Risveglio Culturale II - Pagina 2
Francia sfora tetto 3%, l’Italia vuole stesso trattamento. Ecco perchè l’Ue (e il mercato) la pensano diversamente
Francia e Italia, così vicine così lontane. Mentre l?Italia tratta a oltranza con Bruxelles sulla manovra di bilancio, il presidente francese Emmanuel Macron ha dovuto cedere alle pressioni del movimento …
Tasso Btp sotto muro 3%, Conte offrirà in dono all’UE un deficit al 2%. Spread ‘reale’ giù di 70 pb dai massimi
Lo spread mette indietro le lancette di 2 mesi e mezzo toccando i minimi dal 28 settembre. E’ un vero e proprio rally quello odierno dei BTP in attesa dell’incontro …
Wall Street tonica, si guarda a Usa-Cina in attesa della Fed
Wall Street si muove in deciso rialzo, dopo una seduta interlocutoria. I principali indici statunitensi mostrano nei primi minuti di scambio rialzi superiori all’1%. Gli investitori guardano con speranza al …
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  1. #11

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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio
    da pensarci un attimo...

    Il pericolo è sempre piacere al pubblico più immediato che ti circonda, ti accetta, ti consacra infine e ti conferisce successo e il resto […] il pericolo essenziale è di arrivare a una specie di gusto, che sta nella ripetizione di una cosa già accettata, nell'abitudine […] che il gusto sia buono o cattivo non ha alcuna importanza […] l’arte può essere buona, cattiva, indifferente, ma, qualsiasi epiteto sia usato, dobbiamo chiamarla arte : arte cattiva è in ogni caso arte, come una cattiva emozione è comunque un’emozione.

    Duchamp

  2. #12

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    Citazione Originariamente Scritto da ginogost Visualizza Messaggio
    Chissà se e quando tra le prove di maturità, almeno per il Liceo Classico o Scientifico (o altro, che ne so, ma non dico l'Artistico, li ci sarà già, spero) verrà inserita la Storia dell'Arte, cenerentola negli studi umanistici proprio in Italia, dove al posto della tradizione del romanzo abbiamo da sempre quella dell'affresco.
    Fino a quando si uscirà dalle Superiori dovendo magari disquisire per le mezze ore sopra i capelli di Donna Prassede, ma senza dover render conto in sede maturità della propria conoscenza di Giotto, Michelangelo, e magari Segantini?
    In tale situazione, è ovvio che tale materia rimanga una Cenerentola, almeno nei licei non di indirizzo artistico.
    Di più: questo è il motivo per cui imperano critici tromboni e *****tti, il cui unico impegno è parlare difficile senza dire nulla, nascondendo così la propria profonda ignoranza NON della storia, per carità, NON dell'allocazione delle opere, per carità bis, ma proprio e soprattutto dei veri motivi, dei veri meccanismi attraverso i quali l'arte entra in noi e diventa vita. Specialisti che sanno tutto delle vene varicose del Maestro, ma di fronte all'opera non sanno che alzare gli occhi al cielo come la Santa Teresa qui sotto esclamando Oh qua, Oh là, bello su, incredibile giù.

    E i ragazzi, già poco informati alla conoscenza, ma assolutamente non formati alla coscienza dell'arte, vagheranno nella vita come cani randagi pronti ad ubbidire al cenno del critico-padrone di turno.
    Già escono a 18 anni non come teenager, ma come Reen Teen Teen-agers, cioè con la stessa coscienza, davanti alle opere, di un cane lupo di buona volontà.
    (E per la musica è molto peggio).
    Purtroppo è un discorso che riguarda anche, in parte, le Università.
    Ormai la S.Teresa di riferimento è questa.
    https://www.youtube.com/watch?v=j_A1fq7a55M

  3. #13
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Stasera sto sul "difficile"


    Lungi dall’essere un meccanismo che si autoregola, se lasciato a se stesso il “mercato” crea concentrazione, premia la rendita e distrugge competizione.

