Emilio Prini - Pagina 2
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  1. #11
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    crederanno che siamo seduti al medesimo tavolo
    con due birre davanti
    Eh già

  2. #12
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    Evento importantissimo nel 2016

    Emilio Prini, uno Standard Meraviglioso

  3. #13
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    e vabbè

    sempre più annoiato di mercato e di numeri che fan girar la testa

    mi rintano nelle mie ricerche
    oggi produttive
    in uno studio bibliografico di provincia
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Emilio Prini-1.jpg   Emilio Prini-2.jpg   Emilio Prini-000.png  

  4. #14
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    e vabbè

    sempre più annoiato di mercato e di numeri che fan girar la testa

    mi rintano nelle mie ricerche
    oggi produttive
    in uno studio bibliografico di provincia
    Mio caro, sia qui per Prini che li per Piacentino....fino a quando non ci saranno ''televendite'', ''presenze prezzemolate'' e ''operazioni''....mi sa che queste pagine le riempiremo solo noi due

    Comunque...a parte gli scherzi...sempre preziosi i tuoi interventi.

    GRAZIE

  5. #15

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    Mio caro, sia qui per Prini che li per Piacentino....fino a quando non ci saranno ''televendite'', ''presenze prezzemolate'' e ''operazioni''....mi sa che queste pagine le riempiremo solo noi due

    Comunque...a parte gli scherzi...sempre preziosi i tuoi interventi.

    GRAZIE

  6. #16
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    procedo nella mia ricerca su Prini
    in quanto rispetto ad altri artisti dell'arte povera
    che in qualche modo sono divenuti delle "star" ed hanno saputo cavalcare il mercato dimenticando da dove erano partiti

    Prini è rimasto in ombra
    e ciò mi affascina

    Forse è uno degli artisti più enigmatici del momento, non solo in Italia. Le sue presenze "raro-rapide" hanno esasperato questo aspetto della sua immagine d’artista, ma esse sono la conseguenza necessaria del suo "angolo" nei propri confronti e in quelli della storia.
    When attitudes become form è il famoso titolo di una delle mostre-manifesto (tenutasi a Berna nel 1969) a cui ha partecipato.
    Non è l’arte una scelta di modalità di vita, quella appunto che ogni volta deve fare i conti con l’esposizione, l’esporsi, l’opera?
    Un testo di Germano Celant scandisce: "Il mondo dell’operatività artistica si riduce al modo dell’essere e dell’agire". Prini svuota il rapporto dell’artista-persona con l’oggetto-opera, schiacciato quanto possibile sullo standard, sul "carattere empirico e non speculativo della ricerca", sul "lato di vita chiave biologica". La sua opera traspone i dati materiali-quantitativi della realtà in altro, in un gioco di "standard" che intrappola il pensiero "tra i denti" identico e pur diverso, anzi "alieno".
    Dopo aver partecipato a tutte le più importanti mostre internazionali degli anni tra il 1967 e il 1971, Prini ha diradato al minimo la partecipazione a mostre: una personale intitolata Fermi in dogana all’Ancienne Douane di Strasburgo nel 1995, Documenta X a Kassel nel 1997, Arte Povera alla Tate Gallery di Londra nel 2001 e il suo "tour" americano. Fedele alla materia degli inizi, Prini ripete in questa occasione come ha già fatto in diverse altre, ricombinando le opere di quegli anni, anch’esse uguali ma insieme del tutto diverse.

    "NON HO PROGRAMMI, VADO A TENTONI, NON VEDO TRACCIA DI NASCITA DELL’ARTE (NÉ DELLA TRAGEDIA) PERCHÉ LA C.S. NON È IL FRUTTO DEL PURO LAVORO UMANO (PERCHÉ NON HO FATTO IO LA SEDIA IL TAVOLO IL FOGLIO LA PENNA CON LA QUALE SCRIVO) NON CREO, SE È POSSIBILE".


    "Ha resistito all'opera di identificazione messa in atto nei suoi confronti dal sistema dell'informazione, della cultura e del mercato. Non è mai diventato personaggio per restare quella persona (nel senso latino di maschera) in cui il genio non ha mai smesso di creare risonanze".

    Un'attitudine - questa, descritta da Viana Conti nel catalogo di Pittura 70/80 in Liguria - che trova riscontro sin dal primo manifestarsi dell'attivit artistica di Prini, che nello storico volume celantiano sull'Arte Povera (Mazzotta ed., 1969) si annuncia con un lato di vita chiave biologica, una foto che lo ritrae con un lungo naso finto a fianco di una nonsensica filastrocca in cui l'artista assume (sembra) le vesti di Pinocchio: "devi empire quella tazza / grillino grillino / ma fatina tu sei pazza / di fatica morir, e / oh!".

    Il rifiuto del "ruolo" divistico dell'artista (cui si lega probabilmente l'ormai lunga residenza chiavarese, seppure alternata a quella romana) appare tuttavia coerente con i presupposti del suo operare. "Il mondo dell'operatività artistica", annotava infatti Celant in un testo del 1968, con specifico riferimento a Prini, "si riduce al modo dell'essere e dell'agire".


