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Vecchio 11-11-11, 13:13   #1 (permalink)
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Salvare l'Italia investendo nel rilancio di un borgo

Salvare l'Italia investendo nel rilancio di un borgo


Di salvare l'italia non e' che me ne freghi tanto...

Ma qualcuno ha mai valutato questa possibilita? Per salvare se stesso intendo


Consumo sconsiderato del suolo, case che crollano dopo essere state realizzate con materiali di scarsa qualità dove peraltro non si sarebbe potuto costruire, assenza totale di monitoraggio. Le esondazioni che hanno colpito Genova, la Liguria di Levante, parte della Toscana e del Piemonte, provocando morti e distruzioni, fanno nuovamente parlare di abusi edilizi che, in nome del business o di interessi politici, sacrificano la salvaguardia del territorio e la vita di molte persone.



Eppure, realizzare abitazioni in sicurezza si può, magari recuperando l'esistente senza colare ulteriore cemento. Nel borgo abruzzese di Santo Stefano di Sessanio, ad esempio, le uniche case rimaste in piedi dopo il sisma del 2009 furono quelle oggetto di un intervento di riqualificazione che, al cemento, aveva preferito l'utilizzo di materiali antichi e del legno.


In Italia ci sono 5.800 paesi con meno di 5mila abitanti, con 180mila piccole e medie imprese e 5mila prodotti tipici sul territorio; e centinaia di piccoli borghi abbandonati o quasi, molti dei quali medioevali, concentrati soprattutto nel Centro e nel Sud Italia, che piacciono molto agli stranieri (il 42% dichiara di volerli sempre includere nelle visite al Belpaese).


Sulla rivalorizzazione di borghi e centri minori stanno scommettendo in tanti perché possono rappresentare una leva di sviluppo turistico per sperimentare nuove formule di residenzialità, con ricadute positive sull'economia locale, e un'opportunità di investimento immobiliare.


Non tutti i centri minori possono diventare borghi autentici, ma sono numerosi quelli con le carte in regola per essere attrattivi. Tra gli elementi vincenti, l'equilibrio tra architettura, ambiente e paesaggio, la vicinanza di infrastrutture, la location sono gli ingredienti necessari per vendere il 'prodotto' borgo come un luogo dove sperimentare nuovi stili di vita e dove il concetto di esclusività non si limita ai comfort offerti, come gli arredi lussuosi o i servizi di wellness, ma si fonde con l'essere parte di uno scenario immaginifico.


Ma quanto costa comprare un borgo? «Pur in mancanza di listini ufficiali, come nel mercato immobiliare classico, si possono stimare prezzi intorno a 100-400 euro al mq per i siti in condizioni peggiori, dove in pratica si acquista solo il diritto a ricostruire; 2mila-2.500 per borghi in condizioni medie; 3mila-4mila per location di pregio come Umbria e Toscana; 5mila e oltre per l'eccellenza», spiega Francesco Quagliolo, amministratore delegato di Borghi Srl, società che promuove progetti di valorizzazione turistico-immobiliare di borghi e centri storici.


Ma, una volta comprato il borgo, per ottenere reddito bisogna «saper tradurre il progetto in un prodotto interessante per il mercato», ha affermato Fabio Tonello, presidente di Antoitalia Hospitality, durante un convegno al Made Expo di Milano dedicato a borghi e real estate. Solo così si attraggono investitori.


Le formule sono diverse: dal collaudato albergo diffuso al fractional, inventato negli Usa, che però funziona solo per i mercati saturi, fino al Club d'affari, con il Club che possiede diverse proprietà nel mondo nelle quali i soci possono scegliere di andare, mentre un'altra opzione è la trasformazione dei borghi in poli scientifici. Quali siano i modelli più adeguati è da verificare volta per volta da parte degli sviluppatori, degli enti locali e dei privati.


Ci sono poi le questioni giuridico-amministrative, tallone d'Achille in un Paese come l'Italia che delle lungaggini burocratiche ha fatto la sua cifra. «Se la proprietà è privata ‐ ha detto nel corso del convegno al Made Expo Vanessa Boato dello studio Dla Piper ‐ c'è un rischio frammentazione che può spaventare gli investitori. Se è pubblica bisogna tener conto delle regole di trasparenza».


Nel primo caso si può ricorrere a un procuratore come referente unico; nel secondo si può indire un'asta pubblica o avviare un piano di valorizzazione per un elenco di immobili non più funzionali. Per non parlare dei vincoli artistici (sui quali si deve pronunciare la Soprintendenza) e paesaggistici, che necessitano di procedimenti chiari che stabiliscano tempi e strumenti di attuazione (come la variante al piano regolatore o i titoli edilizi). Ma sempre previa verifica sulla compatibilità tra regolamento urbano e progetto.
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