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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2009
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Imprese edili allo stremo: nel 2012 previste molte chiusure
Imprese edili allo stremo: nel 2012 previste molte chiusure
13 dicembre 2011 La crisi durissima per il settore delle costruzioni iniziata nel 2008 non accenna ad allentare la presa e anche per il 2012 non si prevedono miglioramenti. In cinque anni, dal 2008 al 2012, il settore delle costruzioni avrà perso il 24,1% in termini di investimenti riportandosi ai livelli della metà degli anni Novanta. Sul fronte dell'occupazione ci sara «un'ulteriore emergenza» dopo i 380.000 posti di lavoro persi dall'inizio della crisi del 2008. Questo il quadro delineato da l'Osservatorio congiunturale dell'Ance secondo il quale «soffrono tutti i comparti a partire dalla produzione di nuove abitazioni che nel quinquennio avrà perso il 40,4%». In forte calo è anche l'edilizia non residenziale privata con una diminuzione del 23,3%. Non va meglio per i lavori pubblici: l'andamento negativo è in atto già dal 2005 raggiungendo un calo del 44,5%. «Solo il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali mostra segnali positivi e si colloca su un livello di investimenti che supera del 6,3% quello del 2007». Secondo il rapporto, «il numero delle imprese iscritte alle Casse edili, si è ridotto dal 2009 sino ad oggi di circa il 19%». Stessa sorte anche per gli operai iscritti che nello stesso periodo hanno fatto registrare un decremento del 23%. Continua l'emorragia di posti di lavoro: dall'inizio della crisi si stima che la perdita occupazionale sia di 380mila unità considerando anche i settori collegati. Anche la domanda di lavori pubblici registra segno negativo confermando il trend degli ultimi anni: tra il 2003 e il 2010 il valore dei bandi si è ridotto considerevolmente, registrando un calo del 32% in termini reali e del 57,8% in numero. E non ci sono segnali positivi dal mercato dei lavori pubblici fortemente ridimensionato per il progressivo taglio di risorse attuato con scelte di bilancio mirate a contenere la spesa pubblica, è inoltre alterato dalla presenza di lavori sottratti alla concorrenza o a concorrenza ridotta. «Per il 2012, il quadro del settore edilizio resta estremamente grave. Le chiusure saranno moltissime. Sì, possiamo parlare di deindustrializzazione». A parlare è Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, l'Associazione nazionale costruttori edili. Nelle parole del presidente, le condizioni del credito e il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione sono due degli indicatori più funesti dello stato del settore. Nel settembre del 2011 gli imprenditori che hanno dichiarato di avere difficoltá nei rapporti con le banche sono oltre il 60%, e il confronto è significativo: il doppio rispetto a a quanto l'Ance aveva registrato nello stesso periodo del 2008, all'indomani del fallimento Lehman Brothers. L'altro macigno sono i tempi di pagamento dei lavori pubblici, in costante aumento negli ultimi anni e che hanno raggiunto gli 8 mesi nel secondo semestre 2011 (con un incremento del ritardo medio del 40% tra maggio e settembre). «Se le cose non cambiano, nel 2012 le chiusure saranno moltissimee, avverte Buzzetti. «L'idea del ministro Passera che lo stato saldi i conti sotto forma di bond andrebbe bene se in titoli di stato potessimo pagare anche le tasse». Eppure, sottolinea il presidente dell'Ance, qualche segnale il governo l'ha dato. Specie sul piano dell'aiuto alla liquidità. Buzzetti ricorda in proposito l'attivitá della Bce targata Draghi, che nelle scorse settimane ha tagliato per due volte i tassi d'interesse, e gli interventi di sostegno al sistema delle imprese contenuti nell'ultima manovra (la garanzia statale sui nuovi prestiti). «Tutti atti che creano le premesse per un aumento della liquiditá», commenta il presidente. «Ora, però, aspettiamo la seconda fase: gli interventi mirati alla crescita», che il governo ha annunciato di voler far succedere al decreto per il riordino dei conti pubblici. |
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: Sep 2010
Messaggi: 884
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Tutti in difficoltà ma calare le folli pretese neanche se ne parla, che fallissero tutti, se non ci sono piu' i presupposti per loro di stare sul mercato perchè la gente non puo' piu' permettersi immobili ai prezzi da loro richiesti che chiudano. Altro che aiuti, aiuti che peraltro il settore immobiliare ha sempre avuto e continua ad avere in misura sconosciuta ad ogni altro settore, e nonostante questo non sta piu' in piedi....
