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Vecchio 28-05-11, 14:22   #1 (permalink)
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Bankitalia: prezzi delle case in calo - sconti tra il 10% e il 20% nel 39,3% dei casi

Bankitalia: prezzi delle case in calo (Fonte: a-realestate.it - 27/05/2011)

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - I prezzi delle abitazioni in Italia sono in calo ma i ribassi delle quotazioni non bastano a rilanciare il mercato: e' quanto emerge dal sondaggio congiunturale di Bankitalia sul mercato delle abitazioni nel nostro Paese secondo il quale nel primo trimestre 2011 e' aumentata la quota degli agenti immobiliari che segnala una diminuzione dei prezzi (al 44,2% dal 40% del totale del quarto trimestre 2010) mentre diminuisce la percentuale di coloro che registrano aumenti delle quotazioni (solo l'1,6% contro il 2% del quarto trimestre 2010). Il calo dei prezzi pero' non basta a dar fiato alle vendite: nel primo trimestre dell'anno la quota di agenzie che ha venduto nel periodo almeno un immobile e' scesa al 69,3% contro il 75,3% del quarto trimestre 2010. Il dato e' particolarmente basso nell'area Sud e Isole con solo il 63,9% di agenzie che hanno venduto almeno un'abitazione nel primo trimestre 2011 contro il 76,2% del Nord Est.Viste le difficolta' nelle quali si trova il mercato gli incarichi a vendere alle agenzie - secondo il sondaggio Bankitalia - aumentano con il 41,1% degli agenti che ritiene di avere un numero di incarichi da evadere nel complesso superiore rispetto al trimestre precedente (era il 34,1% nel quarto trimestre 2010). Il dato e' piu' alto nelle aree non metropolitane (43,6%) mentre nelle aree metropolitane la percentuale di coloro che sostiene di avere un numero di mandati da portare a termine superiore al trimestre precedente e' del 34,2%. Il numero di nuovi incarichi ricevuti nel trimestre e' invece superiore a quello del trimestre precedente nel 41,4% dei casi (era al 34,5% nel quarto trimestre 2010). E' inoltre aumentata la riduzione media del prezzo ottenuto dal venditore rispetto a quanto chiesto all'inizio (il 12% contro l'11,7% dell'ultimo trimestre 2010 con circa il 39,3% delle compravendite che spuntano uno ''sconto'' tra il 10% e il 20% (erano il 36,8% nell'ultimo trimestre 2010). La riduzione piu' consistente la ottengono i compratori delle abitazioni delle aree non urbane del Sud (14,1% il taglio medio) mentre per le aree non urbane del Nord Est lo sconto medio si limita al 10,1%. Il 70,6% degli acquisti e' finanziato con un mutuo (era il 72,6% nel trimestre precedente) ma aumenta lievemente il rapporto tra prestito e valore dell'immobile (e' al 71,5% contro il 71,3% del trimestre precedente). Tra gli agenti non c'e' grande fiducia sulla ripresa a breve dei prezzi delle abitazioni. Per il secondo trimestre 2011 infatti il 35,3% si aspetta prezzi inferiori, il 61,2% un mercato stabile e il 3,6% appena punta sul rialzo delle quotazioni immobiliari. Migliorano invece le attese se si guarda a un periodo piu' lungo: per i prossimi due anni il 18,7% si aspetta una situazione generale del mercato immobiliare peggiore dell'attuale ma il 31,6% la prevede stabile e il 49,7% si aspetta che la situazione migliori. (ANSA).
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Vecchio 28-05-11, 14:30   #2 (permalink)
ScusaMaVadoDiFretta
 
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fonte diretta:
Banca d'Italia - Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia
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Vecchio 28-05-11, 14:31   #3 (permalink)
ScusaMaVadoDiFretta
 
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centro italia: 53% delle vendite con sconto 10-30%, tavola 6 e - wow - 2,8% sconto oltre il 30%
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Vecchio 28-05-11, 14:33   #4 (permalink)
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Ottimo complemento, grazie!