    LA SCENA ITALIANA DELL’ARTE
    Assomiglia paurosamente a un’economia dipendente. Importiamo “brevetti” e licenze estere senza investire adeguatamente in cicli di apprendimento e “innovazione tecnologica”.
    Sussistono logori monopoli interpretativi – Celant e Bonito Oliva per i decenni che vanno dai Sessanta agli Ottanta.
    Accogliamo di buon grado la tesi patriarcale dell’“ignoranza” efficace.
    E il criterio che adottiamo per promuovere l’arte italiana all’estero è quello, subalterno, dell’“esportabilità” – cioè dell’esaudimento delle aspettative delle comunità culturali dominanti, angloamericane o altro (la citazione è da Gioni). Così parla, nel mondo dell’impresa, non chi innova ma chi sceglie per sé il ruolo gregario del subfornitore.
    Dove mai vogliamo andare, con quale forza e profondità, con simili gatekeepers?

    Conformismo e approssimazione non pagano, mai: tantomeno nei territori della Grande Creatività.
    È vero invece che l’arte italiana postbellica ha giocato un ruolo preminente a livello internazionale, in primo luogo tra secondi Cinquanta e primi Settanta, sinché gli artisti stessi, Burri e Fontana in primis (non i critici accademici; tantomeno i “curatori”), hanno saputo mantenere aperto un dialogo profondo e vitale, per niente convenzionale o superficialmente imitativo, con la grande arte del passato – un dialogo inventivo e resistente al tempo stesso.

    LA DITTATURA DELL’EXPORT
    Chiunque si occupi in modo professionale di arte contemporanea oggi in Italia è (o dovrebbe essere) costretto a muovere dal riconoscimento di una circostanza cruciale: l’affermazione di strategie via via più autoritarie di normalizzazione pro-export dell’attività degli artisti italiani nei decenni postbellici. Ogni altro trending topic è semplicemente irrilevante, o peggio. Non sono mancate manifestazioni di dissenso e insofferenza, anche se tacite o indirette – basti pensare a Manzoni e Fabro, Boetti e Cucchi, Paolini o De Dominicis, per non citare che i seniores.


    “Per uno studio del nesso Centro|Periferia in campo artistico”, osservavano giustamente Carlo Ginzburg ed Enrico Castelnuovo nel 1979, “l’Italia appare un laboratorio privilegiato… In un’età in cui anche le bottiglie di Coca-Cola si configurano come segno tangibile di vincoli non solo culturali, il problema della dominazione simbolica, delle sue forme, delle possibilità e dei modi di contrastarla ci tocca inevitabilmente da vicino”.
    La fiducia acritica nelle ragioni selettive del “commercio [artistico] internazionale” e l’assenza di adeguato riconoscimento o “protezione” dei processi endogeni allo stato iniziale – tra questi l’apprendimento dell’eredità culturale da parte delle più giovani generazioni nelle Accademie di Belle Arti – non possono mai avere effetti tonificanti o propulsivi sulla scena artistica locale.

    E di fatto non li hanno avuti. Disorientano, incoraggiano l’astuzia e il mimetismo, distolgono dal rischio e dalla sfida individuale. Ostruiscono infine – ed è la conseguenza più grave – l’accesso immaginativo e emozionale a quelle opere-Madri che ci attendono qui e là, incuranti delle cronologie lineari della storia dell’arte, nell’ambito di una tradizione nativa di formidabile autorità e potenza.

    UNA SOLUZIONE?
    Per costruire una “learning society”, nell’arte contemporanea italiana, dobbiamo tornare a cose semplici e risolutive: e in primo luogo a “leggere” le immagini, tutte le immagini, non solo le elettive e canoniche, infrangendo l’infeconda cornice di prudenza, luogo comune o fuorviante dottrina entro cui troppo spesso le abbiamo imprigionate.

