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Vecchio 18-01-10, 15:12   #1 (permalink)
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Fate attenzione! La solitudine è una malattia

«Temperamento piuttosto incline a solitudine, inetto a cicalare con brio, alieno dalla mondanità, io avvicino e frequento i miei simili con una certa fatica e una certa titubanza e con fatica i più virtuosi di essi». Così diceva il più schivo -e grande- fra i nostri scrittori del '900, Gadda. Ma non sapeva il Carlo Emilio d'esser stato contagiato. «Non sono a mio agio fra la gente» era solito sostenere col suo geniale candore Albert Einstein. Colpito pure lui da contagiosa solitudine. Che la tendenza all'isolamento fosse solo figlia della frenesia moderna in pochi avrebbero potuto sostenerlo. Perfino fra i romani, sostenitori del più proficuo e agognato "otium" solitario, qualcuno (Seneca) sosteneva - sulla scia di Aristotele - la profonda natura sociale dell'uomo (hominem sociale animal communi bono genitum videri volumus, De Clementia). Eppure che la solitudine fosse malattia, - beh - questo neppure i geni succitati intesero. Con stupore per nulla naif apprendiamo dunque che la solitudine è in realtà una malattia contagiosa, come l'influenza. Magari non come la terribilmente attuale "suina", ma perniciosa sì, e sessista perfino. Si diffonde all'interno di gruppi e le donne vengono "infettate" con più probabilità rispetto agli uomini. A rivelarlo è uno studio dei ricercatori dell'Università di Chicago, dell'Università della California-San Diego e di Harvard. Come rivela la Reuters «i ricercatori hanno scoperto che le persone sole tendono a trasmettere i loro sentimenti di tristezza a chi sta loro intorno, il che alla fine le porta ad essere isolate dalla società». Anche senza giustificazione, troverebbe così fondamento la cultura popolare che tendeva a rifuggire i portatori di bile nera, la melancolia. «Abbiamo individuato un modello di contagio sorprendente, che porta le persone ad essere relegate ai margini delle reti sociali quando si isolano», spiega John Cacioppo, psicologo dell'Università di Chicago. Lo studio è stato pubblicato sul numero di dicembre del Journal of Personality and Social Psychology. «Le persone ai margini hanno pochi amici, e il loro isolamento le porta a perdere i pochi legami rimasti», dice Cacioppo. «Questi effetti di "rinforzo" indicano che il nostro tessuto sociale può logorarsi ai margini». Da qui bisogna partire, secondo lo studioso statunitense, per riconoscere i sintomi di questa malattia per individuare una possibile cura. Provando dunque ad abbattere il muro di questa vera e propria "malattia". Se il "virus" è nuovo, il vaccino è conosciuto da tempo. «Trova il tempo di essere amico: è la strada della felicità» diceva Madre Teresa di Calcutta.

Fonte: Il Sole 24ore
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Vecchio 18-01-10, 15:53   #2 (permalink)
avrò pochi eredi
 
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quante cose messe insieme!!

bello spunto, anche se l'articolo come spesso capita è superficiale e mette tanta carne sul fuoco senza cuocerla a dovere e alla non soddisfa.

E' verosimile che chi è melanconico, triste, non ha voglia di stare con altri, e più uno è depresso più sta da solo si isola e viene al contempo isolato.
MA mi domando la solitudine è una malattia come suggerisce il titolo dell'articolo e del thread, OPPURE un sintomo? Sicuramente io propendo per la seconda. E suggerisco (senza possedere la Verità) che le cause di questo sintomo possano essere molteplici.

.... vabbè sembra che ho detto chissà cosa....
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Vecchio 18-01-10, 16:55   #3 (permalink)
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Bisogna stare attenti a frequentare le persone introverse, che amano isolarsi dai propri simili.

La solitudine è infatti una malattia contagiosa, capace di "saltare" da una persona all'altra.

Lo afferma uno studio di diverse università USA (hanno collaborato Università di Chicago, l'Università della California-San Diego e quella di Harvard), pubblicato dal "Journal of Personality and Social Psichology".

