Lettura di un'opera - Pagina 2
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  1. #11

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    su coraggio
    che dopo la A potete procedere fino alla Z


    sennò Carlo vi tira le orecchie, giustamente
    A che lettera siamo? La B? No perché sei partito dalla P :-)

  2. #12

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    Posso mettere la criptoporta con il parquet lucidato? Sarei anche in ordine alfabetico.

  3. #13
    L'avatar di artebrixia
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    Su quel tuo parquet ci starebbe bene sia Felix Gonzalez-Torres, Untitled Revenge,
    che Christian Boltanski, Dispersion à l'amiable.
    Ma ora sono esposte a Villa Medici, Roma, nella mostra itinerante e "modificabile" "Take Me (I'm yours)",


    se qualcuno vuole dare una lettura delle opere … sempre graditi.

    PS: foto allegate invertite rispetto alle citazioni sopra citate
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  4. #14
    L'avatar di franzberlin
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    Zig Zag, Alighiero Boetti 1966

    Un’opera che si avvolge nel silenzio che gioca ad ammutolire lo spettatore. Un’opera laconica, ironica e carica di racconto. Opera concettuale ha come protagonista il tessuto a righe e la tipica ironia Boettiana. La stoffa a righe nella cultura medioevale era considerata il tessuto del diavolo perché spesso indossato da categorie sfavorite quali giullari, prostitute. Il profilo in alluminio disegna un cubo, qualcosa che rappresenta un disegno tridimensionale dello spazio e non esiste separazione tra l’interno del cubo e l’esterno. Questo perché Boetti vuole fare spiccare il colore, i rossi, i gialli, i blu, distaccandosi così dal severo minimalismo americano, rivendicando perciò una identità culturale Mediterranea, non a caso usa un tessuto da sdraio. Il tessuto a colori vivaci si avvolge dentro al cubo in alluminio in modo gratuito e ridondante, zigzagando, appunto, e rappresenta l’allegoria della pittura. L’opera nasce da uno “spreco” (l’eccesso di tessuto), quindi per Boetti l’arte è capriccio, è cimento, ma soprattutto eccedenza creativa.
    Mentre i pittori cercano di rappresentare la complessità della vita nello spazio ristretto di un quadro, Boetti sceglie di ripetere quasi all’infinito il tessuto di Nylon colorato.
    Un’altra possibile interpretazione dell’opera è quale rappresentazione della libertà del processo creativo:la stoffa avvolta a zig zag evita la linea retta continua ed alterna vuoti e pieni, così come per l’artista si alternano momenti di ispirazione creativa e momenti di “buio” (vedi il paragone con la lampada ad intermittenza in “Lampada annuale”).


    Dai, sono quasi pronto per i primi 5 minuti della trasmissione di Vanoni “In a silent way”.
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  5. #15
    L'avatar di artebrixia
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    Grazie franz, stupenda lettura

    non riesco a bollinarti perchè devo averlo già fatto per altri motivi.
    Grazie ancora

    Anzi, ti dirò di più, te la rubo e la metto su Fb.
    Ovvio che ti citerò, eccome caro mio

  6. #16
    L'avatar di franzberlin
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    Grazie ma ho solo ripreso dei miei appunti di una trasmissione radiofonica della Rai che avevo sentito a suo tempo.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da franzberlin Visualizza Messaggio
    Un’opera che si avvolge nel silenzio che gioca ad ammutolire lo spettatore. Un’opera laconica, ironica e carica di racconto. Opera concettuale ha come protagonista il tessuto a righe e la tipica ironia Boettiana. La stoffa a righe nella cultura medioevale era considerata il tessuto del diavolo perché spesso indossato da categorie sfavorite quali giullari, prostitute. Il profilo in alluminio disegna un cubo, qualcosa che rappresenta un disegno tridimensionale dello spazio e non esiste separazione tra l’interno del cubo e l’esterno. Questo perché Boetti vuole fare spiccare il colore, i rossi, i gialli, i blu, distaccandosi così dal severo minimalismo americano, rivendicando perciò una identità culturale Mediterranea, non a caso usa un tessuto da sdraio. Il tessuto a colori vivaci si avvolge dentro al cubo in alluminio in modo gratuito e ridondante, zigzagando, appunto, e rappresenta l’allegoria della pittura. L’opera nasce da uno “spreco” (l’eccesso di tessuto), quindi per Boetti l’arte è capriccio, è cimento, ma soprattutto eccedenza creativa.
    Mentre i pittori cercano di rappresentare la complessità della vita nello spazio ristretto di un quadro, Boetti sceglie di ripetere quasi all’infinito il tessuto di Nylon colorato.
    Un’altra possibile interpretazione dell’opera è quale rappresentazione della libertà del processo creativo:la stoffa avvolta a zig zag evita la linea retta continua ed alterna vuoti e pieni, così come per l’artista si alternano momenti di ispirazione creativa e momenti di “buio” (vedi il paragone con la lampada ad intermittenza in “Lampada annuale”).

    Franzberlin da 11 e lode! Peccato non poterti bollinare ancora: devo farlo, prima, con altri (mi ripete un uggioso messaggio).
    Bravo, davvero!

  8. #18
    L'avatar di Loryred
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    Visto che gli altri non possono bollinarti lo faccio io! Magari ti arriva anche quello di Vanoni, almeno per coerenza. Finalmente sei tornato a scrivere un pò di più!
    Ultima modifica di Loryred; 10-08-18 alle 22:58

  9. #19

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    Un altro che m'ha fregato l'idea prima che venisse a me.
    Quando pensiamo al bello, a cosa pensiamo? A pregiudizi, a idee sbagliate.
    Uno scatolone per traslochi può essere bello, basta vederlo. Di più, può richiamare forme dimenticate, di una bellezza semplice e classica. Trasformare il brutto in bello: Martin fxxxxxg Creed.
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Lettura di un'opera-img_0957.jpg  
    Ultima modifica di Andrea Bernardini; 10-08-18 alle 22:28

  10. #20
    L'avatar di artebrixia
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    dai, coraggio che il 3D prende piede

    Antonio Calderara, presenza.

    Vincenzo Agnetti scrisse di Lui :

    "Ogni cosa, nel suo deporsi e adeguarsi fenomenologico, è sorpresa e informazione.
    Ogni cosa pertanto tende a non essere ciò che è, a superarsi per un divenire che fissi la manifestazione in cambio dell'occultamento della materia stessa che la compone.
    Dietro ogni luce c'è sempre una foresta che si nasconde, che arde;...E dietro il buio, nel buio, c'è sempre una storia di luce che sopravvive in un campo di attese..."

    AGNETTI, Vincenzo. 12 opere di Antonio Calderara. Milano, All'insegna del Pesce d'Oro, collana 'Ricerca contemporanea', 1970.

    E rammento un caro utente che non scrive più da anni (Adart) che dopo una visita in Fondazione mi riportò questa versione :

    "quei quadrati colorati e sbiaditi che spesso inseriva nei suoi lavori, rappresentava la figlia che morì all'età di tredici anni.
    E molti di questi lavori sono intitolati "presenza"......"
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