    Michele Dantini

    Fonte Artribune. Dal 2011 Arte Eccetera Eccetera

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    Giulio Paolini, Raphael Urbinas MDIIII, 1969
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  4. #14
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    Chissà se e quando tra le prove di maturità, almeno per il Liceo Classico o Scientifico (o altro, che ne so, ma non dico l'Artistico, li ci sarà già, spero) verrà inserita la Storia dell'Arte, cenerentola negli studi umanistici proprio in Italia, dove al posto della tradizione del romanzo abbiamo da sempre quella dell'affresco.
    Fino a quando si uscirà dalle Superiori dovendo magari disquisire per le mezze ore sopra i capelli di Donna Prassede, ma senza dover render conto in sede maturità della propria conoscenza di Giotto, Michelangelo, e magari Segantini?
    In tale situazione, è ovvio che tale materia rimanga una Cenerentola, almeno nei licei non di indirizzo artistico.
    Di più: questo è il motivo per cui imperano critici tromboni e *****tti, il cui unico impegno è parlare difficile senza dire nulla, nascondendo così la propria profonda ignoranza NON della storia, per carità, NON dell'allocazione delle opere, per carità bis, ma proprio e soprattutto dei veri motivi, dei veri meccanismi attraverso i quali l'arte entra in noi e diventa vita. Specialisti che sanno tutto delle vene varicose del Maestro, ma di fronte all'opera non sanno che alzare gli occhi al cielo come la Santa Teresa qui sotto esclamando Oh qua, Oh là, bello su, incredibile giù.

    E i ragazzi, già poco informati alla conoscenza, ma assolutamente non formati alla coscienza dell'arte, vagheranno nella vita come cani randagi pronti ad ubbidire al cenno del critico-padrone di turno.
    Già escono a 18 anni non come teenager, ma come Reen Teen Teen-agers, cioè con la stessa coscienza, davanti alle opere, di un cane lupo di buona volontà.
    (E per la musica è molto peggio).
    Approvo in pieno, e aggiungo che, purtroppo anche che oggi, alcuni "Prof" di Brera... sono un disastro, e che la stessa Accademia galleggia pigramente, "a l'Italiènne" .. senza troppi sussulti.. ho una figlia che ci va, e quando penso agli studenti stranieri che arrivano qui dall'altra parte del mondo rimango un po' basito...siamo noi ad essere i soliti pessimisti/disfattisti ? Ho anche un'altra figlia: frequenta il Liceo Artistico della Villa Reale a Monza...dove sembra che ci sia un po' più di tensione...comunque... è veramente dura uscire dal mucchio, sia come docenti che come allievi... poi, da adulti, questi giovani si devono confrontare con un sistema, duro, cinico, che sembra interessato solo al potere e ai soldi... sia per quanto riguarda il mercato dell' Arte che per la "Società" in genere, sembra davvero che non ci sia più tensione, più ideali ...mah! Forse sono diventato vecchio, tutto qui...Saluti!

  5. #15
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    Forse sono diventato vecchio, tutto qui...Saluti!
    Io sono sempre stato vecchio.
    Ultimamente sto ringiovanendo.

  6. #16
    L'avatar di Kiappo
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    Buon per te!... Io ne avrei piene le palle...

  7. #17

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    E il criterio che adottiamo per promuovere l’arte italiana all’estero è quello, subalterno, dell’“esportabilità” – cioè dell’esaudimento delle aspettative delle comunità culturali dominanti, angloamericane o altro (la citazione è da Gioni). Così parla, nel mondo dell’impresa, non chi innova ma chi sceglie per sé il ruolo gregario del subfornitore.
    Dove mai vogliamo andare, con quale forza e profondità, con simili gatekeepers?

    Conformismo e approssimazione non pagano, mai: tantomeno nei territori della Grande Creatività.
    È vero invece che l’arte italiana postbellica ha giocato un ruolo preminente a livello internazionale, in primo luogo tra secondi Cinquanta e primi Settanta, sinché gli artisti stessi, Burri e Fontana in primis (non i critici accademici; tantomeno i “curatori”), hanno saputo mantenere aperto un dialogo profondo e vitale, per niente convenzionale o superficialmente imitativo, con la grande arte del passato – un dialogo inventivo e resistente al tempo stesso.

