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Vecchio 09-03-11, 08:55   #1 (permalink)
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Fallimenti, il 2010 replica il boom

in bancarotta 11mila aziende

I dati dell'Osservatorio di Cerved Group. Il fenomeno è cresciuto del 20% sul 2009 (anno in cui già c'era stato un aumento del 25%) ed ha colpito soprattutto il settore industriale a partire dalle costruzioni. Sui tassi di insolvenza il "disastro" lombardo trascina tutto il Nord, la parte più colpita del Paese



MILANO - Non si ferma la "strage" di aziende italiane. Anche nel corso del 2010 è continuato a crescere il numero di società che hanno dichiarato fallimento: l'anno scorso sono state 11mila, con un incremento del 20 per cento rispetto al 2009 (che già aveva denunciato un più 25 per cento rispetto alla stagione precedente).

Si tratta del dato più elevato da quando, nel 2006, è stata riformata la disciplina dei fallimenti, così come risulta dai dati forniti dall'Osservatorio crisi d'impresa di Cerved Group. A testimonianza di come la coda della crisi stia colpendo le aziende che hanno provato a reagire, ma che ora si sono dovute arrendere di fronte a una ripresa dei consumi che tarda a venire. Non a caso, a denunciare il maggior numero di fallimenti sono state le società del settore industriale: negli ultimi due anni sono state oltre 5mila le imprese del manifatturiero ad aver alzato bandiera bianca, con un tasso di insolvenza (numero di fallimenti ogni 10mila imprese) pari a 45,2, più del doppio della media di quello complessivo dell'economia italiana nel suo complesso (pari a 20).

Ad aver sofferto maggiormente sono stati i settori dei mezzi di trasporto (tasso di insolvenza pari a 87), gomma e plastica (83), calzaturiero (71) e meccanica (63). Ma è il settore delle costruzioni a brillare in negativo per il secondo anno consecutivo, con un incremento delle procedure di fallimento del 15%.

Così come nel 2009, sono sempre le regioni del Nord a guidare la classifica delle aziende che hanno dichiarato bancarotta: le procedure sono aumentate del 21,5% nel Nord-ovest, del 20,9% nelle regioni del Centro e del 18,4% nel Nord-est. A preoccupare maggiormente è il livello del tasso di insolvenza nelle regioni settentrionali: è arrivato a 23,8 nel Nord-ovest, soprattutto a causa del peso della Lombardia, la regione con il maggior numero di fallimenti (oltre 4mila negli ultimi due anni).

Fra tanti dati negativi, una piccola finestra che si apre all'ottimismo: nell'ultimo trimestre dell'anno passato si è registrata la prima inversione di tendenza, con una diminuzione delle procedure dell'8,8%. "L'impressione - è il commento dell'amministratore delegato di Cerved group, Gianandrea De Bernardis - è rafforzata dalla più lenta dinamica dei concordati preventivi nel corso dell'anno, visto che il concordato è la fase in cui l'impresa è in uno stadio di crisi più congiunturale e meno avanzato". Ma per trasformarsi in un dato positivo bisognerà attendere almeno i dati dei primi sei mesi del 2011.
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Vecchio 08-11-11, 10:58   #2 (permalink)
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Fallimenti in Italia: +35,5% in due anni

Bologna, 7 ottobre 2011

L'analisi di CRIBIS D&B rileva che sono state 8.566 le serrande abbassate nei primi nove mesi dell’anno. Lombardia, Lazio e Veneto le regioni più colpite. Edilizia e commercio i settori con il maggior numero di casi.

Nei primi nove mesi del 2011 in Italia si sono registrati 8.566 fallimenti, con un aumento dell'8,7% rispetto al periodo gennaio-settembre 2010, quando erano state 7.879 imprese ad aver portato i libri in tribunale, e del 35,5% rispetto allo stesso periodo 2009, quando i casi registrati erano stati 6.323.
E' quanto emerge dall'Analisi dei fallimenti in Italia realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.



Le regioni più colpite

Un quarto dei fallimenti in Italia riguarda imprese della Lombardia, dove del resto è concentrata una grossa fetta delle imprese italiane: più precisamente sono state 1.872 le procedure concorsuali da gennaio a settembre 2011 in questa regione, di gran lunga la più interessata dal fenomeno. La seguono, con meno della metà di fallimenti, Lazio e Veneto rispettivamente con 848 e 812 casi.
Più distanti Campania (762), Emilia Romagna (697), Piemonte (635), Toscana (632) e Sicilia (455).



I settori in difficoltà

Sono quelli dell’edilizia e del commercio i settori in cui si concentrano maggiormente i fallimenti nei primi 9 mesi dell’anno in corso. Il più colpito è il comparto della “costruzione di edifici” (1003), seguito da commercio all'ingrosso di beni durevoli (668), installatori (653), servizi commerciali (534), commercio all'ingrosso di beni non durevoli (496).
Un numero elevato di fallimenti riguarda anche il settore immobiliare (355), l'industria manufatti in metalli (347), i trasporti e i servizi merci su gomma (339), i ristoranti e i bar (323).



“Il quadro che emerge dall’osservazione di questi dati – afferma Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B – conferma il perdurare dello stato di sofferenza in cui versano le imprese, specie quelle più fragili e quelle appartenenti a settori che, più di altri, stanno risentendo della congiuntura economica negativa. Alla luce di questo è plausibile prevedere un futuro sempre più caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento dei mercati di riferimento. Per questo diventa oltremodo fondamentale che le imprese adottino efficaci politiche e procedure di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consentano di conoscere in maniera approfondita i partner commerciali, sia italiani sia esteri, con i quali instaurano rapporti commerciali. Più precisamente ogni impresa dovrebbe integrare le proprie informazioni interne con business information e indicatori di rischio che consentano di cogliere i cambiamenti e le criticità prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio, in procedure in corso. Molti problemi potrebbero essere gestiti per tempo e in modo preventivo.”.
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