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#1 (permalink) |
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Odette Toulemonde
Data registrazione: Jun 2005
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Seduti dans le bistrot de l'amour.....tavolo n° 2
Al bistrot de l'amour aggiungiamo un tavolino.....il 1°
Seduti dans le bistrot de l'amour..... è completo! **************************************** ****************** La cosa piu' ingiusta della vita è come finisce. Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo... Cosa ottieni alla fine? La morte. Che significa ! Che cos'è la morte ? Una specie di bonus per aver vissuto? Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato. Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva subito il pensiero. Poi in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perchè troppo giovani. Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare e per quarant'anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione Seguono, feste, alcool, erba ed il liceo. Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell'orgasmo ! Woody Allen http://www.youtube.com/watch?v=Y2LoKABcTeo |
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#2 (permalink) |
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Odette Toulemonde
Data registrazione: Jun 2005
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Quante volte mi hanno domandato:«Come si fa a guarire di mal d'amore, smettere di soffrire se ti sei innamorato e non vieni ricambiato?». Per rispondere ricordiamo che noi ci innamoriamo quando, stanchi del nostro attuale modo di essere, vogliamo realizzare altre nostre potenzialità e siamo pronti a ricominciare. Allora ci innamoriamo di chi ci fa intravedere la nuova futura possibile vita. Così si accende il processo di «stato nascente» in cui noi trasfiguriamo tanto il mondo che la persona amata.
Sentiamo di avere un'affinità profonda, metafisica, con lei e viviamo il nostro amore come qualcosa che contribuisce all'armonia del mondo, alla perfezione stessa del cosmo. Perciò se chi amiamo ci dice di no, ci rifiuta, non riusciamo a capire, ci sembra qualcosa di assurdo, ma non sul piano psicologico, sul piano della struttura costitutiva dell'essere. E' un assurdo, un vuoto che ci portiamo dentro per anni. E che può essere riempito definitivamente solo con un altro innamoramento ricambiato. Ma allora non c'è nulla da fare contro il male d'amore? No. No perché, nello «stato nascente)), noi stavamo mutando, e le energie che volevano creare una nuova vita sono bloccate, ma ancora presenti. Non possiamo realizzare una coppia amorosa, ma possiamo orientarle verso un'altra meta. La terapia dell'innamoramento frustrato è una nuova attività creativa. Goethe si era innamorato di Charlotre Buffe, quando la ragazza ha sposato un altro, ha pensato al suicidio. Però, anziché suicidarsi, ha scritto il romanzo «I dolori del giovane Werther», in cui un giovane si innamora di una ragazza che (guarda caso) si chiama Charlotte e quando lei sposa un altro, si suicida. Goethe invece si salva. Un altro esempio: nel 1883 Nietzsche si innamora di Lou Salomé, vuoI sposarla ma lei lo respinge. E' sconvolto, fugge, ha degli incubi, è disperato. Ma non si suicida, scrive di getto, in pochi giorni, un'opera straordinaria: «Così parlò Zarathustra». Concludendo, per guarire da un innamoramento deluso, la terapia efficace sta nel continuare il processo di trasformazione già iniziato. Anzi, nell'accelerare il cambiamento esplorando nuove strade. Soprattutto impegnandosi in un grande compito che richieda lotta, lavoro, energia e creatività. Solo così le forze liberate dall'innamoramento possono incanalarsi in un nuovo progetto. E la nostalgia, il dolore, la rabbia, la volontà di riscatto o di vendetta diventano potenze costruttive. Francesco Alberoni |
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#3 (permalink) |
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Odette Toulemonde
Data registrazione: Jun 2005
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Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso, non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge, cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno Sono affamato del tuo riso che scorre, delle tue mani color di furioso granaio, ho fame della pallida pietra delle tue unghie, voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta. Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza, il naso sovrano dell'aitante volto, voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo, cercandoti, cercando il tuo cuore caldo come un puma nella solitudine di Quitratúe Neruda Ultima modifica di maf@lda : 25-11-09 alle ore 10:47 |
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#4 (permalink) |
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Odette Toulemonde
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Gustav Klimt (Vienna, 14 luglio 1862 – Neubau, 6 febbraio 1918) è stato un pittore austriaco, uno dei massimi esponenti dell'Art Nouveau (stile Liberty, in Italia), protagonista della secessione viennese.
