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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2008
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Una festa pagana può diventare cristiana?
IN ITALIA, nell’inverno del 2004, il periodo natalizio è stato segnato da un vivace dibattito. Alcuni educatori e insegnanti avevano sostenuto l’opportunità di ridurre al minimo o eliminare del tutto i riferimenti alle tradizioni religiose natalizie per rispetto verso gli alunni non cattolici o non protestanti sempre più numerosi nelle scuole. Altri, sia in ambito scolastico che altrove, chiedevano invece che le tradizioni fossero rispettate e conservate integralmente.
Polemiche a parte, però, che origine hanno molte delle tradizioni natalizie? Mentre la discussione incalzava, il quotidiano vaticano, L’Osservatore Romano (20-21 dicembre 2004), ha fatto osservazioni molto interessanti. Per quanto riguarda la data in cui si celebra il Natale, il quotidiano cattolico ha scritto: “La vera data della nascita di Gesù è tutta, storicamente, sotto un velo di incertezza sia in relazione alla storia romana e al censimento imperiale di quell’epoca, che alle ricerche dei secoli successivi. .*.*. La data del 25*dicembre, com’è noto, è stata scelta dalla Chiesa di Roma fin dal IV*secolo d.C. Questa data, nella Roma pagana, era dedicata al dio Sole .*.*. Anche se a Roma, per l’editto di Costantino, era già affermato il cristianesimo, era ancora diffuso, specialmente tra i soldati romani, il mito di Mitra .*.*. Le suddette festività, con al centro il 25*dicembre, erano molto radicate nelle tradizioni popolari e quindi la Chiesa di Roma pensò di dare alla data un senso religioso cristiano sostituendo al dio Sole, il vero Sole di Giustizia Gesù Cristo, quale giorno della Sua nascita”. |
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#2 (permalink) |
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nel blù ..
Data registrazione: Mar 2000
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Quello che sollevi è un tema delicato, dalle molteplici sfaccettature.
Dentro ognuno di noi c'è un conflitto: siamo in un paese democratico, perciò sarebbe giusto rispettare le tendenze religiose di tutti i cittadini. Siamo anche in un paese fortemente influenzato dalla presenza della Chiesa cattolica che rappresenta la tradizione, ma anche un potere temporale, uno Stato nello Stato. D'altra parte vorremmo una situazione di reciprocità: così coma da noi vengono rispettate le etnie, le culture e le religioni diverse da quelle indigene, così vorremmo avvenisse nei paesi di cultura diversa dalla nostra. Basta pensare alla Cina, per esempio. Ultima modifica di Volante 1 : 22-12-08 alle ore 21:00 |
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#3 (permalink) | |
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Etsi omnes, Ego non
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 2,190
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in Italia, a dire il vero, la situazione è ancora di generale tolleranza, ma dall'Inghilterra arrivano segnali sconfortanti |
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#4 (permalink) | |
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nel blù ..
Data registrazione: Mar 2000
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#5 (permalink) |
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Retilio Serpentiello
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forse sarebbe il caso di notare, prudentemente, che l'andare a sondare profondamente certe origini significa stravolgere il senso e il significato stesso della 'festa'
per la gente comune non cambia poi di molto: ai ns.predecessori (ai tempi del dio Mitra) e a noi, nati nell'èra cristiana, ciò che importava e importa è 'il fare festa' vale a dire svagarsi un po' dimenticandosi delle consuete occupazioni (e anche di certi guai, se sfortunatamente esistono... sicuramente, da allora ad oggi (o all'altro ieri) molto è cambiato nella psiche umana: poi si dimentica che, purtroppo, le grosse gràne odierne (vedi l'odio verso l'Occidente e Israele ad.es. non sono altro che dispute motivate da pretesti a sfondo religioso; |
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#9 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2008
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Che dire dell’albero di Natale, ormai entrato a far parte della tradizione cattolica?
