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#1 (permalink) |
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92:98=2012:2018
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Analizziamo i grandi Classici del FOL...
Inserisco questo 3D trovato quasi per caso,del 2005 un'analisi molto lucida trovata in un 3D del Fol archiviato,sul quale non si possono inserire nuove risposte...
Eccolo qui: De profundis: "de profundis La ricchezza di quelli della mia generazione (i miei amici quarantenni) si basa quasi tutta (e dico "quasi" per pudore,quel quasi è da intendersi come un eufemismo piuttosto sgraziato) sul patrimonio accumulato dai padri. Patrimonio immobiliare, conti correnti di proporzioni considerevoli, appartamenti di proprietà sparsi un po’ a tutte le latitudini della penisola. I figli (i miei amici benestanti sulla carta) attendono il prorompere delle rendite, nel frattempo lavoricchiano con stipendi ridicoli e acquistano la casa con elargizioni che vengono da lontano (dagli anni della grande accumulazione, diciamo ancora i favolosi ‘50-‘60). Il futuro non riserva loro che un’accumulazione da consumare dopo il funerale dell’ultimo "rentier", possibilmente occultata dietro discorsi di dubbia circostanza. Nessuno di loro, infatti, che abbia un progetto destinato ad ampliare quella rendita, un disegno di vita che a quell’accumulazione sia destinato ad apportare nuova linfa. Ci sono generazioni che accumulano e generazioni che consumano. Quelli con cui convivo io è a questo secondo tipo di generazione che appartengono e non mi è facile metter loro sotto gli occhi ciò che dietro l’angolo li aspetta. Un paese maturo non può convivere a lungo con la rendita parassitaria, non può a lungo baloccarsi con la diluizione dei patrimoni (per quanto grandi e diffusi essi siano). Al momento, la ricchezza è difesa ancora con i denti (quei pochi rimasti) e le unghie (sempre più deboli) da vecchi immobiliaristi, medici, avvocati, capitani d’industria, professionisti prossimi alla tomba. Questo, però, è un mondo destinato ad implodere sotto i colpi di un’accumulazione che si è trasferita rapidamente, impetuosamente, su altre sponde del pianeta. Mi viene sempre in mente la fine dell’impero romano quando guardo a questo Paese ormai prossimo alla tetraggine. Culturale e morale, prima ancora che economica. La decadenza, indubbiamente, può durare a lungo, ma prima o poi i nodi verranno al pettine e le rendite prenderanno a decrescere. La recessione, al di là dei proclami farisei, è solo e soprattutto questo. Nessuno osa mettere il dito nella piaga, nessuno osa dire quello che abbiamo tutti sotto gli occhi: prosperiamo ancora grazie al tesoro accumulato dalle precedenti generazioni, ma a quel tesoro presto non sapremo più far fronte. Non credo alle catastrofi, ma alla trasformazione epocale del tessuto economico di questo paese a questo credo; e a questo molti non si rassegnano. I pericoli vengono dalle paure xenofobe, dalle resistenze delle generazioni di quarantenni che vedono diluirsi le rendite frutto del lavoro dei loro padri e non di pallidi giochini con le TS. Avremo forse qualche speranza se sapremo guardare in faccia la realtà e cercare accordi intelligenti con la parte più vitale e dinamica del mondo, quella parte che di fronte a sé ha la voglia e l’energia per conquistare ed ampliare il proprio orizzonte di ricchezza. Alla borsa guardo ormai con scetticismo (non può dare da mangiare a un paese che ha smesso di produrre e di espandersi), sto cercando occasioni d’investimento meno aleatorie (ma questi sono fatti miei e non sto a tediarvi). Il gioco, indubbiamente, si farà sempre più duro ed è bene cercare il colpevole non fuori, ma dentro di noi. Un ciclo s’è esaurito e non vedo riprese all’orizzonte. La tassazione delle rendite finanziarie è un palliativo piuttosto penoso (per quanto mi riguarda credo che in borsa si continui a perdere molto più di quanto si continui a guadagnare), il problema è un altro. Sta nel fatto che la trasmissione dei patrimoni è ormai l’unica fonte di ricchezza di questo paese e che, paradossalmente, questa stessa trasmissione è la fonte della sua rovina. I funerali dei padri sono l’unica fortuna nelle mani dei figli e la perversità del gioco sta nel fatto che nessuno vuole ammetterlo e che tutti continuano a vivere all’ombra ingombrante di questo dato di fatto elementare. Tutti si dispongono ad attendere la fine di una generazione per prenderne il posto (che non equivale a prenderne il posto in termini di potere e di dirigenza, ma solo in termini di fruizione di rendita). È il problema che si pone alla vigilia di ogni catastrofe generazionale ed è il problema di fronte al quale molti sistemi soccombono. Ho vissuto negli USA per qualche tempo e vi assicuro che le cose lì sono molto diverse. La società multietnica è un dato di fatto quotidiano e la concorrenza tra etnie è spietata. Non ci sono barriere alla formazione di ricchezza, non ci sono barriere alla sua frammentazione. L’unica barriera è quella stabilita della capacità d’innovazione, dalla velocità con cui si moltiplica la formazione e l’espansione del capitale. All’età della pietra capitalistica in cui viviamo (e a nord-est, dove abito, al di là de proclami di facciata, la situazione è molto peggiore rispetto, che ne so, a Roma o in Lombardia) può porsi rimedio solo attraverso una tassazione violenta degli assi ereditari, rimettendo in circolo la liquidità ottenuta sotto forma di aiuti alle nuove imprese e di tassi preferenziali per l’imprenditoria giovanile. Tutto il resto non serve assolutamente a niente, se non a sprofondare nel letame sempre più velocemente. " de profundis |
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#3 (permalink) |
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Fornero Republic
Data registrazione: Jul 2004
Messaggi: 10,723
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Ricordo benissimo quel thread.