Klimt iniziò la sua carriera come artista ufficiale, realizzando decorazioni pittoriche di diversi edifici pubblici e divenendo, ben presto, l'erede di Hans Makart (1840-1884). La decorazione per l'aula magna dell'Università di Vienna, avente per tema la filosofia, la medicina e la giurisprudenza, eseguita da Klimt tra il 1900 e il 1903, provocò aspre critiche da parte delle autorità viennesi, che gli contestarono il contenuto erotico e l'inedita impostazione compositiva dei dipinti. Allo stesso modo, fu considerato osceno il grande fregio decorativo realizzato nel 1902 per la sala che ospitava il monumento a Beethoven, opera di Max Klinger. Tali scandali segnarono la fine della carriera ufficiale di Klimt. http://www.youtube.com/watch?v=LfjD-...eature=related P. s. Bell'uomo, con sguardo magnetico! Ultima modifica di maf@lda : 25-11-09 alle ore 09:41 |
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#5 (permalink) |
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Odette Toulemonde
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Elemento chiave dei lavori di Klimt è la figura femminile. Anche quando rappresentano figure allegoriche, le donne sono visibilmente ritratte da personaggi della vita quotidiana; talvolta si tratta di prostitute che, anche se ingentilite dalle citazioni classiche nel contesto del quadro, vengono raffigurate ad esempio con acconciature vaporose e trucco pesante. Questo scandalizza la società viennese dell'epoca, che avrebbe accettato senza problemi personaggi femminili idealizzati, ma che non può non notare l'eccessivo realismo di certe figure e soprattutto dei nudi. Un'altra caratteristica della sua pittura è l'ornamento con forme ed elementi classici, che non solo svolgono funzione decorativa, ma assumono anche valenze simboliche, dando il massimo risalto alla figura centrale.
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#6 (permalink) |
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Odette Toulemonde
Data registrazione: Jun 2005
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Nel Bacio si esprime la visione di abbandono e dedizione della donna nei confronti dell'uomo, uomo rappresentato proteso in avanti, in atteggiamento di forza protettiva e tenerezza nei confronti di chi si abbandona totalmente a lui: l'accento in questo caso si pone, quasi un'eccezione nel panorama della produzione klimtiana, sul connubio ideale, spirituale e fisico, delle due figure. Particolari espressivi quali l'estrema definizione delle mani maschili, nodose e affusolate al contempo, a contrasto con il nitore della diafana pelle della giovane innamorata, attribuiscono all'uomo una identità di approdo, di porto sicuro in cui potersi abbandonare, languidamente espresso dallo stato estatico della donna, finalmente libera di esprimersi nella sua fragilità femminile, con una mano morbidamente appoggiata sulla nuca maschile e l'altra in cerca di un tenero sostegno come in una carezza, rimettendosi a lui interamente.
Non più quindi donna conturbante e solitaria, arbitro unico del mondo maschile in un gioco di rimandi e ammiccamenti erotici, ma dualità di principi vitali che si fondono, in un reciproco scambio di sensi e amore infinito, fissato nell'attimo di compenetrazione spirituale attuata dall'atto del dare e del ricevere. Rapiti in estasi estatica, gli amanti spiccano al centro della tela con tutta la forza espressiva del decorativismo simbolico ed allegorico di Klimt, in uno stile bidimensionale in cui lo sfondo altro non sembra che il riverbero del fulgore dell'oro dei corpi che, insieme, cinge e accoglie il momento estatico dell'Amore. Neppure il prato fiorito, con la sua vivace policromia, riesce a catturare lo sguardo. Questo è rapito dal gesto stesso e dal biancore della donna: ancora una volta protagonista, ma completa solo in quanto appagata dall'amore di colui che ama, a cui concede i suoi sensi, sentimenti, emozioni, in un abbandono totale ed incondizionato. E' ancora una volta la donna, dunque, a trasmettere la pienezza interiore più intensa, punto di partenza e di arrivo di sensazioni che in lei prendono forma e trovano la strada d'esprimersi: amore e morte, voluttà ed innocenza, salvezza e perdizione. La netta separazione dei due sessi, evidenziata dal codice simbolico di elementi geometrici quadrati e spigolosi per l'uomo e di forme circolari e spiraliformi per la donna, trova la sua trascendenza nell'aura che circonda entrambe le figure, incarnazione dei due principi vitali a cui sembra far eco la cascata di triangoli d'oro, appendici e radici di vita, congiuntamente allo sfondo che, in una sorta di 'pendant' simmetrico, nasconde, con un sapiente gioco di trasparenze ed affioramenti, le stesse forme geometriche e sinuose dei due amanti. Superamento, dunque, della conflittualità espressa nelle altre opere, in un crescendo di unione spirituale che si traduce in una purezza ideale, racchiusa in un'aura mistico-erotica in cui l'erotismo si percepisce in modo etereo ed impalpabile, forza vitale che si genera dall'unione dei due amanti. http://www.youtube.com/watch?v=vQVeaIHWWck |
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#7 (permalink) |
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Odette Toulemonde
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Giuditta I , è un'opera realizzata da Gustave Klimt nel 1901. E' conservato a Vienna. Il soggetto del quadro ha un preciso riferimento biblico; nell’Antico Testamento Giuditta è una nobile vedova ebrea che riuscì a salvare la sua città di Betulla dall’assedio degli Assiri seducendo e poi decapitando il loro generale Oloferne.
