Seduti dans le bistrot de l'amour..... - Pagina 108
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  1. #1071
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    La nascita del Caffè Alla Stella Polare, nel primo stabile sito di fianco al Canale di Ponte Rosso che arrivava fino alla Chiesa di Sant'Antonio, risale al 1865.
    Lo dirigeva Antonio Carmelich, ma nel 1910 la gestione passò a Riccardo Leipziger e Mario Sbisà. All'inizio del 1904 il vecchio stabile sul Canale venne abbattuto per far posto all'attuale palazzo.
    Allora il Caffè Stella Polare fu sistemato, in via provvisoria, in un padiglione di legno e gesso, sistemato di fronte alla Chiesa di Sant'Antonio Nuovo.
    Il Caffè Stella Polare ricostruito nel padiglione di legno e gesso, di fronte alla Chiesa di Sant'Antonio Nuovo
    Nel novembre di quell'anno, al piano superiore dell'edificio, venne allestita una grande mostra postuma del pittore Umberto Veruda, scomparso il 29 agosto dello stesso anno.



    In seguito il Caffè Stella Polare venne definitivamente sistemato al n.6 di Piazza Sant'Antonio dove tuttora si trova.
    IL 23 maggio del 1915 il locale subì una devastazione ad opera di teppisti anti-italiani, ma riuscì a superare anche questo brutto momento.
    Il Caffè era nato come tipico locale austro-ungarico con le classiche decorazioni di stucchi e specchi che, seppur rovinate, si possono ammirare ancora oggi.



    Nel momento del suo massimo splendore, il Caffè Stella Polare che, per la sua posizione abbracciava quattro vie, presentava un bancone in legno di ciliegio ed era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura.
    Il Caffè Stella Polare era frequentato da negozianti ed intellettuali della colonia tedesca e da moltissimi letterati sia triestini che stranieri.
    La gestione del locale fu affidata, fino al 1959, esclusivamente ad istriani in seguito passò agli italiani.

    Nel locale è allestita permanentemente una mostra pittorica o fotografica che ospita un artista diverso ogni due settimane









  2. #1072
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    MUSEO DELLA BORA - Inaugurato nel 2004, più che un museo,
    è uno spazio curioso.
    Un piccolo centro di documentazione sul vento, dove sfogliare libri di
    autori di ieri e di oggi che hanno citato il vento triestino (da Stendhal
    a Rodari), dove scoprire materiali multimediali e curiosità eoliche da
    Trieste (es. le famose corde della bora) e dal mondo (es. il pindekan di Bali).
    In esposizione anche una originale collezione di venti in bottiglia, vicini
    e lontani (Progetto Centoventi).



    A Trieste la parola imborezà (invaso dalla Bora) indica una persona eccitata (anche sessualmente), esaltata, elettrizzata, incapace di controllarsi. E si usa dire un matto per dire un tizio. Nel 1839 Stendhal descrisse l’effetto deprimente e snervante della Bora come un «reumatismo viscerale», in cui si può rintracciare la radice dell’«ipocondria endemica di Trieste», come scrisse Jan Morris nel 2001 in Trieste.








  3. #1073
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    ANTICO BAR TORINESE

    Il bar Torinese viene realizzato a Trieste nel 1915, opera unica e inimitabile, frutto dell’operato artistico dell’ebanista triestino Debelli, già riconosciuto a livello internazionale per i suoi interventi sui transatlantici Saturnia e Vulcania.
    A distanza di oltre un secolo il bar Torinese, impreziosito da un originale bancone in stile Liberty, illuminato da uno scenografico lampadario in cristallo, rimane uno dei pochi esempi di locali storici inalterato nel tempo. Entrato nella lista dei locali storici italiani nel 1999, conserva la targa d’oro che certifica la storicità del mobilio interno e della struttura.