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#4 (permalink) | |
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Data registrazione: Jun 2008
Messaggi: 6,451
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#5 (permalink) | |
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Io vi IMUnizzerò
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#6 (permalink) |
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...AIUTO...!!!
Data registrazione: Jun 2009
Messaggi: 1,410
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Ho conferme che alcuni preferiscono di gran lunga fallire. Uno mi e' capitato anche di recente. E' fallito, hanno pignorato casa sua (nel frattempo "se l'era data in affitto") e l'ha ricomprata. Dopo un mese i suoi mezzi d'opera avevano lo stesso identico logo della sua azienda ma con un nome leggermente diverso.
I costruttori preferiscono fallire, si fanno pignorare tutto, mandano a quel paese banche e creditori e dopo poco riaprono sotto un altro nome tramite prestanome (moglie, figli...) e con la stessa attrezzatura che si sono ricomprati all'asta (alla quale chi partecipa e' "invitato" a non fare offerte) o alla liquidazione, con i soldi che si sono "imbucati" in vari modi.Alcuni addirittura (ma questa e' piu' una ipotesi) potrebbero ricomprarsi i propri immobili all'asta, dopo svariati ribassi (anche qui si assicurano "l'esclusiva" tramite mezzi piu' o meno leciti...) e rivenderli cosi' con forti sconti rispetto al prezzo di mercato. Last but not least, ndrangheta e camorra hanno edificato pesantemente al nord per "sistemare" i soldi e non hanno nessun problema a tenersi tutto l'invenduto, senza calare un centesimo, ma senza svendere per non attirare l'AdE e per mantenere alto il valore nominale dei loro investimenti, da usare come garanzia per soldi "puliti". |
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#7 (permalink) | |
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Data registrazione: Oct 2008
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#8 (permalink) | |
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92:98=2012:2018
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Ricontinua a costruire ed a cercare di mettere l'invenduto agli stessi prezzi e NON VENDE UGUALE. Per me aumenta l'agonia,il jolly del primo fallimento se l'è giocato,poi? Questo solo quelli con le spalle più larghe,perchè altri costruttori sono già falliti ed alcuni suicidati... Quasi nessuno dei costruttori può tollerare una situazione di cali e minori compravendite per un decennio. Quattro anni già sono passati,ora arriva la tegola dell'IMU... La situazione è molto più in discussione di quanto si pensi... |
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#9 (permalink) | |
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Data registrazione: Jun 2008
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#10 (permalink) |
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Tutto non è che fumo
Data registrazione: Sep 2003
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Aiuti all'edilizia residenziale
Giorgio Santilli 19 gennaio 2012 ROMA Torna il decreto infrastrutture con 24 articoli e arrivano gli incentivi fiscali per l'edilizia residenziale e le imprese di costruzioni. Nel pacchetto per la crescita che il governo approverà domani il ministero delle Infrastrutture propone quattro misure nuove per stimolare il mercato della costruzioni e delle manutenzioni abitative e agevolare il cosiddetto "magazzino" edilizio: un'esenzione Imu per tre anni sui beni invenduti delle imprese costruttrici (per un costo di 8,4 milioni di euro), l'esenzione Imu anche per gli ex Iacp (150 milioni) da destinare alla manutenzione del patrimonio esistente e agli investimenti futuri, ripristino dell'Iva per la cessione e la locazione di abitazioni di nuova costruzione e per l'housing sociale (47,2 milioni) e semplificazione per le procedure del piano nazionale di edilizia abitativa (senza costi). ... Fonte: Il Sole 24 Ore |
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