Quella che comunemente dagli ebrei è vista come un’eroina per aver liberato il popolo di Dio dall’invasore, assume qui le sembianze di Adele Blochbauer, nobildonna della borghesia viennese, mantenendo comunque la sua valenza di icona sacra come suggerisce la preziosa cornice dorata. La posa è estremamente sensuale, con la veste semitrasparente che lascia intravedere le nudità del busto e l’espressione della donna che unisce l’estasi dei sensi alla presenza lugubre della morte, di crudele trionfo, con le labbra semiaperte e gli occhi socchiusi in uno sguardo distaccato e freddo. I colori sono tenui e delicati, i folti capelli neri cingono la testa come un’aureola in un’atmosfera decadente sospesa fra il sacro e il profano, alludendo ad una presenza oscura e misteriosa incombente, contrastata dalla luce dell’oro e delle pietre preziose che circondano la figura. Giuditta ha al collo un pesante gioiello in stile liberty, chiaro riferimento alla decapitazione, e con le dita lunghe ed affusolate, più simili ad artigli, accarezza subdolamente la testa del generale che tiene sottobraccio. La figura è evanescente e proiettata in avanti; sullo sfondo privo di profondità si staglia un paesaggio stilizzato con alberi e colline, richiamo dell’arte bizantina del mosaico. Per i suoi simbolismi ambigui e la luce come componente dominante alcuni vedono in Giuditta una figura positiva, vincente sull’oscurità e sul male, se pur presente in misura evidente. Di fronte a questa rappresentazione alquanto provocatoria della pia Giuditta delle Sacre Scritture alcuni contemporanei preferirono identificarla con la tentatrice Salomè, altro personaggio biblico di rinomata malvagità. L’artista ritornò ancora sul tema di Giuditta con un secondo quadro del 1909, ritratto a grandezza naturale in cui esasperò ancora di più la crudeltà e la freddezza del suo personaggio. |
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#8 (permalink) |
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Odette Toulemonde
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Klimt, utilizzando le innovazioni decorative dell'Art Nouveau, movimento legato soprattutto alle arti applicate, di cui divenne il più grande rappresentante nel campo della pittura, sviluppò uno stile ricco e complesso ispirandosi, spesso, alla composizione dei mosaici bizantini, da egli studiati a Ravenna.
Lontano dalle correnti d'avanguardia della pittura dell'epoca e in contatto con gli aspetti più innovatori dell'architettura e del design del XX secolo, Klimt fu un sostenitore di giovani artisti, tra cui Oskar Kokoschka ed Egon Schiele che furono presentati ai Viennesi, rispettivamente, al Kunstschau (Art Show) del 1908 e al Kunstschau del 1909. Nella sua opera, si oppose alle idee conservatrici, superando barriere e divieti e realizzando dipinti erotici e simbolici che rappresentarono i sogni, le speranze, le paure e le passioni dell'uomo. |
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#9 (permalink) |
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Odette Toulemonde
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L'ideale di bellezza per Klimt fu la donna giovane, erotica e seducente nei confronti dell'uomo, che però denotava, soprattutto nei disegni, malinconia e solitudine.
Dipinse anche paesaggi; di particolare valore quelli realizzati nell'ultima parte della sua attività. |
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#10 (permalink) |
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Odette Toulemonde
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Klimt è un pittore di trentacinque anni dal temperamento ombroso che ha riportato l’oro al centro dell’arte e vive appartato in una quotidianità maniacale aggirandosi con il Faust di Goethein tasca.
Alma Mahler all’epoca dell'incontro con Klimt è ancora la giovane figlia del paesaggista austriaco Emil Schindler, ben visto dalla monarchia asburgica. Compositrice precocissima e interamente votata alla musica vive in uno stato di trance romantica permanente. L’incontro avviene sotto il segno della fatalità più assoluta e accompagna la vita di entrambi durando e rinnovandosi nel tempo, senza mai trovare soluzione, come la maggior parte degli incantamenti amorosi a cui Alma va soggetta. Gustav Klimt in una lettera a Carl Moll, patrigno di Alma e suo amico, (datata 19 maggio 1899) rivela lo sgomento travolgente per quella passione raccontandola in un crescendo, quasi a tentare di arginarla, o esorcizzarla. Vede Alma per la prima volta di sfuggita in un parco viennese, all’inaugurazione del monumento alla memoria del padre di lei. Quasi si giustifica con puntini sospensivi di averla notata solo da un punto di vista pittorico “come a noi pittori piace una bella bambina”, sorprendedosi del fatto che Moll non avesse ancora pensato di ritrarla. Poi si abbandona all’inesorabilità di quell’attrazione:”Io e Alma ci siamo trovati spesso vicini; mi raccontava della sua passione per Wagner, Tristano, la musica, la danza (…) è bella, intelligente, piena di spirito, insomma ha in abbondanza quello che un uomo esigente può volere da una donna”. |
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