    Con il cambio di gestione, da ottobre 2014, il bar Torinese ha assunto una veste più giovanile
    grazie a due soci, che dopo una lunga esperienza in locali alla moda in giro per l’Europa, puntano ad un progetto ambizioso: allargare l’offerta oltre che alla caffetteria, alla pasticceria fresca e ai vini di grande spessore e pranzi veloci con ingredienti selezionati. La vera novità è la passione che li lega da sempre al mondo mixology, ovvero l’arte del bere miscelato che si fonda su un delicato equilibrio tra tutti gli ingredienti, alcolici e non, che devono essere uniti e scelti con attenzione. E’ un arte fondamentale per proporre non solo un drink ma la consapevolezza che dentro quel bicchiere c’è una storia intrigante, c’è un lavoro, c’è il piacere della convivialità. Tutto questo da vivere soprattutto in una nuova fascia oraria a lume di candela.









  4. #1074
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    A Trieste si beve un caffè diverso in ogni bar, per la presenza di un microcosmo di torrefazioni di caffè. Ciò che infatti caratterizza la produzione di caffè a Trieste e che ha pochi esempi simili in Italia, forse solo a Napoli e Palermo, è proprio l’esistenza di piccole aziende di caffè che forniscono i bar triestini.

    Molti degli antichi e nobili caffè si sono persi, trasformati e cancellati dal mutare dei costumi, ora più votati al consumo veloce, alla comunicazione virtuale. È scomparso il bel locale del caffè Ferrari ai Portici di Chiozza, che era vicino all’importante piazza della Legna, oggi Goldoni, centro di scambi commerciali di rilievo.



    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Seduti dans le bistrot de l'amour.....-foto_2_04-1066x800.jpg  

  5. #1075
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    Sotto il Municipio si apriva il caffè omonimo, poi chiamato Garibaldi con baldanzosa foga irredentista, dove si incontravano letterati (sopra foto con Saba) e
    intellettuali, oltre che politici, la cui eredità solo in parte è stata
    perpetuata nell’attuale caffè d’angolo.



    Ultima modifica di maf@lda; 27-11-15 alle 10:19

  6. #1076
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    Piccolo ed elegante è ancora il caffè
    Cattaruzza,
    con arredi liberty, sotto l’elegante palazzo dei Berlam in
    piazza Duca degli Abruzzi.
    Scomparsi tra i tanti anche i bellissimi
    Secession,
    sul viale XX Settembre, e Fabris, del quale sopravvive
    solo l’insegna, sulla piazza Dalmazia ai piedi dell’erta di Romagna.
    Il costume di ritrovarsi al caffè è dunque ancora vivissimo.
    Non ci sono più i supporti lignei dei giornali, ma sedersi a quei tavolini
    è un lusso golosamente difeso da tutti, perché lì ognuno può sentirsi
    ugualmente signore del proprio tempo e può gestire amicizie e contatti
    senza problemi, in uno spazio esterno alla privatezza domestica,
    semplicemente parificante.







  7. #1077
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    Caffè Flora (divenuto poi Nazionale), di giorno ritrovo per i coristi del
    teatro
    Verdi e di notte per la clientela più proletaria di Cittàvecchia.




    Il signorile Caffè Orientale al pianterreno della sede del Lloyd Austriaco,
    gli alti ufficiali e le loro raffinate signore si intrattenevano con la leadership
    della marineria triestina e dalmata.




    Operai e piccoli borghesi si trovavano invece al Caffè Bizantino, posto
    nell’omonimo bel palazzone che svettava tra la via Arcata (oggi C.so Svevo)
    e Barriera e in seguito sciaguratamente abbattuto.




