Carlo Carrà dal futurismo alla metafisica - Pagina 2
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  1. #11
    L'avatar di heimat
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    Mi aggancio a quest'ultimo post per ricordare che ogni forma artistica (arte, letteratura, musica, poesia) di livello elevato richiede molta dedizione e lavoro interiore per essere compresa fino a fondo.

  2. #12
    L'avatar di artebrixia
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    Citazione Originariamente Scritto da heimat Visualizza Messaggio
    Mi aggancio a quest'ultimo post per ricordare che ogni forma artistica (arte, letteratura, musica, poesia) di livello elevato richiede molta dedizione e lavoro interiore per essere compresa fino a fondo.
    condivido,

    al di là di gusti personali
    di fronte a certi "calibri da novanta"
    io mi inchino sempre

    a prescindere che sia in luoghi così o no:
    MoMA | The Collection | Search Results
    Ultima modifica di artebrixia; 10-01-14 alle 20:14

  3. #13
    L'avatar di artebrixia
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    Come osserva giustamente Piero Adorno (in L'arte italiana, Firenze, Casa Editrice G. D'Anna, ):

    "Dopo la parentesi futurista Carlo Carrà, giunto a Ferrara nel 1917, si orienta verso la pittura metafisica.
    "Non si tratta di una conversione illogica. Se De Chirico organizza le sue figure come volumi entro l'intelaiatura prospettica, così Carrà ha sempre avuto uno spirito costruttivo che lo ha portato, malgrado l'iconoclastica rivolta futurista contro il passato, ad apprezzare la solidità pittorica della grande tradizione artistica italiana (fiorentina in modo particolare) a partire da Giotto. Cercando di risalire dalla realtà concreta alla forma ideale, trova in paolo Uccello e in Piero della Francesca i maestri che gli insegna «come intendere la spazialità in quanto geometria euclidea»; non gli interessa dunque la resa dell'immagine vera, esterna a lui, ma quella dell'«immagine scritta nel cervello» (come dice Baudelaire) o, riprendendo una celebre frase attribuita a Raffaello, quella suggeritagli dall'«idea».
    "Si spiega allora facilmente il periodo metafisico come passaggio all'ulteriore fase della sua pittura. La metafisica di Carrà è diversa da quella di De Chirico: simile per le scelte tematiche e per la giustapposizione di oggetti eterogenei, se ne distingue per l'assenza dell'inquietudine e dell'attesa angosciosa. Mentre il colore resta caldo, la luce ferma e le ombre nette sono il mezzo per costruire solidi, razionali volumi in uno spazio chiaramente definito. (…)



    A proposito di 'L'ultimo capanno' del 1963, Carrà afferma che:
    "... non si può parlare di espressione di sentimenti pittorici senza tener calcolo soprattutto di questi elementi architettonici che subordinano a sé tutti i valori figurativi di forme e colore."
    Immagini Allegate Immagini Allegate -1.jpg 

  4. #14
    L'avatar di artebrixia
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    e piuttosto che a De Chirico
    preferisco associarlo a Mario Sironi.

    Quest'opera intitolate Dioscuri del 1922
    fu battuta nel 2005 da Farsetti Arte, Prato per € 840.000 euro
    (sì avete ben letto)

    ha diverse analogie con quest'altra di Sironi


    attendo vostre...
    Immagini Allegate Immagini Allegate -1.jpg -2.jpg 

  5. #15
    L'avatar di artebrixia
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    non dire questo amico Aharon,

    siamo tutti qui per confrontarci ed il bello sta proprio nella diversità di opinioni.

  6. #16

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    Io amo Carrà, possiedo una sua acquaforte e l'ho soprannominato il "mio gioiellino"

    Come ho detto oggi, mettendo da parte le vecchie discussioni sulla paternità dechirichiana della metafisica, personalmente preferisco le opere metafisiche di Carrà, tranne in alcune eccezioni (tipo le Piazze d'Italia o le Melanconia di De Chirico che amo follemente)

