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Vecchio 10-11-09, 11:13   #1 (permalink)
La C.onsob?? Ah, ah!
 
L'avatar di SelsonBlue
 
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Mamma

Alla stazione numero 4, lo sapevo, doveva esserci la mamma. Ma quando il treno si fermò le banchine erano vuote. E nevicava.
Mi sporsi a lungo dal finestrino, guardai intorno e stavo per richiudere deluso, quando riuscii a vederla: nella sala d’aspetto, rincantucciata su una panca, tutta avvolta in uno scialle, che dormiva. Misericordia, come era diventata piccola. Saltai dal treno e corsi ad abbracciarla. Stringendola, mi accorsi che non pesava quasi più: un mucchietto fragile di ossa. E la sentivo tremare per il freddo.
«Dimmi, è un pezzo che mi aspetti?»
«No, no, figlio mio» e rideva felice «non sono neanche quattro anni.» Così dicendo non guardava me, bensì fissava il pavimento intorno, quasi cercasse qualche cosa.
«Mamma, cosa cerchi?»
«Niente… Ma le tue valige? Le hai lasciate sulla banchina, fuori?»
«Sono sul treno» dissi.
«Sul treno?» e un ombra di desolazione le calò come un velo sulla fronte. «Non le hai ancora scaricate?» «Ma io…» non sapevo proprio come dirglielo.
«Vorresti dire che riparti subito? Che non ti fermi neanche un giorno?»
Tacque, sgomenta, e mi guardava.
Io sospirai. «E va bene! Lascerò che il treno se ne vada. Adesso corro a prender le valige. Ho deciso. Rimango qui con te. Dopo tutto, mi hai aspettato quattro anni.»
Di nuovo, a queste mie parole, la faccia della mamma si cambiò. Tornarono l’allegrezza ed il sorriso (il quale però non emanava più luce come prima).
«No, no, non andare a prendere i bagagli, mi sono espressa male» supplicò. «Io scherzavo, sai. Io ti capisco. Non puoi fermarti in questo povero paese. Per me non val la pena. Per me non devi perdere neanche un’ora è molto meglio che tu riparta subito. Assolutamente. è il tuo dovere… Desideravo una sola cosa: rivederti. Ti ho rivisto, adesso son contenta…»
Chiamai: «Facchino, facchino! (un facchino spuntò immediatamente) Ci sono da scaricare tre valige!».
«Macché valige» ripeté la mamma «Un’occasione come questa non tornerà mai più. Tu sei giovane, hai da fare la tua strada. Presto, sali in vettura. Va, va» e sorridendo con fatica immensa mi spingeva debolmente verso il treno. «Per carità fa presto, stanno chiudendo gli sportelli.» Non so come, con tutto il mio egoismo mi ritrovai nello scompartimento e mi sporgevo dal finestrino aperto, gesticolando per gli ultimi saluti.
Fuggendo il treno, lei ben presto divenne ancora più piccola di quello che effettivamente era, una figurina afflitta e immobile sul deserto marciapiedi, sotto la neve che cadeva. Poi divenne un punto nero senza volto, una minuscola formica nella vastità dell’universo; e subito svanì nel nulla. Addio.
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Vecchio 10-11-09, 14:19   #2 (permalink)
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Bella Selson, anche per me, pur senza partire, il sentimento è quello.
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Vecchio 11-11-09, 15:41   #3 (permalink)
giullare-pierrot
 
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Alla stazione numero 4, lo sapevo, doveva esserci la mamma. Ma quando il treno si fermò le banchine erano vuote. E nevicava.
Mi sporsi a lungo dal finestrino, guardai intorno e stavo per richiudere deluso, quando riuscii a vederla: nella sala d’aspetto, rincantucciata su una panca, tutta avvolta in uno scialle, che dormiva. Misericordia, come era diventata piccola. Saltai dal treno e corsi ad abbracciarla. Stringendola, mi accorsi che non pesava quasi più: un mucchietto fragile di ossa. E la sentivo tremare per il freddo.
«Dimmi, è un pezzo che mi aspetti?»
«No, no, figlio mio» e rideva felice «non sono neanche quattro anni.» Così dicendo non guardava me, bensì fissava il pavimento intorno, quasi cercasse qualche cosa.
«Mamma, cosa cerchi?»
«Niente… Ma le tue valige? Le hai lasciate sulla banchina, fuori?»
«Sono sul treno» dissi.
«Sul treno?» e un ombra di desolazione le calò come un velo sulla fronte. «Non le hai ancora scaricate?» «Ma io…» non sapevo proprio come dirglielo.
«Vorresti dire che riparti subito? Che non ti fermi neanche un giorno?»
Tacque, sgomenta, e mi guardava.
Io sospirai. «E va bene! Lascerò che il treno se ne vada. Adesso corro a prender le valige. Ho deciso. Rimango qui con te. Dopo tutto, mi hai aspettato quattro anni.»
Di nuovo, a queste mie parole, la faccia della mamma si cambiò. Tornarono l’allegrezza ed il sorriso (il quale però non emanava più luce come prima).
«No, no, non andare a prendere i bagagli, mi sono espressa male» supplicò. «Io scherzavo, sai. Io ti capisco. Non puoi fermarti in questo povero paese. Per me non val la pena. Per me non devi perdere neanche un’ora è molto meglio che tu riparta subito. Assolutamente. è il tuo dovere… Desideravo una sola cosa: rivederti. Ti ho rivisto, adesso son contenta…»
Chiamai: «Facchino, facchino! (un facchino spuntò immediatamente) Ci sono da scaricare tre valige!».
«Macché valige» ripeté la mamma «Un’occasione come questa non tornerà mai più. Tu sei giovane, hai da fare la tua strada. Presto, sali in vettura. Va, va» e sorridendo con fatica immensa mi spingeva debolmente verso il treno. «Per carità fa presto, stanno chiudendo gli sportelli.» Non so come, con tutto il mio egoismo mi ritrovai nello scompartimento e mi sporgevo dal finestrino aperto, gesticolando per gli ultimi saluti.
Fuggendo il treno, lei ben presto divenne ancora più piccola di quello che effettivamente era, una figurina afflitta e immobile sul deserto marciapiedi, sotto la neve che cadeva. Poi divenne un punto nero senza volto, una minuscola formica nella vastità dell’universo; e subito svanì nel nulla. Addio.