  8. #1078
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    Molti locali offrivano un’approssimativa
    accoglienza ai piccoli commercianti di frutta e verdura provenienti dall’Istria
    come il Caffè all’Europa felice, situato all’angolo di via Pozzo del Mare e
    allestito come una taverna fiamminga.
    Il Caffè alla Transalpina di riva Grumula e il Moka di riva Mandracchio
    erano solitamente frequentati dai passeggeri in arrivo e in partenza su
    navi e piroscafi;
    altri locali della zona, come il Fedel Triestino in via della
    Sanità angolo via del Pesce, che di giorno ospitava una rispettabile clientela,
    di sera doveva essere presidiato dalle guardie di pubblica sicurezza per le
    vivaci frequentazioni nonché abbondanti libagioni del poco raccomandabile
    entourage del porto. Ugualmente controllato era il Caffè alla Miniera di via
    del Pesce, frequentato da loschi personaggi ben conosciuti nelle vicine carceri.





    Immagini Allegate Immagini Allegate Seduti dans le bistrot de l'amour.....-image.jpg Seduti dans le bistrot de l'amour.....-caffei-gallery-04.jpg 

  9. #1079
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    Oltre ai caffè, a Trieste si possono trovare dei luoghi di ritrovo ancora
    più golosi: le pasticcerie.
    La loro particolarità è quella di fondere i dolci della tradizione triestina
    con quelli provenienti invece dall’alta pasticceria di Vienna e di Budapest.
    Tra tutte ricordiamo la storica pasticceria Pirona, in delicato stile liberty,
    attiva dal 1900 e frequentata abitualmente, un secolo fa, da James Joyce
    e da altri intellettuali dell’epoca.
    Si gustano qui i principali prodotti della tradizione dolciaria triestina:
    putizza, pinza, presnitz, barrette di marzapane.










  10. #1080
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    PASTICCERIA PIRONA - "Presnitz" , "Putizza", "Pinza", "Fave", "Marzapani e Mandorlati", senza tralasciare tutta quella piccola pasticceria raffinata fatta di bocconcini mignon e torte di origini austroungariche, dalla "Sacher" alla "Rigojancsi". Se un segreto esiste, lo si trova nella maniacale ricerca delle materie prime, nell'accurata scelta delle farine, uova, il burro e nella selezione della frutta, sia secca che fresca, questi sono gli unici veri ed insostituibili mattoni di cui tutti i prodotti sono fatti. Altro fattore determinante è stato il mantenere artigianale ogni singola preparazione, ancora oggi tutto è realizzato a mano, certo con l'ausilio delle impastatrici, ma le stesse di un tempo, dove il fattore umano era essenziale, le dosi, le percentuali, i tempi, è tutto scritto nei ricettari di Alberto Pirona, scritti a mano e gelosamente custoditi. L' avere mantenuto come priorità la qualità a discapito della quantità è stata una scelta che ha rappresentato sforzi e sacrifici non indifferenti, ma ha determinato il successo e il prestigio di un marchio sinonimo di genuinità. Non troverete i dolci di Pirona tra gli scaffali dei supermarket o nelle altre pasticcerie, ma oggi, grazie ad internet, vi sarà possibile entrare ed acquistare nel nostro negozio ed avere così sulla vostra tavola un prodotto gastronomico unico."Percezioni aromatiche e gustative che ritroverete nella memoria delle nonne e bisnonne di questa città".
    Corroborato dai vini scelti di Pirona, James Joyce cominciò a elaborare proprio qui il suo "Ulisse".



    Se aprite il vocabolario del dialetto triestino di Pinguentini, alla voce "bignè" troverete la citazione: "Ghe telefoneremo a Pirona che el ne mandi do dozine de bignè". Non è un caso. Perchè la pasticceria Pirona, fondata da Alberto Pirona nel 1900, è talmente legata alla storia ed alle tradizioni della sua città, da essere entrata, negli anni, nel linguaggio comune, sinonimo di dolcezza. Sorta in via della Barriera Vecchia, una zona che testimonia con i suoi palazzi il fiorire del tardo neoclassico a Trieste, la pasticceria, in delicato stile liberty, fu da subito meta di nobiltà, borghesia e intelligenza triestina, la frequentavano letterati e scrittori: James Joyce dal 1910 al '12 abitò al numero 32 della stessa via.








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