Un'analisi molto lucida, che all'epoca (2005, quindi praticamente un'altra era geologica rispetto ad oggi) poteva apparire a molti come un inno al pessimismo cosmico, ma che oggi (a solo 6 anni di distanza) è proprio la durissima realtà. |
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#4 (permalink) | ||
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92:98=2012:2018
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Citazione:
Citazione:
![]() ![]() Io sono più recente nella storia del FOL,però per caso ci sono capitato e l'ho trovato incredibilmente veritiero nell'analizzare l'immobilismo da eredità presente in Italia...davvero un gran bel 3D. Sisimomo non capisco che vorresti fare?? Toglierlo dall'archivio per permettere di rispondere ![]()
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#5 (permalink) |
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juvenes dum sumus
Data registrazione: Jan 2009
Messaggi: 10,753
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Io trovo quel post assolutamente corretto nelle previsioni, ma dalle conclusioni esagerate.
Si, noi ormai 48enni godremo delle rendite accumulate dai nostri genitori... embè? Se esiste nel codice civile tutta una parte relativa alle successioni, significa che le eredità ci sono sempre state, no? Quindi nulla di nuovo sotto il sole: tutti noi erediteremo dai nostri genitori quando sarà il momento. D'altra parte se i nostri genitori sono vissuti in un periodo in cui era molto più facile comprarsi casa e qualcuno di loro, lungimirante, ne ha comprate più di una... che ci vogliamo fare? Vogliamo accanirci surtassando l'eredità, che spesso è stata frutto anche delle nostre "rinunce", magari inconsapevoli, fatte da bambini? Ma io vi dirò di più! Quando toccherà a me, io farò un bel pacchetto dei lasciti, me lo venderò cercando di tirarci su il più possibile e investirò il ricavato per viverci di rendita in un paese del mondo in cui, con quei soldi ci si possa vivere da nababbo, alla faccia dello sviluppo economico di questo cacchio di paese. |
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#7 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Mar 2007
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Citazione:
ed infatti siamo il secondo paese UE per emigrazione all'estero, molto prima di paesi che un tempo si consideravano popolati da soli "poveracci" (tra virgolette, ovvio) |
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#8 (permalink) | |
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Io vi IMUnizzerò
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Citazione:
lui ha "ereditato" e per lui chi emigra è un arrivista arrampicatore sociale, non uno che magari non avendo avuto la fortuna di ereditare o fortune di altro genere, decide di scalare posizioni a furia di sacrifici |
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#9 (permalink) | |
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juvenes dum sumus
Data registrazione: Jan 2009
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Citazione:
D'altra parte, se oggi le cose stanno così non è che ci si può fare granchè. Non condivido questo anatema sui lasciti dei propri famigliari. In fondo l'Italia è sempre stato un paese familistico, il confronto con i paesi anglosassoni è sbagliato in partenza. |
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#10 (permalink) | |
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juvenes dum sumus
Data registrazione: Jan 2009
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Citazione:
1) io non ho ancora (per fortuna) ereditato un fico secco. I miei sono vivi e vegeti e, anche se con i normali acciacchi, spero possano rimanerlo a lungo. ![]() 2) non penso affatto quello che dici nei confronti di chi "emigra per necessità" ma solo di chi lo fa per ambizione. Tradotto: se sei costretto ad andartene perchè altrimenti faresti la fame, OK, hai tutta la mia stima e comprensione. Se te ne vai perchè non sai accontentarti di un lavoro qualsiasi, ma vuoi assolutamente far una carriera "internazionale" nell'azienda che hai idealizzato e per farlo rinunci ad amici ed affetti, allora sei un carrierista e non mi piaci granchè. |
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