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Canoni impossibili per le Pmi
Canoni impossibili per le Pmi
«In base alla mia esperienza - precisa il presidente di Fimaa Milano - un bar di 60 mq, ubicato in una zona centrale, può reggere economicamente se il canone non supera i 30-35 mila euro l’anno. Superata questa soglia iniziano i problemi perché dobbiamo considerare non solo il costo dell’affitto, ma anche quello del personale, delle forniture, delle utenze ecc. Ovviamente parliamo di piccole imprese e non di aziende strutturate o appartenenti a grandi gruppi o catene che possono permettersi, grazie alle economie di scala, di pagare affitti ben più elevati». Qualcuno sta cercando di correre ai ripari. Nella capitale, ad esempio, c’è da registrare la creazione in Campidoglio di un tavolo di discussione tra le associazioni romane del commercio e gli enti pubblici proprietari (ad esempio, diversi enti previdenziali) di molti immobili, allo scopo di trovare una strada per alleggerire i canoni. Secondo le ultime rilevazioni, infatti, gli affitti dei fondi commerciali nel centro storico capitolino sono già al massimo e possono arrivare tranquillamente a diverse migliaia di euro al mese per superfici intorno ai 100 mq. «La situazione è davvero preoccupante - precisa Cesare Pambianchi, presidente di Confcommercio Roma e Lazio - soprattutto in vista dei rinnovi che, se attuati a livelli fuori mercato, rischiano di espellere ulteriori operatori e mettere in crisi numerose aziende. Siamo intorno a valori che possono essere sopportati solo da multinazionali, istituti bancari o, peggio, da imprenditori di dubbia provenienza che stanno di fatto conquistando il territorio, sterilizzando e trasformando l’attuale mix commerciale e merceologico». Insomma, non si esclude che la crisi stia facendo il gioco di organizzazioni criminali interessate a “occupare” spazi di pregio e pronte a pagare “cash” canoni stellari.
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