Risveglio Culturale II - Pagina 3
Manovra bocciata, Italia passa alla storia. In ballo il futuro suo e dell’Europa intera
Dallo spread non arriva una buona indicazione. Ma l'importante è che il vicepremier Luigi Di Maio abbia ragione, ovvero che sia vero che "i mercati vogliono bene all'Italia"...
Mps alza asticella su cessioni NPL, ma non basta. Mercato teme esplosione crediti deteriorati
Avanza spedito il processo di cessione di 2,4 miliardi di non performing loan (NPL) da parte di Banca Mps che però dovrà fare i conti con uno scenario nuovamente molto …
Wall Street si muove in deciso ribasso, nuova raffica di trimestrali
Wall Street si muove in deciso ribasso con gli indici che cedono fin dai primi scambi oltre 1 punto percentuale. Poco dopo l’avvio il Dow Jones perde l’1,40%, l’S&P500 arretra …
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  1. #21

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    Chissà perché il Credito Valtellinese è andato sino a Padova per trovare chi gli scrivesse simili strafalcioni.
    Ufficio Stampa Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
    tel. +39 049.663.499 gestione2@studioesseci.net

    Questi hanno copiato pari pari Wikipedia. Di proprio hanno aggiunto che lo studio di Degas sul movimento dei cavalli (uno dei suoi classici soggetti, ma non degli altri impressionisti - e comunque son quadri non particolarmente vicini all'Impressionismo) significa che Le sue fotografie influenzarono gli Impressionisti. Cioè, l'unico loro parto è questa frase, che rende assurdo il tutto - ma fa tanto richiamo, oh!
    Ragazzi, se un mattone cade in testa a Dalì, non significa che tutto il Surrealismo va in ospedale

  2. #22
    L'avatar di Alessandro Celli
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    mostra con molti stereotipi però
    anche qui in Italia forse qualche tentativo si potrebbe fare

    "Political Populism” at Kunsthalle Wien Museumsquartier, Goshka

    November 7, 2015 – February 7, 2016

    Kunsthalle Wien :: Home
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  3. #23
    L'avatar di Alessandro Celli
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    "Se facessimo una disanima disincantata di gran parte delle opere che affollano il panorama dell’arte e del mercato dell’arte contemporanea, e, sulla base di questa volessimo brutalmente etichettarle, ce la caveremmo molto agilmente recuperando quasi tutte le denominazioni delle grandi Avanguardie storiche del Novecento e appiccicandoci davanti un bel “Neo-“. Col trattino.
    Provo coi primi nomi che mi vengono in mente. Damien Hirst (Bristol, 1965)? New-ready made. (in questo caso il “neo” tradotto in inglese è d’obbligo, of course) Maurizio Cattelan (Padova, 1960)? Neo-Pop. Mark Kostabi (Los Angeles, 1960)? Neo-Metafisica (con influssi Pop). E così via. E vale per i più noti così come per gli sconosciuti
    Il lettore che abbia una qualche dimestichezza con la storia dell’arte del Novecento può provare a fare un giochino: prendere un numero recente di una qualsiasi rivista d’arte contemporanea, sfogliarlo e provare ad “etichettare” quello che vede. Il risultato sarà una interminabile teoria di “neo-qualcosa”. Nella migliore delle ipotesi “neo-qualcosa” con contaminazioni di “post-qualcos’altro”
    Intendiamoci: non voglio dire che quel “neo-“ sia un neo. (...) Quel “neo-“ non macchia, non ridimensiona né l’opera né l’autore. Non necessariamente. È solo una semplice constatazione. Si limita a collocare entrambi, l’opera e l’autore, nella giusta prospettiva, in una corretta cornice storica e critica. Se un artista fa una pittura d’ispirazione metafisica cinquant’anni dopo De Chirico in linea di massima è corretto definirlo “Neo-metafisico”. (...)
    Certo se poi ad un artista daremo del “neo-cubista” o del “neo-espressionista”, ricordandogli che la sua pittura odierna è debitrice di questo o quest’altro grande artista del passato, possiamo star certi di provocare il suo disappunto e la sua irritazione al limite dell’orticaria. Ed è comprensibile: se facciamo l’amore con una donna di certo non ci piace se qualcuno ci ricorda con chi quella faceva l’amore prima di noi, specie se l’amante precedente era noto per essere un grande amatore, mentre noi sotto sotto sappiamo di essere solo dei semplici amateurs…
    Ma poi, forse, sarebbe il caso di sfatare una volta per tutte questa faccenda dell’Originalità nell’arte.