L’articolo del quotidiano cattolico ha messo in evidenza che nell’antichità molti sempreverdi “furono considerati, in buona parte, con significati magici o medicamentosi contro le malattie come l’agrifoglio, il pungitopo, l’alloro, i rami di pino o di abete”. L’articolo ha detto inoltre che, in seguito, “il giorno della vigilia, il 24 dicembre venivano ricordati i nostri progenitori Adamo ed Eva con il popolarissimo episodio dell’albero del Paradiso Terrestre . . . L’albero avrebbe dovuto essere un melo, ma siccome in inverno sarebbe stato inutilizzabile perché spogliato di foglie, sulle scene si metteva un abete e accanto ai rami, delle mele oppure, a significare il futuro avvento della Redenzione, delle ostie preparate con dei biscotti schiacciati con appositi stampi, simboli della presenza eucaristica di Gesù, e con dei dolcetti e doni per i bambini”. E in epoche successive? Nel ricordare che della tradizione dell’albero di Natale vero e proprio si hanno le prime notizie nella Germania del XVI secolo, L’Osservatore Romano ha rilevato che “l’Italia fu una delle ultime nazioni ad accogliere l’albero di Natale anche per una diceria, diffusa abbastanza ampiamente, che l’albero fosse una usanza protestante e quindi da sostituire con il presepe”. Papa Paolo VI “ha iniziato la tradizione di innalzare accanto al grandioso presepe [in Piazza San Pietro, a Roma], un grande albero di Natale”. Secondo voi è sensato che un’autorità religiosa dia un apparente senso cristiano a ricorrenze o simboli che affondano le radici nell’antico paganesimo? A proposito del giusto atteggiamento da assumere, le Scritture ammoniscono i veri cristiani: “Quale associazione hanno la giustizia e l’illegalità? O quale partecipazione ha la luce con le tenebre?” — 2 Corinti 6:14-17. |
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#10 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 119
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Da un blog un articolo su Babbo Natale (Santa Klaus) trasformato da Coca Cola nel dio natalizio del commercio
25/12/2008 Io non sono quello che in Italia chiamano un "credente"; non mi identifico, cioè, con quell'antica e affascinante organizzazione multinazionale che ha sede in piazza del Vaticano a Roma. Però questo fatto non mi impedisce di provare un senso di curiosità per quell'antico gioco che consiste nell'identificare l'Anticristo. L'Anticristo, ricordiamo, non è affatto il diavolo, ma qualcosa che imita il Cristo, facendone una parodia. Il segno dell'Anticristo non è la cattiveria, ma la falsificazione. L'Anticristo, come dicono alcuni, è cristomimetico. L'Anticristo sarà sempre il più difficile dei nemici da combattere, perché non ha il viso feroce dell'Altro, ma è dentro di noi: si pone sempre come il simulacro dell'estrema, indiscutibile bontà. A smascherarlo non può mai essere il fanatismo, perché più si è fanatici, più si finisce per lasciarsi irretire dall'aspetto mimetico. A togliere il velo all'Anticristo servono l'ironia che sa cogliere il grottesco, l'intelligenza che sa cogliere la menzogna e il rifiuto viscerale, istintivo del falso. In questo senso, lo spirito autentico coincide con l'essere coscienti. Il capitalismo assoluto non è altro che la falsificazione totale, l'infantilizzazione estrema, la sistematica distruzione di ogni valore umano, la generazione di uno stato ipnotico collettivo di falso benessere. In cui l'oppio dei consumi sostituisce la religione, diventando esso stesso religione. L'esempio supremo, e anche il caso più antico, di falsificazione è certamente la Coca-Cola. Opera alchemica di un fondamentalista evangelico, che volle creare l'ennesimo falso rimedio alla malattia dilagante dell'allora nascente Impero, ciò che oggi chiamiamo lo "stress". Un rimedio, all'inizio, a base di quel noto stupefacente che è la coca e di noci di cola. Un rimedio poi puritanizzato in semplice acqua zuccherata e colorata, che non contiene nemmeno coca o cola. Questo evanescente e frizzante nulla non serve per dissetare. E' in realtà semplicemente il riflesso della propria pubblicità; un nulla che però è fantasia di finta giovinezza, di allegria, di infanzia trasformata in prodotto, di socialità solitaria. Nel 1971, mentre i piloti bevitori di Coca-Cola