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Vecchio 24-07-09, 15:20   #1 (permalink)
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Un "giro" al Bar

Le sere scorrevano quasi sempre con una certa tranquillità,(si fa per dire)
stessi amici, stessi giri in auto, stesso bar.
Raramente "usavamo" bere del whisky la sera, non è che avessimo tanti soldi in tasca, più che altro ci rendeva allegri, solo che
quella sera avevamo esagerato, davanti al bancone si era unito
un conoscente, un tizio di nome Lillo, 8 anni più grande di noi, sposato con figli, mai lavorato in vita sua, ma che sapeva come cavarsela, con le buone o con le cattive.
Insomma, chiaccherando, ricordando vecchie storie, offro io, poi offri, poi ancora offro io, avevo contato un 10 J&B a testa, ho sempre saputo tenere testa all'alcol, chiaramente mi tremavano un pò le gambe per l'effetto dell'alcol, la testa era ancora lucida, mai fatto una fesseria o buffonate da ubriacone o da ubriacature, al massimo qualche risata.
Intanto si erano fatte le 23,00, finiti i vari giri al bancone,
dopo aver pagato alla romana i rispettivi "giri" di whisky, col mio amico
Enzo, un ragazzo più grande di me, anche lui un pò irrequieto con la vita, le uniche cose che per il momento ci interessavano erano le donne, il sesso.. e come far soldi facilmente, in un modo o nell'altro, possibilmente senza dovere faticare.
Quella sera c'avevano parlato di una discoteca fuori paese, praticamente in aperta campagna dove il gestore, anzi i gestori, perchè erano in due, uno sicuramente "marcato" poco di buono, e l'altro sicuramente senza scrupoli, non si faceva tanti problemi, infatti ospitava delle ragazze "disponibili" mi sembra delle ragazze romene, giusto per attirare persone in discoteca.
La sua vera attività era un'altra, la discoteca serviva solo da copertura e di paravento, da supporto alla sua attività principale.
cmq entriamo dentro la discoteca, ci guardiamo un pò intorno, una sala grande forse sui 300 mq, musica e qualche ragazza che balla in pista al centro della sala.
iI soliti saluti, facciamo gli auguri per il locale ai due energumeni gestori, e ci avviciniamo al bancone, dove Angelo, un ragazzo conoscente ci saluta e ci offre da bere.
Il tempo di prender il bicchiere, mi giro e non trovo più il mio amico Enzo, mi allontano dal bancone e noto il portone dell'uscita di sicurezza del locale aperto, esco fuori, ma troppo tardi, Enzo si era beccato una violentissima manata in faccia dal più grande dei due gestori, era stato preso e colto di sorpresa, non era riuscito a reagire e a replicare alla manata presa sul viso, data con una certa violenza, i 10 J&B bevuti mezzora prima, si erano fatti sentire nella maniera non prevista.
Che Enzo abbia fatto qualche apprezzamento di troppo non lo escluderei, ma che la reazione dei gestori sia stata spropositata era un fatto, purtroppo.
Tempo 10 minuti siamo stati allontanati dal locale, e minacciati, guai! se ritornavamo .
Certo che quella sera non ci avevo capito un quazzo, avevo pur sempre addosso quei 10 bicchierotti di whiskys, insomma lucido si, ma sino a un certo punto..
Non è che avevamo una vera e propria banda nostra, però a quella scena aveva assistito un nostro amico, avevamo anche cercato e informato altri amici di quanto era accaduto, il che ci avevano rassicurato di andare a casa tranquilli, senza cercare vendette di nessun genere, anche perchè Enzo in condizioni normali, solamente a pugni avrebbe massacrato l'energumeno gestore della disco.
Aveva, ed ha una forza impressionante sopratutto nel caricare il pugno, ricordo che una sera al bar, con una forza d'urto impressionante, con una manata in pieno viso ad un tizio che faceva lo sbruffone, lo aveva spostato ed alzato da terra, facendogli fare un volo di 3 metri, tra le risate dei presenti.
Insomma a Enzo quella manata in faccia datagli dal gestore lo aveva scosso, ma non era stupido, sapevamo entrambi che l'energumeno, non era uno qualsiasi, aveva amici e agganci forti con la criminalità organizzata della zona.
Quella notte stessa, oramai tarda notte, dopo che eravamo rientrati a casa, con il dubbio di fargliela pagare oppure aspettare, due o tre tizi, decisi e a quanto pare armati di fucile, non erano lì per caso, questi fuori dal locale fecero fuoco, e sparando a pallettoni sull' insegna esterna della discoteca, gridando e invitando l'energumeno gestore del locale a uscire fuori se aveva e se avesse avuto le p.alle.(ovviamente il gestore quella notte non usci fuori dal locale, e non chiamò nessuno, polizia compresa)
Una specie di guerra, situazioni e conti che probabilmente avevano in sospeso.
Con Enzo abbiamo saputo dell'accaduto l'indomani in mattinata, qualche breve commento sull'accaduto, ma niente di più, eravamo scossi per quello che era successo, anche perchè non ci aspettavamo quella strana "accoglienza", anche se conoscendo i tipi c'era d'aspettarsi di tutto.
Da li a qualche mese sarebbero successe altre spiacevoli situazioni, però una cosa ricordo, che io e Enzo non avremmo mai bevuto alcolici, non sicuramente in quei termini e in quella maniera dopo quella sera.

