L'Arte Povera, chi scegliere - Pagina 45
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  1. #441
    L'avatar di -artpop-
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    50 anni or sono....
    Quei giorni formidabili dell'Arte Povera da Zorio a Kounellis - la Repubblica.it

  2. #442
    L'avatar di Alessandro Celli
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  3. #443

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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio

    Dopo Griffa ora la Merz

  4. #444
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Marisa Merz
    Il cielo è un grande spazio
    Museo della moderna, Salisburgo, Austria
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  5. #445
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Premessa:
    Nell’ottobre del 1968, Marcello e Lia Rumma, una giovane coppia di collezionisti salernitani, chiamò Germano Celant, storico dell’arte ventottenne già militante nei circuiti dell’avanguardia, a curare quella che oggi si definirebbe una mostra-evento. Nessuno può più dubitare che la mitica Arte Povera più Azioni Povere, negli antichi Arsenali d’Amalfi, sia stata una tappa fondativa del movimento che rinnovò la prassi e l’immaginario artistico dell’Italia degli anni Sessanta in una prospettiva internazionale.

    Allora leggete questa di Bruno Mansi.

    Me lo ricordo quel mese di ottobre del '68 ad Amalfi. Cinquant'anni fa. Avevo 16 anni.
    Mi ricordo quel fermento che vi si respirava in quei primi giorni di ottobre.
    C'era il fermento di noi studenti che tornavamo a scuola dopo la pausa estiva cercando di riannodare le fila di quel movimento (movimento studentesco) che avevamo cominciato a costruire nella primavera precedente.
    Rimettere in piedi le sue varie componenti: comitato-collettivo-assemblea.
    E poi c'era in quei primi giorni di ottobre un altro fermento che non era locale, ma in qualche modo indotto.
    C'erano nel centro di Amalfi persone (artisti) che creavano situazioni particolari (azioni povere). Tutto ciò lo capii qualche giorno dopo.
    Cerco di seguire la mia memoria visiva per descrivere quelle situazioni. C'era chi faceva interviste ai passanti, chi era su una barca, chi su una spiaggia, chi tentava di sistemare un'asta, etc.
    E poi sulla piazza Flavio Gioia (che non era come adesso) mi pare di ricordare un prato, un piccolo campetto di calcio, delle siepi finte. A pensarci adesso poteva sembrare un set di un film. Cosa allora peraltro molto comune in costiera. Sempre seguendo il filo dei ricordi visivi, mi pare di ricordare uno striscione o qualcosa del genere che annunciava una mostra dal titolo "Arte povera e azioni povere" negli Arsenali di Amalfi.
    Ricordo che tutto ciò mi incuriosì notevolmente. L'arte, in quel periodo, non rientrava nei miei interessi se non come disciplina di studio. Ero molto preso piuttosto dalla lettura e soprattutto dalla musica. Rigorosamente "Beat" come genericamente definivamo allora la musica moderna, che ascoltavo e praticavo. Ero un discreto chitarrista e facevo parte con un gruppo di amici di Maiori e Minori di una band (allora si chiamavano complessi) di cui non ricordo il nome.
    La curiosità mi spinse verso gli Arsenali, dove qualche anno prima (più o meno ai tempi delle scuole medie) avevo studiato musica e conseguito il diploma in solfeggio e chitarra.
    Erano dei corsi serali tenuti dal compianto Fedele Amatruda al quale non smetterò mai di essere grato.
    Negli Arsenali trovai una situazione e un contesto che non mi sarei aspettato da una mostra "d'arte". Rimasi completamente spaesato di fronte a quelle "cose" definite arte e che ero abituato a vedere e a vivere in un contesto completamente diverso.
    Vado sempre a memoria visiva: mucchi di stracci, vecchi giornali, balle di paglia, carboni, sacchi vuoti, pezzi di tendoni, qualche ramo appoggiato alla parete. Ricordo anche una ciotola di metallo con dentro dello zolfo. Mi ricordava molto un'operazione che mio padre (contadino) eseguiva per asciugare lo zolfo al sole che poi con un vecchio mantice soffiava sull'uva. E poi c'era un gran parlare tra gli artisti (dibattitto) su ciò che stavano realizzando. Il primo impulso fu quello di andarmene. Invece restai e cominciai a capire e a interessarmi di ciò che avevo visto e sentito.
    Ho rivisto quella mostra, più o meno integrale, alcuni anni fa al Museo di Arte Moderna di Bologna, dove ero per una fiera d'arte. Forse nel 2011. È stato allora che ho potuto capire a pieno il valore e la portata di quell'evento del '68 ad Amalfi.
    E mi sono ricordato di quella mostra che avevo visitato e dell'influenza che aveva esercitato su di me.
    Quella mostra del '68 fu la prima delle migliaia di mostre che avrei visitato e delle centinaia che avrei organizzato, promosso o curato. E forse, è stato proprio grazie a quella mostra se l'arte è diventata, oltre che una passione, una costante della mia vita, come gallerista, mercante, collezionista, promotore. E forse, è grazie a quella prima mostra se in tutti questi anni ho potuto incontrare centinaia di artisti, non solo italiani, ma da parecchie parti del mondo. Stabilire con loro rapporti di lavoro, collaborazione, conoscenza e spesso sinceri rapporti di amicizia.
    Ho letto in questi giorni che in occasione del Capodanno Bizantino ad Amalfi è stata premiata Lia Rumma, che insieme al marito di quella mostra fu l'artefice.
    Un riconoscimento giusto per chi, come i coniugi Rumma, operatori e mecenati con coraggio visionario che con quell'evento hanno fatto di Amalfi, insieme a tante altre cose, anche una capitale mondiale dell'arte contemporanea.
    Quel movimento che nasceva ad Amalfi in quel lontano '68 diverrà in questi anni uno dei movimenti artistici più importanti al mondo e quegli artisti che quei giorni giravano per Amalfi oggi sono tra gli artisti più conosciuti al mondo.
    Peccato solo che in questi anni, Amalfi, che aveva più titolo per le celebrazioni di questo movimento, ne sia rimasta fuori.
    Speriamo che con questo riconoscimento a Lia Rumma si possa recuperare l'occasione perduta.
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate L'Arte Povera, chi scegliere-1c.jpg  
    Immagini Allegate Immagini Allegate L'Arte Povera, chi scegliere-1b.jpg 