  7. #17
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    Io invece considero Carrà un minore
    (però una sua antologica piena non l'ho ancora vista)
    trovo che si arrangia sempre per stare al passo
    ma gli manca la forza.
    Meno dinamico di Boccioni
    meno intenso di De Chirico
    meno plastico di Sironi.
    Vabbè, uno potrebbe vedere i pregi, e li vedo,
    ma ha due peccati:
    quello veniale è facile da spiegare: non ha una profonda cultura del colore
    però insiste a farne grande uso
    quello mortale è meno spiegabile, ma abbastanza intuitivo:
    poteva questa pittura avere seguaci, allievi? No.
    Carrà chiude le porte, non ne apre nessuna,
    pittura sterile
    non priva di fascino inizialmente
    perché molto comprensibile
    ma destinata a non offrire più nulla alla seconda, alla terza lettura ecc.
    Così lo vedo io.
    Non mi dispiace
    ma non mi interessa:
    sotto la pittura niente

  8. #18
    L'avatar di adart
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    Citazione Originariamente Scritto da ginogost Visualizza Messaggio
    Io invece considero Carrà un minore
    (però una sua antologica piena non l'ho ancora vista)
    trovo che si arrangia sempre per stare al passo
    ma gli manca la forza.
    Meno dinamico di Boccioni
    meno intenso di De Chirico
    meno plastico di Sironi.
    Vabbè, uno potrebbe vedere i pregi, e li vedo,
    ma ha due peccati:
    quello veniale è facile da spiegare: non ha una profonda cultura del colore
    però insiste a farne grande uso
    quello mortale è meno spiegabile, ma abbastanza intuitivo:
    poteva questa pittura avere seguaci, allievi? No.
    Carrà chiude le porte, non ne apre nessuna,
    pittura sterile
    non priva di fascino inizialmente
    perché molto comprensibile
    ma destinata a non offrire più nulla alla seconda, alla terza lettura ecc.
    Così lo vedo io.
    Non mi dispiace
    ma non mi interessa:
    sotto la pittura niente
    Si, è vero, Carrà in effetti è sempre un po' a "rimorchio" di qualcuno, Futurismo, Metafisica, Sironi (Novecento) . Sono d'accordo sul fatto che rispetto ai maestri da te citati è un gradino sotto, ma resta un "minore" di lusso. Ha la capacità di intuire sempre dov'è la novità (e non è poco) e ci si butta a capofitto - è questa per me è una qualità - perché effettivamente fa di tutto per essere sempre al passo con gli altri, oggi diremmo che è un'artista con le antenne. Ma che qualità le opere!!! Bisogna anche dire che dal 1921 in poi il suo tratto diventa inconfondibile a cominciare dal "Pino sul mare", e, secondo me questa è la sua grande eredità, riesce a dare alle sue opere un'atmosfera unica solo sua e di nessun altro.
    L'anno scorso, ho visitato l'antologica che gli ha dedicato la Fondazione Ferrero ad Alba, bellissima mostra e bellissime opere. L'unica cosa che nel mio piccolo posso rimproverare a questo grande protagonista del nostro novecento è quella di essere stato un pessimo artigiano nello scegliere i materiali con cui lavorare. Mi spiego meglio, nella mostra di cui sopra il 70% e forse anche più delle opere si presentavano con delle craquelle anche abbastanza estese, e, se pensiamo che sono lavori eseguiti tra i 100 e i 50 anni fa non oso immaginare cosa possa succedere tra altri 50 anni. Le craquelle possono essere dovute al fatto che aveva l'abitudine di tornare sulle opere più e più volte anche a distanza di molto tempo, quindi aggiungendo materia su materia. Ho letto che questo era uno dei suoi modi di lavorare... forse perché cosi riusciva a creare quella particolare atmosfera a discapito della tenuta del colore, chissà?
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate -pino.jpg  
    Immagini Allegate Immagini Allegate -capanni-al-mare-1927.jpg 

  9. #19

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    Le tele di Carrà dal '21 in poi ai miei occhi sono velate da una nostalgica e romantica nostalgia, un "silenzio" che vale più di mille grida, il silenzio è dato dall'armonia estesa delle forme, da quel "Giotto" catapultato nel XX secolo il quale cerca di esprimersi proprio con il "silenzio della drammaticità"

  10. #20
    L'avatar di rothko
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    Citazione Originariamente Scritto da adart Visualizza Messaggio
    Ma che qualità le opere!!! Bisogna anche dire che dal 1921 in poi il suo tratto diventa inconfondibile a cominciare dal "Pino sul mare", e, secondo me questa è la sua grande eredità, riesce a dare alle sue opere un'atmosfera unica solo sua e di nessun altro.
    un craquele meraviglioso!!!!

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