Marco
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Vecchio 28-05-11, 17:23   #5 (permalink)
da noi è uguale
 
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Casa: Cgil,7 mln giovani con genitori
Il 40% ha piu' di 25 anni, uno su due ha lavoro ma precario
Casa: Cgil,7 mln giovani con genitori - Economia - ANSA.it
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Vecchio 28-05-11, 17:52   #6 (permalink)
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centro italia: 53% delle vendite con sconto 10-30%, tavola 6 e - wow - 2,8% sconto oltre il 30%

..secondo me se fanno lo sconto,che poi dire "sconto" sembra che ti stiano reaglando qualcosa ma in realtà non è così, del 10% vuol dire che l'offerta più alta era almeno a -15%
lucake non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-05-11, 18:49   #7 (permalink)
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Casa: Cgil,7 mln giovani con genitori
Il 40% ha piu' di 25 anni, uno su due ha lavoro ma precario
Casa: Cgil,7 mln giovani con genitori - Economia - ANSA.it
Non solo ‘bamboccioni’: 7 milioni ancora a casa ma la metà ha lavoro precario


Roma, 28 mag. – (Adnkronos) – Oltre sette milioni di giovani, quelli compresi tra i 18 e i 34 anni, vive ancora in casa dei genitori. All’interno di questa fascia, il 40% ha più di 25 anni mentre uno su due ha sì un’occupazione ma è precaria: è la generazione dei ‘milleuristi’ coloro che per intero hanno assorbito il costo della crisi economica.
Sono questi alcuni dei dati che emergono da un’indagine condotta dalla Cgil e dal Sunia sulla condizione abitativa dei giovani promossa per la campagna ‘La casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioni’. Secondo la ricerca, la presenza dei giovani che in Italia vivono in questa ‘coabitazione forzata’ tra genitori e figli pone il nostro Paese “all’ultimo posto tra i principali Paesi europei” e le motivazioni di questa costrizione, rileva lo studio del sindacato, “risiedono nel livello dei canoni, per non parlare del costo delle abitazioni, e nelle condizioni precarie di lavoro che generano bassi redditi”.
Per questo la Cgil ritiene “indispensabile rivendicare un ‘Patto per l’abitare’ – osserva Laura Mariani responsabile delle Politiche abitative per il sindacato di Corso d’Italia – che sia in grado di far incontrare la domanda dei bisogni giovanili con un’offerta adeguata in modo da regolare un mercato con trasparenza”.
Il disagio abitativo rappresenta infatti per i giovani “un vero scoglio per l’ingresso nell’età adulta”. Secondo l’analisi della Cgil il 60% delle persone fino a 35 anni percepisce un reddito mensile inferiore a mille euro, senza dimenticare che il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato il 28,6%. Dati che rendono complesso il superamento delle barriere che separano i giovani dall’accesso alla casa. I canoni di affitto sono eccessivamente alti, pari a 1.020 euro per i nuovi contratti e 750 euro per i rinnovi.
L’esplosione di questi due dati dimostra per il sindacato “come ci sia stata negli anni una ‘dismissione’ delle politiche abitative: gli interventi recenti, come la cedolare secca, hanno soltanto favorito i proprietari con misure di carattere fiscale senza una contropartita in termini sociali per calmierare il mercato”.
Tutto ciò poi a fronte di un 30% dei giovani che non lavoro, di un 20% che non studia e non lavora (Neet – Not in Education, Employment or Training), di un 30% che ha un lavoro atipico e di un 60% che guadagna meno di 1.000 euro mensili.
E se le forme di coabitazione e cohuosing sono spesso le uniche possibili per affrancarsi dalla casa d’origine è il costo dell’abitazione ad essere indicato come il maggior ostacolo per il giovani (46% dei casi). Vivere in famiglia viene ormai percepito come un fatto normale sia dai giovani (55%) che dai genitori (60%), tanto che la convivenza tra genitori e figli genera frequenti discussioni solo nel 23% dei casi e sono relative soprattutto a indicatori come l’ordine e la pulizia. E’ presente comunque una forte attesa rispetto alla possibilità di svincolo (88%) soprattutto per il desiderio di indipendenza economica (47%) e quello di sposarsi o andare a convivere (18%). Difatti chi dichiara di voler rimanere in famiglia, lo fa soprattutto per necessità di terminare gli studi (50%) e per la mancanza di un lavoro (25%).
Nel dettaglio della ricerca della Cgil si nota come il livello di istruzione dei giovani ‘forzati’ nelle case di origine sia particolarmente elevato: il 44% ha una laurea e il 50% ha un diploma. Tra le donne il 52% ha una laurea mentre tra gli uomini il 37%. Un dato, quest’ultimo, che dimostra per la Cgil ”come siano notevoli le difficoltà per le donne di trovare un’occupazione ma nonostante i bassi redditi e le maggiori difficoltà le ragazze tentano di uscire dalla famiglia in quota prevalente, segno di una maggiore consapevolezza di autonomia e di maggiore capacità nel riuscire ad attuare soluzioni che permettono indipendenza economica”.
Per la generazione dei ‘milleuristi’ affrancarsi dalla famiglia è sempre più complesso. La Cgil riporta un dato di uno studio dell’università Cattolica di Milano che stima in 13-15 milioni di famiglie che nei prossimi anni disporranno di un reddito mensile di circa 1.500 euro al mese. Nuclei fatti in parte di pensionati ma soprattutto di precari che li inserisce in una sorta di ‘cuscinetto sociale’ che rimane al di sotto della media dei redditi dei cittadini italiani e al di sopra della soglia di povertà.
“E’ – commenta Mariani – una sorta di primato negativo per il nostro Paese: siamo l’economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto della recessione e continua a farlo. Statisticamente le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito per intero il costo della crisi economica”. Ed è quindi proprio nell’attuale difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, spiega ancora la sindacalista, “che va individuata una ‘risposta sociale’ che crei le condizioni affinché le nuove generazioni possano intraprendere un percorso di realizzazione. Ad un lavoro con più garanzie devono affiancarsi piu’ garanzie nel trovare una casa”. Per questo, conclude Mariani, “e’ indispensabile un ‘Patto per l’abitare’ che abbia come garanzia la costituzione di un’Agenzia per la casa in ogni Comune con uno specifico Osservatorio sui bisogni abitativi dei giovani”.
Secondo la Cgil gli interventi dovrebbero riguardare gli affitti sul mercato, con garanzie al proprietario di rientrare in possesso in tempi brevi, sicurezza nel mantenere l’abitazione in buono stato, agevolazioni fiscali; garanzia all’inquilino di un canone concordato. Anche l’edilizia pubblica è tra i campi presi in considerazione dal sindacato che pensa a investimenti per rispondere all’emergenza abitativa dei nuclei in forte disagio (graduatorie, redditi bassi, morosità impoverimento). Infine le Social housing con maggiori finanziamenti pubblici ed incentivi, guardando alle opportunità offerte dagli immobili attribuibili agli enti locali (demaniali, confiscati) i quali potrebbero essere recuperati e destinati all’emergenza abitativa, anche dei giovani.
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Vecchio 29-05-11, 10:32   #8 (permalink)
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1500 euro al mese

