni di altruismo.
sono gli aridi dentro, quelli che io chiamo gli impotenti nell'anima.
quanto di peggio ci sia tra tutti i difetti del genere umano.

cicomendez non  è collegato   Rispondi citando
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