Ultima modifica di Alex. : 25-07-09 alle ore 11:24
Alex. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 26-07-09, 15:38   #2 (permalink)
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cicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond reputecicomendez has a reputation beyond repute
Beh, c'è da dire che è sempre apprezzabile la semplicità con cui si raccontano le cose.
Perchè in fondo la vita è così, semplice.
Siamo ni che ce la complichiamo con le menzogne, la mistificazione, l'inventarsi situazioni che esistono solo nella nostra mente.
Questo è un pezzo di vita vera, uno di quegli accadimenti che si verificanoogni giorno, di cui spesso siamo solo spettatori inconsapevoli, talvolta attori in prima linea.
Dipende...
La "roba" che metto io non è di mia produzione; non sarei mai capace di mettere nero su bianco cose che puzzano di stantio, frutto di una mente perversa che proietta nel reale ciò che in relatà non è.
Ci sono persone che vivono di questo, e la menzogna è talmente connaturata con quella che reputano essere la loro essenza, che la fantasia malata di cui sono portatori prende il posto di una realtà atta di miseria d'animo, tale e tante che prenderne coscienza sarebbe come morire.

Bravo Alex.

cicomendez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 27-07-09, 11:11   #3 (permalink)
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Citazione:
Originalmente inviato da cicomendez Visualizza messaggio
Beh, c'è da dire che è sempre apprezzabile la semplicità con cui si raccontano le cose.
Perchè in fondo la vita è così, semplice.
Siamo ni che ce la complichiamo con le menzogne, la mistificazione, l'inventarsi situazioni che esistono solo nella nostra mente.
Questo è un pezzo di vita vera, uno di quegli accadimenti che si verificanoogni giorno, di cui spesso siamo solo spettatori inconsapevoli, talvolta attori in prima linea.
Dipende...
La "roba" che metto io non è di mia produzione; non sarei mai capace di mettere nero su bianco cose che puzzano di stantio, frutto di una mente perversa che proietta nel reale ciò che in relatà non è.
Ci sono persone che vivono di questo, e la menzogna è talmente connaturata con quella che reputano essere la loro essenza, che la fantasia malata di cui sono portatori prende il posto di una realtà atta di miseria d'animo, tale e tante che prenderne coscienza sarebbe come morire.

Bravo Alex.