    L’Originalità è decisamente sopravvalutata. In fin dei conti si tratta di un concetto vecchio e superato: un concetto che nasce col Romanticismo e dunque vecchio di due secoli! Siamo davvero sicuri che ci sia di una qualche utilità per comprendere (e per fare) l’arte contemporanea? O piuttosto non rischia di essere un inutile tabù e sul fronte critico un fastidioso e inopportuno para-occhi?"


    (dall'introduzione del volume di prossima uscita "DRAMATIS PERSONAE. Il volto e la figura nell'arte italiana contemporanea", a cura di Virgilio Patarini, Ed. Giorgio Mondadori)


    Mark Grotjhan
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    anticipo Paj : Amen
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  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio
    "Se facessimo una disanima disincantata di gran parte delle opere che affollano il panorama dell’arte e del mercato dell’arte contemporanea, e, sulla base di questa volessimo brutalmente etichettarle, ce la caveremmo molto agilmente recuperando quasi tutte le denominazioni delle grandi Avanguardie storiche del Novecento e appiccicandoci davanti un bel “Neo-“. Col trattino.
    Provo coi primi nomi che mi vengono in mente. Damien Hirst (Bristol, 1965)? New-ready made. (in questo caso il “neo” tradotto in inglese è d’obbligo, of course) Maurizio Cattelan (Padova, 1960)? Neo-Pop. Mark Kostabi (Los Angeles, 1960)? Neo-Metafisica (con influssi Pop). E così via. E vale per i più noti così come per gli sconosciuti
    Il lettore che abbia una qualche dimestichezza con la storia dell’arte del Novecento può provare a fare un giochino: prendere un numero recente di una qualsiasi rivista d’arte contemporanea, sfogliarlo e provare ad “etichettare” quello che vede. Il risultato sarà una interminabile teoria di “neo-qualcosa”. Nella migliore delle ipotesi “neo-qualcosa” con contaminazioni di “post-qualcos’altro”
    Intendiamoci: non voglio dire che quel “neo-“ sia un neo. (...) Quel “neo-“ non macchia, non ridimensiona né l’opera né l’autore. Non necessariamente. È solo una semplice constatazione. Si limita a collocare entrambi, l’opera e l’autore, nella giusta prospettiva, in una corretta cornice storica e critica. Se un artista fa una pittura d’ispirazione metafisica cinquant’anni dopo De Chirico in linea di massima è corretto definirlo “Neo-metafisico”. (...)
    Certo se poi ad un artista daremo del “neo-cubista” o del “neo-espressionista”, ricordandogli che la sua pittura odierna è debitrice di questo o quest’altro grande artista del passato, possiamo star certi di provocare il suo disappunto e la sua irritazione al limite dell’orticaria. Ed è comprensibile: se facciamo l’amore con una donna di certo non ci piace se qualcuno ci ricorda con chi quella faceva l’amore prima di noi, specie se l’amante precedente era noto per essere un grande amatore, mentre noi sotto sotto sappiamo di essere solo dei semplici amateurs…
    Ma poi, forse, sarebbe il caso di sfatare una volta per tutte questa faccenda dell’Originalità nell’arte.

    L’Originalità è decisamente sopravvalutata. In fin dei conti si tratta di un concetto vecchio e superato: un concetto che nasce col Romanticismo e dunque vecchio di due secoli! Siamo davvero sicuri che ci sia di una qualche utilità per comprendere (e per fare) l’arte contemporanea? O piuttosto non rischia di essere un inutile tabù e sul fronte critico un fastidioso e inopportuno para-occhi?"


    (dall'introduzione del volume di prossima uscita "DRAMATIS PERSONAE. Il volto e la figura nell'arte italiana contemporanea", a cura di Virgilio Patarini, Ed. Giorgio Mondadori)


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    La storia dei neo- è giustissima. Di passaggio potremmo chiamarla arte al quadrato, che, absit iniuria verbo, è sempre sintomo di decadenza. Un qualsiasi lavoro di Donzelli sintetizza tutto l'enunciato

    In altro senso: il peso della cultura che schiaccia la vita.