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Non solo ‘bamboccioni’: 7 milioni ancora a casa ma la metà ha lavoro precario


Roma, 28 mag. – (Adnkronos) – Oltre sette milioni di giovani, quelli compresi tra i 18 e i 34 anni, vive ancora in casa dei genitori. All’interno di questa fascia, il 40% ha più di 25 anni mentre uno su due ha sì un’occupazione ma è precaria: è la generazione dei ‘milleuristi’ coloro che per intero hanno assorbito il costo della crisi economica.
Sono questi alcuni dei dati che emergono da un’indagine condotta dalla Cgil e dal Sunia sulla condizione abitativa dei giovani promossa per la campagna ‘La casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioni’. Secondo la ricerca, la presenza dei giovani che in Italia vivono in questa ‘coabitazione forzata’ tra genitori e figli pone il nostro Paese “all’ultimo posto tra i principali Paesi europei” e le motivazioni di questa costrizione, rileva lo studio del sindacato, “risiedono nel livello dei canoni, per non parlare del costo delle abitazioni, e nelle condizioni precarie di lavoro che generano bassi redditi”.
Per questo la Cgil ritiene “indispensabile rivendicare un ‘Patto per l’abitare’ – osserva Laura Mariani responsabile delle Politiche abitative per il sindacato di Corso d’Italia – che sia in grado di far incontrare la domanda dei bisogni giovanili con un’offerta adeguata in modo da regolare un mercato con trasparenza”.
Il disagio abitativo rappresenta infatti per i giovani “un vero scoglio per l’ingresso nell’età adulta”. Secondo l’analisi della Cgil il 60% delle persone fino a 35 anni percepisce un reddito mensile inferiore a mille euro, senza dimenticare che il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato il 28,6%. Dati che rendono complesso il superamento delle barriere che separano i giovani dall’accesso alla casa. I canoni di affitto sono eccessivamente alti, pari a 1.020 euro per i nuovi contratti e 750 euro per i rinnovi.
L’esplosione di questi due dati dimostra per il sindacato “come ci sia stata negli anni una ‘dismissione’ delle politiche abitative: gli interventi recenti, come la cedolare secca, hanno soltanto favorito i proprietari con misure di carattere fiscale senza una contropartita in termini sociali per calmierare il mercato”.
Tutto ciò poi a fronte di un 30% dei giovani che non lavoro, di un 20% che non studia e non lavora (Neet – Not in Education, Employment or Training), di un 30% che ha un lavoro atipico e di un 60% che guadagna meno di 1.000 euro mensili.
E se le forme di coabitazione e cohuosing sono spesso le uniche possibili per affrancarsi dalla casa d’origine è il costo dell’abitazione ad essere indicato come il maggior ostacolo per il giovani (46% dei casi). Vivere in famiglia viene ormai percepito come un fatto normale sia dai giovani (55%) che dai genitori (60%), tanto che la convivenza tra genitori e figli genera frequenti discussioni solo nel 23% dei casi e sono relative soprattutto a indicatori come l’ordine e la pulizia. E’ presente comunque una forte attesa rispetto alla possibilità di svincolo (88%) soprattutto per il desiderio di indipendenza economica (47%) e quello di sposarsi o andare a convivere (18%). Difatti chi dichiara di voler rimanere in famiglia, lo fa soprattutto per necessità di terminare gli studi (50%) e per la mancanza di un lavoro (25%).
Nel dettaglio della ricerca della Cgil si nota come il livello di istruzione dei giovani ‘forzati’ nelle case di origine sia particolarmente elevato: il 44% ha una laurea e il 50% ha un diploma. Tra le donne il 52% ha una laurea mentre tra gli uomini il 37%. Un dato, quest’ultimo, che dimostra per la Cgil ”come siano notevoli le difficoltà per le donne di trovare un’occupazione ma nonostante i bassi redditi e le maggiori difficoltà le ragazze tentano di uscire dalla famiglia in quota prevalente, segno di una maggiore consapevolezza di autonomia e di maggiore capacità nel riuscire ad attuare soluzioni che permettono indipendenza economica”.