annientavano i villaggi vietnamiti con il napalm, la Coca-Cola raccolse duecento giovani sulla sommità di una collina toscana, a cantare il nuovo inno cosmico del prodotto: I'd like to buy the world a home and furnish it with love Grow apple trees and honey bees And snow white turtle doves I'd like to teach the world to sing in perfect harmony I'd like to buy the world a Coke And keep it company That's the real thing What the world wants today is Coca-Cola Is the real thing [1] Ma il nulla si trasformò in divinità nel 1931, quando un grafico pubblicitario della Coca-Cola ebbe la brillante idea di unire due cose: la faccia di Lou Patience, un commesso viaggiatore suo amico, e la storia popolare di Santa Claus, un confuso miscuglio tra alcune usanze della cultura popolare olandese e San Nicola detto di Bari (ma i baresi in realtà si erano limitati a piratarne la salma da Mira nell'Asia Minore), passato a New York, dove fu trasformato all'inizio dell'Ottocento in un diffuso e ottimistico personaggio della subcultura commerciale statunitense. Ma quello che conta è che fu la Coca-Cola a trasformare radicalmente Santa Claus, Babbo Natale, nel dio del commercio dei nostri tempi, dotandolo di un volto e di un accattivante abito rosso. Nel dopoguerra, accompagnato dalle armi dell'Impero, Babbo Natale ha invaso l'Europa e poi il resto del mondo, polverizzando ogni ciclo festivo locale e annientando ogni tradizione con una determinazione che l'ateismo di stato sovietico avrebbe solo potuto invidiare. Ci sono persone che lanciano sguaiati guaiti al pensiero delle "nostre radici" minacciate da un gruppo di operai musulmani che pregano privatamente in uno scantinato; ma questi stessi difensori della civiltà non hanno alzato un dito per la fine della Befana, di Santa Lucia e dello stesso San Nicola (per non parlare di Gesù Cristo), lo svuotamento dei luoghi di festa e la trasformazione dei centri commerciali in luoghi di culto perfettamente intercambiabili da Frosinone a Shanghai. A quei laicisti che invece si rallegrano di una simile devastazione, sfugge il fatto che Babbo Natale, o se preferiamo la faccia del commesso viaggiatore Lou Patience, è diventato l'unico essere sovrannaturale universalmente riconosciuto; ed è curioso come abbia rubato persino la data tradizionale di nascita a Gesù Cristo. Anzi, attorno al suo giorno di festa, si è ristrutturato l'intero calendario mondiale: dai bambini schiavi che producono per la Benetton nel Terzo Mondo, ai mentitori di professione che creano l'immagine della Benetton a Milano o a New York, tutti guardano al 25 dicembre come scadenza veramente cristomimetica. Proprio perché la vendita è sempre una forma di seduzione, Babbo Natale non poteva che assumere la forma della bontà assoluta apparente. Proprio qui sta la sua forza invincibile: immagine eternamente sorridente della divinizzazione del flusso delle merci, essere privo di ogni ragione o teologia, rimozione di ogni dolore, volgarità assoluta e vantata, menzogna dichiarata ma riprodotta in nome dell'innocenza dei bambini, logo di tutti i prodotti del pianeta e nel contempo inseparabile dall'impero che lo ha generato... Alcune frange evangeliche molto minoritarie condannano Babbo Natale in quanto presunto "dio pagano": anche se gli autori di simili scritti non brillano per capacità raziocinante e quindi non si spiegheranno mai con chiarezza, sembra che credano davvero alla realtà sovrannaturale precristiana di Babbo Natale. Cosa che li rende decisamente ridicoli agli occhi dei bravi laicisti, che finiscono paradossalmente per trasformarsi in difensori del nuovo dio del denaro. Nella loro ricerca di precedenti pagani, i critici evangelici sembrano perfettamente incapaci di cogliere la vera natura di Babbo Natale. Magari fosse un dio pagano... Il male è il flusso corrosivo del capitale, del puro numero astratto, che annienta il mondo e chi vi abita. Babbo Natale, vuoto simulacro di plastica ghignante, è in sé nulla. Proprio per questo, Babbo Natale è il dio dei nostri tempi. P.S. Per scrivere questo post, ho attinto senza riserve da uno splendido libro di Nicola Lagioia, Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario ... http://blogghete.blog.dada.net/ |
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