Gli studiosi hanno esaminato 12.000 volontari, osservando il loro modo di essere e di agire nel corso di 60 anni. Essi sono così riusciti a definire il modello di contagio della solitudine.


Questa agisce ai bordi: dagli individui più isolati (cioè con meno contatti nella comunità) colpisce i loro pochi conoscenti e da loro si propaga verso il centro della rete di relazioni, distruggendo i legami.

Spiega il professor John Cacioppo, psicologo di Harvard: "Abbiamo individuato un modello di contagio sorprendente, che porta le persone ad essere relegate ai margini delle reti sociali quando si isolano. Le persone ai margini hanno pochi amici, e il loro isolamento le porta a perdere i pochi legami rimasti; questi effetti di "rinforzo" indicano che il nostro tessuto sociale può logorarsi ai margini".



Inoltre, i ricercatori hanno notato come le donne siano più vulnerabili a tale particolare disturbo.

La ricerca ha però individuato una possibile cura: fare amicizia e dedicare a tale pratica tempo e serietà. A riguardo, ammonisce Cacioppo: "Tutti gli esseri umani si sentono soli ad un certo punto della loro vita, così come sentono le sensazioni di fame e sete. Se si sperimenta il senso di isolamento, quindi, non bisogna sottovalutarlo e cercare di porvi rimedio allo stesso modo in cui ci si cura quando si è malati o si beve quando si è assetati".

Matteo Clerici
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Vecchio 18-01-10, 17:38   #4 (permalink)
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nn è vero niente,
troopo grossalani e nozionismo qua e là.
la psicologia nn è una scienza,ma questi nn sanno fare neanche cabaret
c'è qualke medicina che sponsorizzano?
tonga9000 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 18-01-10, 18:26   #5 (permalink)
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eh eh eh... a pensar male

si finisce per beccarci.

sicuramente qualcuno avrà finanziato la ricerca.
dove c'è la malattia in occidente ci sono le medicine. dove ci sono medicine ci sono interessi economici enormi.

ma cacioppo non era il nome di un cabarettista di zelig?
quello che faceva il malavitoso come personaggio....


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Vecchio 18-01-10, 18:35   #6 (permalink)
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facciamo attenzione piuttosto al fatto che il DSM-V è in fase di pianificazione e ristampa... è prevista per il 2012...
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Vecchio 18-01-10, 18:40   #7 (permalink)
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Una gran parte delle persone molto dotate , intelligenti dal pensiero profondo tende ad avere una ricca vita interiore e a rifuggere da una socializzazione fine a se stessa , dal cicaleccio perditempo .
Definire questa una malattia mi pare fuori luogo .
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Vecchio 18-01-10, 18:51   #8 (permalink)
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Una gran parte delle persone molto dotate , intelligenti dal pensiero profondo tende ad avere una ricca vita interiore e a rifuggere da una socializzazione fine a se stessa , dal cicaleccio perditempo .
Definire questa una malattia mi pare fuori luogo .
Proprio ieri ho letto che la ricerca è stata fatta in America, cosa molto triste dipingevano la nostalgia come una malattia contagiosa, non hanno fatto nessun riferimento a farmaci ma solo a persone malate, peggio della depressione
Devo dire che restare a casa con la febbre e leggere certi articoli non mi ha messo certo allegria

Ultima modifica di Un besito : 18-01-10 alle ore 19:09
Un besito non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 18-01-10, 19:39   #9 (permalink)
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Una gran parte delle persone molto dotate , intelligenti dal pensiero profondo tende ad avere una ricca vita interiore e a rifuggere da una socializzazione fine a se stessa , dal cicaleccio perditempo .
Definire questa una malattia mi pare fuori luogo .
concordo ed aggiungo che se si hanno anche i c.....ni gonfi del cicaleggio becero improduttivo e fuorviante.....l'isolamento è una cura altro che malattia
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Vecchio 18-01-10, 20:33   #10 (permalink)
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mi viene in mente adesso che in effetti... mmm... mica qua si rischia di essere al silenzio... anzi.

direi che il cicaleccio citato sulla rete nei forum e nelle chat è assordante.

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