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#1 (permalink) |
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Data registrazione: May 2009
Messaggi: 13,938
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Svendesi in blocco 7000 appartamenti
Reggio Emilia, svendesi in blocco 7000 appartamenti
E' la proposta fatta al Comune dai costruttori edili. Che con la scusa di dare chiavi in mano case da assegnare come alloggi popolari tentano di scrollarsi di dosso una fila di appartamenti da anni invenduti REGGIO EMILIA, 5 NOV. 2010 – Privatizzare i guadagni e collettivizzare le perdite. E' il desiderio di tanti imprenditori italiani. Ad esserne stati contagiati sono ora gli edili di Reggio Emilia che hanno chiesto al Comune di comprare le loro case (settemila appartamenti) rimaste invendute da qualche anno a questa parte. Precisamente dai tempi in cui in diverse aree della prima periferia cittadina si è iniziato a costruire a più non posso, con interi quartieri che sono sorti nell'incredulità dei passanti. “Siamo cresciuti così tanto?”, si domandavano gli automobilisti scorrendo dinanzi a foreste di gru. Ma la colpa dell'invenduto, secondo gli imprenditori edili locali, che per affrontare il problema hanno formato un'associazione (la Aier), è sempre quella: la crisi. Che per loro ora significa crisi di liquidità. L'offerta fatta all'amministrazione comunale sarebbe a prezzo di costo. Un modo, per il Comune, di avere a disposizione subito alloggi popolari evitando al contempo di consumare altro territorio per costruire nuovi edifici destinate alle graduatorie di chi ha diritto a un tetto. Come dire, in un baleno gli edili, dopo aver approfittato di piani regolatori a dir poco aggressivi per il territorio, si trasformano in ecologisti. E dopo aver provato a vendere a cifre esorbitanti gli appartamenti, ora si preoccupano del problema casa per i meno abbienti. Addirittura ci sarebbe già un'assegnazione la liquidità in arrivo se l'operazione andasse in porto: investire nel ripristino dei palazzi del centro storico, che non si possono certo lasciare andare nell'incuria. Una via, quella del recupero, per i costruttori praticamente obbligata, visto che difficilmente, si spera, verranno altri anni di cementificazione sfrenata. Dalle facciate dei nobili edifici alla sfacciataggine degli edili il passo è breve. E non finisce lì. Per lunedì 15 novembre, i signori del mattone in mente di organizzare un sit in dinanzi all'Agenzia delle entrate. Perché a loro avviso non è giusto che il fisco vada a guardare col lanternino come si sono svolti i contratti di vendita delle abitazioni nel triennio 2005-2007. Secondo l'Agenzia i rogiti stipulati sono di importo inferiore ai mutui erogati. Ma il parere dell'Aier è che la differenza vada cercata nei conti correnti degli acquirenti e non in quelli della cerchia dei familiari dei costruttori. I quali, in molti casi, sono di origini calabresi, ed è risaputo che su questo punto, sul toccare la “famigghia”, ci sentano molto. |
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#2 (permalink) |
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Data registrazione: Oct 2008
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Ma quanto sono bravi...
Per me devono CREPARE ora. Finalmente si cominciano a tirare le somme. Dov'è finita la faccia tosta di "Io non calo...al massimo me lo tengo invenduto sul groppone" ? Quando gli è stata data l'opportunità di vendere a prezzi più equi non andava bene perchè come sempre si dovevano abbuffare. Spero vivamente che il comune non abbia un euro da poter usare per questa richiesta! |
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#3 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2008
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#4 (permalink) |
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c'ho da fa'
Data registrazione: Feb 2010
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oh, c'avete ragione.
Figurati se voglio pagare io le scelte imprenditoriali di alcuni. ![]() Che si accollino le loro perdite come si sono accollati i guadagni. Un'altra cosa è magari trovare il modo di unire i piani per l'edilizia pubblica e l'invenduto, che potrebbe essere interessante, certamente NON con questi numeri. |
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#7 (permalink) | |
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Io vi IMUnizzerò
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#8 (permalink) | |
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Data registrazione: Oct 2009
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#10 (permalink) |
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c'ho da fa'
Data registrazione: Feb 2010
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Sono a conoscenza di un piano di un grosso ente (che fattura il 7% del pil) sul tema, una proposta che tramite formule particolari permetteva di unire le necessità abitative dei comuni con l'invenduto.... roma era l'area di progetto.
In pratica i costruttori mettevano degli immobili a disposizione con formule rent to buy, opzionali (sto in affitto per un po poi compro o resto in affitto)... non so i particolari... Questo permettteva ai comuni di risparmiare sui costi di costruzione e di soddisfare la domanda abitativa dei meno abbienti... Certo non comprendeva TUTTO l'invenduto, ma solo quello che serviva e a determinate condizioni... (ecco cosa intendevo con la frase sopra) So che non se ne è ancora fatto nulla di concreto... |
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