    LA DITTATURA DELL’EXPORT
    Chiunque si occupi in modo professionale di arte contemporanea oggi in Italia è (o dovrebbe essere) costretto a muovere dal riconoscimento di una circostanza cruciale: l’affermazione di strategie via via più autoritarie di normalizzazione pro-export dell’attività degli artisti italiani nei decenni postbellici. Ogni altro trending topic è semplicemente irrilevante, o peggio. Non sono mancate manifestazioni di dissenso e insofferenza, anche se tacite o indirette – basti pensare a Manzoni e Fabro, Boetti e Cucchi, Paolini o De Dominicis, per non citare che i seniores.


    “Per uno studio del nesso Centro|Periferia in campo artistico”, osservavano giustamente Carlo Ginzburg ed Enrico Castelnuovo nel 1979, “l’Italia appare un laboratorio privilegiato… In un’età in cui anche le bottiglie di Coca-Cola si configurano come segno tangibile di vincoli non solo culturali, il problema della dominazione simbolica, delle sue forme, delle possibilità e dei modi di contrastarla ci tocca inevitabilmente da vicino”.
    La fiducia acritica nelle ragioni selettive del “commercio [artistico] internazionale” e l’assenza di adeguato riconoscimento o “protezione” dei processi endogeni allo stato iniziale – tra questi l’apprendimento dell’eredità culturale da parte delle più giovani generazioni nelle Accademie di Belle Arti – non possono mai avere effetti tonificanti o propulsivi sulla scena artistica locale.

    E di fatto non li hanno avuti. Disorientano, incoraggiano l’astuzia e il mimetismo, distolgono dal rischio e dalla sfida individuale. Ostruiscono infine – ed è la conseguenza più grave – l’accesso immaginativo e emozionale a quelle opere-Madri che ci attendono qui e là, incuranti delle cronologie lineari della storia dell’arte, nell’ambito di una tradizione nativa di formidabile autorità e potenza.

    UNA SOLUZIONE?
    Per costruire una “learning society”, nell’arte contemporanea italiana, dobbiamo tornare a cose semplici e risolutive: e in primo luogo a “leggere” le immagini, tutte le immagini, non solo le elettive e canoniche, infrangendo l’infeconda cornice di prudenza, luogo comune o fuorviante dottrina entro cui troppo spesso le abbiamo imprigionate.

    Michele Dantini

    Fonte Artribune. Dal 2011 Arte Eccetera Eccetera

    ___________________________________
    Amen

  8. #18
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Fiera di Bologna
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    la posso chiudere con questa roba qui?


    nella tela a lato ci potevano mettere il Claudio, no?
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  9. #19
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Per la prima volta in Italia
    una mostra su Eadweard Muybridge
    Le sue fotografie influenzarono gli Impressionisti


    Per la prima volta in Italia una mostra su Eadweard Muybridge (1830
    Immagini Allegate Immagini Allegate Risveglio Culturale II-43221-a_cantering_horse_and_rider_eadweard_muybridge_1887.jpg 

  10. #20
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    Per la prima volta in Italia
    una mostra su Eadweard Muybridge
    Le sue fotografie influenzarono gli Impressionisti
    ]


    Chissà perché il Credito Valtellinese è andato sino a Padova per trovare chi gli scrivesse simili strafalcioni.
    Ufficio Stampa Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
    tel. +39 049.663.499 gestione2@studioesseci.net

    Questi hanno copiato pari pari Wikipedia. Di proprio hanno aggiunto che lo studio di Degas sul movimento dei cavalli (uno dei suoi classici soggetti, ma non degli altri impressionisti - e comunque son quadri non particolarmente vicini all'Impressionismo) significa che Le sue fotografie influenzarono gli Impressionisti. Cioè, l'unico loro parto è questa frase, che rende assurdo il tutto - ma fa tanto richiamo, oh!
    Ragazzi, se un mattone cade in testa a Dalì, non significa che tutto il Surrealismo va in ospedale

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