    Quanto alla sopravvalutazione dell'originalità nel 900, avevo scritto lo stesso alcuni mesi fa, vattelapesca dove. Però non è affatto un concetto che nasce nel 900. Da sempre anche le novità introdotte da un artista fanno parte del giudizio che si dà su di lui. Solo che oggi - società dei consumi - il peso di ciò viene esasperato, e lo è stato per tutto il 900, tanto che il secolo si può chiamare, dopo il Romanticismo, secolo del Nuovismo.

    Patarini mi avrà copiato?

  5. #25

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    Il lettore che abbia una qualche dimestichezza con la storia dell’arte del Novecento può provare a fare un giochino: prendere un numero recente di una qualsiasi rivista d’arte contemporanea, sfogliarlo e provare ad “etichettare” quello che vede. Il risultato sarà una interminabile teoria di “neo-qualcosa”. Nella migliore delle ipotesi “neo-qualcosa” con contaminazioni di “post-qualcos’altro”
    Intendiamoci: non voglio dire che quel “neo-“ sia un neo. (...) Quel “neo-“ non macchia, non ridimensiona né l’opera né l’autore. Non necessariamente. È solo una semplice constatazione. Si limita a collocare entrambi, l’opera e l’autore, nella giusta prospettiva, in una corretta cornice storica e critica. Se un artista fa una pittura d’ispirazione metafisica cinquant’anni dopo De Chirico in linea di massima è corretto definirlo “Neo-metafisico”. (...)
    Certo se poi ad un artista daremo del “neo-cubista” o del “neo-espressionista”, ricordandogli che la sua pittura odierna è debitrice di questo o quest’altro grande artista del passato, possiamo star certi di provocare il suo disappunto e la sua irritazione al limite dell’orticaria. Ed è comprensibile: se facciamo l’amore con una donna di certo non ci piace se qualcuno ci ricorda con chi quella faceva l’amore prima di noi, specie se l’amante precedente era noto per essere un grande amatore, mentre noi sotto sotto sappiamo di essere solo dei semplici amateurs…
    Ma poi, forse, sarebbe il caso di sfatare una volta per tutte questa faccenda dell’Originalità nell’arte.

    L’Originalità è decisamente sopravvalutata. In fin dei conti si tratta di un concetto vecchio e superato: un concetto che nasce col Romanticismo e dunque vecchio di due secoli! Siamo davvero sicuri che ci sia di una qualche utilità per comprendere (e per fare) l’arte contemporanea? O piuttosto non rischia di essere un inutile tabù e sul fronte critico un fastidioso e inopportuno para-occhi?"


    (dall'introduzione del volume di prossima uscita "DRAMATIS PERSONAE. Il volto e la figura nell'arte italiana contemporanea", a cura di Virgilio Patarini, Ed. Giorgio Mondadori)


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    Il Neo primigenio
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  6. #26
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    Poi, se vi va di approfondire,
    magari merita

    ma per ora mi limito a metterla qui

    Libera Mazzoleni

    costretta a precederti
    immagine diversa
    il mio desiderio
    il desiderio di un'altra
    insieme così
    per essere sola
    aspettami
    non puoi comunque allontanarti
    é nella mia assenza stabilito il luogo non mio
    lo spazio dove aspettare
    lo spazio dove interrogare
    specchio irreale
    sguardo materno distolto
    desiderio violato
    un paradosso narciso
    consumato nell'eccesso d'amore di sè
    nello specchio
    l'immagine
    realtà di uno sguardo perduto
    imprendibilità di un segno
    di un sogno
    può solo riflettere la morte
    come esserci senza essere riconosciuti
    tuttavia come esserci se l'immagine è incapace di realtà
    alchimia impossibile nel gioco degli spostamenti
    forse...
    bisogna non sapere

    ________________________________________ _______________

    Centrale nella sua espressione artistica è la necessità di una relazione critica con la contemporaneità, esplorata nei suoi problematici e contradditori aspetti.
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  7. #27

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    Poi, se vi va di approfondire,
    magari merita

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    tuttavia come esserci se l'immagine è incapace di realtà
    alchimia impossibile nel gioco degli spostamenti
    forse...
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    Centrale nella sua espressione artistica è la necessità di una relazione critica con la contemporaneità, esplorata nei suoi problematici e contradditori aspetti.