  6. #446
    L'avatar di Antipole
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    Aggiungo, per quanto concerne il mio avatar , che Kounellis partecipò con una rielaborazione di un edicola votiva napoletana dove la figura della madonna è sostiuita da una margherita di ferro con al centro una fiamma.
    Non partecipò di persona alla mostra per motivi mai del tutto chiariti ma probabilmente per solidarietà verso i fatti accaduti a Pascali (scomparso poco prima della mostra di Amalfi) alla biennale di Venezia.

    L'Arte Povera, chi scegliere-15-kounellis-margherita-con-fuoco-fuoco-immagine-acqua-terra-19671.jpg
    Ultima modifica di Antipole; 11-10-18 alle 20:15

  7. #447
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    Non sarà possibile valutare effettivamente questo fenomeno, dell’arte povera, che ad oggi appare come un romanzo, fondamentalmente cristallizzato, ma in realtà denso di conflitti, attriti, divergenze e malumori sia di territorio che fra artisti.

    Qualche stralcio da testi vari :

    “ i lavori di Pier Paolo Calzolari ed Emilio Prini, la cui assenza (almeno in opere) ad Amalfi è ricordata nel report di Tommaso Trini per “Domus”: «Senza opere, ma polemicamente presenti, erano Calzolari e Prini: un chiaro monito a coloro che insistono ancora sulla fabbricazione di oggetti mercificabili?».
    La riflessione di Trini rende bene il clima di “smaterializzazione” presente ad Amalfi, ma allo stesso tempo costituisce un riferimento utile per valutare lo scarto cronologico: Calzolari e Prini, nel 1968 polemicamente presenti senza opere

    Ed ancora:

    “Facciamo quindi un passo indietro per capire cosa succedeva ad Amalfi, dove la presenza degli artisti è documentata fotograficamente (in particolar modo la Vedova blu di Pascali). Ancor più strano è che la pubblicazione sulla mostra (edizioni Rumma) fu realizzata a distanza dall’evento ed è datata 1969. Non si può quindi giustificare la loro assenza con un cambio di programma imprevisto, pratica comune in quegli anni. Perché allora questa incongruenza? Se pensiamo che Pascali era morto solo un mese prima dell’esperienza amalfitana (11 settembre 1968), risulta ancora e ancora più strano che non sia fatto alcun cenno alla sua scomparsa. Ci si sarebbe aspettati forse una dedica, un tributo, e non la cancellazione nella lista degli artisti presenti.
    Pur non essendo in grado di sciogliere il dubbio, avanziamo l’ipotesi che i rapporti tra Roma e Torino non fossero poi così rosei

    Proseguo:

    "Il ruolo di Amalfi come spartiacque è confermato da Boetti: “La mostra di Amalfi è stata proprio la nausea della fine”, dichiara l’artista in conversazione con Mirella Bandini , mentre Pistoletto e lo Zoo scrivono a Marcello Rumma: “Noi non aderiamo, non facciamo parte e non accettiamo il termine arte povera benché amiamo gli amici con cui ci siamo trovati anche ad Amalfi”.

    Sulla stessa linea di distacco, Pistoletto e il suo collettivo “Lo Zoo” scrissero una lettera, il 5 dicembre 1968, indirizzata a Marcello Rumma, collezionista e editore che aveva coinvolto Celant nell’esperienza di Amalfi.
    Nella lettera si legge:

    Ecco ora il pensiero dello Zoo che ad Amalfi ha presentato L’Uomo ammaestrato: Noi non aderiamo, non facciamo parte e non accettiamo il termine arte povera benché amiamo gli amici con cui ci siamo trovati ad Amalfi.

    E concludo :
    "1967 - 1971 : in questo arco di anni la definizione arte povera è accettata e condivisa come identificazione di un gruppo, in seguito i percorsi tornano individuali"

    In particolare il 1969 l'accento è proprio posto sulla coralità.
    Già infatti nel 1972 Kounellis si presentò a Roma con un calco d'oro sulle labbra.
    Sarebbe il 1971-1972 anni in cui appaiono un articolo su Domus in cui Celant ''voleva dissolvere l'etichetta di Arte Povera per mettere in risalto la singolarità degli artisti'' .
    Tale ''voglia'' da parte di Celant si manifesta nuovamente in uno scritto del 1972

    Quell'idea di coralità era già terminata.
    Consiglio una riposante e stimolante lettura di "arte povera storia e storie", G. Celant - ed. Electa 2011.


    Chiedo scusa per il pippone
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate L'Arte Povera, chi scegliere-1b.jpg  

  8. #448
    L'avatar di Marco1274
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    Dai i soldi ai poveri, stai sicuro che non andranno sprecati.

  9. #449
    L'avatar di Alessandro Celli
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    per @Antipole

    attendo un tuo eventuale contrasto sul mio post di cui sopra

  10. #450
    L'avatar di Antipole
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    Al momento sono distratto su altro 3D.
    Ma non mancherò.
    Ciao!!

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