grazie, troppo buono

si penso anche io, semplicità è il termine più appropriato.
Alex. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-12-09, 23:06   #4 (permalink)
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Gino "Gimmamma" era un capo branco, non ho mai capito del perchè
i suoi amici, gli altri ragazzi suoi coetanei lo chiamassero gimmamma.
Era il suo nomignolo, "gimmamma", forse perchè da piccolo balbettava
cercando di chiamare la sua mamma, una donnona, quasi barbuta,
dall'aspetto severissimo, a guardarla faceva timore e sopratutto paura.
Gli altri ragazzi, i suoi amici, erano come gimmamma, sembravano tutti fratelli,
tutti figli di una stessa madre, Tino "pastascadata" e Silvestro detto "spachetto"
erano i loro sopranomi, i loro nomignoli, e il loro gioco preferito era rubare.
Tutti e tre con genitori poverissimi, contadini, che vivevano alla giornata.
Per questi ragazzi, sembrava un destino già scritto: rubare:
rubare qualsiasi cosa, tutto ciò che si potesse rubare.
Erano gli anni 70', stava crescendo una generazione di ragazzini
incàzzati col mondo intero, una generazione di ragazzi affamati,
di una fame differente da altre, viste in altre generazioni.
Gli anni 70', austeri e mediocri, nonostante la crisi economica
erano gli anni dell'inizio del vero boom del consumismo.
Il loro cerchio si chiuse una sera di metà Dicembre, una delle
tante sere prima di Natale, una delle tante sere dove
in un piccolo paese di provincia, chiusi in casa si gioca a carte.
Quella sera si giocava a casa di uno sfigato, si giocava
d'azzardo, e c'erano tutti gli uomini più in vista del paese
oltre a qualche pezzo da novanta.
Gente ingorda, avida e viziosa, per loro era una tradizione riunirsi
durante il Natale e giocarsi tutto a carte, a bacarà.
Verso le 23:00 nella casa irrompono incappucciati Gimmanna
e la sua banda: fermi tutti !!! e fermi, se no vi ammazziamo!
fuori i soldi !!!
Maldestramente, durante la raccolta frenetica del denaro
sul tavolo e mentre tenta di sottrarree la mazzetta di soldi
in mano ad un giocatore, a Tino gli scappa un colpo di pistola.
Manco a farlo a posta centra in testa il povero malcapitato:
morto sul colpo.
Gimmamma e i suoi scappano di corsa, non se seppe nulla, sino
all'indomani mattina.
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Vecchio 15-07-10, 20:41   #5 (permalink)
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Fu così...