    Bene
    molto bene.

    Questo non credo farà mai il prezzemolo nelle fiere, eh?
    Immagini Allegate Immagini Allegate Emilio Prini-29.jpg 

  7. #17

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    procedo nella mia ricerca su Prini
    in quanto rispetto ad altri artisti dell'arte povera
    che in qualche modo sono divenuti delle "star" ed hanno saputo cavalcare il mercato dimenticando da dove erano partiti

    Prini è rimasto in ombra
    e ciò mi affascina

    Forse è uno degli artisti più enigmatici del momento, non solo in Italia. Le sue presenze "raro-rapide" hanno esasperato questo aspetto della sua immagine d’artista, ma esse sono la conseguenza necessaria del suo "angolo" nei propri confronti e in quelli della storia.
    When attitudes become form è il famoso titolo di una delle mostre-manifesto (tenutasi a Berna nel 1969) a cui ha partecipato.
    Non è l’arte una scelta di modalità di vita, quella appunto che ogni volta deve fare i conti con l’esposizione, l’esporsi, l’opera?
    Un testo di Germano Celant scandisce: "Il mondo dell’operatività artistica si riduce al modo dell’essere e dell’agire". Prini svuota il rapporto dell’artista-persona con l’oggetto-opera, schiacciato quanto possibile sullo standard, sul "carattere empirico e non speculativo della ricerca", sul "lato di vita chiave biologica". La sua opera traspone i dati materiali-quantitativi della realtà in altro, in un gioco di "standard" che intrappola il pensiero "tra i denti" identico e pur diverso, anzi "alieno".
    Dopo aver partecipato a tutte le più importanti mostre internazionali degli anni tra il 1967 e il 1971, Prini ha diradato al minimo la partecipazione a mostre: una personale intitolata Fermi in dogana all’Ancienne Douane di Strasburgo nel 1995, Documenta X a Kassel nel 1997, Arte Povera alla Tate Gallery di Londra nel 2001 e il suo "tour" americano. Fedele alla materia degli inizi, Prini ripete in questa occasione come ha già fatto in diverse altre, ricombinando le opere di quegli anni, anch’esse uguali ma insieme del tutto diverse.

    "NON HO PROGRAMMI, VADO A TENTONI, NON VEDO TRACCIA DI NASCITA DELL’ARTE (NÉ DELLA TRAGEDIA) PERCHÉ LA C.S. NON È IL FRUTTO DEL PURO LAVORO UMANO (PERCHÉ NON HO FATTO IO LA SEDIA IL TAVOLO IL FOGLIO LA PENNA CON LA QUALE SCRIVO) NON CREO, SE È POSSIBILE".


    "Ha resistito all'opera di identificazione messa in atto nei suoi confronti dal sistema dell'informazione, della cultura e del mercato. Non è mai diventato personaggio per restare quella persona (nel senso latino di maschera) in cui il genio non ha mai smesso di creare risonanze".

    Un'attitudine - questa, descritta da Viana Conti nel catalogo di Pittura 70/80 in Liguria - che trova riscontro sin dal primo manifestarsi dell'attivit artistica di Prini, che nello storico volume celantiano sull'Arte Povera (Mazzotta ed., 1969) si annuncia con un lato di vita chiave biologica, una foto che lo ritrae con un lungo naso finto a fianco di una nonsensica filastrocca in cui l'artista assume (sembra) le vesti di Pinocchio: "devi empire quella tazza / grillino grillino / ma fatina tu sei pazza / di fatica morir, e / oh!".

    Il rifiuto del "ruolo" divistico dell'artista (cui si lega probabilmente l'ormai lunga residenza chiavarese, seppure alternata a quella romana) appare tuttavia coerente con i presupposti del suo operare. "Il mondo dell'operatività artistica", annotava infatti Celant in un testo del 1968, con specifico riferimento a Prini, "si riduce al modo dell'essere e dell'agire".


    Bene
    molto bene.

    Questo non credo farà mai il prezzemolo nelle fiere, eh?

  8. #18
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    Gentilissimi

    se qualcuno è stato ad Artissima 2015
    ricorda per cortesia quale galleria proponeva quest'opera?

    Emilio Prini, dittico (consumi, titolo incerto) 1969 stampa fotografica su carta intelata con fondo oro 2 parti cm 47X62,5 cad.

    (mi dicono che la richiesta fosse di 250 mila euro)

    Grazie
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Emilio Prini-147.jpg  

  9. #19

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    Se vedo Prini e Piacentino nelle televendite giuro che torno ad occuparmi di arte antica!

  10. #20

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    Citazione Originariamente Scritto da goldin2000 Visualizza Messaggio
    Se vedo Prini e Piacentino nelle televendite giuro che torno ad occuparmi di arte antica!

    Prini mi pare di averlo visto una volta.

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