Per la generazione dei ‘milleuristi’ affrancarsi dalla famiglia è sempre più complesso. La Cgil riporta un dato di uno studio dell’università Cattolica di Milano che stima in 13-15 milioni di famiglie che nei prossimi anni disporranno di un reddito mensile di circa 1.500 euro al mese. Nuclei fatti in parte di pensionati ma soprattutto di precari che li inserisce in una sorta di ‘cuscinetto sociale’ che rimane al di sotto della media dei redditi dei cittadini italiani e al di sopra della soglia di povertà.
“E’ – commenta Mariani – una sorta di primato negativo per il nostro Paese: siamo l’economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto della recessione e continua a farlo. Statisticamente le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito per intero il costo della crisi economica”. Ed è quindi proprio nell’attuale difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, spiega ancora la sindacalista, “che va individuata una ‘risposta sociale’ che crei le condizioni affinché le nuove generazioni possano intraprendere un percorso di realizzazione. Ad un lavoro con più garanzie devono affiancarsi piu’ garanzie nel trovare una casa”. Per questo, conclude Mariani, “e’ indispensabile un ‘Patto per l’abitare’ che abbia come garanzia la costituzione di un’Agenzia per la casa in ogni Comune con uno specifico Osservatorio sui bisogni abitativi dei giovani”.
Secondo la Cgil gli interventi dovrebbero riguardare gli affitti sul mercato, con garanzie al proprietario di rientrare in possesso in tempi brevi, sicurezza nel mantenere l’abitazione in buono stato, agevolazioni fiscali; garanzia all’inquilino di un canone concordato. Anche l’edilizia pubblica è tra i campi presi in considerazione dal sindacato che pensa a investimenti per rispondere all’emergenza abitativa dei nuclei in forte disagio (graduatorie, redditi bassi, morosità impoverimento). Infine le Social housing con maggiori finanziamenti pubblici ed incentivi, guardando alle opportunità offerte dagli immobili attribuibili agli enti locali (demaniali, confiscati) i quali potrebbero essere recuperati e destinati all’emergenza abitativa, anche dei giovani.
1500 euro al mese se va bene, in alcuni casi ci saranno famiglie con 1000 euro al mese, ma il peggio arriverà tra molti anni, quando i giovani andranno in pensione dopo 40 anni di lavro con il 55% dell'ultimo stipendio......altro che indignatos...
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Vecchio 29-05-11, 10:55   #9 (permalink)
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Originalmente inviato da luiss1970 Visualizza messaggio
1500 euro al mese se va bene, in alcuni casi ci saranno famiglie con 1000 euro al mese, ma il peggio arriverà tra molti anni, quando i giovani andranno in pensione dopo 40 anni di lavro con il 55% dell'ultimo stipendio......altro che indignatos...
I problemi sono considerati urgenti se creano effetti nei 15 giorni successivi, tutti gli altri sono paranoie e spauracchi comunistoidi, se poi superano i 5 anni è come parlare dell'arrivo degli alieni, cerchiamo di essere realisti e costruttivi..................cribbio !

Calidris non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-05-11, 11:43   #10 (permalink)
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I problemi sono considerati urgenti se creano effetti nei 15 giorni successivi, tutti gli altri sono paranoie e spauracchi comunistoidi, se poi superano i 5 anni è come parlare dell'arrivo degli alieni, cerchiamo di essere realisti e costruttivi..................cribbio !



...più realisti di così
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