è più importante l'opera o l'artista? - Pagina 5
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  1. #41

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    Io penso che in determinati artisti la qualita' (come dice artpop) va ricercata nell'idea e non nell'esecuzione tecnica. ci sono artisti che non fanno matetralmente le loro opere tutte o alcune(wharol, boetti, koons hirst pistoletto christo nei lavori di land art, molti artisti di land art ovviamente).
    Quindi di conseguenza non avrebbe senso parlare di qualita' tecnica, ma di qualita' dell'idea.
    Poi se la qualita' ad esempio e' mettere un colore rispetto ad un altro per dare armonia e' l'idea di mettere quel colore che da la qualita' non il gesto tecnico che e' elementare.( ripeto in alcuni artisti, in altri il tocco e la mano sono importanti)

  2. #42
    L'avatar di artebrixia
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  3. #43

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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio
    Yes!
    Ma io vado oltre.. io non prescindo dal pensiero generale che sta dietro al lavoro dell'artista. Non solo dietro al lavoro di quell'opera. Per capire i lavori di land art di christo, bisogna conoscere come ci e' arrivato, perche', quale percorso ha fatto..i primi impacchettamenti, i ritratti figurativi ( che odiava) i primi lavori in equipe etc
    Per quello parlavo di importanza dell'artista al di la dell'opera.
    Ovviamente ha piu' significato in artisti concettuali
    ( anche se christo non e' concettuale ma l'esempio calzava in quanto nei suoi lavori piu' recenti e' piu' progettista che esecutore)

  4. #44
    L'avatar di Ostenda
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    Citazione Originariamente Scritto da Macho678 Visualizza Messaggio
    il numero?????? la posizione????? il colore?????

    quello è il mercato caro mio...

    quindi anche per gli spot di hirst conta il colore la dimensione e l'armonia che si crea tra di loro giusto?
    No Macho non è il mercato, è l'equilibrio e l'armonia della composizione dell'opera, aspetto fondamentale per la sua qualità, che poi anche il mercato riesce a distinguere e normalmente premia

  5. #45
    L'avatar di ginogost
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    Esistono i grandi architetti
    e quasi tutti non hanno mai preso in mano una cazzuola
    sono grandi per i loro progetti
    che, in quanto tali, non presentano necessariamente aspetti di bellezza "tecnica".

    Esistono i grandi scenografi, i grandi costumisti, i grandi sarti. Non apprezziamo nelle loro opere la manualità dell'artista, ma la realizzazione di un'idea.

    Poi esistono
    (per me no, ma lasciamo stare )
    le scatolette di Manzoni
    le cancellature di Isgrò
    per carità, si può cancellare più o meno elegantemente
    ma nel suo lavoro credo voi entusiasti ammiriate la realizzazione di un progetto
    chiunque l'abbia realizzato manualmente
    (si vocifera che Isgrò girasse per i manicomi con volumi da cancellare da parte dei poveri malati sfruttati, che poi vendeva come suoi )
    Tutta questa roba si valuta alla maniera degli scenografi, costumisti ecc.
    ma questi ultimi vengono valutati di meno, e sapete perché?
    Perché il loro lavoro è vincolato da necessità e leggi reali, proprio come quello dell'architetto
    dunque condizionato dalla vile materia
    mentre i nostri artisti se ne sono "liberati"
    operando con cose gratuite
    che più libere e gratuite non si può!
    Non c'è nessuna necessità reale dietro le scatolette di Manzoni (almeno si spera )
    anzi, rovesciare un orinatoio è addirittura contrario all'uso reale
    la gratuità del gesto viene dunque asserita ipso facto come artistica
    si rompe il diaframma tra arte e vita, tutto diventa arte
    e alla fine le opere non conterebbero un casso
    e invece il mercato si dà gran pena di raccoglierle come testimonianza
    come "storia" e soprattutto come schei
    più o meno come il colbacco di Napoleone o il primo Penny Black
    che vale tanti soldi
    ma solo se lo sai, e solo come reliquia
    di artistico c'è poco, ma vuoi mettere, il primo testimone di una nuova idea

    Che debba dire ciò uno che sta roba non la considera ...
    Vedo che tanti sono così presi
    chi dalle sue passioni
    chi dai suoi interessi venali
    da non aver voluto capire la domanda.

  6. #46
    L'avatar di HollyFabius
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    Caro Macho a me è parsa una domanda interessante.
    In sostanza è equivalente a chiedersi se è più importante l'oggetto o lo spirito generatore.