  8. #28

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    Citazione Originariamente Scritto da Cris70 Visualizza Messaggio
    Caro Ale mi ricollego invece a tuo post relativo al volume di prossima uscita "DRAMATIS PERSONAE.

    Ho letto l'introduzione del testo, che secondo me ha una premessa non condivisibile e cioè quella di etichettare molta Arte contemporanea con il "neo" e "post-qualcosa"

    Comprerò quel testo che, mi pare evidente perché lo dichiara, si prefigga di oscurare " l'originalita' " nell'Arte
    Lo leggero' per capirci qualcosa di più e perché non credo sia il giusto approccio e assunto con il quale analizzare l'arte contemporanea.

    Ad esempio, per vedere l'originalita' di un Artista storicizzato, basta osservare una sua opera, sforzarsi di contestualizzarla nel periodo storico durante il quale l'ha prodotta e andare a vedere cosa è successo nel decennio successivo.

    In quel caso, evidentemente a posteriori, tutto appare evidente. Il caso di Fontana o di Picasso, sono troppo appunto evidenti per confutare questo approccio.

    Capisco che fare questo sforzo per ogni Artista che noi studiamo e' complicato perche' conduce necessariamente a dover approfondire anche aspetti diversi che esulano dall'arte, tipo la politica, tensioni sociali, economia, ecc.

    Così facendo però emerge con evidenza l'assoluta "normalità", così come con altrettanta evidenza appare " l'originalita' " dell'Artista in questione.

    Nel campo tecnologico, altro esempio, riflessioni di questo tipo non esistono e non perché il "romanticismo" non è applicabile alla tecnica, ma perché n tecnica esistono dati oggettivi che dimostrano l'evoluzione di un prodotto e quindi "l'originalita' " di un'idea.

    Confrontare un telegrafo ed uno smartphone, pur essendo entrambi due strumenti che permettono la comunicazione, non è evidentemente possibile e la differenza sostanziale sta nell'evoluzione tecnologica dovuta al silicio.

    La tecnologia dunque va avanti grazie l'originalita' di coloro che fanno ricerca e per rendersene conto basta osservare il presente e confrontarlo con il passato senza necessariamente trasporsi nel futuro.

    Ma anche in Arte si può tranquillamente affermare che un certo tipo di pittura o di espressione artistica non ha più senso di esistere come il telegrafo con lo smartphone perché anche li il "silicio" e' già giunto.

    Se oggi in Italia qualcuno dipingesse minatori o pescatori sotto il sole non sarebbe mica un "neo-realista", sarebbe semplicemente non "originale" e certamente fuori tempo.
    D'altra parte, rovesciando la clessidra, Guttuso e' semplicemente non più proponibile perché anacronistico.

    In sintesi, vedere, percepire, presagire che quella scelta artistica possa realmente essere qualcosa di originale e nuovo, penso sia possibile per quanto molto molto difficile dovendo proiettarla nel futuro.

    Così come è invece abbastanza facile individuare la mancanza di "originalità" facendo comparazioni con il passato.

    E se un artista fa una pittura d’ispirazione metafisica cinquant’anni dopo De Chirico in linea di massima non è corretto definirlo “Neo-metafisico”.
    E' semplicemente "Non-originale" e fuori tempo.

    L'Artista originale esiste!
    e sempre esisterà perché e' sempre esistito.

    Se così non fosse saremmo ancora ai disegni di Altamira


    Notte FOL
    Non ho ancora capito se sono pienamente d'accordo o meno.

  9. #29
    L'avatar di imelet
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    Buonasera a tutti,
    nell'ambito culturale, della ricerca e dell'affermazione del nostro archetipo originario, la pagina di facebook Ancestral Europe https://www.facebook.com/AncestralEurope fa un gran lavoro raccogliendo foto documentazione da ogni parte del nostro continente. Dopo il blog con i costumi della nostra area, questa è un'altra bella testimonianza... e da ieri raccoglie anche il mio Santuario dell'Acqua.

  10. #30
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    Poi, se vi va di approfondire,
    magari merita

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    Grande Ale.

    Libera Mazzoleni...figura complessa e affascinante.

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