Emilio Prini
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  1. #1
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    Arrow Emilio Prini

    Dalle annotazioni mistiche di Boetti alle annotazioni perimetrali e spaziali di Prini, il passo è breve. Una stanza è e risuona di quattro angoli, un uomo si blocca in un passo da un metro, il pavimento diventa scalino, la sedia è un’immagine piatta sorretta da una sedia, ogni gesto di Prini si conclude nel presentarsi. Il dominio passa all’uomo dagli “enne” sensi.

    Da ''ARTE POVERA - APPUNTI PER UNA GUERRIGLIA'' di Germano Celant del 23-11-1967 - Articolo pubblicato su Flash Art.

    ARTE POVERA - Dettaglio articolo - Flash Art

    Tra apertura e chiusura: il principio di Caosmosi è legato alla figura misteriosa e affascinante di Emilio Prini

    ''Tra azione e inazione, tra il fare e l'astensione dal fare. È un principio che appartiene a ogni sistema caotico che, secondo l'epistemologia, ha alcune qualità minime: la sensibilità alle condizioni iniziali, ovvero capacità di trasformazione sulla base del contesto in cui si verifica; l'imprevedibilità. Sulla linea del confronto che sembra instaurarsi tra Caosmosi e la produzione estetica fatta dal Caos, si pone l'opera di Emilio Prini, senz'altro uno degli artisti che in modo più puntuale hanno, attraverso il proprio lavoro, interpretato quel processo di immedesimazione tra opera e artefice....''

    Emilio Prini - Dettaglio articolo - Flash Art

  2. #2
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  3. #3
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    luglio 2013

    ancora nessuno in linea:
    http://www.finanzaonline.com/forum/3...7-post111.html

  4. #4
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    Altro Artista difficile e di rara reperibilità.

    Che in analogia a Piacentino
    adoro
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Emilio Prini-prini_standard_1967.jpg  

  5. #5
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    del resto soltanto un pazzoide come me
    può apprezzare una roba del genere

    checivoletefar
    Immagini Allegate Immagini Allegate Emilio Prini-a6f046_71af302f848a4dc2a3a92117f65018a4.jpg 

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio
    del resto soltanto un pazzoide come me
    può apprezzare una roba del genere

    checivoletefar
    Sai cosa amo di Prini, oltre le opere storiche dell'Arte Povera?

    Le fotocopie dei disegni: Prini creava un piccolo disegno, lo fotocopiava e poi distruggeva il disegno.
    La fotocopia era l'unica testimonianza dell'esistenza del disegno.

    Vabbeh....sogno un pochino....

    Si vede che entrambi siamo strani.

  7. #7
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    Caro mio.

    Più volte ho scritto che l'arte povera si ferma agli inizi degli anni ottanta.

    In fondo ho questa "fisima" in quanto quei grandi Artisti erano tutti (quasi tutti, a dire il vero) abbastanza poveri e cavalcarono una magnifica esperienza negli anni sessanta e settanta sovvenzionandosi mostre ed eventi, con volantini, carta stampata anche fronte e retro, per risparmiare.

    Il concetto e l'etica era pura, finché ...
    vabbè
    poi diventarono diciamo un pò meno poveri, rimanendo dei "poveristi"
    ma con le tasche più piene

    Tu pensa che nel '75 il nostro povero (ancora povero di fatto Prini) fece "Una esposizione di oggetti non fatti non scritti non presentati da Emilio Prini" a Milano, presso la Galleria Toselli.
    Anche in quella occasione c'è traccia di disegni distrutti, colto dai fumi della concettualità dell'arte povera che era ancora l'essenza della loro arte.

    Poi arrivò il "mercato" e pur mantenendo l'uso di materiali poveri, l'etica venne un pò a mancare ed il concetto nell'essenza anche.

    Per questo io amo l'arte povera con il limite dei primi anni ottanta, ad essere più onesti intellettualmente (ed io NON lo sono) direi:

    "1967 - 1971 : in questo arco di anni la definizione arte povera è accettata e condivisa come identificazione di un gruppo, in seguito i percorsi tornano individuali"

    In particolare il 1969 l'accento è proprio posto sulla coralità.
    Già infatti nel 1972 Kounellis si presentò a Roma con un calco d'oro sulle labbra.
    Quell'idea di coralità era già terminata.
    Consiglio una riposante e stimolante lettura di "arte povera storia e storie", G. Celant - ed. Electa 2011.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio
    Caro mio.

    Più volte ho scritto che l'arte povera si ferma agli inizi degli anni ottanta.

    In fondo ho questa "fisima" in quanto quei grandi Artisti erano tutti (quasi tutti, a dire il vero) abbastanza poveri e cavalcarono una magnifica esperienza negli anni sessanta e settanta sovvenzionandosi mostre ed eventi, con volantini, carta stampata anche fronte e retro, per risparmiare.

    Il concetto e l'etica era pura, finché ...
    vabbè
    poi diventarono diciamo un pò meno poveri, rimanendo dei "poveristi"
    ma con le tasche più piene

    Tu pensa che nel '75 il nostro povero (ancora povero di fatto Prini) fece "Una esposizione di oggetti non fatti non scritti non presentati da Emilio Prini" a Milano, presso la Galleria Toselli.
    Anche in quella occasione c'è traccia di disegni distrutti, colto dai fumi della concettualità dell'arte povera che era ancora l'essenza della loro arte.

    Poi arrivò il "mercato" e pur mantenendo l'uso di materiali poveri, l'etica venne un pò a mancare ed il concetto nell'essenza anche.

    Per questo io amo l'arte povera con il limite dei primi anni ottanta.
    Ale per quanto riguarda il ''gruppo'' arte povera ci sarebbe anche una data ben definita dallo stesso Celant.
    Sarebbe il 1971-1972 anni in cui appaiono un articolo su Domus in cui Celant ''voleva dissolvere l'etichetta di Arte Povera per mettere in risalto la singolarità degli artisti'' .
    Tale ''voglia'' da parte di Celant si manifesta nuovamente in uno scritto del 1972.

    Infatti i maggiori capolavori legati strettamente all'arte povera risalgono al quinquennio 1967-72.

    P.S mentre tu modificavi il messaggio io ho scritto quello che leggi

  9. #9
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    O cavolo

    avevo appena modificato il post di cui sopra

    Per questo io amo l'arte povera con il limite dei primi anni ottanta, ad essere più onesti intellettualmente (ed io NON lo sono) direi:

    "1967 - 1971 : in questo arco di anni la definizione arte povera è accettata e condivisa come identificazione di un gruppo, in seguito i percorsi tornano individuali"

    In particolare il 1969 l'accento è proprio posto sulla coralità.
    Già infatti nel 1972 Kounellis si presentò a Roma con un calco d'oro sulle labbra.
    Quell'idea di coralità era già terminata.
    Consiglio una riposante e stimolante lettura di "arte povera storia e storie", G. Celant - ed. Electa 2011.

  10. #10
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    crederanno che siamo seduti al medesimo tavolo
    con due birre davanti

    invece ci separano quasi 1400 Km

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