    L'opera è il feticcio, è il risultato dell'azione creatrice, della quale conserva l'eco e il ricordo, molte forme d'Arte contemporanea però vorrebbero superare questa funzione dell'Arte.
    In fondo, infatti, il minimalismo, l'inespressionismo e le forme moderne di ricerca artistica hanno come finalità il superamento della funzione di feticcio, ovvero cercano di mostrare l'Arte come liberazione da questo. Facendolo (liberandosi), vorrebbero superare l'oggettualità dell'arte puntando direttamente allo spirito dell'arte.
    Personalmente però io credo che nell'atto stesso di una proposizione artistica di qualsivoglia concetto avvenga la riduzione della realtà ad oggetto. Ovvero che anche le forme lontane dalla oggettualità, alla fine, riducano l'esposizione della loro arte a creazione di oggettualità.
    Prendiamo ad esempio una performance, cosa c'è di più lontano dall'oggetto di una pura rappresentazione performativa? Eppure nell'atto stesso di performare e se vogliamo di documentare l'azione del performare, l'artista crea oggettualità, traduce dallo spirito della propria volontà un momento della realtà e la rende oggetto.
    Il desiderio di liberarsi dalla oggettualità è illusoria.
    Cosa rappresenta invece L'artista? L'artista è la componente creatrice, nel suo atto creativo egli tende a farsi Dio, tutta la produzione artistica rappresenta il desiderio dell'uomo di rendersi divinità.
    Nella scienza l'uomo si pone come lettore della realtà, cerca di comprenderla e di riconoscerne le regolarità, il desiderio principale non è quello di farsi divinità (di creare) ma di comprendere la realtà (se vogliamo il già creato), descriverla per poi dominarla.
    Nell'arte l'uomo supera direttamente il desiderio di comprensione, la volontà di dominio e crea immediatamente, direttamente; per l'artista la volontà creatrice viene prima, il dominio è già totale, nella realtà dell'arte l'uomo è Dio.
    Anche questa volontà è illusoria, la realtà potrebbe liberarsi dell'uomo, vanificare tutte le sue creazioni e ridurre l'umanità ad una briciola dell'universo del passato.
    Però, dopo questa lunga premessa, fatta per descrivere i due termini della questione (oggetto e artista) si potrebbe concludere che per l'artista l'oggetto è nulla e lui è ciò che conta mentre per il fruitore l'artista è nulla è l'oggetto è ciò che conta.
    Questo perché, per l'artista il suo desiderio di farsi Dio lo pone edonisticamente nella posizione di dominare l'oggetto creato mentre per il fruitore l'oggetto esiste ma l'artista potrebbe non esistere.
    Al limite, infatti, per il fruitore la natura potrebbe essere l'oggetto artistico da ammirare ed è rappresentazione dell'arte suprema, espressione di una volontà creatrice superiore.
    Qui però il discorso potrebbe allargarsi perché in forme filosofiche interessanti la divinità creatrice (dio) non è necessaria o viene superata; ma mi fermo qui per non correre il pericolo di esagerare, già adesso non so se ho risposto alla domanda.
    Ultima modifica di HollyFabius; 11-04-15 alle 10:36 Motivo: piccola correzione

  7. #47

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    Grazie per la risposta holly.
    Il discorso e' centrato anche se abbraccia un tema piu' ampio.
    Abbiamo parlato prima soprattutto della qualita' dell'oggetto creato e quindi diventato feticcio da museo o da collezione o per qualcuno merce di scambio.
    Forse io ricercavo piu' l'importanza dell'idea creatrice rispetto alla sua esecuzione materiale.
    E cercavo di condividere il fatto che secondo me la ricerca e il percorso in alcuni tipi di arte e' superiore come valore alla seguente realizzazione materiale.
    Grazie!

  8. #48

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    io credo che l'opera sia sicuramente importante a seconda di chi la crea.se la creo io l'opera ha l'importanza collegata anche al mio curriculum se la crea amadio idem, se la crea boetti o bonalumi (per rimanere in italia) sicuramente l'opera è più importante dei due sopra citati. Però va anche detto che non tutta la produzione di un artista ha la stessa importanza quindi anche all'interno della stessa produzione artistica di un certo artista (noto o non noto che sia) ci sono diverse gradazioni di importanza.
    premesso quanto sopra preferisco puntare su entrambe le situazioni ma con ovvie correzioni.Se si tratta di artista sconosciuto o semisconosciuto posso puntare (permettermi) di comprare le opere più belle per il mio gusto, se si tratta di artisti importanti che hanno fatto la storia dell'arte devo necessariamente affrontare anche le mie tasche e prendo (se posso) le opere interessanti ma magari su carta o più piccole, ma pur sempre con un significato per me importante. In entrambi i casi non prendo opere palesemente brutte (brutte ossia che non mi piacciono), sarebbe una contraddizione in termini.

  9. #49
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    Credo che nell' arte concettuale emerga e debba emergere l' artista , o meglio il suo pensiero , prima dell' opera . Faccio un esempio .. prendiamo un lavoro con dei segnali su una tela bianca .. penso a Kounellis , vado oltre .. un orinatoio o una ruota di bicicletta piuttosto vecchi ormai .. Il problema e' conoscerla , capirla , accettarla . Faccio i complimenti , in particolare , a Hollyfabius per il suo intervento

  10. #50
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    Io capisco quello che dice Macho e lo condivido. Il fatto e' che il mercato, invece, premia la "realizzazione del manufatto". Solo per citare il mercato di Fontana, i rossi e i bianchi sono i più richiesti (e quindi più cari). Più tagli ci sono e più costa l'opera. Un bel 11 tagli rosso potrebbe anche fare il decuplo dei primi tagli su tele scolorite...

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