Che tuffo al cuore leggere questo racconto...


Molto bello, grazie per averlo postato



Gaia
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Vecchio 11-11-09, 16:51   #4 (permalink)
Io ballo da sola
 
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Alla stazione numero 4, lo sapevo, doveva esserci la mamma. Ma quando il treno si fermò le banchine erano vuote. E nevicava.
Mi sporsi a lungo dal finestrino, guardai intorno e stavo per richiudere deluso, quando riuscii a vederla: nella sala d’aspetto, rincantucciata su una panca, tutta avvolta in uno scialle, che dormiva. Misericordia, come era diventata piccola. Saltai dal treno e corsi ad abbracciarla. Stringendola, mi accorsi che non pesava quasi più: un mucchietto fragile di ossa. E la sentivo tremare per il freddo.
«Dimmi, è un pezzo che mi aspetti?»
«No, no, figlio mio» e rideva felice «non sono neanche quattro anni.» Così dicendo non guardava me, bensì fissava il pavimento intorno, quasi cercasse qualche cosa.
«Mamma, cosa cerchi?»
«Niente… Ma le tue valige? Le hai lasciate sulla banchina, fuori?»
«Sono sul treno» dissi.
«Sul treno?» e un ombra di desolazione le calò come un velo sulla fronte. «Non le hai ancora scaricate?» «Ma io…» non sapevo proprio come dirglielo.
«Vorresti dire che riparti subito? Che non ti fermi neanche un giorno?»
Tacque, sgomenta, e mi guardava.
Io sospirai. «E va bene! Lascerò che il treno se ne vada. Adesso corro a prender le valige. Ho deciso. Rimango qui con te. Dopo tutto, mi hai aspettato quattro anni.»
Di nuovo, a queste mie parole, la faccia della mamma si cambiò. Tornarono l’allegrezza ed il sorriso (il quale però non emanava più luce come prima).
«No, no, non andare a prendere i bagagli, mi sono espressa male» supplicò. «Io scherzavo, sai. Io ti capisco. Non puoi fermarti in questo povero paese. Per me non val la pena. Per me non devi perdere neanche un’ora è molto meglio che tu riparta subito. Assolutamente. è il tuo dovere… Desideravo una sola cosa: rivederti. Ti ho rivisto, adesso son contenta…»
Chiamai: «Facchino, facchino! (un facchino spuntò immediatamente) Ci sono da scaricare tre valige!».
«Macché valige» ripeté la mamma «Un’occasione come questa non tornerà mai più. Tu sei giovane, hai da fare la tua strada. Presto, sali in vettura. Va, va» e sorridendo con fatica immensa mi spingeva debolmente verso il treno. «Per carità fa presto, stanno chiudendo gli sportelli.» Non so come, con tutto il mio egoismo mi ritrovai nello scompartimento e mi sporgevo dal finestrino aperto, gesticolando per gli ultimi saluti.
Fuggendo il treno, lei ben presto divenne ancora più piccola di quello che effettivamente era, una figurina afflitta e immobile sul deserto marciapiedi, sotto la neve che cadeva. Poi divenne un punto nero senza volto, una minuscola formica nella vastità dell’universo; e subito svanì nel nulla. Addio.
Perchè?
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Vecchio 11-11-09, 19:12   #5 (permalink)
p = &Cote_Azur; p++
 
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molto bello
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Vecchio 11-11-09, 22:48   #6 (permalink)
miao
 
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bel racconto.
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Vecchio 06-11-10, 12:22   #7 (permalink)
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SelsonBlue, arenicolo di indubbia eccellenza seppure controverso e non molto amato dal grande pubblico, personalmente gli ho sempre riconosciuto una buona dose di genialità

Bellissimo questo racconto che pubblicò un anno fa in amaca


gaia non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 06-11-10, 18:37   #8 (permalink)
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Vecchio 06-11-10, 18:57   #9 (permalink)
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SelsonBlue, arenicolo di indubbia eccellenza seppure controverso e non molto amato dal grande pubblico, personalmente gli ho sempre riconosciuto una buona dose di genialità

Bellissimo questo racconto che pubblicò un anno fa in amaca




mahh

Molto probabilmente pubblicato nel 1971, tratto da il racconto "Direttissimo", di Dino Buzzati e presente solamente nei "Sessanta racconti".
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Vecchio 06-11-10, 20:12   #10 (permalink)
giullare-pierrot
 
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mahh

Molto probabilmente pubblicato nel 1971, tratto da il racconto "Direttissimo", di Dino Buzzati e presente solamente nei "Sessanta racconti".
Non mi pare che qualcuno abbia detto che SelsonBlue fosse l'autore di questo racconto, ciò non gli toglie il merito di averlo pubblicato qui in amaca.... il che, ci ha dato la possibilità e il piacere di leggerlo
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