che un pomeriggio di fine primavera, dovetti
prepararmi la valigia, pronto per partire per Milano.
Non è che avessi paura, per quello che poteva succedere,
o succedermi... restando in paese, non stavo scappando, forse,
mi ero stancato di una certa conduzione di vita, mi ero
stancato di mediare situazioni che allontanavano i miei sogni.
Mi ero anche stancato di vivere con pochi spiccioli.
Sicuramente non avevo soldi, ma se dovevo inziare
qualcosa, stavolta ero deciso ad iniziarla fuori dalle
mura del mio paesello, e lontano da un certo contesto,
e da certe persone.
Ero già stato a Milano sempre per lavoro, conoscevo qualcuno,
conoscevo molti posti,almeno le zone più importanti della città,
sapevo come muovermi.
Avevo 21 anni, avevo concluso egregiamente quasi tutti
gli "iter" e i "doveri" che un giovane a quella età potesse mirare:
mi ero diplomato in perfetto "timing", 5 anni su 5:
mai bocciato, mai rimandato a Settembre, sempre promosso a Giugno,
avevo anche espletato il servizio di leva, avevo anche
avviato l'iter per il tirocinio alla professione.
L'unico problema che mi ..
Alex. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-07-10, 22:02   #6 (permalink)
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L'unico problema che: (cui non trovavo risposte valide, o almeno le trovavo per conto mio)
: ero molto arrabbiato con la vita, ero consapevole che il mondo che mi circondava non poteva aiutarmi a realizzare i miei progetti, i miei sogni.
Mi ero già fatto un idea del come funzionassero le "cose" qui
da noi, e poi venivo da una situazione famigliare per certi versi
fallimentare, ...fallimentare economicamente, ero molto
arrabbiato con la mia famiglia, ero arrabbiato con mio padre..
A mio padre purtroppo i lavori edili non giravano bene, per svariati
motivi, non sempre per colpa sua, ma perchè gli anni 70' erano anni bui,
anni in cui fare Impresa da noi voleva dire, immolarsi,
solamente per puro spirito di sacrificio, ricordo che
mio padre era l'ufficio di "collocamento" del paese,
quasi come se fosse un impresa edile statale!!!
A 12 anni, ero in giro per il paese, tra Uffici, banche,
avvocati e "riscossori vari" sempre con cambiali in scadenza tra le mani,
cambiali che purtroppo portavano la firma di mio padre.
Più passavano gli anni e più aumentava l'odio per queste categorie
di persone.
Crescendo la mia rabbia, si era trasformata in diffidenza
per il prossimo, si era trasformata in una sorta di
"difficoltà" nel concepire e nel "rispettare" le regole del buon vivere.
Avevo capito che molte cose, molte situazioni si potevano ottenere,
bastava volerlo e bastava stare dalla parte giusta,
o bastava semplicemente prendersele.
Avevo scelto la mia cerchia di amici, ragazzi che per
motivi vari erano cresciuti con una certo "rancore" verso
un mondo di regole e doveri, in maggior parte solamente sulla carta.
Sapevamo da tempo, da bambini che le vere regole erano quelle
che ci imponevano i più forti, ed i più "forti"
nei piccoli paeselli non tardavano a farsi notare
e farsi materialmente "sentire".
Erano gli anni.......
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Vecchio 15-07-10, 22:48   #7 (permalink)
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Erano gli anni ottanta, la fine degli anni 80',
anni in cui non era necessario schierarsi, ci pensavano "loro"
eventualmente a "spiegarti",
e a piegarti per bene, per come si piegherebbe un ferro incandescente,
"cotto" sul fuoco ad altissime temperature.
Quel pomeriggio mentre frettolosamente cercavo di
sistemare alla bene/meglio la mia valigia, mia madre
sorpresa, cercava di capire, il come mai della mia decisione
improvvisa, ricordo le sue parole: stai partendo per dove ?
sai dove devi andare ?
Gli risposi: mamma, vado a Milano, vado a cercarmi un lavoro!!
Con quella frase avrei voluto dire tante cose, ma non era
nel mio carattere, avrei voluto dire a mia madre e mio padre, che:
mi ero stancato di frequentare i miei amici, mi ero stancato dei baci e abbracci,
mi ero stancato di "ossequiare" certe persone, mi ero stancato di
restare al gancio, appeso in attesa di esser "macellato".
Ma se è vero che a tutto bisogna dare e trovare
una spiegazione e un filo logico, almeno a tutto quello che ci accade,
allora penso che le mie riflessioni, erano scaturite
da alcuni episodi e situazioni, che molto probabilmente
non potevo o non avevo gestito al meglio, almeno per come avrei voluto:
sicuramente mi ero avvicinato ad una sorta di soglia bordline,
una "linea di confine" della mia vita molto pericolosa.
Fu così...
che un mio amico....
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Vecchio 16-07-10, 17:39   #8 (permalink)
Bollino Argento
 
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Up!!!

Dai Alex vai avanti... sono curioso...

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Vecchio 16-07-10, 20:03   #9 (permalink)
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Fu così...
che un mio amico, Gino, mesi prima, aveva avuto un "scontro"
verbale violento con un tizio, più grande di lui,
un tizio che girava con un fuori strada,
quei primissimi "fuori strada" in circolazione in quel periodo,
adesso non ricordo cos'era una Suzuki o un Nissan.
Ricordo invece Gino, la stessa sera mi raccontò
l'accaduto nei minimi particolari, in volto era preoccupato,
era pallido in viso nel mentre raccontava i
fatti e la lite con quel tizio, capii e realizzai solamente dopo
il perchè di tanta preoccupazione.
Non saprei quante sigarette abbiamo acceso e fumato
quella sera, Gino fumava nervosamente, manifestava la sua
ansia, perchè voleva sapere chi era quel tizio che aveva
ostentato tanta sicurezza e che aveva osato sfidarlo...
e sopratutto era rammaricato per non avergli spaccato la faccia
seduta stante, li suo posto.
I due si incrociarono, alle prime ore di un pomeriggio autunnale,
anzi, quasi si scontrarono in un banale incrocio stradale,
il tizio con il suo "fuoristrada": coppola in testa, occhiali scuri,
vicino ai 40 anni, lasciava intendere qualcosa.. era molto sicuro di se.
Penso che avesse ragione il mio amico sul fatto di dare precedenza,
ma per loro non fu così semplice, la questione si trasformò
in lite, insulti, e poi si concluse con la famosa frase finale del
tizio rivolta al mio amico: ""tu, non sai chi sono io, ma presto riceverai
il mio bigliettino da visita a casa
"".
Gino non era un fesso, noi non eravamo fessi,
eravamo dei ragazzi abbastanza conosciuti in paese,
che non amavamo avere padroni, ma sapevamo cosa
erano i "bigliettini da visita".
Ovviamente a quella frase replicò verbalmente, senza timore,
senza paura, ma la sua replica in quel momento voleva esser
un'altra, ben diversa e con una soluzione finale.
Conoscevo quel tizio, ovviamente solo per sentito dire, quel
tizio purtroppo non era una persona normale, che dopo una
litigata, o dopo un possibile chiarimento, si poteva archiviare il diverbio
come un normale momento negativo della giornata...
quel tizio purtroppo era un "capodecin&" della mafi& locale.
Quella frase gridata da quel mafios&,. quella sera riecheggiava
nelle nostre teste, il perchè ci era chiaro, quel capodecin& non
avrebbe tardato molto a farsi "sentire", e questo voleva dire che:
il mio amico Gino si era cacciato in un mare di guai, e non solo lui.
Bisognava...
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Vecchio 17-07-10, 11:28   #10 (permalink)
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Bisognava...

prendere dei provvedimenti urgenti, perchè in certe circostanze,
in certi periodi e in certi "ambienti" frasi di quel genere sono
come delle vere sentenze, e se veniva emessa poi bisognava aspettare
che venisse eseguita, e a noi non andava di aspettare.
Le soluzioni meditate quella sera non erano molte, dopo qualche ora di discussioni,
le conclusioni finali furono un paio:
.-farlo fuori, prima che lui potesse organizzarsi, e quindi o lui o Gino o noi.
.-Oppure optare e tentare per una soluzione "diplomatica", e pacifica,
ma quale ?
Gino, era un tipo molto scorbutico, non guardava in faccia a nessuno e sopratutto
non aveva paura di nessuno.
In quelle ore, ...ore di discussioni, mi tornavano in mente le parole di mio nonno,
che da giovane aveva avuto guai con la giustizia, aveva passato anni terribili,
4 anni di carcere duro, per una presunta complicità in un furto di sacchi di frumento.
Alle prime luci dell'alba di un fine Giugno, i primi anni 50',
mio nonno venne prelevato dal suo casolare
mentre dormiva coi suoi 5 figli piccoli, fu portato al gabbio,
reo di non aver fatto la spia, pertanto
complice nell'aver rubato carretti colmi di sacchi di grano,
di proprietà del Barone, e questo perchè la notte prima i banditi
transitarono con il carico appena rubato dalle terre del Barone, proprio
vicino all'abitazione dei miei nonni, che all'epoca abitavano in aperta campagna.
Per i carabinieri non c'erano dubbi, doveva sapere per forza qualcosa.
A quei tempi, forse ancora oggi, da noi queste "cose" seguivano una
linea e una tempistica da manuale, ossia: i mafios&, i campieri che di giorno
avevano il compito di sorvegliare le terre dei Baroni, poi di notte
invece li saccheggiavano a loro piacimento e sopratutto indisturbati.
Erano ammanicati con i carabinieri, una sorta di mafi& deviata, collusa
con alcuni istituzioni dello Stato.
Molto semplicemente: dopo le razzie e furti nelle proprietà dei Baroni,
poi "confidavano" ai Carabinieri chi "aveva" commesso il furto,
per placare le ire dei Baroni, servivano dei nomi, e solitamente
a pagare c'era sempre qualcuno, uno per tutti.
Mio nonno pagò per tutti, pagò un prezzo altissimo, a quei tempi
tangibile con la miseria e fame più nera, vissuta, subita dalla moglie e dai
suoi 5 bambini.
Sapeva che certe situazioni appena iniziate, poi era quasi impossibile
uscirne fuori.
Mi diceva sempre di non "cominciare", non iniziare mai qualsiasi
cosa avesse a che fare con "la cattiva strada".
E quella sera, la cattiva strada era dietro la porta, era dietro l'angolo, mi aspettava,
ci aspettava, per me, si erano create tutte le condizioni per cominciare a percorrerla.
Fu così...
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